18 May 2012

Intervista a BOBBY SOUL

BOBBY SOUL in arte…Alberto De Benedettis nella vita di tutti i giorni.
Da tutti riconosciuto come il padrino in Italia del Funky…ecco il suo nuovo disco “Conseguenze Del Groove” – già recensito giorni fa…ho avuto il piacere di qualche scambio di battute che come al mio solito cercano di incorniciare BOBBY SUOL tra l’arte e l’anima di uomo che è.
Qualcuno disse che la musica è uno dei tanti modi per raccontare se stesso…

Una musica quella di Bobby Soul che d’impatto fa pensare ai “neri” d’America – come direbbe superficialmente qualcuno-  alle metropoli con il fumo per la strada, al rock e al funky ovviamente…ad un ragazzo di colore che balla nel rione di un quartiere con un grande stereo anni ’90 poggiato a terra, di fianco al campetto di Basket. Tutto questo, invece, può nascere in Italia? Oppure hai preso in prestito un’ispirazione e un vento dalle terre oltre i confini?
Quando ero ragazzino io ascoltavo la radio, non ero un tipo di strada. Era la fine degli anni ’70 e le radio libere suonavano Disco Music per lo più, non ero molto attratto dal Rock e dai concerti. D’altronde ero troppo piccolo per andarci. Attraverso la Disco ho imparato a conoscerne la radice che è il Funk, la cui radice è il Rythm&Blues, la cui radice è il Blues che ha dato anche origine al Rock’n'Roll. Di radice in radice mi sono appassionato nel tempo a questa cultura che certamente non ci appartiene, sto parlando della cultura afro-americana, ma che ha dato origine a gran parte di quello che si ascolta oggi – camuffato e trasformato – in ogni genere musicale. Nel frattempo, dopo avere mosso i primi passi come DJ, sono entrato in contatto con i musicisti della mia città e, attraverso loro, ho conosciuto e praticato altri stili di musica. Credo che si tratti quindi dell’incontro fra ciò che ho ascoltato assiduamente negli anni e ciò che ho praticato e incontrato nella mia vita di genovese

Bobby Soul in Italia, dunque: stretto? Largo? Comodo? Incompreso? Il tuo sguardo arriva lontano, fosse solo con la fantasia e l’ambizione? In questo paese discografico pensi quindi che il tuo fare arte-musica sia confinata ad un pubblico che ti valorizzi di meno oppure riesci comunque a vivere una “vita” importante e “ricca di giusti riscontri” come merita?
Ho sempre cercato di coltivare il meno possibile ogni tipo di frustrazione. Mi rendo perfettamente conto che la mia sia una musica di nicchia e destinata ad un pubblico non troppo numeroso. Non pretendo la comprensione da parte di chi non può comprendere, desidero solo fare il più possibile quello che mi piace fare e come piace a me, finchè potrò. Ho capito negli anni che il miglior biglietto da visita è metterci il più spesso possibile la faccia e mi sento comunque fortunato nel constatare che mediamente riesco sempre a fare 3/4 concerti alla settimana, anche se per lo più in posti piccoli. Questo mi permette di fare conoscere quello che facciamo (è giusto ricordare che seppure questo album è a mio nome vive grazie al contributo di molti ottimi musicisti) in giro e, spesso, a riuscire a farlo apprezzare anche a chi non è un devoto del genere.

 

Ernesto De Pascale ci ha lasciati in modo prematuro e tragico. Hai voluto dedicare questo disco a lui. Raccontaci…
Ernesto è stato un grande maestro per me. Un uomo che mi ha capito, aiutato e sorpreso con la sua passione. Univa il sogno alla concretezza, era un artista e un intellettuale di grandissimo livello, un po’ messo ai margini negli ultimi anni dall’establishment mediatico perchè  era uno che non si tirava mai indietro e diceva sempre quello che pensava. Insieme abbiamo fondato un movimento che si chiama Funk-in-Italia e che riunisce in una rete musicisti, deejay e appassionati italiani. Abbiamo organizzato eventi e prodotto compilations, una per tutte un’Anthologia del Funk italiano pubblicata dalla Cramps. Eravamo d’accordo che lui avrebbe prodotto questo CD. Il minimo che potessi fare è dedicarglielo.


Cosa racconta di te la musica che suoni? C’è tutto di Bobby Soul o qualcosa resta solo per i pochi eletti della tua vita personale?
La musica che pratichiamo innanzitutto racconta la nostra dedizione al ritmo, il ritmo inteso come una specie d’illuminazione. Io credo che in questo disco non ci sia solo Funk, ma anche elementi psichedelici, un po’ di attitudine Blues e un po’ di elettricità rockeggiante. E forse anche un po’ di cantautorato. Un elemento al quale ho sempre prestato molta attenzione è la stesura dei testi, molti dei quali sono molto personali, a volte personali fino all’imbarazzo, quindi direi che – attraverso metafore o in maniera diretta – soprattutto in questo ultimo disco mi sono speso molto per raccontare di me nella maniera più sincera possibile

 

Se potessi dire cosa non mi è piaciuto del tuo disco (che le critiche negativa danno più fastidio e fanno più notizia) sinceramente mi verrebbe da pensare (come ho scritto d’altronde): non pensi sia “troppo” lungo? Come mai dunque questa scelta?
Come dicevo prima questo disco è a nome Bobby Soul ma di fatto rappresenta il lavoro di tre formazioni che mi jhanno accompagnato dal vivo in questi ultimi anni. Les Gastones (dal piglio più nettamente funky), The Knickers (più elettrici e disturbanti) e Los Bonobos Boracheros (un duo totalmente acustico). Di conseguenza, grazie alla libera creatività e all’istinto di questi musicisti unita alla mia bulimia nello scrivere testi, avevamo a disposizione un materiale davvero sconfiinato. I 18 brani che abbiamo scelto rendono questo lavoro inusitatamente lungo, ma alla fine del gioco non me la sono sentita di tagliarne nessuno, perchè tutti – per me – hanno un significato e il tutto è concepito – almeno nelle mie intenzioni – come un viaggio con un punto d’inizio e una fine

 

La scena discografica e la critica italiana. Come ti accoglie? Come ti vede? Come ti vorrebbe?
Per quanto riguarda la discografia, dopo una breve esperienza con una Major alla fine degli anni ’90 quando cantavo nel gruppo genovese dei Blindosbarra, da anni mi muovo con etichette indipendenti che possono fare relativamente poco in termini di investimento per promuovere i miei lavori ma che certamente hanno fatto il possibile per fare la loro parte e soprattutto si sono dimostrate corrette dal punto di vista umano. Per quanto riguarda la critica, lo scorso album (Draghirossi&Buchineri) ha raccolto molte ottime recensioni anche da testate importanti come Rollingstone, Rumore e altre. Ovviamente ci sono state anche critiche non del tutto positive o quanto meno ironiche da parte di alcuni siti, d’altronde uno che si presenta col nome di Bobby Soul (che per me è un autoironico gioco di parole) se le tira un po’ dietro. Come mi vorrebbero? Sinceramente non credo che si pongano molto il problema ;)


Chitarra o Piano o altro…e voce. Da qualche parte della tua vita, Bobby Soul cantautore è stato o potrebbe essere anche questo?
Beh mi piacerebbe passare alla storia come il primo cantautore funky italiano! ;) A parte gli scherzi, molti dei concerti che faccio sono in acustico (per svariate ragioni logistiche ed economiche legate – come si può ben capire – ai tempi e alla situazione che vive la musica in Italia), per cui – tenendo conto che come detto per me i testi sono molto importanti – questo aspetto più, chiamiamolo così, confidenziale sta venendo sempre più fuori negli anni. Detto questo non rinuncio però al ritmo, perchè anche in acustico si tratta sempre di performance ad alto tasso di groove, grazie all’uso di vari strumenti a percussione 

 

Lascio l’ultima riga ad una riflessione da concludere. Potessi scrivere un libro per raccontare Bobby Soul. Si intitolerebbe..
Questa è davvero difficile! Beh allora chiamerò in soccorso una mia amica scrittrice (Mimma Scigliano) con la quale tempo fa abbiamo scherzosamente deciso di scrivere un libro chiamato “Segreti e secrezioni”.

Alessandro Riva

BOBBY SOUL – “Conseguenze del Groove”
(Delta Italiana – CNI – Cramps)
Leggi la recensione – CLICCA QUI’

 

 

Start Slide Show with PicLens Lite PicLens
Tutta Altra Musica powered by PIM ITALIA