Oggi avrebbe compiuto quarantaquattro anni Christopher McCandless, lo studente universitario californiano che nel 1990 a ventidue anni decise di far perdere le proprie tracce, di rinunciare alla propria identità, gettando via anche la targa dell’auto, dopo aver donato i suoi 24.000 dollari di risparmi alla Oxfam, per intraprendere da solo un viaggio di due anni in autostop, portando con sé meno dell’indispensabile, dall’Ovest americano fino in Alaska, dove morirà presumibilmente di fame – il cadavere pesava 30 Kg. – all’interno di un autobus abbandonato, il Magic Bus tuttora meta di pellegrinaggio da parte di coloro che sono rimasti affascinati dalla sua storia.
“Nelle terre estreme”, il libro sulla sua vita scritto da Jon Krakauer e pubblicato nel 1996, si basa sui suoi viaggi e sui racconti di tutti coloro che conobbero Chris durante il suo lungo viaggio solitario.
Nel 2007 esce il film “Into the wild”, ispirato al libro di Krakauer, diretto da Sean Penn dopo dieci anni di trattative con la famiglia di Christopher, restia a portare sugli schermi la vita del figlio, e che ritengo valga la pena rispolverare.
Scontato ma doveroso dire che la colonna sonora è veramente super: non dico che è stato costruito un film attorno alla musica, ma sicuramente le musiche di Eddie Vedder hanno reso film e colonna sonora quasi indispensabili l’uno all’altra!
Il film può non piacere, o addirittura disgustare, forse perché ognuno di noi ha un Alex Supertramp (il soprannome con cui Chris decise di ribattezzarsi) nascosto nella parte più recondita dell’anima, e “guardarsi” potenzialmente capaci di oltrepassare una certa linea di confine può essere scomodo…”Into the wild” è un veleno aspro che ti entra in circolo e va a spurgare ciò che vorremmo rimanesse silenziosamente al suo posto, e ti lascia per un paio di giorni con una sensazione diffusa di malessere.
E’ un film dalle mille domande e dalle poche risposte, se non quelle che puoi inventarti tu e di cui ti devi accontentare.
E’ snervante rimanere col dubbio di quanto ci sia di vero in quello che Sean Penn ha ricostruito. E alla fine ti chiedi: Chris/Alex ha “vinto”? Con la Natura Selvaggia ha perso: esemplare la sequenza dell’alce.
La Natura Selvaggia non vorrà mai diventare sua madre, lui sarà sempre un ospite malamente tollerato, e lo metterà nelle condizioni di uccidersi con le sue stesse mani da sprovveduto (se si vuol dare per buona l’ipotesi che sia morto per aver ingerito accidentalmente piante velenose).
E lì ti arrabbi, perché di occasioni ne ha avute: la coppia di “vagabondi gommati” aspiranti genitori, l’ex militare aspirante nonno, dovrebbero essere stati per lui la dimostrazione di essere capace di suscitare negli altri quello che forse non aveva trovato nei suoi genitori, e ti chiedi se per caso, preso dal suo progetto apparentemente folle, non se ne fosse neanche accorto, o se ne accorgeva eccome ma convinto “di non meritare l’amore” fuggiva a gambe levate “dentro spazi vuoti cercando di chiudere le brecce al passato”, perchè “non puoi basare la felicità solo sui rapporti che hai con le persone”.
E allora, non ci si può che accontentare di questo:
Un destino per ognuno di noi..
Quando arrivi ad essere cio’ che sei..
sei tutto..
Mai guardarsi alle spalle..
ogni sbaglio sarà un sassolino che ti indicherà una nuova strada ..
La vita.. in qualunque modo essa sia.. vale la pena di essere vissuta..




























