18 May 2012

Emanuele Dabbono VS Clark Kent Phone Booth

“A VOLTE PER ESSERE VERAMENTE SE STESSI, SI HA BISOGNO DI UN ALTER EGO.”

Ci sono storie umane e artistiche, che quando vengono raccontate, possono essere paragonabili a delle favole.
E’ il caso di Emanuele Dabbono che dopo la fortunata esperienza alla prima edizione di X Factor, non scende a compromessi con le case discografiche pubblicando un disco di cover; ma, come un vero artista, costruisce attorno a se una carriera fatta di canzoni genuine, vere e mai banali.
Pubblica “Trecentoventi”(il suo primo album) registrato con la band, i Terrarossa, e si piazza Quarto in classifica iTunes. Nel Febbraio di quest’anno viene ripubblicato dalla Grace/Orange Halidon distribuito in tutti i negozi della penisola, riscontrando dopo pochi giorni dall’uscita un notevole successo di vendita.
Sempre nello stesso periodo, la LMEuropean Music, propone ad Emanuele un contratto per la pubblicazione di un disco in inglese. Il materiale su cui lavorare è talmente vasto che scegliere le canzoni diventa un’impresa. Si chiude nel suo studio di registrazione, compone, arrangia e suona tutti gli strumenti a disposizione (chitarre elettriche, acustiche, basso, batteria, pianoforte, tastiere, armonica, mandolino, flauto), crea un alter ego (Clark Kent Phone Booth) e alla fine di Marzo i dischi diventano due.
Il primo è “Vonnegut, Andromeda & The Tube – Heart Geography” esce il 28 Aprile su iTunes e si piazza Quarto in classifica. Il secondo, “Songs For Claudia”, vede la luce due settimane più tardi e, con enorme sorpresa, si colloca Terzo.
Questi successi colgono inaspettati sia l’autore che l’etichetta e, ancora più straordinario, le radio americane iniziano a programmare in air play le canzoni.
Sono due dischi diversi tra loro. Il primo è un rock/blues ispirato da artisti come Ed Harcourt, Justin Vernon, Daniel Lanois. Il secondo un disco acustico, che lui stesso definisce “solare”. Atmosfere alla Ryan Adams, Bruce Sprinsgteen, Damien Rice. In pratica un omaggio alla musica che ha formato la sua esperienza.
Per questa intervista lo seguo in macchina, direzione Milano e mi dice: “Scrivere per me è tutto. Non riuscirei a immaginare la mia vita senza poter comporre musica e testi”.
Così, mentre ci accingiamo a raggiungere Le Scimmie per la prima del tour di Trecentoventi, assieme alla sua band i Terrarossa, iniziamo a parlare di questo suo momento fantastico. Una specie di punto della situazione e progetti per il suo futuro.

Domanda banale ma essenziale. Perché il nome Clark Kent Phone Booth?

“La tv ci propina spesso come eroismo, falsi miti di vittoria . La storia ci insegna che quella parola andrebbe usata con cautela. Eroi sono stati Falcone, Borsellino, Ghandi, Martin Luther King. L’attualità del 2012 di crisi mondiale mi suggerisce che eroe è l’uomo normale, che con onestà e dignità difende la sua famiglia e torna a casa ogni giorno dal lavoro frutto di quotidiane stanchezze, ma che offre sempre un sorriso ai suoi. Lo ricordo bene in mio padre, sfruttato tutta la vita. Un uomo che sapeva 9 lingue, ma guadagnava 1 milione al mese. Lennon lo chiamava Working class hero. Per me è Clark Kent il vero Superman e non il contrario.”

E perché l’alter ego? Avevi il timore che usando il tuo nome la gente non avrebbe capito?

“Semplicemente perchè ho cantato in un’altra lingua, che è un pò la mia seconda. Volevo avesse un suono diverso da quello che faccio con i Terrarossa. Ho preferito suonare tutto da solo, per immergermici completamente e ottenere qualcosa di più intimo e imperfetto, senza troppo overproduction, ma cogliendo l’attimo della spontaneità. Per far capire quanto universo sommerso può celarsi dietro ad ognuno di noi.”

L’idea di fare due dischi in inglese e’ perché volevi confrontarti con un’altra lingua che non fosse l’italiano? Oppure per realizzare un tuo sogno?

“Ho coronato un altro sogno, grazie a LM European Music che ha creduto e sposato il progetto con tutta se stessa offrendomi un duplice contratto e la libertà espressiva totale (cosa piuttosto rara oggi), dalla copertina fino alla scelta di brani e suoni.”

I due album si sono classificati in maniera fantastica al 4° posto (Vonnegut) e 3° posto (Claudia); al di la’ del successo di vendita, come credi sia stato recepito dai tuoi fans?

“Ho guadagnato molta stima come musicista e molto sèguito, lo confesso. Sai a volte si pensa che chi canta non sappia suonare nulla. Ovviamente non è il mio caso, ma riuscire anche a vederli in chart nella top five, pensando di averli scritti, arrangiati, suonati e prodotti da solo in un mese mi fa l’impressione che ci sia qualcosa di super eroico in tutto questo che prescinda da me.”

So che sei un amante del cinema. Il tuo nome d’arte mi ha portato a pensare immediatamente al film Kill Bill 2; quando l’attore David Carradine (Bill) dice :” l’unico personaggio che non indossa una maschera per diventare un supereroe (come ad esempio Peter Parker che si maschera da Uomo Ragno o Bruce Wayne che si maschera da Batman), è Superman ma che, al contrario, veste i panni di Clark Kent come “maschera” per fingersi un uomo qualunque.” La tua musica è Superman?

“La mia musica è la Delorian di Ritorno al futuro.”

Due dischi in pochissime settimane d’uscita uno dall’altro. Raccontami il perché di questa tua scelta.

“Avevo un’urgenza comunicativa (se me l’avessero predetto un 2012 così non gli avrei creduto), molti giornalisti adesso mi scrutano come se fossi un marziano. Ma io l’ho fatto perchè per me scrivere musica è come per te bere alla fine di una corsa. Corri?”

No. Ho smesso…(parte una risata.) Hai composto tutti i brani, suonati e arrangiati. Com’è stato auto prodursi?

“Avessi avuto più tempo e gli Abbey Road a disposizione il suono ne avrebbe beneficiato, ma ascolta “O” di Damien Rice o qualsiasi disco di Neil Young, Ryan Adams. Anzi. Prendi “Nebraska” del Boss. ha pubblicato i demo, con fruscii e errori qua e là. L’imperfezione spesso è sinonimo di emozione. Quantomeno di verità innegabile, di autenticità. Questa parola è un mio credo.”

“Vonnegut Andromeda & The Tube- Heart Geography” è un disco più sperimentale, rock, psichedelico. Si sentono le influenze di Ed Harcourt, Justin Vernon, Daniel Lanois e Bruce Springsteen. Sei in una fase di ricerca sonora più congeniale alla tua musica?

“Miles Davis diceva: La canzone migliore che abbia mai scritto è quella che scriverò domani. Concordo e aggiungo che chi non osa in questo mestiere è arido come il Nevada. Aspettatevi il prossimo disco con i Terrarossa come qualcosa di migliore rispetto al già fortunato “Trecentoventi”. Stiamo crescendo e andando al nocciolo di noi stessi. Per creare musica che duri. Anche oltre noi.”

Quindi, nel prossimo disco in italiano, ci potremmo trovare davanti a delle novità musicali?

“Avrà testi duri come la pietra e musicalmente sarà ancora più compatto. E’ già tutto scritto. Dobbiamo solo registrarlo. Vedremo di scegliere modi e tempi adatti. Sentirete la crescita, indubbiamente.”

Mentre “Songs For Claudia” è un disco più intimo, acustico, solare. Direi più introspettivo anche dal punto di vista dei testi.

“C’è una frase di “Ode to Eva Cassidy” che avrei voluto dire in italiano in qualche pezzo, ma mi è venuta lì: ” Mi sono fatto una barchetta di carta col conto del funerale di mio padre“.
Sono sempre attento ai testi dei miei pezzi. La forza comunicativa deriva dal sentimento di riconoscimento che ognuno proietta nelle tue storie. Io lo vivo come un dono ogni volta che davanti a me qualcuno canta a memoria (anche meglio di me) le parole che avevo scritto su un autobus, sulle note del telefono, dietro gli scontrini, in fondo a un libro.”

“Robert Frost Goes To The Stratosphere” in Vonnegut e “Ode To Eva Cassidy” in Songs. Il primo un grande poeta americano, la seconda una cantante e cantautrice americana scomparsa prematuramente quasi in maniera anonima. Come mai la scelta di dedicare queste due canzoni a due artisti cosi’ diversi tra loro?

“Robert Frost è l’emblema di una poesia che trovo terrena eppure arriva a cime innevate, nello spazio. Mi raccoglie proprio. Eppure il pezzo non è dedicato a lui. Quel nome che inciderei su ogni albero, su ogni stella è quello di ogni persona che almeno una volta nella vita ha provato la sensazione straniante ed extraterrestre di sentirsi amato.”

Hai scelto il nome Clark Kent ,quindi il non supereroe, ma alla fine il costume di Superman lo hai dovuto usare lo stesso per far volare la tua musica oltreoceano visto che le radio americane passano in rotazione i tuoi brani. Che effetto ti fa questo?

“Tengo la kriptonite nel cassetto per ridimensionarmi (ride). E’ un momento di magìa assoluta. Ci manca di fare una data negli States e poi posso svenire con la chitarra al collo. Mi godo tuto questo e mi concentro sul prossimo progetto imminente: il tour coi ragazzi (i Terrarossa) e la realizzazione dell’album nuovo, una svolta.”

Intanto è iniziato il tour di Trecentoventi che sta avendo ottimi riscontri di pubblico e media. So che girerai molto l’Italia con il tuo gruppo (i Terrarossa). Emozionato?

“E’ bello cominciare ad avere un repertorio davvero vasto tra cui scegliere, perchè credo ci siamo contraddistinti sempre per variare la scaletta da live a live. Adesso è proprio il momento, quindi ogni data si cambia ordine e qualche pezzo viene suonato, un altro deve aspettare un turno, insomma…la musica non manca. Non vedo l’ora di suonare a Lecce perchè il salento non l’avevamo mai toccato. Un sogno sarebbe raggiungere anche le isole, Sardegna e Sicilia, so che lì ci aspettano, ma diamo tempo al tempo…”

Ultima domanda e una mia curiosità, viste le recenti esternazioni del presidente Obama a riguardo, cosa pensi delle unioni gay?
“Credo che il prefisso etero, bi, omo etc. siano anche eliminabili. Uno ama e basta. L’amore è universale.”

iTunes

Sito Ufficiale

DABBONO TROVA IL SUO JOSHUA TREE.

Chi pensa che Emanuele Dabbono sia un prodotto confezionato da un talent show come X Factor, si sbaglia di grosso.
Uscito dal programma nel 2008, pubblica il suo primo EP di inediti intitolato CI TROVERANNO QUI, (terzo in classifica iTunes), gira l’Italia in tour per quasi 2 anni; pubblica un libro intitolato GENOVA DI SPALLE che viene esposto nei più importanti Festival del libro di tutto il mondo (Londra, New York, Cairo, Francoforte).
A Novembre del 2011, esce il primo album intitolato TRECENTOVENTI che balza in classifica, sempre su iTunes, 3# in quella rock e al numero 13# in quella generale. Ora, il disco in questione, viene ripubblicato dalla GRACE/ORANGE HALIDON e sarà disponibile dal 24 Aprile in tutti i negozi di dischi ed è sempre disponibile su iTunes.
Raggiunta un certa fama Emanuele decide di togliersi qualche sassolino dalla scarpa e pubblicare 2 dischi in inglese con lo pseudonimo di CLARK KENT PHONE BOOTH.
Il primo disco, intitolato “Vonnegut, Andromeda & the Tube-Heart Geography” uscirà il 28 Aprile (su etichetta Lmeuropeanmusic) e sarà disponibile su iTunes e in tutti gli store digitali mondiali. Il secondo”Songs For Claudia”, sarà pubblicato il 12 Maggio sempre su iTunes (etichetta Lmeuropeanmusic).
Sono due dischi diversi tra loro (il primo elettrico, il secondo acustico), ma hanno un denominatore comune; un tributo alla musica che ha formato Dabbono , fonte di ispirazione in questi anni.
In” Vonnegut, Andromeda & the Tube-Heart Geography” il nostro eroe senza il costume, è se stesso fino all’ultima nota di tutto il disco. Registrato tra le mura amiche di casa sua, suonando tutti gli strumenti, ha viaggiato fino in America e nel Regno Unito abbracciando quei suoni, quelle melodie a lui più consone. Nelle 11 tracce che compongono il disco, si sentono gli U2 di Joshua Tree (ma non nelle veste di Bono o The Edge; nella produzione di Daniel Lanois), Bruce Springsteen, Ryan Adams e i Rolling Stones.
I testi, anche se sono cantati in inglese, non perdono quel tocco di songwriter ai quali siamo abituati ad ascoltare. Ci sono canzoni che parlano di speranza, di guerre, di quello a cui crede o che non crede con disincanto (The Unbeliever) una sorte di God Part 3 tra John Lennon e U2.
Il disco si apre con un prologo musicale (Prologue – Doolin Bay) dove se chiudiamo gli occhi ci ritroviamo davanti al Grand Canyon a guardare il tramonto su una decapottabile, pure se il titolo si riferisce al paesino dei musicisti irlandesi di fronte alle isole Aaran.
Missisipi Waltz, una sorta di blues psichedelico, Robert Frost Goes To The Stratosphere (una delle mie preferite) ha quel sapore Adams e Springsteen da farti accapponare la pelle. Spanish Harlem Eyes indossa la giacca da pianista e suona un gospel a metà tra Ray Charles e Jamie Cullum.
Un disco da ascoltare e riascoltare perché ne vale davvero la pena. Difficilmente in Italia si possono trovare artisti di questo calibro, capace di spiazzarti, nel giro di pochi mesi (o giorni come in questo caso) ma rimanendo fedeli a se stessi e onorare fino in fondo quella musa ispiratrice chiamata musica.

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Emanuele Dabbono pubblica il suo Trecentoventi.

Emanuele Dabbono insieme ai Terrarossa è un cantautore italiano. Ha partecipato all’edizione di X-Factor nel 2008, classificandosi terzo. “Trecentoventi” (Grace Orange distribuzione Halidon) è il suo nuovo album di 13 tracce più una bonus track: è un disco che suona prevalentemente pop-rock, tra ballate e pezzi più ruvidi. Nel suo nuovo lavoro si evidenziano il suono delle chitarre e testi più o meno impegnati.
Intanto impazza su You Tube, il nuovo video e relativo singolo dal titolo “Ho Ucciso Caino” diretto da Francesco Guasconi (leader dei Marla Singer). Nei primissimi giorni della messa in onda, ha già toccato le 1000 visualizzazioni.
L’album sarà disponibile dal 20 Marzo su iTunes e in tutti i digital download a pagamento.
Si potrà acquistare il cd fisico sul sito della Halidon (www.halidon.it)
L’uscita del suddetto supporto in tutti i negozi, è prevista per il 16 Aprile.

 

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Le stanze di Fabrizio Cammarata.

Lo dico subito. Io amo, (artisticamente parlando) Fabrizio Cammarata & The Second Grace. Sono cresciuto ascoltando musica folk acustica: da John Martyn a Steve Forbert, da Paul Simon a Richard Thompson; e mi piace poter sentire quei suoni nel nuovo loro album “Rooms”.
Sono passati 4 anni dallo splendido debutto per la Edel intitolato semplicemente “The Second Grace”. Da allora, Fabrizio di strada ne ha fatta eccome.
Ha girovagato per il mondo. Stati Uniti, Messico, Canada, Spagna, e Germania; chitarra sulla spalla, senza fissa dimora, ha respirato musica. L’ha assaporata, ne è stato assuefatto, l’ha descritta in maniera perfetta senza troppi fronzoli e ci ha costruito su le sue 10 stanze.

Le ha arredate in maniera sublime, quasi maniacale. Le ha colorate con la sua voce che sa osare e dosare in modo impeccabile. Altre volte sono gli arrangiamenti o le suite musicali a farla da padrone. E infine, ci dona le sue chiavi affinchè chiunque ne voglia far parte, le possa rendere sue.
Il disco è in perfetto stile Second Grace. Acustico, etnico. In linea con questa nuova ondata dello “psychedelic folk americano” nel quale il nostro eroe si trova perfettamente a suo agio.

“Alone & Alive” è il singolo scelto per la promozione. Ritmi orientali, arabeggianti, dove la sua città, Palermo, ne è protagonista assoluta. La canzone sale di ritmo fino quasi a diventare un flamenco esotico con finale di chitarra overdrive in stile grunge (situazione quasi inedita per loro).
Le mie preferite sono Aberdeen Lane, Myriam (bellissima) e Highlake Bay. Ma è tutto il disco che è straordinariamente perfetto.
Non voglio stare qui e fare la classica recensione di cosa mi è piaciuto o di cosa non mi è piaciuto (e credetemi se dico che di critiche non ce sono da fare…). Perché è come se vi parlassi di un film giallo, e vi dicessi direttamente chi è l’assassino.
Il mio consiglio è quello di scoprirlo da voi stessi.

Sbaglia chi dice che la musica sia finita.
Non è finita. Si è solo nascosta.
Tocca a noi andarla a cercare nei posti giusti. E ridarle quella dignità e rispetto che le compete.
Fabrizio Cammarata & The Second Grace, lo hanno fatto.

Tracking List
All I Know
Alone & Alive
Misery
Down Down
Aberdeen Lane
Mount Pellegrino
Myriam
Pole Kitoto
Me And The Rain
Highlake Bay

Distribuzione Venus. Il disco è anche disponibile su iTunes.

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Il mio Trecentoventi. Di Angelica Cipriani.


Di Trecentoventi se ne sta parlando tanto.

Un album che in tanti aspettavamo, quello di Emanuele Dabbono e Terrarossa.

Dopo 3 anni di lavoro in studio, tour per piazze e locali d’Italia, progetti di ogni tipo… il 12 novembre 2011 è uscito Trecentoventi. Un nome dai mille significati. I km tra Varazze (dove vive Emanuele) e Siena (dove vivono Alessandro Guasconi, Senio Firmati e Giuseppe Galgani: i Terrarossa). Ma un nome che sottolinea anche l’esistenza dei restanti 40° del cerchio, rappresentati da tutti noi che in loro abbiamo sempre creduto. Noi, loro e il rapporto speciale che è nato in questi anni.

Un album che è nato dal rispetto verso chi lo attendeva. Che ha rifiutato di uscire troppo presto, che non è sceso a compromessi mai. Che ha imboccato la strada più difficile, ma che a destinazione, pur senza una distribuzione e con un’etichetta indipendente, c’è arrivato. Di brutto anche.

Ha scalato la classifica rock di Itunes in nemmeno 7 ore dall’uscita, raggiungendo la posizione numero 4 e piazzandosi lì, tra gli dei: Queen, Led Zeppelin, Pink Floyd, Dire Straits, U2, Rem, Sigur Ros.

Successo inaspettato? Non per noi. Speravamo in un grande album, le aspettative erano alte. Ma sono state sorpassate dal risultato finale.

I contenuti sono potenti. Testi graffianti , che ti prendono per il colletto della camicia e ti urlano “sveglia!”. Testi dolci che diventano luce e ti guidano in mezzo al buio.

La musica ti porta a pensare: “ma sto ascoltando un gruppo di fama internazionale?”. No, ma c’è chi internazionale lo è davvero, e sforna dischi frettolosi per ricavalcare quell’onda persa chissà quando.Merito del lavoro eccellente fatto da Alessandro Guasconi al Virus Studio di Siena.

Un genere che da tanti giornalisti è stato definito “cantautorock”, un genere che in Italia servirebbe oggi più che mai. Servirebbe che le radio lo passassero, servirebbe che tanti ragazzi si fermassero a riflettere su chi è Gino Strada e cos’ha fatto, piuttosto che fermarsi sulla superficie patinata di qualche pop star creata a tavolino, che vive di una vita artistica sicuramente breve e basata sugli scandali.

Un disco che va ascoltato in viaggio, che va regalato, che va cantato in cerchio tenendo con le mani il ritmo del gospel che sta all’ultima traccia.

Un disco che ha promesso e ha mantenuto.

Un disco che difficilmente passerà di moda, sempre se di moda si parla. Qui si parla di talento, vero e crudo. Niente più.

- Angelica Cipriani -

L’album è disponibile su iTunes.

http://itunes.apple.com/it/artist/emanuele-dabbono/id167282912

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Nuovo album per Emanuele Dabbono

” Trecentoventi è il valore di una nuova unità di misura,capace di calcolare il distacco. Da un luogo, da una persona, da un sogno.
L’unico strumento in grado di misurarlo è un cuore valvolare.
Non tutte le distanze sono distanti da noi ”

09/11/2011 – Con questo parole, torna a far parlare di se Emanuele Dabbono. Esce infatti il 12 Novembre su iTunes e su tutti i portali in digital download a pagamento ad un prezzo “anticrisi” di 8,99 € , Trecentoventi. Il nuovo attesissimo album su etichetta Horus Music.

14 inediti dove cavalcate elettriche e melodie decise, si fondono ai testi della tradizione genovese a cui Emanuele orgogliosamente appartiene. Ma anziché sedersi su uno sgabello con un fiasco di vino a fianco a sibilare racconti con un filo di voce, qui si salta dalla sedia tra amplificatori a 320 Watt, cavi e pelli battute. Un album pieno di energia che da l’impressione di essere un live e non registrato in studio, Grandi temi (come l’antimilitarismo in “Disertore”) si alternano a tenere ballate (“Universi paralleli” ). Spiccano il manifesto per i diritti umani in “Ho ucciso Caino”, l’inno indignato contro i personalismi della politica di “Io rimango mio”, il gospel di liberazione ispirato all’eccidio delle Fosse Ardeatine in “Corpi” e la difficoltà ad immaginare un futuro al proprio bimbo per una coppia di 30enni odierni per ragioni economiche e sociali in “Mio figlio sarà”.

Emanuele Dabbono, nato a Genova nel 1977, giovanissimo, si iscrive al Festival di Castrocaro 1997, trasmesso su Rai1, e si classifica Terzo con la sua canzone “Ciao Bambino”, aggiudicandosi anche il premio della critica.
Comincia a lavorare alla stesura dei suoi brani inediti (che oggi ammontano a un migliaio) collaborando artisticamente con Michele Canova (Tiziano Ferro, Jovanotti, Eros Ramazzotti) e Alberto Salerno (Mango, Nomadi, Alexia).
Il 29 maggio 2005 vince il concorso Cornetto Free Music Festival e si esibisce in Piazza Duomo a Milano davanti a 200.000 persone, aprendo il concerto di Avril Lavigne, Black Eyed Peas, John Legend e Francesco Renga.
Nel giugno 2006 con la produzione di Alex Neri dei Planet Funk incide per l’etichetta Universo (distr. Warner) il suo primo singolo dal titolo “Scritto Sulla Pelle”. Il brano viene trasmesso a lungo da Radio 105 e Radio Italia; il video, diretto da Stefano Bertelli, va in onda su tutti i canali musicali (ALL MUSIC, HIT LIST ITALIA su MTV , DEEJAY TV, RTL TV, VIDEO ITALIA, MATCH MUSIC, MUSIC BOX). La canzone viene inserita nella compilation Hit mania Estate 2006.

Nel 2008 si piazza Terzo alla prima edizione di X Factor, il talent show in onda in prima serata su Rai 2 , condotto da Francesco Facchinetti, Morgan, Simona Ventura e Mara Maionchi. Prende parte a tutte e 12 le puntate, duettando con Giorgia, Massimo Ranieri, i Pooh e in finale canta un suo inedito dal titolo “Ci Troveranno Qui”.
A differenza degli altri partecipanti, che concluso il programma, pubblicano un disco prevalentemente di cover, Emanuele esce con un EP di 6 brani di cui è unico autore.
Il cd, co-prodotto da Alessandro Finaz (Bandabardò) su etichetta UPR (distr. EDEL), dal titolo “Ci Troveranno Qui”, a sole 12 ore dall’uscita discografica si piazza al #2 posto della classifica iTunes e vende più di 15.000 copie.
Forma la sua band, I Terrarossa (Giuseppe Galgani: chitarre, Alessandro Guasconi: basso, Senio Firmati: batteria) e per i 2 anni successivi è in tour in tutta Italia nelle maggiori piazze e club della penisola, ospite, tra le varie date, del Giorgio Panariello Show a Bologna e a Quelli che il calcio su Rai 2.

Il 5 giugno pubblica il singolo “Pacifico”, su etichetta Horus Music con relativo videoclip diretto da Francesco Guasconi dei Marla Singer. Il brano si colloca #4 nella classifica iTunes e #13 nella classifica Rock.

Il 15 settembre per la casa editrice Albatros/Mursia, esce il suo primo romanzo dal titolo “Genova di Spalle”, alla sua terza ristampa dopo appena un anno. Parte un mini tour acustico con presentazione dell’opera in giro per l’Italia da Roma a Milano. Le più importanti fiere del libro del Mondo (Londra, Il Cairo, Torino, New York) lo hanno premiato come miglior libro esordiente.

A novembre l’Accademia della Musica di Genova gli assegna una cattedra di song writing.

A Gennaio del 2011 suona, arrangia e produce il progetto “Forza Diego Corri”: un singolo di beneficienza a sostegno della ricerca sull’atrofia muscolare spinale, per 50 giorni #1 nelle vendite dei singoli online. Del brano e del suo grande successo ne hanno dato voce le maggiori testate giornalistiche (Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX), i TG Nazionali, (Tg2, Tg5, Studio Aperto). Emanuele (con Nadia Ghigliotto) è ospite di Pomeriggio sul 2, Mattino 5, Domenica In e Sky.

A Marzo esce un nuovo singolo: “Io Rimango Mio” (che sarà incluso nell’album), il cui video è diretto da Luca Nesti. Trasmesso da Radio Rai e il video da Sky raggiunge la posizione #13 nella classifica degli indipendenti Italiani.
Si esibisce al Circolo degli Artisti a Roma con Paola Turci, Frankie Hi NRG, Stefano Di Battista, Luca Madonia, Fausto Mesolella degli Avion Travel in un concerto sulla Resistenza. La serata viene registrata e un verso, “Per Dignità e non Per Odio” del suo brano, (“Lo avrai camerata Kesselring”), da il titolo alla manifestazione e al cd in uscita il prossimo Dicembre allegato in tutta Italia con L’Unità e nei negozi con La casa del Jazz di Max Gazzè, impreziosito anche da brani di Bandabardò e Carmen Consoli.

Nel disco suonano; Emanuele voce, chitarre, armonica, mandolin, pianoforte. I Terrarossa: Alessandro Guasconi basso (è anche produttore e fonico del disco). Giuseppe Galgani chitarre e Senio Firmati batteria e percussioni.

Tracking List.
L’oro si aspetta
Tienimi sveglio
In viaggio
Io rimango mio
Mio figlio sarà
Gli angeli non piangono
Pacifico
La città verrà distrutta all’alba
Universi paralleli
Ho ucciso Caino
Disertore
Quando non ci sarò più
Capo di Buona Speranza
Corpi

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12.11.2011 “Trecentoventi”. Il nuovo album di Emanuele Dabbono & Terrarossa.

Il 12 Novembre esce finalmente in Italia e in 240 paesi di tutto il mondo “Trecentoventi” il nuovo attesissimo album del cantautore rock Emanuele Dabbono; 14 inediti a 3 anni dal successo di “Ci troveranno qui”.
Un disco a 320 battiti al minuto di “cantautorock” , dove cavalcate elettriche e melodie decise, si fondono ai testi della tradizione genovese a cui Emanuele orgogliosamente appartiene. Ma anziché sedersi su uno sgabello con un fiasco di vino a fianco a sibilare racconti con un filo di voce, qui si salta dalla sedia tra amplificatori a 320 Watt, cavi e pelli battute. Un album pieno di energia che da l’impressione di essere un live e non registrato in studio (magistralmente da Alessandro Guasconi, Virus Studio, Siena). Grandi temi (come l’antimilitarismo in “Disertore”) si alternano a tenere ballate (“Universi paralleli” ). Spiccano il manifesto per i diritti umani in “Ho ucciso Caino”, l’inno indignato contro i personalismi della politica di “Io rimango mio”, il gospel di liberazione ispirato all’eccidio delle Fosse Ardeatine in “Corpi” e la difficoltà ad immaginare un futuro al proprio bimbo per una coppia di 30enni odierni per ragioni economiche e sociali in “Mio figlio sarà”.
Insomma un lavoro aperto a 320 carati che per chiudere il cerchio dei 360 gradi ha bisogno dell’ascolto e dell’incontro con il pubblico, dove la restante magia, notte dopo notte, si realizza sul palco.
Un viaggio a finestrini giù lungo i 320 km che separano la porta di casa di Emanuele, con quella della sua band, per raccontare su un moleskine la provincia con sincerità e affetto, di come il tempo ci cambi, lasciandoci in parti uguali. E di come la bellezza faccia spesso il nido tra i rami più spogli.
Il disco si potrà acquistare dalla mezzanotte del 12 Novembre 2011 su iTunes ad un prezzo di 8€.

www.dabbono.com
info@dabbono.com

Promo Trailer

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Hai capito il Dr House?

Hugh Laurie

Amante della musica vera, nonché medico falso, Hugh Laurie spende il suo primo album in una directory del blues di New Orleans. E’ infatti uscito lo scorso 10 maggio per la Warner Brothers “Let Them Talk”, il disco d’esordio dell’attore britannico.

Il disco, prodotto da Joe Henry e registrato tra New Orleans e Los Angeles, è una sorta di celebrazione del blues di New Orleans, un genere musicale da sempre molto amato da Laurie, sin da bambino studente di pianoforte. Diverse collaborazioni importanti: da Irma Thomas, la regina di New Orleans, al pianista Alain Toussaint, fino a Tom Jones, che ha prestato la sua voce in “After You’ve Gone”.

La band – Jay Bellerose (batteria), David Piltch (basso), Greg Liesz (chitarra, dobro, mandolino), Patrick Warren (tastiere), e Kevin Briet (chitarra, sax tenore, mandolino) costituiscono un’unica unità, e Laurie, pianoforte e chitarre, completa il suo quadro d’autore.

L’album è composto da canzoni non molto note da noi, salvo eccezione per “St. James Infirmary” di Louis Armstrong. “Se la gente potesse riscoprire questi brani grazie a me, sarei felice” Ha dichiarato in una recente intervista l’attore britannico.

St.James Infirmary

Baby, Please Make a Change

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James Blake. Il nuovo mondo del dub-step.

Un paio di mesi fa, un amico sul mio profilo Facebook, mi posta un link e una scritta che diceva: “ Ascolta questo, sono sicuro che ti piacerà”. L’artista porta il nome di James Blake.
E aveva ragione. Prendo informazioni e scopro che Blake ha 23 anni. Ha iniziato lo studio del pianoforte all’età di sei. I primi ascolti sono arrivati sotto forma di collezioni classiche e jazz dei suoi genitori, oltre all’ R & B ‘n’ Soul del calibro di Stevie Wonder, D’Angelo e Sly & The Family Stone. L’amore di Blake verso la musica elettronica è venuto molto dopo, quando l’artista ha scoperto il duo Digital Mystikz pochi mesi prima della sua iscrizione alla Goldsmiths University.
Comincia a suonare nei club con lo pseudonimo di Harmonimix facendosi notare da vari produttori tanto che gli danno l’occasione di remixare brani di Snoop Dogg, Lil Wayne e Destiny’s Child.
Nel 2010 inizia la stesura del suo primo album omonimo per la Universal dove vede la luce nei primi mesi del 2011.
Il disco è una sorte di dub step claustrofobico e minimalista; un mix tra Anthony and the Johnsons e i Radiohead ultimo periodo. Battute sconnesse a volte sembrano quasi andare fuori tempo e spesso si ha la sensazione che il cd si sia impallato. Nelle sue dichiarazioni dice di essersi ispirato come voce a Joni Mitcell (???).
Blake non è affatto un grandissimo cantante, ma le tecniche di produzione usate per trattare la sua voce contribuiscono a fornire un suono ben distinto.
Canzoni come Limit To Your Love (primo singolo estratto e cover dei Feist), The Wilhelm Scream, Give Me My Month, Unluck ,To Care (Like You) e Why Don’t You Call Me? (quest’ultima molto Anthony) rimangono i brani migliori, ma è tutto l’album che sorprende.
Da ascoltare e riascoltare, ma una volta entrato nel suo mondo il disco scorre che è un piacere.
Provare per credere…

Limit To Your Love

The Wilhelm Scream

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Come comporre canzoni popolari destinate a vendere. Il nuovo disco di Sir Bob Geldof


Chi è esattamente Bob Geldof?. Ognuno ha naturalmente sentito parlare della figura enigmatica e sono sicuro che ci sarebbero molte risposte a questa domanda. Qualcuno potrebbe dire attivista umanitario, magnate dei media e un tempo cantante e musicista dato che il suo ultimo album solista risale al 2001!
Robert Frederick Zenon (Bob Geldof) è nato il 5 Ottobre del 1951. Ha fondato il suo gruppo, i Boomtown Rats, con i quali fu spesso in vetta alle classifiche britanniche nel 1975, ma è conosciuto in tutto il mondo anche e soprattutto per il suo impegno a favore della lotta contro la fame e le malattie in Africa; questo impegno negli anni lo ha portato a trascurare la carriera musicale.
Partecipa anche come attore, nella parte del protagonista Pink, nel film Pink Floyd The Wall dei Pink Floyd diretto da Alan Parker.
Nel 1985 è stato con Midge Ure (leader degli Ultravox) il promotore del progetto Band Aid, poi sfociato nell’organizzazione del Live Aid, concerto rock tenutosi il 13 luglio, 1985 in due diversi continenti, lo stadio di Wembley a Londra, e lo stadio JFK di Filadelfia. A questa manifestazione, senza precedenti nella storia della musica, parteciparono le maggiori personalità del mondo della musica e dello spettacolo.
Nel 2005 ha promosso una nuova edizione dell’evento, chiamata Live 8, una serie di 10 concerti organizzati per il luglio 2005 nelle nazioni appartenenti al G8, che ha riunito milioni di fan della musica e di persone convinte nella possibile riuscita di questo imponente, meritevole, ma difficile progetto.

Tornando al ricorso, dopo un ritardo di 10 anni nella registrazione (una decina di anni), Sir Bob Geldof ha presentato HOW TO COMPOSE POPULAR SONGS THAT WILL SELL (Come comporre canzoni popolari destinate a vendere) un titolo ironico trasparente per una raccolta di brani non destinati a vendere in proprio o nulla.
Originariamente doveva essere rilasciato nell’ottobre scorso. Sir Geldof ha rinviato la data di uscita fino a quest’anno a causa della sfortunata morte di suo padre e sua sorella. Il nome intenzionale dell’ album doveva essere 58 1 / 2 che è stata l’età al momento della scrittura.. Il vedere (e di leggere) un libro con il titolo ” HOW TO COMPOSE POPULAR SONGS THAT WILL SELL ” di Leslie Sheppard ha convinto egli stesso che questo album non venderà; decise per utilizzare questo come il nome dell’album e sotto il titolo aggiungere b. geldof 58 1’2 .
L’album si apre con il suono Springsteeniano “How I Roll” con ammiccamenti a Daniel Lanois e T-Bone Burnette
“Blowfish” (il brano più bello di tutto il disco) è ancora più scioccante: armonica e voce distortissime, ritmo incalzante, atmosfera nervosa e aggressiva. Un mix tra Jon Spencer Blues Explosion, e una miscela chimica tra Tom Waits e i Rolling Stones.
“To Live in Love” Ha una bella melodia morbida, un violino meraviglioso suonato da Vince Lovepump e ha un ritmo delicato.. Il testo è una realizzazione di come l’amore è importante e senza di essa la vita è priva di significato.
Il primo singolo estratto dall’album “Silly Pretty Thing” è la canzone più ottimista di tutto il disco. Non è una canzone che avrei scelto come singolo desideroso di attirare nuovi fan. Mi piace però il fatto che si tratti di celebrare la vita. Il video è comunque divertente. Si vede un Geldof che salta su un trampolino in mezzo a un campo di grano!
“Dazzled By You” si apre con una chitarra favolosa e si deve rilevare che Geldof ha un gruppo fantastico. Co-autore di alcuni brani e membro della band (Pete Briquette) è con Geldof fin dai tempi di The Boomtown Rats. Abbagliato da lei è molto autobiografico dove Geldof descrive come è stato sofferente nella vita e odiava le donne fino a quando non ha incontrato la sua attuale moglie Jeanne Marine.
“Mary Says “e “Blow (altri 2 capolavori di tutto il disco). La prima ha atmosfere alla Crosby, Still, Nash e Young; mentre la seconda ha atmosfere da perderdersi tra una chitarra quasi sussurata e suoni magici.
Chiude il disco “Here’s To You” chiaro omaggio all’amico compianto George Harrison, dove Geldof cita questi versi: “”Ecco a voi i nostri amici, Che Dio ci protegga fino alla fine, tutti i luoghi che andiamo, e tutti quelli che sappiamo, e ogni essere vivente. La terra, il cielo, il vento, il mare, e io sono innamorato di questa notte di vita. E sai io credo che sia giusto, che in ogni modo, lascia che piova, lascia che piova “.

Bob Geldof: Blow

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