18 May 2012

DARIO GAY torna in scena con un doppio CD

“Su una stella cadrai” scritta con Luigi Schiavone
e “Il viaggiatore” cantata con Enrico Ruggeri
sono le canzoni del singolo estratto da “Ognuno ha tanta storia”
il doppio cd con dvd di inediti e duetti


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“FACCIAMO LA FESTA A SILVIO” ECCO L’INIZIATIVA CHE PARTE DAL WEB PER IL 75ESIMO COMPLEANNO DAL PREMIER. APPUNTAMENTO GIOVEDI’ A MILANO CON TANTE SORPRESE.

Appuntamento giovedì 29 alle 21.00, per cosa? Per fare la festa a Silvio. Questo è il messaggio che corre sul web per il 75esimo compleanno di Silvio Berlusconi. Un party a dir poco sarcastico, un invito rivolto a tutti gli internauti è di “portate un pensierino per il nostro amata premier”. L’appuntamento è a Milano in Largo Cairoli, giovedì 29 alle 21.00. E quale sarà la sorpresa? Gli organizzatori sperano in un regalo grande e cioè le dimissioni del premier.

L’appuntamento inizialmente era sotto la statua di Maurizio Cattelan che troneggia davanti alla Borsa di Milano con l’idea di appoggiare i vari presenti sotto il gigantesco dito medio come fosse un albero di Natale. Ma, come fanno sapere gli organizzatori, la festa è stata spostata dalla Questura in largo Cairoli (sempre a Milano) per “motivi di ordine pubblico”.

“Poco male – avverte l’amministratore della pagina – Non avremo più il dito medio di Cattelan a darci una mano, ma useremo i nostri”.

L’iniziativa è appena partita, ma sul social network gli internauti si stanno già scervellando su quale sia il regalo più appropriato per il Cavaliere. Tita sta pensando a un sacchetto di biancheria intima vecchia, mentre Flavio propone uno striscione con appuntate le ultime frasi storiche del Cavaliere: dalla Merkel “culona inchiavabile”, ai consiglio di rimanere all’estero rivolto a Lavitola, fino alla storica frase “c’era la fila fuori dalla mia porta, ma me ne sono fatte solo otto”. Laura invece porterà in dono al presidente “una brutta imitazione di una barbie”.

L’iniziativa, è scritto sulla bacheca, avrà il sapore di una festa con “il sorriso sulle labbra, ma una rabbia da bufali nelle vene”. Come scrive Eleonora, al contrario dei bunga bunga, “il bello è che chi viene a questa festa non è stato pagato, ma perché è una cosa che parte davvero dal cuore”.

Pagina Facebook

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DONNE AL VOLANTE PERICOLO COSTANTE? ANCHE LA SCIENZA DA RAGIONE AL PROVERBIO.

Donne al volante pericolo costante? Così almeno dice il detto, ma forse ad avvalorarlo oggi arriva la scienza.
Partiamo dai numeri: secondo la Driving Standards Agency sono 170 mila le donne inglesi bocciate all’esame per la patente nel 2010 e ben 55 mila di queste sono state respinte per via di un parcheggio sbagliato. Un esempio su tutti, quello della donna che lo scorso anno ha passato l’esame di guida al ventunesimo tentativo in 22 anni.

Non a caso, sempre dati dell’agenzia alla mano, la percentuale femminile di passaggio dell’esame è del 44,1%, mentre gli uomini raggiungono il 50,7 su una media di 1,5 milioni di persone l’anno. E non è ancora tutto, perché se ai maschietti bastano appena 36 ore di lezione, al gentil sesso ne servono almeno 52 e spesso non bastano nemmeno per arrivare al test finale.

Oltre i numeri, ora arriva pure la scienza. Uno studio condotto dalla Ruhr University Bochum e nato, ironia della sorte, proprio da una donna, Claudia Wolf, intenzionata a confutare una volta per tutte l’equazione donna al volante = pericolo, che, invece, è stata confermata. Il test ha richiesto a 66 volontari (33 uomini e 33 donne) di parcheggiare un’Audi del valore di 23mila sterline in uno spazio abbastanza ristretto. Risultato: per riuscire ad eseguire correttamente la manovra le donne hanno impiegato una media di oltre 20 secondi in più rispetto agli uomini. E non pensiate che tanto ritardo nelle operazioni sia dovuto ad una maggiore accuratezza femminile: in realtà, oltre che più veloci, gli uomini sono pure stati più precisi e «puliti» nei movimenti. E il motivo starebbe tutto nel cervello maschile che, a detta della dottoressa Wolf, avrebbe una miglior capacità di coordinamento e riuscirebbe a calcolare in tempi più brevi le manovre da fare per parcheggiare in maniera perfetta.

Una spiegazione troppo sessista? Forse si, ma lo stesso esperimento condotto in Germania sull’abilità del parcheggio, ha prodotto una risposto al quanto ironica: a sentir loro, la colpa dell’imbranaggine femminile sarebbe da imputare alla presenza del seno.

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DIECI MOSSE PER ELIMINARE GLI SPRECHI E MIGLIORARE IL NOSTRO SERVIZIO PUBBLICO.

Su l’Epresso viene pubblicata un’inchiesta a firma Ignazio Marino, dove vengono spiegati i metodi per eliminare gli sprechi dei nostri servizi pubblici.

Queste le priorità:
1. Chiudere tutti gli ospedali con meno di cento posti letto, iniziando da quelli sprovvisti di un servizio attivo H24 di anestesia e rianimazione. I piccoli ospedali non sono preparati per fare fronte alle emergenze, non sono sicuri per i pazienti, eppure sono costosissimi. Andrebbero sostituiti con una rete di soccorso stradale e di elisoccorso che risponda con interventi efficaci e rapidi. Inoltre, serve concentrare le competenze ultraspecialistiche nei grandi ospedali e realizzare tra questi una collaborazione per affrontare tutte le urgenze delle vaste aree metropolitane. Ad esempio a Parigi un solo ospedale alla volta è di turno per le urgenze neurochirurgiche.
2. Incentivare la medicina di gruppo per i medici di medicina generale, con ambulatori tecnologicamente attrezzati, aperti dodici ore al giorno, sei giorni a settimana. I medici non sarebbero più solo dei prescrittori di ricette ma tornerebbero a svolgere un ruolo centrale. Diminuirebbe il ricorso ai Pronto Soccorso e i costi generali degli interventi medici. I pazienti sarebbero più felici di essere assistiti per una colica renale in tempi rapidi e da un volto amico, piuttosto che essere abbandonati per ore su una sedia di una sala d’attesa di un Ps.
3. Eliminare reparti ospedalieri inutili e doppioni spesso creati per affidare un incarico a un nuovo primario più che per reali esigenze organizzative. Vanno chiusi e accorpati quei reparti, costosi e inutili, in cui l’attività è minima, come per esempio i centri trapianto che non eseguono almeno 50 trapianti l’anno o le strutture di emodinamica non attive H24. L’infarto non colpisce solo dalle nove alle diciassette dal lunedì al venerdì, mentre queste strutture costano somme enormi anche di notte e nei weekend, quando sono chiuse.
4. Sanzionare economicamente gli ospedali che ricoverano con anticipo i pazienti per gli interventi programmati. I pazienti, infatti, rimangono spesso in ospedale per giorni senza motivo, in attesa di essere operati. Ogni giorno di ricovero non necessario costa circa mille euro e in Italia il tempo passato inutilmente in ospedale prima di un intervento chirurgico programmato va da un minimo di 0,7 giorni (Marche e Friuli-Venezia Giulia) a un massimo di oltre due giorni (Lazio e Molise).
5. Applicare la legge sull’attività libero-professionale per ridurre le liste d’attesa e obbligare i medici a eseguire nel privato un numero di visite non superiore a quelle che svolgono nel pubblico. Al tempo stesso serve proibire la fatturazione separata, come avviene molto spesso oggi, e affidarla invece alla Asl. Tutti i medici, tecnici e infermieri dovrebbero avere la possibilità di svolgere la libera-professione, ma all’interno dell’ospedale e al di fuori dell’orario di servizio.
6. Intervenire su servizi che non trovano giustificazione terapeutica reale, per esempio, rimborsando i parti cesarei con la stessa cifra dei vaginali. Con questa misura diminuirebbe la percentuale di cesarei che oggi, in alcune regioni, arrivano anche a superare il 50 per cento del totale dei parti. Al risparmio si aggiungerebbe una maggiore qualità nell’assistenza al parto.
7. Serve istituire agenzie regionali per gli acquisti del materiale di consumo da utilizzare negli ospedali e nelle strutture accreditate con il Ssn. Le agenzie dovrebbero avvalersi del supporto delle società scientifiche per la scelta del materiale migliore, scongiurando anche il rischio di conflitti d’interesse tra i produttori e i medici. Anche sul versante delle assicurazioni è necessario intervenire: un ospedale di 600 posti letto arriva a spendere tre milioni l’anno di polizza assicurativa, gare regionali accentrate per l’assicurazione comporterebbe enormi risparmi.

8. Sostenere l’adeguamento tecnologico della sanità con la telemedicina e il teleconsulto per i medici di famiglia in modo da rinforzare l’assistenza sul territorio, aumentare la sicurezza dei pazienti e ridurre spostamenti e costi. La tecnologia dovrebbe essere utilizzata anche per il risparmio energetico, rendendo obbligatorie per i grandi complessi ospedalieri l’utilizzo di centrali di co-generazione (energia elettrica e termica) e l’incentivazione dell’uso del fotovoltaico, dell’eolico e delle biomasse.
9. Contenere la crescita dei costi dei farmaci innovativi, con più rigore nell’autorizzazione all’entrata in commercio e monitorando l’efficacia delle nuove molecole. Si calcola che il 70 per cento dei farmaci cosiddetti innovativi non siano in realtà tali. Per esempio, per curare un’infezione comune come quella per lo stafilococco aureo, esistono terapie tradizionali basate su farmaci generici che costano meno di dieci euro per l’intero trattamento e altre che costano più di mille euro. Non può essere la novità a guidare la scelta dei medici ma l’efficacia del farmaco, l’indicazione clinica e il suo costo.
10. Rilanciare la medicina preventiva con lo scopo di evitare le malattie a elevato costo economico e sociale (cardiovascolari, tumorali, odontoiatriche). Serve l’insegnamento, anche nelle scuole, degli stili di vita sani che contribuiscono a evitare di incorrere in malattie gravi e spesso croniche.

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NASCE “SUPERMARKET” IL PRIMO CONCEPT STORE DEI BALCANI. ARTE, MODA, BENESSERE, TUTTO DENTRO UN EX SUPERMERCATO.

Si chiama Supermarket e non vende generi alimentari. Si trova a Belgrado e non a Berlino o New York. Supermarket è il primo concept store dei Balcani, nato dall’intraprendenza dello studio reMiks con base nella capitale serba e succursali a New York, Londra e Stoccolma. Il negozio era un vero supermercato ai tempi della ex-Jugoslavia, o meglio un discount di 1.400 mq, e quello che i designer hanno fatto è stato mantenere lo stile algido e apparentemente incompiuto del vecchio locale. L’ispirazione è proprio “l’età d’oro del comunismo”: l’estetica minimale e severa fa da sfondo alle collezioni di firme della moda e del design internazionale. Oggetti originali dell’epoca si sono trasformati in espositori.

Così, un vecchio pulmino Volkswagen e un frigorifero sono stati tirati a lucido per ospitare streetwear mentre tendaggi da ospedale sono diventati separè retrò per i massaggi nella zona Spa. Cemento, calcestruzzo, cavi e mattoni a vista, centinaia di lampadine che penzolano dal soffitto, metallo abbagliante che si riflette negli specchi e sbrilluccica dalle vetrine sulla strada. In un ambiente crudo, quasi scarnificato, si vendono oggetti fragili e lussuosi, questo il contrasto stridente che maggiormente affascina e crea una “shopping experience” unica nel suo genere.

Dall’area ristorante (fusion con forti influenze asiatiche, ma anche cocktail bar, wine bar and chocolate bar) alla zona retail, dai trattamenti per corpo e viso agli spazi allestiti per mostre temporanee.

L’obiettivo: L’ambizione di questo spazio è di diventare, grazie alla sua flessibilità, un luogo per produrre contenuti e promuovere giovani designer. Maja Vidakovic (direttrice del concept) ci tiene a sottolineare: «Qui il consumismo di massa è una faccenda recente e per di più ad appannaggio delle grandi multinazionali, il nostro obiettivo è anche educare il pubblico e influenzarne i gusti attraverso modi alternativi di presentare la merce, interagendo con esso e fornendo informazioni esaurienti sulle marche che proponiamo, mix di famose e sconosciute, locali e internazionali. Scegliamo i prodotti in base all’alta qualità, allo stile, ma anche in base all’impatto ambientale».

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IL GOVERNO CI RIPROVA: LEGGE BAVAGLIO IN PROCINTO DI APPROVAZIONE. BERLUSCONI SE LA RIDE, IL WEB IN RIVOLTA.

Il governo torna alla carica sul ddl intercettazioni, come ovvio, fortemente voluto da Berlusconi. Una questione di vita o di morte per il Pdl, sul quale, tutti sono disposti a mettere la fiducia.

Nel disegno di legge, attualmente allo studio, vi è contenuta ancora la cosiddetta norma “ammazza blog”. Una disposizione per cui, letteralmente, ogni gestore di “sito informatico” ha l’obbligo di rettificare ogni contenuto pubblicato sulla base di una semplice richiesta di soggetti che si ritengano lesi dal contenuto in questione. Non c’è possibilità di replica, chi non rettifica paga fino a 12mila euro di multa.

Una misura che, come è ben capibile, metterebbe in ginocchio la libertà di espressione sulla Rete, e anche le finanze  di cui rifiutasse di rettificare, senza possibilità di opposizione, ciò che ha ritenuto pubblicare. Insomma un vero e proprio bavaglio cinto alla bocca di chi vorrebbe in qualche modo dire la propria.

Al di là delle diffamazioni e degli insulti, ogni contenuto sul web diventerebbe potenzialmente censurabile, con l’invio di una semplice mail. E sul ddl intercettazioni, il governo ha particolarmente fretta: il documento potrebbe passare così com’è entro pochi giorni. Un caso unico in Europa che, come in passato , sta già allarmando il popolo del web e mobilitando i cittadini in favore della difesa della libertà di informazione, come già accaduto ai tempi della contestata delibera AgCom.

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LA TRUFFA DEL BIOLOGICO, LA MAFIA METTE LE MANI ANCHE SUL FALSO “BIO”: LIMONI DALL’ARGENTINA, OLIO DALLA TUNISIA, ARANCE DAL MAROCCO, TUTTO MARCHIATO MADE IN SICILY.

La Mafia fa sapere che si sente migliore del governo italiano, e certo non molto è necessario per esserlo. Ma oggi con un inchiesta su Repubblica spunta un’altra brutta figura dell’Italia e del neo che la colpisce ormai da secoli, la Mafia.

Sono i falsi cibi biologici, quelli venduti come Mady in Sicily, e invece importati direttamente dagli altri paesi. Limoni che arrivano dall’Argentina, l’olio extravergine dalla Tunisia, le arance dal Marocco, i carciofi dall’Egitto, e ancora altro ancora, tutti spacciati come prodotti bio italiani.

Un mondo di frodi, che sta inquinando il marchio bio siciliano, e che ogni anno fattura in tutta Italia 500 milioni di euro. È questo il valore dei profitti illegali dell’agribiotruffa e a confermare il dato è Carmelo Gurrieri, presidente della Cia Sicilia. Perché proprio la Sicilia? Con 8.311 operatori biologici, su un totale nazionale di 47.663, con una superficie di 226 mila ettari coltivata secondo questo metodo, la Sicilia è la regione leader delle aziende agricole biologiche, seguita da Calabria e Puglia mentre al Nord, specie Emilia-Romagna e Lombardia, si concentrano le imprese di trasformazione.

Rispetto allo scorso anno, secondo i dati Ismea, la spesa per il biologico è aumentata dell’11,5 per cento ed il 76 per cento degli italiani acquista prodotti biologici almeno una volta al mese. Questo perchè le famiglie si fidano di acquistare un prodotto locale, il frutto della propria terra. In Europa il settore frutta 18 miliardi di euro l’anno, di cui almeno 3 portano la firma dell’Italia. Un bel mucchio di quattrini che fanno gola alle mafie, pronte a falsificare le carte pur di accaparrarsene una fetta.

Ma come si può truffare sul bio? I trucchi si fanno al chilo e cominciano dalla terra. “A volte i coltivatori dichiarano di produrre 50 chilogrammi di ortaggi per ogni metro quadrato in un terreno che ha invece una capacità produttiva di 10 chilogrammi – spiegano i Nas di Ragusa – I restanti 40 chili arrivano dai campi ad agricoltura convenzionale, spesso coltivati con l’utilizzo di pesticidi e senza alcuna garanzia biologica. Una truffa questa che riscontriamo nel 90% dei casi. Il più delle volte i terreni “convenzionali” distano pochi chilometri dalla ditta bio. Ma non è raro imbattersi in aziende che importano i falsi biologici dall’altra parte dell’oceano”. Come i limoni argentini esportati in Sicilia.

Una truffa ai danni di tutti, soprattutto di chi è disposto a pagare 1 euro in più a prodotto pur di avere la certezza di portare sulla tavola un prodotto coltivato senza l’uso di concimi sintetici e sfruttando la naturale fertilità del suolo.

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312 a 305, COSI’ MILANESE SI SALVA DALLA GALERA. DUBBI SUL VOTO, ALCUNI DELLA MAGGIORANZA VANNO CON L’OPPOSIZIONE E IL VOTO DI LETTA NON VIENE REGISTRATO.

312 a 305, così finisce il match Parlamento – Milanese. Il voto, avvenuto con scrutinio segreto, fa si che Marco Milanese, braccio destro del ministro Giulio Tremonti, sia salvo dalla galera. Ma già sorge qualche dubbio sulle votazioni. Secondo i tabulati, sono 7 i franchi tiratori della maggioranza che hanno votato con le opposizioni per l’arresto di Milanese. I deputati dell’opposizione erano 299 mentre il sì all’arresto è stato autorizzato da 306 deputati.

Letta vicesegretario del Pd dichiara che il proprio voto non è stato registrato ”Io ho votato regolarmente, ma nel tabulato non appare il mio voto. Il mio voto non è stato regolarmente contabilizzato”. E quindi sarebbero stati 307, sempre meno della maggioranza.

La richiesta di arresto era stata presentata alla Camera dalla Procura di Napoli che contesta a Milanese corruzione e favoreggiamento, nell’ambito dell’inchiesta sulla cosidetta P4. Per sette voti quindi la Camera respinge, e sette voti sono molto meno del margine assicurato da Berlusconi per la tenuta della maggioranza.

Un coro di ‘No’ e di ‘Vergogna!’ si è alzato da piazza Montecitorio al momento della notizia del no del Parlamento all’arresto del deputato del Pdl Marco Milanese. A protestare questa mattina davanti alla Camera sono diverse decine di persone chiamate dal Popolo Viola.

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ZIBBA feat. TIROMANCINO: il nuovo singolo

”Una Parte di te” è il nuovo singolo estratto da “una cura per il freddo”
con la magia della voce di Federico Zampaglione.

In anteprima nazionale e in regalo (su chiavetta e Ipod)
il 24 Settembre al Supersound di Faenza
e in esclusiva streaming audio sulla home page di RollingStone Magazine.
In tutte le radio dal 3 ottobre!

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BALLANDO IN TRIBUNALE, LA BBC FA CAUSA A MEDIASET

Si chiama Baila il nuovo programma del sabato sera di Mediaset condotto dalla D’Urso e somiglia in maniera spaventosa al format trasmesso sulla Rai, sempre di sabato, Ballando con le Stelle.

Il programma Rai condotto da Milly Carlucci è stato prodotto dall’emittente inglese BBC, con il nome di  “Strictly come dancing”, dalla quale Rai lo ha acquistato legalmente.  La BBC, vendendosi riprodotto un format del tutto uguale (salvo che per alcuni dettagli) avrebbe presentato denuncia al Tribunale di Roma, sostenuta anche da Rai. Mediaset ha risposto alle accuse precisando che il programma Baila si ispirerebbe ad una trasmissione argentina della quale avrebbe regolarmente acquistato i diritti da Televisa . Peccato che la BBC abbia già in precedenza mosso azione legale anche contro Televisa per il solito motivo.  Dal suo canto anche la conduttrice della Rai, Milly Carlucci ha detto la sua ed è passata alle vie di fatto come racconta Il Corriere della Sera: “ Va bene esser signore, ma c’è un limite. Milly Carlucci, dopo settimane di preoccupazioni e allarmi ha dato mandato al suo legale, avvocato Giorgio Assumma, di iniziare un’azione legale nei confronti di Canale 5, per prevenire la messa in onda del programma «Baila!» che andrà in onda a settembre, condotto da Barbara D’Urso”.

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