18 May 2012

ADDIO ALL’ALBO DEI GIORNALISTI PUBBLICISTI. ECCO UNA NUOVA NORMA DELLA MANOVRA MONTI. CHE FINE FARANNO I PUBBLICISTI?

Dal mese di agosto 2012 l’albo dei giornalisti pubblicisti verrà abolito. Lo stabilisce la norma, passata sotto il più assoluto silenzio, contenuta nella “manovra Salva Italia” del governo Monti (fonti: art. 10, legge 183/2011 – “Riforma degli Ordini professionali”, parzialmente modificato nell’art. 33 del d.l. 201/2011, convertito con l. 22/12/2011 n. 214 – “Soppressione limitazioni esercizio di attività professionali”). All’interno dell’Ordine dei Giornalisti verrà meno la tradizionale distinzione tra giornalisti pubblicisti e professionisti, a tutto svantaggio dei primi: chi infatti non avrà conseguito il praticantato e sostenuto l’esame per accedere all’albo dei professionisti entro il prossimo agosto non potrà più svolgere regolarmente il suo lavoro, pena una denuncia per esercizio abusivo della professione.

La novità sta gettando scompiglio tra i circa 80 mila pubblicisti iscritti al relativo ordine, oltre a tutti quelli in procinto di concludere i 24 mesi previsti per la tessera di pubblicista. Cosa succederà agli appartenenti alla categoria, che lavorano da anni sottopagati o, come spesso accade, addirittura a titolo gratuito? E a tutti quelli che vivono con la sola professione di giornalista? In che modo si accederà alla professione con la nuova disciplina? Domande lecite a cui il presidente dell’Ordine Enzo Iacopino e quello della Federazione Roberto Natale non hanno ancora dato alcuna risposta.
Nel suo blog personale il giornalista Antonello Antonelli, che ha seguito la vicenda negli ultimi mesi, ha provato ad azzardare tre ipotesi plausibili: a) la prima riguarda l’elenco ad esaurimento, per cui fino al 13 agosto 2012, data ultima prevista per l’autoriforma degli ordini secondo i principi della legislazione europea (che prevede inderogabilmente un esame di Stato per l’ingresso in un ordine), gli Ordini regionali continuerebbero a iscrivere pubblicisti. Dal 14 agosto, si bloccherebbero tutte le iscrizioni fino al naturale esaurimento della categoria; b) una disciplina transitoria, per cui verrebbero emanate nuove norme per l’accesso all’esame che porterebbe alla cancellazione dall’albo di tutti quelli che decideranno di non affrontarlo e superarlo; c) riconferma dello status attuale, con l’Ordine diviso nei due elenchi, professionisti e pubblicisti, per essere iscritti nei quali occorrerà comunque un esame di Stato: quello classico per i primi e uno nuovo, da creare secondo nuovi criteri, per i secondi.
Sorgeranno adesso tanti problemi: al di là della disciplina applicabile in concreto, ci si chiede che fine faranno tutti quei pubblicisti che non hanno avuto e non potranno avere la possibilità di esercitare il praticantato retribuito di 18 mesi per accedere all’esame da professionista. Quale status avranno tutti quei collaboratori di cui le redazioni comunque non possono fare a meno, e che non avranno la possibilità di fregiarsi del titolo e dei diritti (anche economici) di giornalista nonostante il duro lavoro svolto? Che fine faranno i contributi versati alle casse Inpgi e Inpgi2? Le domande e i dubbi sono tanti, le risposte, per adesso, nulle.

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NUOVO RECORD BENZINA: 1.772 AL LITRO. PER IL 2012 UN ALTRO REGALO. IN MEDIA IN UN ANNO, UN AUMENTO DI 20 EURO A PIENO.

Nuovo record per il prezzo della benzina. E’ questo il buongiorno che ci arriva a due giorni dal 2012. Si stabilizza a 1,722 euro al litro negli impianti Eni, è questo quello che emerge dal monitoraggio di Quotidiano Energia, secondo cui se a Natale c’è stata una tregua sulla rete carburanti, non altrettanto potrebbe essere per Capodanno. E, dopo il market leader, si attendono rialzi anche da parte di altri operatori.

Nel dettaglio, Eni ha aumentato i prezzi raccomandati di benzina e diesel rispettivamente di 1 centesimo e 0,5 centesimi. Sul territorio anche i prezzi praticati evidenziano intanto una leggera tendenza al rialzo su entrambi i prodotti. Compresi i no-logo. A livello Paese, il prezzo medio praticato dalla benzina (in modalità servito) va oggi da 1,716 euro/litro degli impianti Shell all’1,722 di quelli Eni (no-logo, come detto, in leggero aumento a 1,628). Per il diesel si passa dall’1,693 euro/litro di IP all’1,701 di Tamoil (no-logo a 1,597). Il Gpl, infine, è tra lo 0,743 euro/litro di Eni e lo 0,756 di Tamoil (no-logo a 0,726).

Se fate un breve conto, potrete capire come l’aumento della benzina in un anno abbia gravato sulle famiglie italiane. Io porto il mio esempio, se prendiamo una Citroen 1.4 diesel, a gennaio 2011 un pieno costava 55 euro, oggi a dicembre 2011 siamo a quota 70,00 euro (con gasolio che ha un costo di 1,58 al benzinaio Quattropetroli). Dove andremo a finire?

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BREAKIN DOWN:  la nuova ventata di energico e coinvolgente Rock West Coast Style arriva dalla Sardegna!

Il loro album MISS CALIFORNIA è atteso da tempo ed è finalmente uscito raccogliendo immediatamente entusiastiche recensioni. Energia, ritmo e passione in un inno trascinante che cita miti, se non un vero e proprio stile di vita! In tour Europeo da Febbraio…

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NUOVO RECORD AL NEGATIVO: RETRIBUZIONI FERME, DIVARIO RECORD CON L’INFLAZIONE. LA CRISI RIDUCE IL POTERE DI ACQUISTO.

Crescita tendenziale più bassa dall’ottobre del 2010. A dichiararlo è l’Istat che aggiunge inoltre che la forbice tra l’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,5%) e il livello d’inflazione (+3,3%), su base annua, ha toccato una differenza pari a 1,8 punti percentuali. Si tratta del divario più alto almeno dal 1997, che aggiorna il precedente ‘record’. La fotografia scattata dall’Istat è eloquente: la crisi riduce il potere di acquisto.

L’aumento degli stipendi non bastano più a fronteggiare la corsa all’inflazione e inoltre le retribuzioni contrattuali orarie nel mese di novembre sono restate ferme. Un nuovo record al negativo. A novembre, inoltre,risultano ancora in attesa di rinnovo 30 accordi contrattuali, di cui 16 appartenenti alla pubblica amministrazione, relativi a 4,1 milioni di dipendenti (circa 3 milioni nel pubblico impiego): si tratta del 31,4% dei dipendenti, mentre è quasi raddoppiata la media dei mesi di attesa per i lavoratori con il contratto scaduto.Dai 13,4 dello scorso anno ai 23,9 mesi attuali.
A dicembre crolla anche l’indice del clima di fiducia dei consumatori, che scende da 96,1 a 91,6. Lo rileva l’Istat, aggiungendo che è livello più basso dal 1996, ovvero da quando sono disponibili le serie destagionalizzate. La fiducia dei consumatori, così, segna una brusca retromarcia, un vero e proprio crollo, dopo il positivo risultato di novembre. A dicembre tocca un minimo storico che riporta indietro di ben quindici anni.

Il peggioramento è diffuso a tutte le componenti ed è particolarmente marcato per il clima economico generale con il relativo indice che passa da 83,1 a 77,2. L’indicatore relativo alla situazione personale degli intervistati scende da 101,6 a 97,3. Anche le previsioni a breve termine registrano un marcato calo, diminuendo da 88,9 a 82,9. In flessione l’indice sulla situazione corrente, che passa da 102,2 a 98,4.

Calano, inoltre, i saldi relativi alle valutazioni prospettiche sul risparmio (da -72 a -85) e sulla convenienza all’acquisto di beni durevoli (da -87 a -99). E ancora, si deteriorano le aspettative di disoccupazione (il saldo passa da 80 a 86) e quelle generali sull’economia italiana (da -46 a -55).

Aumenta da 57 a 65 il saldo dei giudizi negativi sull’evoluzione recente dei prezzi al consumo e cresce da 12 a 58 quello sull’evoluzione nei prossimi dodici mesi. A livello territoriale, il peggioramento della fiducia è diffuso in tutte le ripartizioni ed è particolarmente marcato nel Nord-ovest e nel Mezzogiorno

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IL CANONE RAI AUMENTA (ADEGUAMENTO ISTAT) E BOBO VIERI PER FARE IL BALLERINO GUADAGNA 630 MILA EURO.

Il canone Rai aumenterà, ne è sicuro Libero, che ieri l’aveva anticipato e oggi lo conferma con Enrico Paoli:

Stanislao Argenti, direttore della direzione amministrazione abbonamenti della Rai, è stato più realista del re. Con il chiaro intento di aiutare il povero contribuente aveva modificato la cifra da pagare per il 2012, inserendo nella pagina del sito della Rai dedicata agli abbonamenti ordinari (http://www.abbonamenti. rai.it/Ordinari/Importi- DiCanone.aspx) la cifra incriminata: 112 euro. Tale importo è rimasto lì sino alle otto di ieri mattina quando, in tutta fretta, è stato rimesso il vecchio costo dell’abbonamento: 110,50 euro. Ad imporre il drastico ritorno all’antico è stato il direttore generale della Rai, Lorenza Lei, dopo una lunga, quanto intensa, serata di telefonate e lavate di capo. E così ieri mattina, come nel gioco dell’oca, tutto è tornato al punto di partenza, in attesa della comunicazione ufficiale del ritocco di un euro e cinquanta del canone Rai.

Ma chi decide il canone Rai? No Viale Mazzini come tutti pensavamo, ma il Ministero per lo Sviluppo Economico. Secondo indiscrezioni sembra che Corrado Passera abbia dato l’ok all’aumento del canone basato sull’adeguamento Istat.

Intanto ci sono i programmi attesi della Rai, come Ballando con le Stelle, che sembra voglia regalare denaro ai suoi concorrenti:

È vero che la tv costa, è vero che i cachet possono essere ripagati in termini di pubblicità e ascolti, è vero che c’è un mercato. Ma leggere certe cifre astronomiche, da Sanremo all’Isola fino a Ballando con le stelle, gioiello Rai, fa girare parecchio le scatole all’uomo medio. Soprattutto in tempi di “sa crifici”, soprattutto con il canone Rai in aumento. Sapere che Bobo Vieri intascherebbe 630mila euro e Gianni Rivera 480mila (si parla però di una riduzione 30%), per fare i ballerini su Raiuno nello show di Milly Carlucci, fa infuriare molti.

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LEGA RIDICOLA: LO SCEMPIO AL SENATO, FISCHIETTI E STRISCIONI COME ALLO STADIO. SCHIFANI: “UNA VERGOGNA”.

Oggi il governo ha deciso di mettere la fiducia sulla manovra anche al Senato (verrà votata domani) e c’è chi come sempre scambia il palcoscenico del parlamento per lo stadio. Stiamo parlando ovviamente della Lega, e questo ci fa ulteriormente ridere. Quando il ministro dei Rapporti con il Parlamento ha cercato di prendere la parola i 25 senatori del Carroccio, tutti muniti di fischietto, hanno reso assordante il rumore a Palazzo Madama, impedendo a Giarda di parlare.

Uno spettacolo ridicolo, niente politica, ma solo ridicolezza di fronte a spettacolarizzazioni inutili. Renato Schifani ha cercato di chiamarli all’ordine senza successo, ha sospeso la seduta e a preannunciato provvedimenti per i singoli responsabili “di questa vergogna”. La lega, tuttavia, non si è arresa. Oltre al suono assordante dei fischietti “anti-Guarda”, i senatori leghisti hanno esposto uno striscione verde con la scritta ‘Governo ladro’ in bianco. Schifani ha invitato a levare lo striscione. Prima che venisse sospesa la seduta, invece, alcuni senatori del Pd hanno gridato “fascisti” all’indirizzo dei leghisti, insulto condito anche da un “non fate i cretini”. Non si è fatta attendere la risposta del partito di Bossi, che dai banchi dell’aula ha replicato: “Fascisti siete voi”.

Una bagarre tipica dell’atmosfera calcistica, allo stadio, quando la tua squadra perde, volano gli insulti per la tifoseria avversaria. Ma qui non è San Siro, siamo al Senato, e le persone che lo compongono non hanno certo ventanni.

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TREMONTI L’APPESTATO, NESSUNO LO VUOLE. IL CAPRO ESPIATORIO DEL PDL VUOLE CREARE UN NUOVO GRUPPO, MA NESSUNO VA CON LUI.

Dopo il giallo delle Olgettine, scomparse nel nulla, oggi c’è anche quello degli ex ministri. Che fine hanno fatto Tremonti e compagnia? Qualcuno si presenta per la par condicio in tv nei vari programmi politichesi, altri ogni tanto fanno qualche affermazione da peli alti sulle braccia. Oggi parliamo di Giulio Tremonti, il professore.

Con Berlusconi è rottura definitiva, le anticipazioni erano già arrivate prima della caduta del governo. Senza Pdl, Tremonti dove andrà? Uscirà dalla politica? Fonderà un partito suo? L’ex ministro dell’Economia starebbe pensando di creare un nuovo gruppo parlamentare autonomo (anche perchè anche la Lega gli ha dato il ben servito). Il Pdl ha indicato come capro espiatorio delle disfatta proprio lui, il padre della manovra economica: “Se non ci avesse messo sempre i bastoni tra le ruote, se non mi avesse fatto passare in Europa per quello che voleva annacquare la manovra, a quest’ora sarei ancora a Palazzo Chigi” dichiara Berlusconi.

Chiuso il capitolo Berlusconi, quindi quale potranno essere le mosse di Tremonti? Ora Tremonti si ritrova senza più un partito. Al di là delle frecciatine caustiche del Cavaliere, sono suonate come una scomunica le parole di Angelino Alfano, segretario del Pdl, nei confronti dell’ex inquilino di via XX Settembre. “Non voglio parlare di Tremonti, ci sarebbero conseguenze negative”, ha dichiarato Alfano.

Quindi un partito autonomo? Secondo suoi fidi collaboratori, l’ex ministro e guru dell’Economia avrebbe altri progetti rispetto alla realizzazione di un nuovo gruppo parlamentare. Si parla della creazione di una Fondazione intorno alla quale dar vita a un nuovo centro di azione politica per il futuro. Una scelta a ribasso forse perché non è riuscito a trovare un numero sufficiente di parlamentari disposti a seguirlo. Maurizio Del Tenno, collaboratore della Brambilla e conterraneo di Tremonti, sarebbe uno di questi. Insieme a Giorgio Jannone e Maria Teresa Armosino. Ma tutti avrebbero declinato l´offerta. Il motivo è semplice: nessuno vuole finire nel tritacarne mediatico-comunicativo dell’ex premier, visto che oggi è Tremonti l’uomo su cui far ricadere le responsabilità del disastro. Così, raggiungere la soglia dei 20 deputati che permette di costituire un gruppo autonomo, sembra si sia rivelata un’impresa praticamente impossibile.

Se pensiamo all’ascesa di Tremonti, scelto intimamente dal Cavaliere e adesso rigettato nel fango come l’ultimo dei figli, bè, un pò di dispiacere sovviene. Che ne sarà di lui?

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BEFFA BERLUSCONI: MEDIASET NON SI PUO’ PIU’ ACCAPARRARE LE FREQUENZE GRATUITAMENTE, TUTTA COLPA DI PASSERA!

Ce l’hanno tutti con lui. Il tormentone “tutti vs Berlusconi” sembra avere un nuovo capitolo, almeno restando a quello che dice l’ex premier. “Un’imboscata contro di me”. E ancora: “Questa sì che è una legge ad personam”. E’ un fiume in piena Silvio Berlusconi colpito nell’orgoglio e soprattutto nel portafoglio dalla decisione del governo di annullare il beauty contest (la gara che assegnava gratis le frequenze televisive generate dal passaggio al digitale) e di indire al suo posto una vera e propria asta competitiva.

Colpa di Corrado Passera, nuovo ministro dello Sviluppo Economico? Oppure di Mario Monti? Chi sarà il capro espiatorio in questo capitolo? Berlusconi non fa distinzioni, colpa del nuovo governo. Ma non sarà colpa dei vertici aziendali del Biscione fino all’ex ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani che non hanno chiuso la ricchissima partita dell’assegnazione delle frequenze digitali quando erano loro al potere? Di leggi a pro se ne sono fatte tante, questa gli deve esser sfuggita.

Passera ha dato un colpo di coda al “regalo” di frequenze a chi può decisamente comprarsele, un pò come fare un dono a chi doni ne ha in quantità. Inaccettabile, in piena crisi economica, chiedere agli italiani dei sacrifici e poi regalare alle televisioni un bene pubblico, rinunciando così a diversi miliardi di euro.

Guardando bene poi, Passera è stato anche troppo buono nei confronti di Rai e Mediaset: ha annullato si il beauty contest ma ha concesso alle due tv per la maggiore di trasformare il “loro” Dvb-h (frequenza di solito usata per i servizi multimediali della telefonia) in un Dvb-t, e cioè in un pacchetto di segnali televisivi veri e propri. Così facendo sia Cologno Monzese che Viale Mazzini si troveranno in possesso di cinque super-frequenze digitali (quattro multiplex li avevano già) su cui potranno fare correre fino a 30 segnali contemporaneamente. Il massimo concesso dall’Unione europea che proprio a causa dello strapotere del duopolio “Raiset” aveva aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia colpevole di non aver aperto il mercato televisivo a nuovi soggetti.

Ma quindi Berlusconi cosa voleva? Far vincere gratuitamente a Mediaset una delle sei frequenza messe a gara e soprattutto decidere a chi assegnarle, tenendo ben lontano Sky Italia. Insomma il cavaliere voleva vincere facile, ma la tattica non ha funzionato, per colpa di Passera.

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SALDI ANTI-CRISI IN PARTENZA CON 24 ORE DI ANTICIPO, MA SECONDO CODACONS E’ UNA FOLLIA: “I SALDI DOVEVANO ESSERE FATTI A DICEMBRE”, COME DARGLI TORTO.

Ventiquattro ore di anticipo rispetto all’anno scorso, i saldi invernali partiranno prima per venire in contro alla crisi economica. Invece che il 6, la data fissata è quella del 5 gennaio per Milano, Torino, Genova, Venezia, Bologna, Firenze, Ancona, Perugia, Napoli, Bari, Cagliari e Reggio Calabria. A Palermo gli sconti scatteranno dal 2, solo a Roma la data resterà quella dell’Epifania. “Ma molti negozianti li applicano già – fa notare la Confesercenti – soprattutto i negozi di abbigliamento. Uno degli effetti della crisi”.

Saldi e crisi economica, può avere anche delle controindicazioni, come specifica Codacons: ”la partenza dei saldi invernali a ridosso del termine delle festività natalizie rappresenta un errore fatale che provocherà un enorme danno al settore del commercio, ai negozianti e ai consumatori”. Secondo il il presidente dell’associazione consumatori, Carlo Rienzi: “Far partire i saldi il 5 gennaio è una follia. I soldi delle famiglie italiane sono stati già spesi per le feste di Natale, per i regali, e per festeggiare il Capodanno, e poco e nulla resterà per gli acquisti durante i saldi. Il pessimo andamento delle vendite in questo periodo natalizio, poi, dimostra che avevamo ragione noi: gli sconti di fine stagione andavano anticipati a dicembre, per sostenere il commercio e consentire risparmi ai cittadini”.

Come non dar torto al presidente di Codacons, gli italiani certo sarebbero stati più lieti di ricevere percentuali di sconto per i regali di Natale che per Gennaio. Una tecnica dei negozianti per guadagnare di più visto l’andamento del 2011? Può darsi. A chi può giovare l’anticipo di 24 ore dei saldi invernali? A qualcuno si. A coloro che hanno rimandato i doni natalizi al giorni di Befana. Qualcuno ci sarà riuscito?

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BERLUSCONI PRONTO A DISEREDARE MARINA. E LE OLGETTINE? CHE FINE HANNO FATTO? NESSUNO LE VUOLE PIU’!

Amore e Odio si potrebbe chiamare la telenovelas tra Silvio Berlusconi e la figlia prediletta (fino a qualche tempo fa) Marina. La donna con la D maiuscola di casa Berlusconi, già nelle liste di Mediolanum, Medusa Film, Mediaset e Mondadori sarebbe intenzionata a entrare in politica. Tempo fa, quando il tempo era burrascoso per il padre, Maria Elvira Berlusconi (in arte Marina), era spesso citata come la futura leader del Pdl ma ora le cose sembrano cambiate. L’ex premier infatti, in una pausa del Processo Mills di ieri ha infatti scongiurato la non partecipazione della figli, rispondendo ai cronisti che gli domandavano se fosse stato favorevole all’entrata in scena di Marina: «Assolutamente no, la toglierei dalla successione».

Una risposta esplicativa, che fa pensare. Cosa sarà successo? Non sarà mica come raccontano gli ironici “Sgommati” che Berlusconi non lo voglia più nessuno?

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E Iris Berardi, Nicole Minetti, Ruby, Raffaella Fico.  Ve le ricordate le belle ragazze che abitavano a scrocco del premier nei palazzi di Via Olgettina? No, non se le ricorda più nessuno. Una brutta fine. Libero oggi ne racconta la caduta:

Ma a parte la bombastica Nicole Minetti, il vuoto assoluto. Le colleghe di tante serate si sono sciolte come neve al sole, disperse in rivoli e oscuri meandri. La più traumatizzata Barbara Faggioli, una delle punte di diamante della allegra brigata. Nata come assistente allo smeraldo Billionaire, proprio in terra sarda ha tentato il salto di qualità. Inviti in barca, party a go go e l’inizio di una carriera dorata, stroncata, però, sul nascere. Bionda, fisico mozzafiato, fino ad agosto sul suo profilo Facebook si definiva «personaggio pubblico» , con tanto di adamitiche fotografie sulle bianche spiagge di Formentera. Dopo due mesi di crisi mistica è riapparsa a dicembre su Twitter mora, con occhialoni scuri, e la convinzione di un nuovo mestiere. Quello di modella: buona fortuna. Abbastanza simile il percorso di Alessandra Sorcinelli, valletta in mediocri programmi tv e successivamente entrata nel giro delle Girls. Contrariata dalla brusca fine della favola, prova subito la fortuna Oltreoceano, convinta delle sue enormi capacità. Ma siccome in America esiste ancora un sistema meritocratico, dopo neanche sessanta giorni, ce l’hanno rispedita indietro. Giusto in tempo per una estate ancora sui rotocalchi patinati, tra una comparsata sullo yacht dell’irriducibile Stefano Ricucci e una fuga notturna a bordo della fuoriserie del cantante Craig David. Con l’arrivo dell’autunno è entrata in letargo.

E Marystell Polanco?

Inizialmente cerca di sfruttare il polverone, cavalcando con due compagne da avanspettacolo, il tormentone bunga bunga, sfociato nella formazione di un trio canoro della disperazione. Risultati irriferibili. Non soddisfatta si butta sul riciclo televisivo, ottenendo un rumoroso ingaggio dal canale amico Milan Channel. Dieci mila euro al mese per leggere le mail, con il risultato di una sommossa tra giornalisti e cassaintegrati dell’emittente sportiva. A furor di popolo viene annullato il folle contratto e la fanciulla dominicana decide di prendersi due mesi sabbatici. Ricompare pochi giorni fa rasata a zero nel Quadrilatero milanese intenta a far shopping con una amica: le auguriamo possa essere assunta come controfigura dell’artista Skin. Ogni Olgettina ha avuto un iter tribolato e assai emblematico apparte il caso della giovane Iris Berardi, spaventata a morte dal can can mediatico.

Scompare dalle scene e dalle cronache, salvo tornare in luglio sulle prime pagine per la sua improbabile iscrizione al mitico Cepu:

Parrebbe la mossa della disperazione, mentre gli intrepidi cronisti che sono andati a cercarla nella natia Forlì sono rientrati a mani vuote. Porte chiuse e bocche cucite. Dispersa nella nebbia della Romagna. E che dire poi della botulinica Barbara Guerra, inferocita per l’esclusione al programma L’Isola dei Famosi e rivista in un bar della periferia meneghina addobbata come il Gatto con gli stivali ? E le gemelle esplosive Ferrera, Meteorine rampanti del Tg4 ? E la bionda Raissa Skorkina, dalla Russia con amore, andata e ritorno ? Facciamo un’eccezione per la brasiliana Michelle Conceicao. Dopo lo shock iniziale, tra mille peripezie, è tornata all’attività di sempre, sublime interprete del mestiere più antico del mondo.

 

 

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