23 February 2012

IL TELEFONO FARA’ PURE IL CAFFE’: QUASI! NASCE LA APP CHE TI DICE QUANDO DEVI PRENDERE IL CAFFE’.

Quando dicevamo che tra qualche anno il cellulare ci avrebbe fatto pure il caffè, non sbagliavamo di tanto. Per tutto c’è un app, questo era lo slogan di Apple, ed i fatti stanno confermando che è proprio così.

Vi ricordate la sana pausa caffè nel posto di lavoro oppure nell’università? Ecco, scordatevela, perchè anche per questo c’è un app. Si chiama Caffeine Zone 2 ed è stata sviluppata in base ad una ricerca condotta presso l’ACS Lab della Penn State University (USA).
Caffeine Zone 2, disponibile per IPhone, IPod Touch e iPad “controlla, predice e mostra in tempo reale il livello di caffeina dell’utente basandosi su un modello farmacocinetico e sull’input dell’utente circa il consumo di caffeina”.
In pratica dicendo all’app quando si beve il caffè, questa è in grado di stimare il livello di caffeina nell’organismo nell’arco delle successive 24 ore, permettendo così di prevederne gli effetti sull’organismo.

I risultati della ricerca che poi ha portato allo sviluppo di Caffeine Zone 2 sono interessanti: mostrano come una quantità di caffeina tra i 200 e i 400 milligrammi migliori la prontezza mentale.  Chi però sa di avere problemi di sonno, dovrà fare in modo (consultando le previsioni dell’app) che per l’ora in cui vorrà andare a letto tale valore sia sotto i 100 milligrammi, o farà fatica ad addormentarsi.

Anche superare i 400 milligrammi può essere pericoloso: chi dice che il caffè rende nervosi non ha tutti i torti, poiché proprio quello (insieme alla possibilità di avvertire un po’ di nausea) è l’effetto che avverte coloro i quali superano il valore massimo consigliato. Caffeine Zone 2 è disponibile su Itunes in versione gratuita.

 

 

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NASCE DRINK YOUR BRAND: LA NUOVA IDEA DI BUSINESS ARTIGINALE DEL WEB 2.0.

Nasce oggi Drink Your Brand, il primo servizio in Italia che offre la possibilità, in pochi click, di brandizzare vini di alta qualità e birre artigianali. Si tratta di una nuova idea di business online che rivoluziona il concetto di bere sfruttando in pieno le qualità del web 2.0 e quindi l’interattività tra cliente e prodotto.

Attraverso uno strumento online, interattivo e semplice da utilizzare, è possibile riprodurre il tuo brand o crearne uno nuovo in pochi minuti.

L’utente ha a disposizione un catalogo con una ricca selezione di vini bianchi e rossi e di birra prodotta con metodo artigianale e tre semplici step guidati per creare la propria etichetta. Selezioni i prodotti, scegli l’etichetta, acquisti…ed ecco Drink Your Brand!

Ma non è tutto. Un team di grafici è a disposizione degli utenti per elaborare, in base a richieste specifiche,

etichette personalizzate ad hoc: un servizio mirato per ogni esigenza.

In un momento in cui l’economia sembra ferma, Drink Your Brand, capitanata da David Nesti, giovane imprenditore toscano, ha deciso di investire in un business consolidato come quello del beverage, connotandolo di una forte tradizione artigianale e, al tempo stesso, innovativo per le modalità di utilizzo.

“Qualità, tradizione e innovazione – commenta David Nesti – sono gli ingredienti che abbiamo utilizzato per offrire al mercato un servizio diretto e di semplice utilizzo. Uno strumento ad alto valore aggiunto per il canale della ristorazione e non solo, che si sostituisca al fornitore, al grafico e al magazzino, permettendo di ricevere il proprio ordine dilazionato in base alle proprie esigenze. Drink Your Brand è l’idea semplice che sviluppa una nuova leva promozionale, ad oggi non ancora sfruttata in Italia, per veicolare il proprio brand”.

Drink Your Brand, oltre al sito internet www.drinkyourbrand.com, promette di diventare anche un punto d’incontro per gli appassionati dell’universo del vino e della birra attraverso le fan page di Facebook (http://www.facebook.com/pages/Drink-Your-Brand/167964403301356 ) e Twitter

( https://twitter.com/#!/DrinkYBrand ). Un luogo per autentici appassionati dove discutere, condividere e confrontarsi nell’ottica dell’interattività.

Contatti

Ufficio Stampa,P.I.M. Italia

VIA SAN MICHELE 71 51031 AGLIANA (PT) FAX 0574/750333

Barbara Dardanelli, barbara@pimitalia.it 377-4556704

Drink Your Brand (DYB)

www.drinkyourbrand.it

Via della Quiete 36/3, 51100 PISTOIA

Telefono: +39 345 27 81 271

David Nesti, info@drinkyourbrand.com

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“GIOVANI ONLINE” IL NUOVO PROGETTO A DIFESA DEI MINORI. SAVE THE CHILDREN, ADICONSUM, FACEBOOK, MTV, GOOGLE, TUTTI INSIEME PER LA SICUREZZA ONLINE.

“Giovani Online” è il nuovo progetto coordinato da Save the Children e Adiconsum con lo scopo di migliorare il rapporto tra le nuove generazioni e le nuove tecnologie. Al grido di “insieme. più connessi. più sicuri” si sono unite circa 50 associazioni che hanno deciso di mettere la propria firma sul progetto. Ma entriamo meglio nel merito:

«1 ragazzo su 3 invia o riceve messaggi a sfondo sessuale, il 32% dei teen ager dà il suo numero di cellulare a qualcuno conosciuto online, il 27% si dà appuntamento di persona con qualcuno contattato in internet e il 17% ha rapporti intimi con persone contattate via web»: i motivi per mettere in piedi una iniziativa coordinata, insomma, ci sono tutti e sono comprovati da una realtà che vede una sempre maggior distanza tra i pericoli della Rete e gli strumenti culturali a disposizione di chi inizia a sperimentarne l’uso. Uno spot di un minuto e l’impegno a tener alto il monitoraggio sulle dinamiche della rete saranno il frutto dell’iniziativa, la cui finalità specifica per il 2012 è quella di mettere in mostra il divario generazionale ed il rapporto tra genitori e figli nell’approccio al Web.

!Giovani online” quindi si occuperà di sensibilizzazione ed informazione, portando avanti la redazione di un’agenzia strategica per la promozione dei diritti online dei minori. A parteciparvi tra gli altri, Adiconsum, AgCom, Facebook, Google Italia, Ibm Italia, Microsoft italia, Mtv Italia e molti altri.

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CHI DICE PRIMA “TI AMO”? GLI UOMINI, MA SOLO PER FARE SESSO.

Quali sono le parole che danno la svolta (o positiva o negativa) ad una storia? Sembra strano che nel 2012 sia sempre così, ma “Ti Amo” è la frase che segna un cambiamento in un rapporto affettivo. Ma chi lo dice prima? L’uomo o la donna?

Secondo uno studio condotto da un gruppo di ricercatori, è l’uomo quello più incline a dire per primo ti amo. Gli scienziati americani che hanno condotto questo studio, hanno rilevato che sono soprattutto i giovani a fare questo passo importante e dichiarare i propri sentimenti alla partner.

Vogliamo parlare di “maschioni sensibili”? No, secondo i ricercatori ci può essere una spiegazione più cinica, ossia che l’uomo pronunci questa frase solo per ammaliare la partner a letto, o meglio, usano “Qualsiasi strategia che può funge da mezzo per adempiere ad un fine sessuale, tra questi anche le dichiarazioni d’amore”. I ricercatori sono arrivati ​​alla tale conclusione, dopo aver intervistato 171 studenti eterosessuali sotto i 25 anni. Una consistente maggioranza – 87 per cento – ha rivelato di dire ‘ti amo’, solo quando ritengono che le donne siano innamorate, mentre i tre quarti aspettano che le donne facciano il primo passo. Alcuni hanno detto che, dopo un paio di settimane, si sono resi conto di essersi innamorati, mentre le donne sentono l’amore solo dopo qualche mese.

In conclusione, l’esplicitazione amorosa coinciderebbe con la media temporale in cui i partner maschi vogliono fare sesso, ossia in poche settimane.  Circa il 64% degli uomini ha ammesso di aver detto per prima ‘Ti amo’, rispetto ad appena il 18% delle donne. La ricerca della Pennsylvania State University, pubblicata sul Journal of Social Psychology, conclude in questo modo: “Ciò dimostra che le donne tendono ad essere più caute in amore e l’espressione dello stesso di quanto comunemente si crede. Si può spiegare, dunque, che gli uomini dicano di essere innamorati poiché, molto spesso, equiparano l’amore al desiderio sessuale“.

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LA PILLOLA ANTICONCEZIONALE: IN ITALIA (SOLO) IL 14,2% DELLE DONNE LA PRENDE MA NON SA CHE FA BENE.

La pillola anticoncezionale viene assunta da una grande percentuale del popolo femminile italiano, ma siamo sicuri di sapere tutto? Una ricerca condotta in Germania, Francia, Svezia, Gran Bretagna e Romania e pubblicata su Contraception, suggerisce che ci sia poca o pochissima informazione sul metodo anticoncezionale più  utilizzato dalle donne: le pazienti infatti non saprebbero bene come funziona e nemmeno quali sono gli effetti collaterali. Insomma, prendere la pillola, evita ansie e cattivi pensieri, ma un pò di informazione?

Pensi che la pillola faccia male? Sbagliato. Le evidenze scientifiche dimostrano l’esatto contrario. “La pillola e il suo ‘funzionamento’ sono conosciuti solo dal 2% delle donne in Europa. (…) A prescindere dal livello culturale, la consapevolezza sulla pillola e’ davvero scarsa. E tre intervistate su 4 vorrebbero ricevere maggiori informazioni”. Secondo la ricerca, dicevamo, “il timore piu’ diffuso e’ che la pillola possa essere dannosa per la salute, mentre numerose evidenze scientifiche indicano l’esatto contrario. In particolare, un recente aggiornamento dei dati relativi alla mortalita’ tra le oltre 46.000 donne seguite per poco meno di 40 anni in un importante studio britannico ha dimostrato come, nel lungo termine, quelle che hanno fatto uso di contraccettivi orali vivano piu’ a lungo. E migliora anche la qualita’ di vita: le formulazioni piu’ recenti sono state sviluppate per offrire benefici aggiuntivi in termini di benessere risolvendo alcuni disturbi femminili molto diffusi”. Fra le sintomatologia che la pillola contraccettiva aiuta a risolvere ci sono “le mestruazioni abbondanti che provocano anemia e, nel 28% dei casi problemi di concentrazione e affaticabilita’, la sintomatologia premestruale e l’acne, in particolare nelle adolescenti in cui puo’ causare pesanti ripercussioni psicologiche e sulla capacita’ di relazione. “I progestinici di ultima generazione, come il drospirenone, rispondono meglio a queste esigenze, con un profilo rischi/benefici a favore dei benefici”.

In Italia? I dati sono ancora più sconfortanti. Il nostro paese infatti è vicino ai paesi del terzo mondo come “sapere”. “Secondo i piu’ recenti dati delle Nazioni Unite nel mondo oggi utilizza la pillola in media l’8,8% delle donne, in Europa il 21,4%. Fra i Paesi in cui si usa di piu’ vi sono il Portogallo (58,9%), la Germania (52,6%), l’Algeria (45,9%), il Belgio (44,8%) e la Francia (41,5%). L’Italia, con il 14,2% (16,2% e’ il dato relativo all’utilizzo della contraccezione ormonale), e’ ferma agli stessi livelli di Tunisia (14,5%), Botswana (14,3%) e Iraq (14,6%)”.

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AL VIA TOUR.IT, LA FIERA SUL TURISMO ITINERANTE. 14-22 GENNAIO, CARRARA

Il turismo itinerante, quello che affida le vacanze e il tempo libero a camper roulotte, che privilegia gli spostamenti rapidi e la vita semplice, possibilmente all’aria aperta, sembra in grado di superare le difficoltà meglio di altri settori.
Tour.it, il Salone giunto alla decima edizione a CarraraFiere,  (www.tourit.it) e che propone 111 espositori fra i quali ben 32 marchi di mezzi mobili (camper e caravan) dislocati in tre padiglioni per una superficie espositiva di 20.000 metri quadrati, sarà l’appuntamento per quanti vogliono vedere e provare camper e roulotte di nuova produzione, ma anche tende e case mobili, attrezzature e servizi per la vita all’aria aperta. All’interno della manifestazione sarà presente anche un ampio spazio dedicato alle  imbarcazioni da diporto.  Mareblu,  una vera e propria mostra mercato della piccola nautica, nella quale sarà presente anche una giovane realtà, LoveBoat, a dimostrazione della volontà dei giovani di voler uscire da questa crisi. LoveBoat nasce da un gruppo di giovani appassionati del mare, con l’intento di creare, attraverso diverse professionalità, un ponte di congiunzione utile a tutti settori nautici.

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I FIGLI DEI FIORI POSSONO STARE TRANQUILLI, ORA E’ UFFICIALE: LE CANNE NON ROVINANO IL CERVELLO

Da un po’ molti ricercatori, medici e scienziati lo sostenevano, diciamo che i ricercatori del King’s College di Londra hanno messo un punto in più sulla questione. Le droghe leggere non lasciano danni permanente al cervello, certo bisogna escluderne l’abuso prolungato e continuativo. Però niente paura per tutti quei ragazzi che negli anni sessanta/settanta, pantaloni zampa di elefante, capelli lunghi, gonne larghe svolazzanti, zoccoloni, e musica rock, hanno provato svariate volte l’estasi di una pasticca di LSD o di un funghetto e che insieme, chitarra i mano, si sono passati quella canna di marijuana che li faceva sentire leggeri. Sotto osservazione sono finiti novemila inglesi di 50 anni, sottoposti a test cognitivi, di attenzione e di memoria, otto anni dopo aver risposto a un questionario sull’uso di droghe leggere. All’epoca il 6 per cento aveva ammesso di aver fumato marijuana nell’ultimo anno, e il 25 per cento di averla provata in precedenza almeno una volta nella vita. Percentuali più piccole, che andavano dal 3 all’8 per cento, riguardavano il consumo di altre undici sostanze illegali come amfetamine, Lsd, funghi allucinogeni, estasi e cocaina (che pure non rientra nella categoria delle droghe leggere).Fatta eccezione per un piccolo gruppo che dalle sostanze stupefacenti aveva sviluppato dipendenze gravi, gli altri se la sono cavata brillantemente nella batteria dei test. “Il risultato indica che non esiste un legame necessario fra uso di droghe leggere e compromissione delle facoltà cognitive a 50 anni”, spiega Alex Dregan del King’s College, che ha pubblicato il suo studio sull’ultimo numero dell’American Journal of Epidemiology.

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USA: OLIO PER FRIGGERE COME CARBURANTE BIO. I LADRI ALL’ASSALTO DEI RISTORANTI.

Va a ruba negli Stati Uniti? Che cos’è? Un nuovo profumo, un nuovo tipo di hamburger? No, l’olio per friggere dei ristoranti. Questo infatti è stato preso di mira dai ladri, che invece di colpire donne piene di gioielli, vanno a caccia di olio delle friggitrici. Ma perchè? Da quando il combustibile biologico è diventato un business, il prezzo dell’olio dei ristoranti è quadruplicato. Così si è accesa la fantasia dei ladri, che hanno visto nel commercio illegale del grasso uno spiraglio i tempi difficili.

Come sottolinea il New York Times, alcuni stati come California e Virginia hanno cercato di porre rimedio con delle leggi, e la Carolina del Nord si prepara a fare altrettanto. Diversi investigatori lamentano pero’ che e’ molto difficile essere presi sul serio dai tribunali quando sono oberati di lavoro per crimini di tutt’altro tipo.

Anche quando i ladri vengono acciuffati, e’ difficile incriminarli, perche’ non sempre e’ possibile stabilire quanto olio sia stato rubato e da dove, visto che i furti avvengono di notte ai danni di diversi ristoranti e il grasso viene raccolto in un unico contenitore. E a pagarne le spese sono soprattutto le imprese che si occupano dello smaltimento, che lamentano danni per centinaia di migliaia di dollari.

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NOVITA’ SUCCO DI FRUTTA: SE CONTIENE FRAGOLA E MELA DOVRA’ CHIAMARSI SUCCO FRAGOLA E MELA E NON MIX. W LA CHIAREZZA

Questa settimana il parlamento europeo ha approvato una nuova serie di regole più attente ai consumatori nell’etichettatura di succhi di frutta e nattari: le nuove leggi mirano a prevenire nomi potenzialmente fuorvianti per succhi misti e diciture varie. Nel caso di mix di succhi di frutta, in futuro in etichetta dovrà essere riportata una dicitura che ne rifletta il contenuto. Ad esempio, una miscela con il 90% di mela e il 10% di succo di fragola dovrà essere chiamata “mela e succo di fragola”, mentre attualmente può essere etichettata semplicemente “succo di fragola”. Un nome generico come “succo misto” potrà essere utilizzato se ci sono tre o più fonti di frutta.

Importanti novità anche sulle indicazioni tra ‘succo’ e ‘nettare’ e sulla presenza di edulcoranti. In futuro, i succhi di frutta non dovranno contenere zuccheri o edulcoranti per definizione. I ‘nettari’, invece, che sono a base di purea di frutta con aggiunta d’acqua, potranno averne. Le etichette “senza aggiunta di zucchero” non saranno consentite a nettari che contengano dolcificanti artificiali, come ad esempio la saccarina, per evitare la potenziale confusione.

Novità anche per quanto riguarda il succo d’arancia. Lo sapevate che la maggior parte dei succhi di frutta venduti come “succo d’arancia” contengono fino al 10% di succo di mandarino? Questa pratica è comune in Brasile e negli Stati Uniti, che detengono una grossa quota del mercato europeo. Per mantenere condizioni di parità, tutti i succhi d’arancia importati, cosi come quelli fabbricati nell’UE, dovranno essere puri per essere venduti come tali, o dovranno includere il mandarino nel nome del prodotto.

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IL 2011 SECONDO GOOGLE: L’ITALIA FRA PAURA E SPERANZA. LE PAROLE PIU’ CERCATE SONO MARCO SIMONCELLI E BACKUP!

A pochi giorni dalla fine del 2011 si inizia a tirare le somme su ciò che è stato e non è stato di questo anno. Il 2011 è stato l’anno dei disastri ambientali (italiani ed internazionali), l’anno di rivoluzioni e lutti. Questa è un pò la descrizione che Google fa degli ultimi dodici mesi nel video associato allo “Zeitgeist 2011″, la top ten delle parole più cercate sul maggior motore di ricerca.

Carrellate di immagini dallo tsunami in Giappone, alla primavera Araba, dall’indipendenza del Sud Sudan alla morte di Steve Jobs. Ma l’Italia come appare agli occhi del mondo? Google la definisce una nazione sospesa tra paure e voglia di futuro. La lista delle parole “emergenti” in Italia, quelle cioè che hanno avuto un boom di crescita rispetto al 2010. Si apre infatti con il nome di Marco Simoncelli, il giovane campione di motociclismo morto in gara a Sepang il 23 ottobre, e si chiude con quello del conduttore televisivo Lamberto Sposini, colpito ad aprile da un’emorragia cerebrale. Anche la categoria Notizie rivela che a impressionare gli italiani sono stati soprattutto fatti tragici, come l’omicidio di Melania Rea e quelli di altre due giovani donne, Yara Gambirasio e Sarah Scazzi. Un’impressione così forte da far occupare al delitto di Ascoli due posizioni nella classifica delle notizie più cercate al mondo, dove compare anche Sposini.

Ma non è solo buio. Il paese cambia abitudini e parte da uno dei luoghi chiave della nostra cultura, la tavola. Tra i cibi più cliccati dagli italiani su internet compare la cheesecake al primo posto, seguito da cupcakes e macarons, dolcetti americani e francesi, e dal couscous nordafricano. Anche la tecnologia sembra pane per gli italiani: nella categoria “Come fare..” oltre alla parola soldi, compaiono termini come screenshot e backup.

L’immagine dell’Italia è quindi un mix di paure e voglia di rinnovarsi, quale prevalerà nel 2012? Il video di google termina con “Search on”, la ricerca non è ancora finita.

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