18 May 2012

BOSSI: “MONTI RISCHIA LA VITA, IL NORD LO FARA’ FUORI”. CHOC LEGA CHE SUBITO SI RIPRENDE: “SCHERZAVO”.

Le dichiarazioni sono al limite della tolleranza. Bossi usa parole choccanti sul premier Monti: “Rischia la vita, perché il nord lo farà fuori”. Ha replicato così, il leader del partito della non tolleranza, a chi gli ha chiesto se il premier Monti proseguirà anche dopo il 2013. Una frase, quella di Bossi, che si aggiunge ad altre dichiarazioni sull’attuale governo. Monti e Berlusconi? gli chiedono: “Uno gratta e l’altro tiene il palo”.

Insomma un amore i frantumi quello di Bossi e Berlusconi, deceduto per l’avvicinamento del Cavaliere all’attuale governo. Un affronto per il Senatur che ora non ne fa passare liscia una. Le parole del leader leghista suscitano l’indignazione, l’allarme e l’ironia di numerosi esponenti politici. Pierferdinando Casini, ad esempio, commenta così su Twitter: «Dopo le minacce di stasera a Monti bisogna veramente consigliare a Bossi un piccolo periodo di riposo!». Per Massimo Donadi, capogruppo alla Camera dell’Idv «Bossi parla come un terrorista». Vendola, leader di Sel, parla di «un linguaggio inaccettabile in un consesso civile. Bisogna smetterla di considerare folklore l’uso di un linguaggio violento e intollerante da parte del leader leghista». Mentre per Francesco Boccia del Pd «il signor Umberto Bossi è chiaramente incapace di intendere e di volere».

Ma Bossi torna subito su i suoi passi: “Ho minacciato di morte Monti? È Monti che minaccia di morte noi… Ho detto che Monti nella testa dei padani non è ben visto perché ci porta la povertà e poi anche la mafia. I giornalisti travisano, non si smentiscono mai quelle teste di legno”. La frittata è stata girata, forse per l’ennesima volta. Ma non era Berlusconi che diceva le cose e poi si scusava dicendo “scherzavo?”.

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IL CONGRESSO DEI GIOVANI DEMOCRATICI: NUOVO SEGRETARIO A FINE MARZO. “SE PER LEGGERE LE NOSTRE IDEE, TI SEI INCLINATO A SINISTRA, SEI GIA’ SULLA BUONA STRADA”.

I Giovani Democratici, come dice la parola stessa, sono l’organizzazione giovanile del Partito Democratico, e sono una delle più grandi a livello nazionale: nel 2011 hanno dichiarato circa 48.000 iscritti, tutti tra i 14 e i 29 anni (limite massimo di età).

Alla fine di marzo, saranno chiamati a scegliere il nuovo segretario: nel 2008, anno di costituzione ufficiale dei GD, votarono in 121.623 e fu eletto segretario con il 72% dei voti, Fausto Raciti.
I Giovani Democratici non concorrono direttamente a nessuna carica elettiva pubblica, se non individualmente all’interno delle liste del PD: la loro attività politica si incentra quindi quasi esclusivamente su campagne tematiche relative a questioni che interessano direttamente le persone tra i 14 e i 29 anni.

Come previsto dallo Statuto nazionale, questa primavera si terrà il primo congresso nazionale dell’organizzazione, con un rinnovo a tutti i livelli degli organi dirigenti. Ma i GD non adotteranno le primarie.  Questo potrebbe sorprendere molti. Già le primarie del 2008 vennero digerite dall’allora Comitato promotore nazionale dei Giovani Democratici solo grazie alle pressioni di Walter Veltroni, allora segretario del PD, che minacciò di “staccare la luce” nel caso queste non si fossero tenute. L’esperienza delle primarie del 2008 ha lasciato molte perplessità in moltissimi militanti e dirigenti dei Giovani Democratici, che non sono un’organizzazione che concorre alle elezioni: alla fine si presentarono ai seggi quasi esclusivamente gli iscritti, che sarebbero stati comunque consultati in un congresso, e nei luoghi in cui gli organi dirigenti erano contesi da più gruppi andarono a votare più gli amici e i parenti dei candidati che chi era realmente interessato alla politica. La decisione di preferire il congresso alle primarie è stata comunque presa all’unanimità dalla direzione nazionale. Alla fine, dopo tutte le modifiche, il congresso dei Giovani Democratici si è in trasformato in qualcosa di vagamente simile a delle primarie degli iscritti. Su due candidati.

Ma chi sono i candidati?  I candidati alla segreteria nazionale sono due e hanno profili non molto diversi: entrambi provengono dalla Sinistra Giovanile, entrambi sono considerati “bersaniani doc” e vicini alle posizioni post-dalemiane del gruppo di Fassina e Orfini. Il primo candidato è il segretario uscente Fausto Raciti, 27 anni, siciliano di Acireale, è stato dal 2004 al 2007 portavoce nazionale di Studenti di Sinistra e dal 2007 al 2008 segretario nazionale della Sinistra Giovanile. Il secondo è Brando Benifei  che è responsabile nazionale esteri uscente dei Giovani Democratici. Per quanto contrapposte, le loro due tesi non hanno contenuti politici molto diversi, anche perché entrambi sono sostenuti da aree politiche eterogenee. Si differenziano invece per lo stile: le tesi di Raciti sono molto tradizionali, mentre quelle di Benifei sono considerate più “leggere”.

Il Congresso Nazionale si terrà dal 23 al 25 marzo a Roma. Per il momento i primi dati dei congressi di circolo vedono Fausto Raciti in netto vantaggio. Intanto continua la campagna pubblicitaria.
“Se per leggere le nostre idee, ti sei inclinato a sinistra, sei già sulla buona strada”, così cita un loro manifesto.

 

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IMU ALLA CHIESA SI, MA LE SCUOLE NON COMMERCIALI SARANNO ESENTI. LE CEI E’ CONTENTA.

Monti lo aveva detto e si sta preparando a metterlo in atto. L’Ici alla chiesa ci sarà ma precisa alcune cose. ”Per le scuole e’ necessario precisare. Sono esenti dall’Imu quelle che svolgono attività secondo modalità non commerciali”. Mario Monti arriva a sorpresa in commissione industria al Senato e torna sull’introduzione dell’Ici per la Chiesa. Per spiegare che tipo di paletti sono stati messi. “L’Europa e il governo italiano affrontano i problemi a secondo della loro esatta incidenza senza pregiudizi ideologici” continua il presidente del consiglio. Il premier ricorda che “la definizione dettagliata degli aspetti più particolari” legati all’imu sulle scuole della chiesa è “demandata ad un successivo decreto del ministero dell’economia e delle finanze”. Nonostante ciò Monti fissa tre “parametri” come “strettamente necessari” e del tutto “ragionevoli”.

Il servizio dell’attività paritaria scolastica deve essere “assimilabile al pubblico” sotto il profilo dei programmi, dell’accoglienza di alunni disabili e dell’applicazione della contrattazione collettiva del personale. Secondo: il servizio deve essere “aperto a tutti i cittadini alle stesse condizioni”. L’esclusione e la selezione all’ingresso sia relativa al merito e non dovuta da norme “discriminatorie”.

Infine, l’organizzazione della scuola, anche dal punto di vista delle rette, deve essere tale “da preservare senza alcun dubbio la finalità non lucrativa”. Gli “avanzi” dunque non siano un “profitto” ma “sostegno direttamente correlato ed esclusivamente destinato alla gestione dell’attività didattica”.

La Cei si ritiene soddisfatta: “Scuole e oratori sono attività no profit e non ha senso tassare attività che hanno chiara rilevanza pubblica e sociale”.

Nei giorni scorsi infatti il consiglio dei ministri aveva approvato un emendamento al decreto liberalizzazioni per i trattamento fiscale di favore sulle proprietà ecclesiastiche. ”Il maggior gettito sarà destino alla riduzione delle tasse”. L’emendamento prevede che siano sottoposti a tassazione tutti gli immobili all’interno dei quali si svolgano attività commerciali, capovolgendo il meccanismo di esenzione in vigore finora.

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PRIMO VIA LIBERA AL DIVORZIO ABBREVIATO: L’ATTESA RIDOTTA AD 1 ANNO DALLA SEPARAZIONE.

Primo via libera in commissione Giustizia alla Camera al testo sul divorzio breve, che riduce letteralmente i tempi della separazione tra coniugi. Sono stati respinti tutti gli emendamenti (di Lega e Radicali) e quindi resta la proposta che stabilisce che per ottenere il divorzio non si dovranno più aspettare tre anni ma uno, da quando partono le pratiche per la separazione, e due in presenza di figli minori.

Un successo per tutti coloro che dopo un matrimonio andato male, vogliono rifarsi una vita. Un cambiamento anche per quanto riguarda la comunione dei beni: il testo prevede che in caso di comunione dei beni, questa si sciolga, nel momento in cui il magistrato, in sede di udienza, autorizza moglie e marito a vivere separati.

Un nuovo testo per il divorzio era una necessità, vista anche la normativa Comunitaria che consente ai cittadini italiani di ottenere il divorzio all’estero, in un Paese membro dell’unione, con una legge molto più permissiva della nostra.

La Romania è una meta prediletta stante il basso costo dei monoocali e una modesta “invadenza” burocratica. «Si chiama turismo divorzile – chiosa l’avvocato Gian Ettore Gassani, presidente dell’Ami, Avvocati matrimonialisti italiani – che sarebbe stato possibile sconfiggere in maniera molto semplice: eliminando del tutto la separazione che attualmente esiste solo in Polonia, Irlanda del Nord, Malta e Italia e che è perfettamente inutile visto che sono nel 2% dei casi chi si separa poi non divorzia. Così abbreviando anche un iter giudiziale che può arrivare anche a 15 anni con costi notevoli per i singoli e il sistema giudiziario».

 

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SONDAGGI: PDL, DA PARTITO DI MASSA A PARTITO DIMESSO. SECONDO ALCUNI SONDAGGISTI, RISCHIEREBBE IL FALLIMENTO.

I sondaggi dicono molto, ma i sondaggisti si tengono cauti. Il Pdl rischia il fallimento, a dirlo sono i dati percentuali. Il Popolo delle Libertà, secondo i sondaggi, è in caduta libera: tra il 22 e il 23%, una debàcle per chi partiva dal 35%.
Il Corriere della sera ci racconta la situazione:

 Anche i sondaggisti si tengono cauti, a cominciare da Alessandra Ghisleri, esperta di cui Silvio Berlusconi si fidamolto: «Tra elezioni nazionali e amministrative ci sono molte discrepanze. Qui conta moltissimo il candidato. Prendiamo Genova: ha vinto Marco Doria, spinto da Sel. Ma è evidente che il Pd ha un consenso ben maggiore di quello che è sembrato nel voto». Poi c’è la questione del governo tecnico: «Ora l’attenzione è rivolta alla crisi, ai temi della precarietà, all’economia in difficoltà. È normale che i partiti cerchino di apparire poco, che stiano in disparte». Meno visibilità, meno voti. Che rischiano di fuoriuscire, almeno in parte, in direzione delle liste civiche. Grandi manovre sono in corso, da parte di esponenti amministrativi che cercano di smarcarsi dai loro tradizionali partiti di riferimento e di accoppiarsi trasversalmente. Ma gli stessi partiti, vista la situazione, ne approfittano: «Alcune liste civiche nascono in concorrenza diretta, con episodi al limite, come quando ci sono omonimie che servono a confondere l’elettore. Ma altre sono usate dai partiti, a supporto». Detto questo, è difficile fare previsioni: «Ancora non ci sono i candidati — spiega la Ghisleri—e non sappiamo quali alleanze si faranno e dove».

Nicole Piepoli, dell’omonimo istituto, invece la pensa diversamente:

«Le nostre valutazioni nazionali sono di una lieve flessione del Pdl, ma non più di tanto. Rispetto a 100 giorni fa, valeva 24 punti e ora è sullo stesso livello. Non è né emerso alla luce della gloria, né travolto dal disastro ». Piepoli non condivide la retorica dei partiti in crisi: «Mi sembrano solidissimi. E saranno tanto più forti quanto appoggeranno Monti». Premier al quale Piepoli guarda con meraviglia: «Ha una fiducia dei cittadini superiore al 60 per cento. Per raggiungere una soglia simile bisogna tornare al ’94, primo governo Berlusconi. Il governo Monti è un calabrone. Gli scienziati sostengono che il calabrone non può volare. E invece lui vola e se ne frega della scienza. Così Monti: è un governo paradossale, dice l’esatto opposto di quello che diceva Berlusconi e che teoricamente si dovrebbe dire agli elettori. E nonostante questo continua a crescere ».

Il presidente di Swg Roberto Weber ha la sensazione «che il Pdl sia in una fase di decremento progressivo di cui per la prima volta non si coglie il punto d’arrivo». Ma Weber sui partiti la pensa all’opposto di Piepoli: «Sono in una crisi profonda. Lo erano già da prima, ma Monti ha fatto da grande acceleratore. C’è un progressivo frammentarsi della politica, che si vede anche dal peso enorme che stanno assumendo i candidati. Già in passato c’era una distanza, ma ora la discrasia sta diventando enorme: in diverse situazioni sindaci uscenti, magari riconfermati, hanno lasciato il loro partito per formare una lista civica e ricostruire un’altra realtà ». Il territorio, è convinto Weber, darà risposte differenziate: «È più probabile che al Sud, dove la contrattazione sui consensi passa anche attraverso canali non politici, i partiti mantengano una loro forza. Ma al Nord ci potrebbero essere molte sorprese. Con la certezza di una Lega che regge bene e che capitalizza gli elementi disaggregativi del Pdl».

 

 

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CHIAMATI IN AIUTO I LETTORI DEL MANIFESTO PER SALVARE IL GIORNALE DAL FALLIMENTO

Lo storico quotidiano Il Manifesto, pietra miliare di tutte le Case del Popolo insieme all’Unità, rischia il fallimento. Il ministero per lo Sviluppo economico ha avviato la procedura di liquidazione coatta amministrativa della cooperativa e proprio per questo è stata lanciata una campagna a sostegno del giornale, che noi condividiamo, perché la pluralità d’informazione continui ad esistere.  Insomma i tagli all’editoria continuano a mietere vittime e a minare ancora una volta la libertà d’informazione.

Secondo il direttore del quotidiano, che domani sarà lo stesso in edicola, “se il ‘Manifesto’ morirà questo mercato così fatto come lo stiamo conoscendo avrà vinto e la sua legge sarà legge per tutti. Se sopravviverà, se questa anomalia politica sopravviverà, forse avremo una speranza di cambiare il Paese, la nostra vita e la politica”. La Rangeri conclude il suo appello chiedendo ai lettori di “comprare il giornale tutti i giorni. So che la crisi stringe ma la nostra sopravvivenza è legata alla vostra fedeltà. Noi abbiamo fatto sacrifici grandissimi ma adesso non ce la facciamo più da soli, abbiamo bisogno di un continuo quotidiano aiuto”.

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I NOSTRI SOLDI A PARTITI CHE NON ESISTONO PIU’.

Da destra a sinistra si continua ad intascare soldi pubblici senza che i partiti in questione siano ancora esistenti. La Margherita – dio l’abbia in gloria – ha continuato a prendere soldi fino al 2011, grazie al “giochino” marcio dei rimborsi elettorali al quale hanno partecipato anche Forza Italia, Alleanza Nazionale e DS. Ma, udite udite, anche partiti che fino a ieri gridava a squarciagola un ritorno all’onestà politica e intellettuale quali la Sinistra Arcobaleno, nata e morta in un batter di ciglia, sta godendo dei rimborsucci, soldi nostri, sempre nostri.  Ma che fine fanno questi soldi nostri? A volte i soldi vengono ripartiti, o spartiti, tra i partiti nati dalla morte dei vecchi.  Altre volte rimangono là, fermi ad accomularsi, soldi su soldi, sempre nostri, senza sapere che destinazione avranno se non quella di rimanere inutilizzati. A leggere le cifre c’è davvero di che incazzarsi, ancora. Volete un po’ di numeri?  Nell’ultimo bilancio presente alla Camera, quello del 2010, il patrimonio netto di An supera gli 83 milioni di euro, mentre l’avanzo è di 6.683.294 euro, purtroppo tutti soldi fermi lì, contesi per colpa della causa di divorzio tra Fini e il trio La Russa, Gasparri, Matteoli. Per quanto riguarda Forza Italia nel 2010 il bilancio chiude in passivo, pur avendo intascato tra il 2055 i il 2011 circa – arrotondo per difetto – 97 milioni di euro. Nella relazione che accompagna il rendiconto, è Sandro Bondi a spiegare che Forza Italia è intervenuta “a sostegno dell’attività del Pdl da un punto di vista organizzativo e operativo tramite la messa a disposizione di diverse strutture periferiche e di proprie strutture centrali”. E noi rispondiamo: certo, certo.  Vogliamo parlare dei furboni del deserto della sinistra? I DS non esistono più dal 14 ottobre 2007, giorno di nascita del Partito democratico. Non partecipano più ad alcuna elezione, quindi, ma come per An e Forza Italia, continuano a ricevere i rimborsi delle politiche 2006 (solo per il Senato, alla Camera correvano nell’Ulivo), e delle regionali del 2005. Prendono quindi 11milioni e 729.880 euro nel 2008. Poco meno, 11milioni 104.087 euro, nel 2009. 9 milioni 446.375 euro nel 2010, quando non ci sono più i rimborsi delle regionali del 2005, ma c’è l’ultima rata del Senato e ci sono ancora le consultazioni di Molise e Sicilia. Infine, nel 2011, l’ultimo rimborso per il Molise: 32.605 euro. Tutti soldi che non sono confluiti nel Pd, che rivendica di vivere sui suoi rimborsi. I Ds, nel bilancio 2010, conteggiano un avanzo di 5 milioni e 588mila euro. In quell’anno, già defunti, hanno ricevuto 9milioni e 515mila euro di contributi da persone fisiche, e altri 9 milioni e mezzo sotto la voce: altri. Anche la Margherita sfrutta il giochino. A bilancio 2010 si leggono proventi per 14.882.090 euro, ma anche oneri di gestione di 14.474.277 euro. L’avanzo finale, sopra il quale è leggibile la firma dell’ormai ex tesoriere Lusi, è di 976.676 euro. C’è anche una relazione, in cui Lusi spiega che nell’esercizio 2010 la Margherita “ha perseguito nell’attività di supporto del Pd per il rinnovo dei consigli regionali e le altre elezioni amministrative che si sono svolte”. E che ha ricevuto da Partito democratico per l’affitto della sede di Sant’Andrea delle Fratte 3 milioni di euro. Uniti nell’Ulivo non è mai stato un partito, era la coalizione che teneva insieme Ds e Margherita alle elezioni del 2006. Non è più esistita, dopo la caduta del governo Prodi. Nel 2008 è infatti nato il partito democratico, e il simbolo che più di tutti ricordava il professore è finito in cantina. Eppure, anche l’Ulivo ha ricevuto soldi pubblici dal 2008 in poi. Oltre 23 milioni di euro nel 2008, per le politiche del 2006 e per le europee del 2004 e le regionali del 2005. 14 milioni e 24.591 euro nel 2009. Oltre 15 milioni nel 2010. Soldi che sono andati – anche quelli – ai reduci di Ds e Margherita. E vai di tango.  E la Sinistra Arcobaleno, l’unione di quelli che predicano bene e razzolano male, durata davvero uno sputo? Anche questa coalizione ne ha presi di soldi nostri: 1 milione 914.428 euro nel 2008, 1 milione 668.569 euro nel 2009, 1 milione 794.742 euro nel 2010 e ancora 1.730.152 euro nel 2011. E infatti, l’associazione, con sede a Roma in via Napoleone Terzo 28, chiude il bilancio 2010 con un avanzo di 696.594 euro. E questo,cari politici,  non è un po’ come rubare?

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CANCELLIERI: “POSTO FISSO VICINO A MAMMA”. FORNERO: “ILLUSIONE POSTO FISSO PER TUTTI”. E I GIOVANI ITALIANI SI INCAZZANO

Certo che per essere un governo tecnico che più che parlare doveva fare, di cose ne sta dicendo.  E così dopo la dichiarazione del vice ministro Martone che diceva che “laurearsi dopo i 28 anni era da sfigati”, quella di Monti che “il posto fisso è noioso” arriva a dar manforte al concetto anche la Cancellieri adducendo che i giovani italiani oltre ad essere sfigati e noiosi sono pure mammoni. D’altra parte si cerca la soluzione facendo appello sulla necessità di agire  in fretta sulla riforma senza però dare false illusioni e nessuno e a tal proposito si fa viva anche la Fornero, che durante l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Torino ha dichiarato : “ ”Bisogna spalmare le tutele su tutti, non promettere il posto fisso che non si può dare. Questo vuol dire fare promesse facili, dare illusioni”. Si fa sentire la Camussso : “Questo è un governo che spesso pensa di non dover rendere conto a nessuno e quindi immagina di poter procedere anche da solo”.  Una cosa è certa, i giovani italiani sono sempre più incazzati, anche perché un dato inequivocabile smentisce oggi le parole del ministro cancellieri: oltre settantamila giovani laureati ogni anno si muovono dal Sud Italia verso il Nord per cercare lavoro. E forse, caro ministro, questo proprio un bene non è. Non perché questi ragazzi si allontanano dalla mamma, ma perché se ne vanno dal territorio dove sono nati e cresciuti e che come non mai avrebbe bisogno di loro per diminuire quel divario che ci fa parlare ancora nel 2012 di questione meridionale da risolvere.

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“NON VOGLIO IL DOPPIO STIPENDIO”. IL NEODEPUTATO DEL PDL CHIEDE LA RINUNCIA, LA CAMERA NON ACCONSENTE. UN SANO C’ERA.

Un eroe c’era. Anche se la parola eroe è più giusta per altre tipo di rinunce o di atti. Chiamiamolo “normale”. Marco Airaghi, neodeputato del Pdl, e direttore generale dell’Agenzia Industrie Difesa, aveva chiesto di non ricevere l’indennità parlamentare, visto che, già veniva retribuito per la sua professione.
Niente da fare, la Camera ha stabilito che è impossibile rinunciare alla retribuzione prevista per legge.  “La prima cosa che ho chiesto alla Camera e’ stata la possibilita’ di non ricevere l’indennita’ parlamentare”, spiega all’Adnkronos Airaghi, che due giorni fa ha preso il posto di Antonio Verro attualmente membro del Cda Rai. “Mi sembra una richiesta logica perche’ io sto gia’ lavorando per lo Stato italiano alla Difesa”, continua. Alla Camera non si ricordano casi simili, cosi’ gli uffici hanno fatto delle verifiche, ma il verdetto e’ stato senza appello: “Non e’ possibile rinunciare all’indennita’ – riferisce il neodeputato – perche’ e’ prevista da una legge statale”.

Nonostante i tempi di crisi, anche l’unico deputato in Italia che voleva far risparmiare qualche soldino allo Stato, dovrà accettare due stipendi. Airaghi ha inoltre sollecitato verifiche sulla sua posizione: “Ho chiesto al presidente Fini – conclude – di attivare gli uffici della Camera per valutare eventuali profili di incompatibilita’ tra la carica di deputato e il mio incarico alla Difesa in modo tale che, se sara’ acclarata un’incompatibilita’, io possa fare una scelta”.

Un eroe? No, anche il deputato non vuole essere definito così. Ma sicuramente passerà alla storia. Ma perchè la Camera non ha accettato? Sicuramente per il rispetto della legge, ma ci può essere anche dell’altro. Innanzitutto se avessero accettato questa rinuncia, avrebbero creato un caso, e tutti gli altri, coloro che invece questa rinuncia non sono pronti a farlo, sarebbero stati perseguitati. Ma Mario Monti può rinunciare allo stipendio da Premier e un deputato no? La legge italiana può essere anche questo.

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POLITICA VS MAGISTRATI: 1-0

Passa l’emendamento del leghista Gianluca Pini che prevede la responsabilità civile dei magistrati con uno scrutinio segreto . I voti a favore sono stati 261, 211 i contrari benché il Governo si fosse contrario. L’esecutivo infatti non aveva approvato parere l’emendamento che prevede, in particolare, che “chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento” di un magistrato “in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni o per diniego di giustizia”, possa rivalersi facendo causa allo Stato e al magistrato per ottenere un risarcimento dei danni. Sicuramente Berlusconi se la starà ridendo sotto i baffi, cosa che di certo non fa Di Pietro che preannuncia già una nuova “rivolta dei forconi” da parte della popolazione.   Il ministro della Giustizia Paola Severino commenta a caldo l’esito del voto: “Il Parlamento ha votato ed è sovrano, ma confidiamo che in seconda lettura si possa discutere qualche miglioramento perchè interventi spot su questa materia possono rendere poco armonioso il quadro complessivo”. “Ci sarà una seconda fase”, aggiunge. L’auspicio è che “ci siano gli spazi per un’ulteriore riflessione sul tema, per riaprire il dialogo e verificare se vi siano soluzioni diverse”. Insomma però per ora questo è il risultato: Polica 1 Toghe 0.

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