18 May 2012

BOBBY SOUL: il suo NUOVO DISCO

Prendo un treno e mi metto in viaggio.
L’America e L’Italia, l’estero e la provincia, il mondo e casa propria…sentori di grandi locali VIP e bettole di artisti di strada. Periferie di fabbriche ma anche cocktails e movida di limousine laccate oro…e le belle di turno non devono mancare così come la radio sulla spalla rigorosamente anni ’80…e poi un palco di un concerto sotto i riflettori.

Immagini di tutto riguardo che aprono i possibili scenari per vivere la musica lontana dalle fatture confezionate della fabbrica discografica (troppo) famosa ai media. Qui si respira la strada, l’anima, il cuore che pulsa, il piede che batte il tempo, la VERA PASSIONE di un musicista che fa jam…si sente il GROOVE e tutto quello che produce…tutto questo, il grande BOBBY SOUL, ce lo regala senza sconti, tra linee di cantautorato e linee di uno strano rock a cui non ci ha abituati, tra contaminazioni di viaggio e collaborazioni di una vita consumata a fare l’artista.

E quanto ancora da consumare? Basta ascoltare questo LUNGO disco di musica in pieno stile funky…d’altronde i prestigiosi scrittori di musica lo chiamano il padrino del Funky made in Italy.

Un disco dedicato alla memoria del grande Ernesto De Pascale con cui è nata FUNKINITALY e le due compilation che hanno lasciato segno e profumi e suoni e mode e guide per chi volesse coltivare il genere…da lì in poi.

Produzione di gran scuola, un disco che con coraggio rinnova la voglia di essere se stessi nel pieno della passione che caratterizza il proprio io. Bobby Soul raduna i Gastones, i The Knickers, Rickey Vincent, Aziza, il gruppo Hip-Hop genovese “Zero Plastica” e molti altri…per dar voce e suono ad un lavoro che a suo modo può essere definito il suo “Best Of di vita artistica”. Un nuovo album da solista dopo “Draghirossi & Buchineri” e “73% Phunk”…una full immersion lunghissima. Un disco che sembra non finire mai: 18 tracce, oltre 60 minuti di musica che non smette mai di dar carica e lasciar pensare nelle riflessioni dei suoi testi.

Il singolo “Stringidenti” già dalla scorsa stagione è stata promossa dalle radio italiane per anticipare questo nuovo disco in uscita oggi nei circuiti italiani per Delta Italiana – CNI Music – Cramps.

Non resta che mettermi in viaggio, di sicuro di notte, tra i locali e le strade di città e lasciare a questa colonna sonora il grande compito di raccontarmi luci, traffico, palazzi e cementi. Batte il piede, batte il tempo e non si ferma neanche durante la dolcissima “Per chi viene dopo”, neanche durante la psichedelica “Passo dopo Passo”, neanche durante le contaminazioni Hip-Hop della suadente ”Non è un do ut de”…che appena dopo si riprende il vero sapore del funky…pulsa il mio cuore, pulsa il mio tempo, pulsa nell’area la voce calda e struggente di Bobby Soul, pulsano le mie emozioni, le mie passioni…rifelssioni, le riporto a casa per aspettare la prossima notte di viaggio, i prossimi locali, la prossima donna che sia amore che sia incontro…e anche quando ho consumato tutte e 18 le tracce mi accorgo che il disco non smette mai di suonare.
Queste le mie personalissime “Conseguenze del GROOVE”

BOBBY SOULOfficial Site

Alessandro Riva

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CHI DICE PRIMA “TI AMO”? GLI UOMINI, MA SOLO PER FARE SESSO.

Quali sono le parole che danno la svolta (o positiva o negativa) ad una storia? Sembra strano che nel 2012 sia sempre così, ma “Ti Amo” è la frase che segna un cambiamento in un rapporto affettivo. Ma chi lo dice prima? L’uomo o la donna?

Secondo uno studio condotto da un gruppo di ricercatori, è l’uomo quello più incline a dire per primo ti amo. Gli scienziati americani che hanno condotto questo studio, hanno rilevato che sono soprattutto i giovani a fare questo passo importante e dichiarare i propri sentimenti alla partner.

Vogliamo parlare di “maschioni sensibili”? No, secondo i ricercatori ci può essere una spiegazione più cinica, ossia che l’uomo pronunci questa frase solo per ammaliare la partner a letto, o meglio, usano “Qualsiasi strategia che può funge da mezzo per adempiere ad un fine sessuale, tra questi anche le dichiarazioni d’amore”. I ricercatori sono arrivati ​​alla tale conclusione, dopo aver intervistato 171 studenti eterosessuali sotto i 25 anni. Una consistente maggioranza – 87 per cento – ha rivelato di dire ‘ti amo’, solo quando ritengono che le donne siano innamorate, mentre i tre quarti aspettano che le donne facciano il primo passo. Alcuni hanno detto che, dopo un paio di settimane, si sono resi conto di essersi innamorati, mentre le donne sentono l’amore solo dopo qualche mese.

In conclusione, l’esplicitazione amorosa coinciderebbe con la media temporale in cui i partner maschi vogliono fare sesso, ossia in poche settimane.  Circa il 64% degli uomini ha ammesso di aver detto per prima ‘Ti amo’, rispetto ad appena il 18% delle donne. La ricerca della Pennsylvania State University, pubblicata sul Journal of Social Psychology, conclude in questo modo: “Ciò dimostra che le donne tendono ad essere più caute in amore e l’espressione dello stesso di quanto comunemente si crede. Si può spiegare, dunque, che gli uomini dicano di essere innamorati poiché, molto spesso, equiparano l’amore al desiderio sessuale“.

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COPPIE DI FATTO: PISAPIA VUOLE I FONDI ANTICRISI. POLEMICA “AVVENIRE”, “PISAPIA E’ ANTICOSTITUZIONALE”.

Pisapia lo aveva promesso in campagna elettorale, e ora che la novità arriva tutti spalancano gli occhi. Più diritti alle coppie di fatto, anche quelle omosessuali. Un’eresia? No, una necessità. Il primo passo arriva con l’approvazione della giunta milanese di una delibera che distribuisce i fondi anticrisi del Comune, non solo alle famiglie tradizionali, ma anche a tutti coloro che, sotto lo stesso tetto, sono legati da vincoli affettivi pur senza essere sposati.

Via alla polemica. A Pisapia è stato detto di tutto: “Anticostituzionale”, “Pazzo”. I primi a innescare la battaglia sono ovviamente quelli di “Avvenire”: “Ciò che sconcerta – scrive il quotidiano dei vescovi – è che Pisapia, che è avvocato e uomo di legge, scelga con questo atto di ribaltare le fonti del diritto, anteponendo una legge di regolazione amministrativa addirittura alla Costituzione”. Secondo Avvenire, “porre sullo stesso piano coppie che – sposandosi civilmente o religiosamente – assumono un preciso impegno pubblico e persone che – per scelta, o per impossibilità – non rendono vincolanti i propri legami ‘affettivi’, significa violare la lettera e lo spirito della nostra Carta fondamentale”.

Ma c’è anche chi, dall’alto del sapere, appoggia la scelta del Sindaco milanese. Lorenza Carlassare, docente emerito di Diritto costituzionale all’università di Padova, non è d’accordo con le argomentazioni usate dal quotidiano dei vescovi per motivare perché non debba ricevere i fondi comunali chi non è sposato: “La famiglia fondata sul matrimonio è la sola che ha diritti già riconosciuti dalla Costituzione – spiega Carlassare -. Ma questo non esclude che la legge o altre fonti possano attribuire diritti alle famiglie di fatto”.

Ma arriva anche la risposta di Pisapia: “E’ un dovere da parte delle istituzioni aiutare tutte le coppie che si trovano in uno stato di difficoltà”. E aggiunge: “Sono contrario alle discriminazioni, lo sono stato nel passato, lo sono nel presente e lo sarò nel futuro”.

Parla anche un altro costituzionalista, Valerio Onida, che alle primarie cittadine del centrosinistra ha sfidato proprio Pisapia: “Quella della giunta è una misura che va incontro ai bisogni della persona – spiega Onida -. E quando si parla di bisogni materiali non c’è ragione per discriminare tra coppie sposate e coppie di fatto. Anche nel caso dell’edilizia popolare, per esempio, all’assegnatario di un appartamento può subentrare il convivente di fatto”.

Una scelta, quella di Pisapia, che a noi pare legittima. Feltri invece la pensa diversamente, ma questo era scontato. Secondo l’editorialista del giornale di Berlusconi, infatti, le coppie di fatto interessano solo ai politicanti per fare propaganda. A Bologna e a Gubbio, sostiene Feltri, sono stati creati analoghi registri, ma nessuna lesbica e nessun gay è andato ad iscriversi. Sarà vero? Noi sosteniamo Pisapia.

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NOVITA’ LAVORO: ADDIO AL PRECARIATO, PER I NUOVI ASSUNTI NO ARTICOLO 18. PASSERA: “VI SORPRENDEREMO”.

“Vi sorprenderemo”, a dirlo è Corrado Passera, ministro dello Sviluppo economico, che assicura “Affronteremo tutti i problemi, anche quello della flessibilità in uscita”. Ad agosto la BCE aveva indicato tra in compiti da fare a casa per l’Italia, anche quello di superare il dualismo nell’attuale mercato del lavoro e l’anomalia del reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa.

Questo punto arrivato tramite lettera da Francoforte, non può certo essere dimenticato. L’ha sottolineato più volte Elsa Fornero, ma anche Mario Monti e infine l’ha ripetuto Passera a Davos, davanti ai potenti dell’economia globale. E’ stato Vittorio Colao, amministratore delegato della Vodafone, a sollevare la questione a Davos. Il manager italiano trapiantato a Londra ha ricordato che un gruppo come il suo può decidere dove aprire un call center. Può installarlo in Italia, oppure in Egitto, per esempio. Dipende dalle condizioni, dagli eventuali vantaggi fiscali, dalle potenzialità della manodopera, e dalla possibilità di programmare con certezza i costi che riguardano anche la flessibilità in uscita. Ed è qui che Passera ha risposto che il tema non sarà eluso, perché il recupero degli investimenti esteri in Italia (crollati dall’inizio della crisi del 2008), indispensabili per sostenere la crescita del Pil, si gioca pure su questo terreno, quello delle flessibilità del lavoro.

E qual’è la via d’uscita? Quella che trapela dalla stanze del governo, è una via all’insegna dell’equilibrismo, tra ostacoli sindacali, pressione delle imprese, preoccupazione opposte dei partiti che sostengono l’esecutivo, vincoli europei. L’articolo 18 non verrà toccato per i lavoratori che oggi sono tutelati, questo è chiaro. Si profila, invece, uno scambio per i giovani precari, categoria centrale dell’Italia di oggi.

Repubblica spiega quello che potrebbe essere in sintesi il tracciato della nuova riforma:

Per chi viene assunto con un contratto a tempo indeterminato, provenendo dal bacino della precarietà (a cominciare dai contratti a termine) non sarebbe previsto il reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa (è quanto stabilisce l’articolo 18 che viene considerato un’anomalia tra i paesi europei) bensì un risarcimento economico (esattamente ciò che suggeriva la Bce nella lettera estiva). L’ammontare del risarcimento crescerebbe con l’anzianità di lavoro. Resterebbe in ogni caso il divieto di licenziamenti discriminatori legati al sesso, alla religione, alla razza e così via.

Con un articolo 18 dimezzato, le aziende non avrebbero più l’alibi secondo il quale non si può assumere perché poi sarebbe impossibile sciogliere il vincolo con il lavoratore. I sindacati potrebbero accettare un meccanismo che già oggi si adotta per i lavoratori delle piccole imprese nelle quali, appunto, l’articolo 18 non si applica, e questa potrebbe essere una prima pietra per avviare l’uscita dalla precarietà dei giovani. A nessun lavoratore attualmente occupato verrebbe tolto un diritto. E il governo risponderebbe alle richieste della Bce. Sorprendentemente, per usare l’espressione di Passera.

Sarà così? Gli altri resteranno a guardare? I sindacati cesseranno di intervenire? Chi vivrà vedrà.

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“NON CI STO”. MORTO OSCAR LUIGI SCALFARO.

E’ morto all’età di 93 anni uno delle figure istituzionali più rilevanti degli ultimi decenni del mondo politico italiano. Oscar Luigi Scalfaro fu eletto in Parlamento nel 1946 e fu ininterrottamente deputato fino al 1992, quando, da presidente della Camera, fu eletto Capo dello Stato, carica ricoperta fino al 1999. Esponente importante della DC dell’ala più conservatrice, Scalfaro ha passato tutta la sua vita dedicandosi alla politica, ex magistrato  dall’83 all’87 fu ministro dell’Interno nei due governi Craxi. Presidente della Camera nell’aprile 1992, un mese dopo fu eletto presidente della Repubblica, succedendo a Francesco Cossiga, con i voti espressi da Dc, Psdi, Psi, Pri, Pds, Verdi, Radicali e Rete. E proprio Marco Pannella lo appoggiò con fervore indicandolo come “il Pertini bianco”. Il punto cruciale della sua carriera politica arriva nel 1993 con scoppio dello scandalo Sisde, relativo alla controversa gestione di fondi riservati.  Uno degli indagati, Riccardo Malpica, ex direttore del Sisde, affermò che Mancino e Scalfaro gli avrebbero imposto di mentire e che il Sisde avrebbe versato ai ministri dell’interno 100 milioni di lire ogni mese.  Da qui il famoso discorso a reti unificate che passò alla storia come il discorso del “Non ci sto”.  Il presidente della Repubblica parlò di “gioco al massacro” e diede una chiave di lettura dello scandalo come di una rappresaglia della classe politica travolta da Tangentopoli nei suoi confronti. Nei giorni successivi i funzionari furono indagati per il reato di attentato agli organi costituzionali, accusa dalla quale sarebbero stati prosciolti nel 1996 per decorrenza dei termini, ma senza formula piena. Nel 1994, intanto, i funzionari furono condannati, dimostrando la fondatezza della accuse di Scalfaro.

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TORNANO I MONTY PYTHON. OGNI TANTO UNA BELLA NOTIZIA.

Sono passati esattamente 30 anni dal loro ultimo lavoro insieme dal titolo ”Il senso della vita” e sembra proprio che sia giunto il momento, come in tutte le “buone” famiglie che si rispettino, di una sana e goliardica reunion. Così Terry Jones ha annunciato che presto potremo gustare di nuovo l’irriverente ironia grazie a  ”Absolutely anything”, una parodia fantascientifica in perfetto stuile Monty Python. All’appello, oltre che Jones che sarà il regista del film, hanno già risposto Terry Gilliam, John Cleese e Michael Palin. Manca Eric Idle, ma si vocifera che già lo stiano convincendo. Jones ha spiegato che non si può tuttavia parlare di un “film dei Monty Python” in senso stretto perché il gruppo non farà che prestare le proprie voci a degli extraterrestri. Le riprese del film – al quale parteciperà anche Robin Williams, non è ancora chiaro in che ruolo – dovrebbero iniziare il mese prossimo in Gran Bretagna.

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GIORNATA DELLA MEMORIA

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.

Primo Levi, “Se questo è un uomo”

 

 

 

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LA PILLOLA ANTICONCEZIONALE: IN ITALIA (SOLO) IL 14,2% DELLE DONNE LA PRENDE MA NON SA CHE FA BENE.

La pillola anticoncezionale viene assunta da una grande percentuale del popolo femminile italiano, ma siamo sicuri di sapere tutto? Una ricerca condotta in Germania, Francia, Svezia, Gran Bretagna e Romania e pubblicata su Contraception, suggerisce che ci sia poca o pochissima informazione sul metodo anticoncezionale più  utilizzato dalle donne: le pazienti infatti non saprebbero bene come funziona e nemmeno quali sono gli effetti collaterali. Insomma, prendere la pillola, evita ansie e cattivi pensieri, ma un pò di informazione?

Pensi che la pillola faccia male? Sbagliato. Le evidenze scientifiche dimostrano l’esatto contrario. “La pillola e il suo ‘funzionamento’ sono conosciuti solo dal 2% delle donne in Europa. (…) A prescindere dal livello culturale, la consapevolezza sulla pillola e’ davvero scarsa. E tre intervistate su 4 vorrebbero ricevere maggiori informazioni”. Secondo la ricerca, dicevamo, “il timore piu’ diffuso e’ che la pillola possa essere dannosa per la salute, mentre numerose evidenze scientifiche indicano l’esatto contrario. In particolare, un recente aggiornamento dei dati relativi alla mortalita’ tra le oltre 46.000 donne seguite per poco meno di 40 anni in un importante studio britannico ha dimostrato come, nel lungo termine, quelle che hanno fatto uso di contraccettivi orali vivano piu’ a lungo. E migliora anche la qualita’ di vita: le formulazioni piu’ recenti sono state sviluppate per offrire benefici aggiuntivi in termini di benessere risolvendo alcuni disturbi femminili molto diffusi”. Fra le sintomatologia che la pillola contraccettiva aiuta a risolvere ci sono “le mestruazioni abbondanti che provocano anemia e, nel 28% dei casi problemi di concentrazione e affaticabilita’, la sintomatologia premestruale e l’acne, in particolare nelle adolescenti in cui puo’ causare pesanti ripercussioni psicologiche e sulla capacita’ di relazione. “I progestinici di ultima generazione, come il drospirenone, rispondono meglio a queste esigenze, con un profilo rischi/benefici a favore dei benefici”.

In Italia? I dati sono ancora più sconfortanti. Il nostro paese infatti è vicino ai paesi del terzo mondo come “sapere”. “Secondo i piu’ recenti dati delle Nazioni Unite nel mondo oggi utilizza la pillola in media l’8,8% delle donne, in Europa il 21,4%. Fra i Paesi in cui si usa di piu’ vi sono il Portogallo (58,9%), la Germania (52,6%), l’Algeria (45,9%), il Belgio (44,8%) e la Francia (41,5%). L’Italia, con il 14,2% (16,2% e’ il dato relativo all’utilizzo della contraccezione ormonale), e’ ferma agli stessi livelli di Tunisia (14,5%), Botswana (14,3%) e Iraq (14,6%)”.

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RIVOLUZIONE FORMAZIONE E TITOLI DI STUDIO: ANNULLATI I FONDI ALLE UNIVERSITA’ TELEMATICHE, NEI CONCORSI LA LAUREA NON AVRA’ PIU’ VALORE. L’AMICO DEL CITTADINO ITALIANO SARA’ INTERNET, CERTIFICATI IN TEMPO REALE ONLINE.

Ben nove articoli del nuovo decreto legge sulle semplificazioni riguarderanno e accresceranno qualificazione e competitività di scuola, università e ricerca scientifica. La laurea perderà peso nei concorsi pubblici, anche se non ne verrà abolito il valore legale. Anche il voto non avrà più valoreE’ questa una «corposa» novità del nuovo pacchetto preparato dal governo. Il testo del decreto (40 pagine e 67 articoli) che sarà varato oggi dal Consiglio dei ministri è stato illustrato ieri dal premier Mario Monti al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. L’ultimo via libera è stato dato ieri sera in una riunione a Palazzo Chigi tra Monti e il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi. In questo modo, lunedì prossimo in Europa, il governo si presenterà con un altro incisivo intervento di modernizzazioni della macchina dello Stato: il secondo passo – dopo le liberalizzazioni – anch’esso chiestoci dalla Ue e dalla Bce. Internet sarà il principali alleato del cittadino e delle imprese nei confronti della pubblica amministrazione. Una norma rafforzerà il potere della Commissione di garanzia per quanto riguarda l’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali. Un’altra modifica permetterà al ministro dei Beni culturali di varare norme tecniche per la sponsorizzazione connesse agli interventi conservativi. Mentre l’Ambiente assumerà il controllo di tutte le riserve a carattere nazionale e internazionale. Miglioreranno i rapporti tra cittadini, imprese e burocrazia: dai certificati anagrafici immediati per nascite e matrimoni, alla maggiore facilità per le imprese di assumere lavoratori stranieri extra Ue, e di ottenere un’autorizzazione unica in materia ambientale per le Pmi. Partirà anche una sperimentazione per cui le Regioni potranno trasformarsi in territori a «burocrazia zero».

Nello specifico: le selezioni. Per la partecipazione ai concorsi pubblici la bozza del decreto sulle semplificazioni prevede «l’equiparazione dei titoli di studio e professionali nei casi in cui non sia intervenuta una disciplina di livello comunitario». A parte alcuni casi come la laurea in medicina, dove esiste appunto una disciplina comunitaria, la laurea perderà peso nelle selezioni per la pubblica amministrazione. Un passo da collegare al nuovo sistema di accreditamento dei corsi di laurea: dal prossimo anno accademico tutti i corsi dovranno avere il via libera dell’Anvur, l’agenzia per la valutazione del sistema universitario. Che non si limiterà a dire sì o no ma darà anche un sintetico giudizio sul corso e quindi, indirettamente, su chi lo ha frequentato.

I fondi per le università telematiche verranno azzerati. La bozza del decreto sulle semplificazioni (articolo 56 lettera e) stabilisce che vengono escluse «tutte le università telematiche dalla ripartizione di una quota dei contributi di cui alla legge sulle università non statali legalmente riconosciute». In particolare si tratta dei fondi per il merito, soldi che alle telematiche potevano arrivare grazie ad una norma introdotta dalla riforma Gelmini, ribattezzata «emendamento Cepu».

 

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CONCORDIA: ARRIVANO I RISARCIMENTI. 11.000 EURO A PERSONA DI INDENNIZZO. LA PROCURA DI GENOVA APRE UN’INDAGINE SULL’INCHINO.

E’ stato stimato in undicimila euro l’indennizzo che la Costa Crociere riserverà ai naufraghi della Concordia, oltre ad una media di tremila euro, per persona, come rimborso spese (costo del viaggio). Sarà offerta anche un’assistenza psicologica mirata, a chiunque ne faccia richiesta. Finisce così la tragedia della Nave Concordia, dopo una riunione di 16 ore tra tra la Costa Crociere, assistita da Astoi Confindustria Viaggi e le principali associazioni dei consumatori italiane (Acu, Adiconsum, Adoc, Adusbef, Altroconsumo, Assoconsum, Assoutenti, Casa del Consumatore, Cittadinanzattiva, Ctcu, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori). Un confronto segnato anche da momenti di tensione, e a cui non ha preso parte il Codacons, che lancerà una class action internazionale. “Obiettivo della trattativa, condiviso da tutti i presenti, è stato quello di trovare soluzioni conciliative e transattive che puntino alla migliore soddisfazione dei passeggeri coinvolti nella vicenda di Costa Concordia, evitando le lungaggini e gli aggravi di spese conseguenti all’eventuale instaurazione di un giudizio”, spiega una nota diffusa in mattinata.

L’accordo interessa circa 3000 passeggeri di varie nazionalità, di cui 900 sono italiani. La stima è che l’adesione all’accordo sia dell’85% degli interessati, che riceveranno direttamente dalla Costa la proposta e la modulistica da accettare. Gli altri probabilmente faranno causa e non si accontenteranno della cifra.

Secondo le stime dei consumatori, un nucleo familiare composto da due persone, vedrà riconosciuto un importo forfettario di 22.000 euro, così come un nucleo familiare di due adulti e due bambini arriverà a 44.000 euro. L’intera proposta non riguarda le famiglie delle vittime ed i passeggeri feriti: per questi naufraghi, l’indennizzo sarà superiore e, naturalmente, terrà conto della gravità del danno subito dai singoli.

La Compagnia restituirà, una volta completate le operazioni di recupero della nave, anche tutti i beni presenti nelle casseforti delle cabine. Infine, viene offerta la possibilità di cancellare, senza penali, le crociere prenotate prima del naufragio, su tutte le proprie rotte, entro il 7 febbraio.

Intanto la procura di Genova ha aperto un’inchiesta sulla cosiddetta “pratica di inchino” delle navi da crociera in prossimità dei porti italiani. Nello specifico l’associazione Codacons, a seguito delle notizie stampa circa la consuetudine dell’inchino – “famigerata pratica” la definisce il Codacons – nei nostri mari, chiedeva di verificare le rotte seguite dalle navi da crociera che solcano le acque italiane, il rispetto delle distanze minime dalle coste, e quali interventi abbiano messo in atto le Capitanerie di Porto e le altre autorità competenti in occasione di passaggi sottocosta delle navi.

“Siamo soddisfatti per la decisione della Procura di Genova di aprire una indagine sulla prassi dell’inchino”, spiega il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – e speriamo che ora la magistratura possa fare chiarezza circa eventuali responsabilità delle autorità marittime che attraverso il sistema AIS possono monitorare la rotta delle imbarcazioni”.

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