18 May 2012

SPECCHIO SPECCHIO DELLE MIE BRAME CHI E’ IL PIU’ RICCO DEL REAME? OLTRE 544 MILIONI NELLE CASSE DEL PISTOLERO BERLUSCA. NEL ’94 SI PARLAVA DI 164 MILIONI, STARE AL GOVERNO FORSE HA GIOVATO?

Un 2010 per molte famiglie e imprese che si è fermato con un bello zero negli incassi, nei risparmi. Anche i salvadanai dei nostri figli vengono frantumati alla ricerca di qualche euro, ma non è certo per tutti così. C’è chi il portafoglio invece lo ha bello gonfio e pieno di buone speranze. Di chi parliamo? Ovviamente di casa Berlusconi. Repubblica.it fa i conti in tasca alla famiglia del nuovo reame d’Italia.

L´onda lunga della crisi ha risparmiato ancora un volta i portafogli di casa Berlusconi. Le casseforti della dinastia di Arcore hanno distribuito in questi giorni ai loro soci 165,6 milioni di dividendi. Una montagna d´oro risalita da Mediaset, Mediolanum e le altre controllate Fininvest fino alle tasche del premier e della famiglia. A fare la parte del leone, come ovvio, è stato il presidente del Consiglio che tramite le sue quattro holding personali ha incassato un bell´assegno di 118 milioni. La Holding quinta a girato al suo socio di riferimento, Marina Berlusconi, poco più di 12 milioni mentre Piersilvio si è accontentato (si fa per dire) di 5 milioni. Barbara, Eleonora e Luigi, i tre figli di Veronica Lario, hanno prelevato dalla loro Holding quattordicesima una decina di milioni a testa. Mediaset chiuderà il bilancio 2010 con profitti in forte crescita (nei primi nove mesi dell´anno scorso sono balzati da 198 a 267 milioni). Mondadori dopo un biennio di vacche magre dovrebbe riprendere a premiare i suoi soci mentre Mediolanum, pur con profitti in calo, sembra intenzionata a tener invariata la cedola. Morale: a fine febbraio del 2012 la Dinasty di Arcore potrebbe mettersi in tasca ben più di 200 milioni, cifra in grado forse di dare una mano ad ammorbidire le divisioni in famiglia emerse negli ultimi anni.
Piersilvio si è confermato la formichina di casa. Ha accantonato a riserva buona parte dei suoi utili e oggi ha in cassa liquidità per 213 milioni. Marina è ferma (beata lei) a 98, i tre fratelli a 339. Il Cavaliere, quello che in realtà si è fatto il mazzo per tutti, resta giustamente il Paperone di famiglia con un tesoretto tra riserve disponibili e liquidità ben superiore ai 544 milioni. Silvio, Marina e Piersilvio tengono qualche milioncino investito presso la chiacchieratissima banca svizzera Arner, mentre i tre junior hanno messo 20 milioni «con risultati di tutto rispetto» in una gestione Jp Morgan.

Per il futuro, tra l´altro, c´è ancora l´incognita della liquidità (non compresa in questi calcoli) custodita direttamente dalla Fininvest. Un tesoretto di 701 milioni di euro accumulato qualche anno fa con il collocamento in Borsa del 16% di Mediaset e per ora mai speso. Un arsenale finanziario buono per nuovi investimenti – in fondo stanno per saltare i paletti al controllo incrociato di giornali e tv – oppure per essere distribuito direttamente ai soci di controllo.

Le otto holding hanno in totale cassa per 1,2 miliardi di euro. Segno che l´amaro calice della politica non ha fatto certo male alle finanze di Arcore visto che nel ´94 il patrimonio di Silvio Berlusconi e figlie era di soli 164 milioni.

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I GOL DELLA SERIE A: 7 PERE AL PALERMO DALL’UDINESE, MA SENZA INFIERIRE!

La partita più importante è ancora da giocarsi ed è Milan – Napoli, in tabellone stasera per un posticipo del posticipo del lunedì sera. Ma ieri il campionato di Serie A ha regalato varie esclamazioni, negative, e positive. Andiamo a spulciare i risultati:
La Juventus crolla ancora più in basso perdendo 2-0 a Bologna con due gol dell’ex Di Vaio. La crisi sembra bene aperta. Il Genoa si fa rimontare e perde 2-1 a Catania con gol di Floro Flores, Maxi Lopez e Bergessio. Nuova brutta figura della Roma che forse aveva esultato troppo presto con l’arrivo del nuovo mister Montella, si fa rimontare dal Parma 2-2 con gol di Totti, Juan, e doppietta di Amauri in piena forma, lasciare l’aria di Torino ha portato bene. La Fiorentina a Bari regge il colpo portando a casa un punticino, la partita finisce 1-1 con i viola che si fanno rimontare, gol di Gilardino e Ghezzai. Brescia-Lecce finisce 2-2 con gol di Caracciolo, Zoboli, Corvia, Munari. La Lazio partita super all’inizio del campionato perde dal Cagliari 1-0 con gol, o meglio autogol di Dias. Cesena – Chievo 1-0 con gol di Jimenez. E adesso arriva il bello: a Palermo l’Udinese straccia tutto, pure lo stadio con 7 gol rifilati alla povera squadra di Rossi che dopo poche ore è stato cacciato a calci dal presidente Zamparini. Poker di Sanchez e tripletta di Di Natale, per una partita tennistica che ormai non si vedeva più da molto tempo. L’Inter nel posticipo serale si avvicina ancora al Milan vincendo sulla Sampdoria per 2-0.

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CHI HA VINTO GLI OSCAR? NIENTE DI NUOVO, TUTTO NELLE MANI DI “THE KING”!

Nuova puntata di Oscar del Cinema. Chi avrà vinto? Gli exit pool ricorrenti nei giorni prima della grande notte del cinema schieravano i nomi di “Black Swan” (Cigno Nero), “The Social Network” (Facebook) e “The King’s Speech” (Il discorso del Re) e i loro rispettivi attori. Ma andiamo a vedere chi si è aggiudicato la statuetta:

Miglior Film: The King’s Speech
Miglior Regia: Tom Hooper per Il discorso del Re (The King’s Speech)
Miglior attore: Colin Firth per Il discorso del re (The King’s Speech)
Miglior attrice: Natalie Portman per il Il Cigno Nero (Black Swan)
Miglior attore non protagonista: Christian Bale per The Fighter
Miglior attrice non protagonista: Melissa Leo per The Fighter
Miglior fotografia: Wally Pfister per Inception
Miglior montaggio: Angus Wall e Kirk Baxter per The Social Network
Miglior sceneggiatura originale: David Seidler per Il discorso del Re (The King’s Speech)
Miglior sceneggiatura non originale: Aaron Sorkin per The Social Network
Miglior film straniero: Susanne Bier per In a Better World (Danimarca)
Miglior scenografia: Robert Stromberg (Production Design) e Karen O’Hara (Set Decoration) per Alice in Wonderland.
Miglior montaggio sonoro: Richard King per Inception
Miglior Film d’animazione: Lee Unkrich per Toy Story 3
Miglior costumi: Colleen Atwood per Alice in Wonderland
Miglior effetti speciali: Andrew Lockley, Paul Franklin, Chris Corbould e Peter Bebb per Inception

Tirando le somme: Inception ha vinto i premi tecnici e Il discorso del Re tutto il resto, con The Social Network che qualcosa ha preso e con Black Swan che invece si porta a casa solo la prevedibile statuetta per Natalie Portman.

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PRIMARIE A TORINO, STRAVINCE FASSINO E IL PD: 53 MILA A VOTARE PAGANDO DUE EURO.

A Torino si riscopre la filosofia di sinistra. Con le primarie 53.185 sono accorsi nelle sedi, nelle bocciofile, nei gazebo per scegliere, pagando pure due euro, il proprio candidato. A cantar vittoria è Fassino che torna a casa con un bel 55.28%, battendo il principale rivale Gariglio ci raggiunge il 27.39%, ma a cantar vittoria è soprattutto il PD. Più dei voti raccolti durante le primarie per eleggere il segretario nazionale, circa 39mila, pochi meno di quelli che portarono alle scelta di Romano Prodi, quasi 58mila. Questa, in numeri, la sintesi delle primarie del centro-sinistra nel capoluogo piemontese dove l’ex segretario dei Ds sembra essere tornata l’armonia all’insegna di un motto: “Ora tutti uniti verso le elezioni”. “L’altissima affluenza – commenta Fassino – alle urne fa sì che il candidato scelto dai cittadini sia più forte nella competizione contro il centrodestra. Sarà credibile, affidabile, in grado di raccogliere il consenso per permettere al centrosinistra di governare la città” . E ora si mette in moto il centro-destra, che, dopo aver aspettato con timore la scelta del centro-sinistra, oggi deciderà chi lanciare come avversario: “Gariglio e Fassino sono le due facce della stessa medaglia. L’alternativa è il centro-destra”, dichiara il coordinatore regionale del Pdl Enzo Ghigo. Lui è dato con uno dei possibili candidati, anche se si ipotizza una sfida tra gli assessori regionali Michele Coppola e Barbara Bonino, entrambi del Pdl.
«Attorno a Piero Fassino, che ha ottenuto un risultato di straordinaria ampiezza, si raccoglieranno ora tutte le forze del Pd e del centrosinistra in vista della sfida elettorale», ha commentato Pier Luigi Bersani, segretario del Pd. «A Torino è stata una straordinaria giornata di partecipazione politica. Ne vengono un segnale per tutto il Paese e un grande incoraggiamento per noi. Attorno a Fassino che ha ottenuto un risultato di straordinaria ampiezza si raccoglieranno ora tutte le forze del Pd e del centrosinistra in vista della sfida elettorale per il Comune di Torino, una sfida che vinceremo». Dal quartier generale della campagna elettorale di Fassino hanno fatto sapere che anche Romano Prodi ha telefonato all’ex segretario dei Ds per complimentarsi per l’alta affluenza alle primarie.

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LIBIA E ITALIA LEGATI DAL TRATTATO DI BENGASI, MA COS’E'?

La violenta repressione in Libia spaventa noi ma anche il resto del mondo, ma ciò che spaventa forse maggiormente è la grande amicizia che lega il nostro premier col dittatore libico Gheddafi. Per quanto nei rapporti bilaterali tra due governi lo stile conti molto, e lo stile degli incontri Berlusconi-Gheddafi non è paragonabile a nessun altro rapporto bilaterale intrattenuto dall’Italia negli ultimi anni, esiste un parametro più concreto che bisognerebbe analizzare e valutare per discutere dei rapporti tra Italia e Libia. È il cosiddetto Trattato di Bengasi, cioè il “trattato di amicizia e cooperazione” tra Italia e Libia sottoscritto da Berlusconi e Gheddafi il 30 agosto del 2008, ratificato dall’Italia il 6 febbraio del 2009. Ieri il ministro La Russa ha detto che il trattato è “di fatto sospeso” ma anche questa affermazione è poco chiara: il Trattato, infatti, può essere modificato solo “previo accordo delle Parti”. Ma cos’è questo trattato? Facciamo un passo indietro: Nel 1911, dopo una breve guerra contro l’impero ottomano, l’Italia prende il controllo della Tripolitania e della Cirenaica. Nel 1934 Tripolitania e Cirenaica sono unite e vengono chiamate Libia. Durante quegli anni, decine di migliaia di italiani vanno a vivere in Libia, aprono fabbriche e imprese, mettono radici. L’Italia perde il controllo del paese nel 1943 e vi rinuncia ufficialmente nel 1947: la Libia viene amministrata provvisoriamente dalla Gran Bretagna e dalla Francia, e conquista l’indipendenza nel 1951. La Libia diventa una monarchia, retta da re Idris, ma nel 1969 un golpe militare condotto da Muammar Gheddafi prende il controllo del paese. Tra le prime cose che fa, il regime nazionalizza i possedimenti italiani in Libia, confisca ogni bene ai 35 mila cittadini italo-libici – 400 miliardi di lire, al cambio attuale sarebbero tre miliardi di euro – e infine li espelle. La retorica anti-italiana è stata considerata un elemento cruciale usato da Gheddafi per aumentare la sua popolarità. Dal 1970 viene indetto il Giorno della vendetta, da celebrare ogni 7 ottobre, in ricordo della ritorsione antiitaliana. Il Giorno della vendetta smette di essere celebrato nel 2008, a seguito della firma del trattato di Bengasi. Quest’ultimo è suddiviso in tre parti. La prima, quella sui principi generali, stabilisce alcune cose piuttosto importanti: per esempio l’impegno per Italia e Libia a “non ricorrere alla minaccia o all’impiego della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica dell’altra Parte o a qualunque altra forma incompatibile con la Carta delle Nazioni Unite”, l’impegno ad astenersi “da qualunque forma di ingerenza diretta o indiretta negli affari interni o esterni che rientrino nella giurisdizione dell’altra Parte, attenendosi allo spirito di buon vicinato”. In una situazione delicata come quella di questi giorni, queste clausole possono aver condizionato l’atteggiamento del governo italiano (che però ora considera “sospeso” il trattato). Anche perché, dall’altro lato, la carta della NATO impegna l’Italia a schierarsi contro la Libia se questa dovesse attaccare un’altro paese del Patto Atlantico. L’accordo impegna poi Italia e Libia ad agire “conformemente alle rispettive legislazioni, agli obiettivi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite e della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”. La seconda parte del trattato contiene il “grande gesto” volto a mettere a tacere una volta per tutte le richieste di Gheddafi. L’Italia si impegna a versare alla Libia cinque miliardi di dollari in vent’anni, 250 milioni di dollari all’anno, per realizzare progetti e infrastrutture. La Libia si impegna a garantire ad aziende italiane la realizzazione di altre infrastrutture, e abroga “tutti i provvedimenti e le norme regolamentari che imponevano vincoli o limiti alle sole imprese italiane”. Poi ci sono alcune iniziative speciali: la costruzione in Libia di duecento unità abitative, a spese dell’Italia; l’assegnazione di borse di studio universitarie per cento studenti libici, a carico dell’Italia; un programma di cure, presso istituti specializzati italiani, a favore di alcune vittime in Libia dello scoppio di mine; il ripristino del pagamento delle pensioni ai titolari libici e ai loro eredi che, sulla base della vigente nominativa italiana, ne abbiano diritto; la restituzione alla Libia di alcuni reperti archeologici trasferiti in Italia durante il colonialismo. La terza e ultima parte del trattato è piena di generiche buone intenzioni, valorizzazione dei legami storici, impegni a visite reciproche, cooperazione in ambito culturale, scientifico, energetico, economico e industriale. Poi c’è un altro tema che sta a cuore all’Italia e di fatto chiude l’accordo. La collaborazione nel campo della lotta al terrorismo e dell’immigrazione clandestina. Viene messo in campo un sistema di controllo delle frontiere terrestri della Libia, “da affidare a società italiane in possesso delle necessarie competenze tecnologiche” e i cui costi saranno sostenuti al 50 per cento dal governo italiano. L’Italia e la Libia si impegnano poi a chiedere all’Unione Europea di farsi carico del restante 50 per cento. Il Trattato è stato ratificato dal Parlamento italiano il 6 febbraio 2009. Hanno votato a favore il PdL, la Lega e il PD, anche se tra le file del PD votarono contro i deputati radicali e alcuni altri “dissidenti”, tra cui Andrea Sarubbi. L’IdV e l’UdC votarono contro la ratifica del Trattato di Bengasi. Questo è ciò che lega la nostra Italia al Raìs.

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BUBBLES l’esordio dei GROWN UP

Ecco l’atteso esordio per il duo acustico fiorentino Menna/Clementi! Arriva BUBBLES…

I Grown Up si incontrano alla Scuola di Musica di Scandicci nel 2009 e iniziano suonando ed interpretando le cover più famose del repertorio rock – pop femminile. Si crea subito un’intesa musicale che li porta a condividere le proprie idee e creazioni musicali che hanno dato vita al loro primo cd dal titolo Dragons & Flowers.

Filomena Menna cantante attiva da più di 20 anni interpretando vari generi musicali: folk, blues, soul e jazz. Durante la sua carriera ha collaborato con varie formazioni musicali esibendosi su palchi nazionali ed internazionali. E’ inoltre insegnante di tecnica vocale a Firenze e membro del Consiglio dell’ A.I.C.I. (Associazione Insegnanti di Canto Italiana).

Paolo Clementi polistrumentista parte dalla musica classica e passando per il rock-blues arriva all’acustico. Vanta collaborazioni con David Byrne, Morgan, Raf, ed altri artisti di fama nazionale. Oltre all’attività musicale live si dedica all’insegnamento ed a registrazioni in studio per i principali cantanti italiani (Alessandra Amoroso, Fabrizio Moro, Irene Grandi, Laura Pausini, ecc.).

Dragons & Flowers, Draghi e Fiori, racchiude esperienze di vita e musica dei Grown Up. Draghi che rappresentano le difficoltà e le delusioni che la vita riserva insieme ai Fiori, novità e speranze che sbocciano costantemente. Riuscire a tradurre in suono tutte queste “emozioni” ha portato all’essenza del suono, fatto di legno, corde e aria.

If you know Non sempre le scelte fatte nella vita sono dettate dal cuore, spesso si accettano compromessi che alla lunga si pagano. Quando finalmente capisci chi sei in realtà semplicemente sii te stesso, vivi la tua vita e ama.

15 days lullaby Una ninna nanna ispirata dalla calma e dalla dolcezza che si intreccia con la speranza di poter esaudire un desiderio. E anche se non si avvera “…..non rinunciare mai ai tuoi sogni…”

Bubbles Nata da un testo scritto una notte dopo aver passato la serata a tavola con una persona che “parla solo di se senza mai ascoltare gli altri….” e quando provi ad intervenire “ è come soffiare bolle in aria, le guarda l’attimo che durano e poi ricomincia col suo monologo

Every breath you take Reinterpretazione dei Police, un ossessione che diventa amore…..

Roots E’ un pezzo introspettivo e malinconico che lascia immaginare il protagonista seduto su una scogliera con il mare agitato come i sui pensieri, e il suono di una viola lontana che porta con sé l’orgoglio e la gioia di vivere.

Writing a love song Come abbiamo immaginato di scrivere una canzone d’amore!

Pay for it La canzone più cattiva del disco! Quando ti hanno veramente fatto male non vuoi altro se non “fargliela pagare”.

Help Una rielaborazione più blues di una canzone dei Beatles che noi sentiamo molto vicina.

Dirty job E’ veramente uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare… eh si, magari per tutta la vita.

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GROWN UP on MySpace

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GROWN UP on YouTube

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“IL PITONE” – Viaggio tra le spire del precariato -

È in tournée in queste settimane lo spettacolo teatrale “18mila giorni – Il pitone”, un testo di Andrea Bajani con la regia di Giorgio Gallione e le musiche originali di Gianmaria Testa.
Come protagonista (quasi) assoluto Giuseppe Battiston, attore pluripremiato al cinema e a teatro, vincitore del prestigioso premio UBU.
Intenzione dell’autore è denunciare la situazione critica del lavoro in Italia, esprimere rabbia per il non esserci quasi accorti del “punto in cui siamo arrivati”, di come il lavoro da diritto, da specchio di dignità umana, si sia trasformato in un trofeo impossibile che puoi solo strappare dai denti del primo che si distrae, e lo fa attraverso un lungo monologo, surreale e super-reale che racconta di come può cambiare la vita e la percezione di noi stessi e degli altri, quando dall’oggi al domani si viene licenziati, proprio quando meno te lo aspetti ma -ops- lo sapevano già tutti.
Come rientrare in casa, accorgersi di non avere più il portafogli e soffrire anche e soprattutto per il modo in cui quella mano lesta e scaltra non sia riuscita a farsi sentire, mentre si insinuava nelle tasche della nostra vita.
Il pitone del titolo non è solo il giovane arrivista che viene piazzato accanto alla scrivania del protagonista, ormai costretto al ruolo di inconsapevole e inutile zavorra umana, per assorbirne il più in fretta possibile i rudimenti del mestiere prima di mangiarselo in un sol boccone; il “pitone”, lancia l’allarme il testo, ce l’abbiamo anche noi dentro Casa ormai da troppi anni, come la fantomatica signora di Pisa protagonista della leggenda metropolitana narrata all’inizio del soliloquio.
I 18mila giorni equivalgono ai 50 anni del protagonista.
I 50 anni di un uomo, di un marito, di un padre, di un lavoratore.
Dovrebbe essere l’età in cui ci si appresta a gettare l’ancora.
L’approdo tranquillo e meritato sulla riva della realizzazione, se non personale e intima, quantomeno professionale.
Dovrebbe.
Un piccolo grande dramma privato e intimo per lanciare un urlo universale che ci ricordi di non perdere d’occhio il pitone a cui da anni permettiamo di dormire all’angolo del nostro letto, che cresce silenziosamente, e che, una volta diventato più grande di noi, ci prenderà per bene le misure e ci ingoierà fulmineo, per poi digerirci con tutta calma.
Battiston è da solo in scena in compagnia del contenuto dell’armadio che la (ormai ex) moglie si è portata via in un solo pomeriggio assieme a tutti gli altri mobili di casa.
Un voluminoso mucchio di abiti circondato da mucchietti ordinatamente ripiegati che all’occorrenza possono prendere vita come rozze e poetiche marionette tra le mani del protagonista; ricordi di stoffa cercati, inaspettati, riscoperti con gioia dolorosa, strumenti dolenti per raccontare come si perde.
Come si perde l’amore, gli affetti, la dignità, un genitore, il lavoro; e il diritto a essere vivi.
Quando ormai, uccisi per mano degli altri, morti tra i morti, possiamo solo indossare uno squallido e muto sudario per diventare ancora più invisibili e provare a non farci più riconoscere come bersagli, per sostituire la maschera del burattino che siamo stati fino al giorno prima; prima che qualcuno decidesse di tagliarci i fili.
Come spalla semi-parlante il cantautore Gianmaria Testa a intervallare, accompagnare, rimarcare, chitarra in spalla, il delirio lucido del protagonista, con una musica a tratti lunare, ruvida e malinconica all’occorrenza, composta per l’occasione.
Il Tutto alla luce di due lampade d’arredamento, un pò palle di vetro un pò specchi magici, per aiutare esondazioni emotive a forma di lacrime, lacrime stanche ancor prima di decidersi a sgorgare fuori, o forse troppo pudiche.                                                                               
Info date: http://www.produzionifuorivia.it/ProgettiNovita/mila.php
                                                                                                          
 
 
 
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IERI ENZO BIAGI OGGI GIULIANO FERRARA: OGNI EPOCA HA CIO’ CHE SI MERITA. PRONTO IL RITORNO IN RAI PER FERRARA!

Giuliano Ferrara il ritorno. Non è il titolo di un film ma bensì quello che accadrà su Rai1 subito dopo il Tg1. Ferrara prende l’eredità di Enzo Biagi nella rubrica di approfondimento giornalistico “Il Fatto” trasformandola però- forse – ne “Il foglio” visto che il possente Ferrara è direttore del quotidiano. Questo è quanto deciso da il direttore generale della Rai, Mauro Masi, che porterà l’argomento all’esame del cda di Viale Mazzini. Il nuovo programma di Ferrara dovrebbe partire entro la primavera. «Ho avuto l’offerta di rifare la mia vecchia rubrica Radio Londra e l’ho accettata»: è lapidario il commento del direttore del Foglio Giuliano Ferrara, interpellato dall’Ansa, sul suo ritorno in Rai. Una mossa strategica quella di Masi che arriva proprio poco dopo la decisione di Ferrara di battersi per il governo Berlusconi. Un caso? Forse no. Ogni epoca ha i programmi che si merita, dieci anni fa c’era Biagi che raccontava ogni sera l’Italia, ed oggi Ferrara.

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