23 February 2012

REDDITI ONLINE: PUBBLICATI I DATI DEI MINISTRI. PASSERA IL PIU’ RICCO CON 3,5 MILIONI, PRESTO LA DIMINUZIONE DELLO STIPENDIO.

Monti lo aveva chiesto, e dopo qualche giorno di ritardo, ecco la lista dei redditi dei Ministri. Per il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera un reddito 2011 di circa 3,5 milioni. Per il responsabile del Viminale Annamaria Cancellieri un compenso annuo lordo di oltre 183mila euro. Mario Monti lo ha annunciato ieri in visita alla comunità finanziaria milanese, ma ha aggiunto dell’altro.

Il Premier infatti ha dichiarato che per chi, come il Ministro Passera, ha un reddito cospicuo, verrà adottata una diminuzione dello stipendio:
Il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, nel 2011 ha avuto un reddito complessivo di circa 3,5 milioni di euro, su cui ha pagato 1,4 milioni di tasse. È quanto emerge dalla posizione patrimoniale e reddituale pubblicata sul sito del ministero. Da ministro, il compenso scenderà a 220mila euro circa. Nel patrimonio figurano, tra l’altro, depositi per 8,8 milioni sostanzialmente derivanti dalla vendita delle azioni Intesa, azioni, obbligazioni, una casa a Parigi e una Mercedes.

Per quanto riguarda il Viminale, il ministro dell’Interno Cancellieri, 68 anni, dichiara un compenso annuo loro pari a 183.084,35 euro. Tra i beni immobili, figurano due appartamenti di proprietà a Milano e l’abitazione principale a Roma. Il ministro dichiara la proprietà di tre box, due a Milano e uno a Roma. Un fabbricato (negozio) in comproprietà (al 50%), un magazzino (2,5%) sempre a Milano e un fabbricato (appartamento) in comproprietà (50%) a Palazzolo Acreide (Sr) e fabbricati in comproprietà (20%) per attività agricola.

Ci sono poi i dati relativi alla Funzione pubblica: nel 2010 quando ancora non era ministro, Filippo Patroni Griffi ha guadagnato 504.367 euro lordi e ha pagato un’imposta lorda di 209.657 euro. Il ministro poi per il suo incarico riceverà dal novembre scorso un compenso lordo annuo di 205.915,54 euro come emerge dalla scheda sulla trasparenza della posizione patrimoniale e reddituale dei titolari di cariche di governo pubblicata sempre sul sito del ministero. Patroni Griffi risulta poi proprietario della casa adibita ad abitazione principale e di quote in nuda proprietà in altre 4 abitazioni più un terreno. Ha una Bmw320 del 2005, una Ford Fiesta del 2010, una Toyota Yaris del 2001 e una moto del 2005.

Il ministro della Difesa Giampaolo di Paola dichiara un reddito di 199.778,25 euro, a decorrere dal 16.11.2011. Per il 2011 ha percepito 25.179,17 lordi. Non ha altri incarichi o rapporti di lavoro dipendente con pubbliche amministrazioni. Non sono in essere rapporti di lavoro dipendente, percepisce una pensione. Nell’anno 2011 ha percepito i seguenti emolumenti lordi: 314.522,64 euro di pensione provvisoria; 29.441,44 euro per servizio all’estero. Per quanto riguarda i beni immobili, l’abitazione principale è una casa di proprietà a Livorno di 130mq, con quota di titolarità del 50%. Ha due autovetture, una Mercedes Classe B 180 CDI del 2009, e una Volkswagen Polo CV. Riguardo Strumenti finanziari, quote e azioni societarie, Attività patrimoniali di cui sono titolari interposte persone e fiduciari, il ministro ha 398 azioni Enel, 68 Finmeccanica, 14 quote Deutesche Telekom. Quote di fondi comuni di investimento: 1.468 quote di Pioneer Paesi Emergenti, pari a 15.000 euro, e 5.877 quote di Pioneer SSF Euro, pari a 30.000 euro. Altri depositi: Bot/Btp per un valore complessivo di 150.000 euro, una polizza assicurativa Generali di 85.000 euro e obbligazioni per 655.000 euro.

Il ministro dell’istruzione Francesco Profumo dichiara 199.778,00 euro. Come altri incarichi registra quello di professore universitario di ruolo Politecnico di Torino, in aspettativa senza assegni. Beni immobili, comproprietà a Albissola e Torino (appartamenti e garage) e tre case di cui due al 50%, a Torino e Salina. Poi ne ha una a Savona. Automobili, solo una Lancia Lybra del 2001. Azioni, 894 di Intesa Sanpaolo e 1210 del Monte dei Paschi di Siena. Poi 250 De Longhi, 262 Enel, 3630 di Telecom Italia, 5199 di Unicredit (registrate come “Prive di valore nominale” e 137 di Finmeccanica. Ha poi delle gestioni di portafogli di investimento Pioneer.

Dopo il tetto agli stipendi dei dipendenti pubblici, il governo varerà entro maggio un decreto per regolamentare le retribuzioni dei manager delle società partecipate dallo Stato. Spiega Patroni Griffi: “Sulle società c’è un’altra norma, un altro atto del governo le regolerà, un decreto che verrà emanato entro il 31 maggio”, riferendosi a misure di trasparenza su stipendi e patrimoni.

 

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BELLEZZE DIMENTICATE: TRIESTE VINCE LA PALMA DELLA CITTA’ PIU’ IGNORATA. LONELY PLANET STILA LA CLASSIFICA DEI SITI PIU’ AFFASCINANTI MA MENO CONSIDERATI.

Quante volte avete sentito dire che molti vanno all’estero in vacanza senza conoscere le bellezze dell’Italia? Molte. Una classifica pubblicata sul sito della Lonely Planet dice proprio questo. Il sito della casa editrice australiana, specializzata in guide turistiche, afferma che nonostante esistano città d’inconfondibile fascino e di estrema bellezza, capita che alcune di queste siano incredibilmente trascurate e poco battute dai turisti.

A vincere la palma della città sfigata è la nostra Trieste, una delle città più affascinanti del mondo, a poco apprezzata da chi vive fuori dai suoi confini. Planet ricorda che il capoluogo del Friuli-Venezia Giulia oltre a presentare un immenso lungomare in stile neoclassico è stato a lungo il porto chiave dell’impero austro-ungarico ed è anche il luogo dove James Joyce ha iniziato a scrivere l’Ulisse, forse l’opera più importante del ’900.

Ma perchè succede questo?  I motivi sono molteplici. A volte è la loro posizione geografica, lontana dai tradizionali percorsi turistici a renderle poco attraenti, mentre più spesso è la presenza, a poche decine di chilometri, di metropoli più glamour e famose a indurre i vacanzieri a ignorarle completamente. Perchè – si chiede la Lonely Planet – Trieste non è fra i must del turismo internazionale?

Alle spalle di Trieste si piazza Arras, borgo transalpino di circa 46 mila anime. Quest’angolo dimenticato nel nord della Francia presenta una splendida architettura fiammingo-spagnola e ospita ben 22 km di tunnel sotterranei scavati dai soldati durante la Prima Guerra Mondiale. Sul gradino più basso del podio troviamo non una città, ma un intero stato, il Gujarat, nel nord dell’India che troppo spesso è ignorato dai vacanzieri per la sua estrema distanza dai più tradizionali itinerari turistici. Eppure gli esperti della Lonely Planet consigliano caldamente di visitare questo territorio per ammirare le sue innumerevoli attrattive tra le quali l’affascinante isola di Diu, un tempo colonia portoghese e le piane di sale nell’area desertica del Piccolo Rann di Kutch, abitate dai fenicotteri e dagli asini selvaggi indiani. Seguono Chongqing, la più estesa città della Cina bagnata dal Fiume Azzurro e divisa tra la modernità dei suoi grattacieli e la nostalgia delle vecchie imbarcazioni ancorate nel porto, la scozzese Aberdeen, la “città di granito” che presenta una spiaggia graziosa e sabbiosa e che non è molto lontana dal castello Dunottar, il forte sulla scogliera dove Franco Zeffirelli nel 1990 ambientò il suo Amleto. Al sesto posto si piazza l’olandese Utrecht, il cui centro storico è circondato da un canale medievale ed è ricco di caffè bohémien, al settimo troviamo Meknès, città imperiale marocchina poco distante dalle antiche rovine romane di Volubilis e quindi la capitale finlandese Helsinki, ricca di edifici in stile liberty e nella quale da giugno ad agosto quasi tutte le notti splende il sole. Chiudono la top ten l’andalusa Jerez de la Frontera, patria del flamenco e dello sherry e Takayama, piccolo cittadina nipponica che con i suoi mercatini mattutini e le sue casette in legno ha conservato tante caratteristiche del Giappone dei secoli passati

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CHIESA VS ICI: MONTI DICE SI’ ALL’EMENDAMENTO PER I BENI IMMOBILI DELLA CHIESA.

L’Ici e la Chiesta è un duetto che agli italiani non va giù. Monti, a Strasburgo, ha comunicato al vicepresidente della Commissione europea Joaquin Almunia la sua intenzione di presentare al Parlamento un emendamento “che chiarisca la questione”. Il provvedimento, si legge nella nota di Palazzo Chigi, riguarderà anche gli edifici con attività commerciali all’interno dei quali vi sono locali adibiti al culto, come le cappelle. In questo caso si procederà con un frazionamento fiscale. Il portavoce della Cei Domenico Pompili ha subito fatto sapere: “Attendiamo di conoscere l’esatta formulazione del testo così da poter esprimere un giudizio circostanziato”.

Il Corriere della Sera fa un’esamina della questione:

I CRITERI – Questi i criteri: «L’esenzione fa riferimento agli immobili nei quali si svolge in modo esclusivo un’attività non commerciale; l’abrogazione di norme che prevedono l’esenzione per immobili dove l’attività non commerciale non sia esclusiva, ma solo prevalente;l’esenzione limitata alla sola frazione di unità nella quale si svolga l’attività di natura non commerciale; l’introduzione di un meccanismo di dichiarazione vincolata a direttive rigorose stabilite dal ministro dell’Economia e delle finanze circa l’individuazione del rapporto proporzionale tra attività commerciali e non commerciali esercitate all’interno di uno stesso immobile. Il presidente Monti – si legge ancora sul sito del governo – auspica che l’iniziativa del governo permetta alla Commissione europea di chiudere la procedura aperta nell’ottobre 2010».

LA REPLICA DELLA CEI - E non si è fatta attendere la replica della Cei: «Ogni intervento volto a introdurre chiarimenti alle formule vigenti sarà accolto con la massima attenzione e senso di responsabilita». «Ci auguriamo – prosegue la Cei – che sia riconosciuto e tenuto nel debito conto il valore sociale del vasto mondo del no-profit», aggiungono i vescovi.

IL BALLETTO DI CIFRE - L’esenzione dell’Ici alla Chiesa vale meno di 100 milioni di euro, visto che il rapporto finale del Gruppo di lavoro sull’erosione fiscale ha individuato quella cifra per quanto riguarda gli immobili di tutti gli enti no-profit, non solo quelli ecclesiali. È questa la posizione espressa a inizio 2012 da Avvenire che ha ricordato come l’esenzione dell’Ici per la Chiesa sia un «investimento» considerate le attività sociali svolte. In realtà, sul reale valore dell’Ici della Chiesa da anni va avanti un vero e proprio balletto di cifre. In pratica, da quando nel 2006 il governo Prodi con un decreto ha confermato l’esenzione (prevista da una legge del 1992 per tutti gli enti no profit a determinate condizioni) del pagamento dell’Ici per gli immobili della Chiesa, che «non abbiano esclusivamente natura commerciale».

I CRITICI – Tra i più critici verso l’esenzione Ici di cui la Chiesa gode assieme ad altri soggetti, ci sono i Radicali. Il segretario Mario Staderini, promotore di una campagna volta a svelare il «trucco» di alberghi e strutture in uso alla chiesa che non pagherebbero il dovuto, cita a sua volta stime dell’Associazione comuni italiani, secondo cui nel 2005 il mancato introito per queste esenzioni ammontava a più di 400 milioni di euro, cifra che oggi sfiora i 700 milioni alla luce della rivalutazione degli estimi.

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ATENE BRUCIA: MANIFESTANTI CONTRO IL PIANO DI AUSTERITY. “LA SCELTA E’ TRA SACRIFICI E QUALCOSA DI INIMMAGINABILE”.

Atene brucia. Il Parlamento approva le misure di austerity chieste dalla comunità internazionale e scoppia la guerriglia. Circa 60 feriti, tra i quali 40 agenti di polizia, 22 arrestati e una decina di palazzi in fiamme tra lanci di molotov e lacrimogeni.
Nel corso del pomeriggio i manifestanti sono diventati almeno 100mila e i cosiddetti “black bloc”  sono stati accolti con applausi. La sede di una banca, due cinema e una serie di negozi sono stati incendiati nei pressi dell’università, e le fiamme si sono estese ai primi piani dei palazzi che li ospitavano. Secondo i vigili del fuoco sono “oltre una decina, forse 18, gli edifici in fiamme nel centro di Atene, per incendi causati dal lancio di molotov nel corso degli scontri”. Tra le strutture incendiate anche un caffé della catena americana Starbucks e una filiale della banca greca Eurobank in piazza Korai.

Il pacchetto di austerity definito “lacrime e sangue” comprende misure molto dure che vengono contestate aspramente dalla popolazione greca ormai da tre giorni. Misure pretese dall’Ue e dal fondo monetario internazionale per dare via libera al secondo piano di salavataggio da 130 miliardi di euro: una radicale riforma del mercato del lavoro, con una profonda deregulation e una diminuzione di oltre il 20% del salaro minimo garantito e un taglio alle pensioni. Una drastica manovra che ha certamente fatto infuriare la popolazione. Ma non è finita qua: la manovra comprende anche la vendita dei “gioielli di famiglia”, come le quote pubbliche in petrolio, gas, acqua e lotteria.

Intervenendo in Parlamento il ministro delle finanze greco Evangelos Venizelos ha detto che “la scelta non è tra i sacrifici e non fare sacrifici, ma tra i sacrifici e qualcosa di inimmaginabile”.  In cambio, il progetto di accordo tra la Grecia e la troika (Ue, Bce e Fmi) prevede il via libera al nuovo piano di salvataggio da 130 miliardi di euro, con la possibilità di usufruire di 35 miliardi di prestiti dal fondo temporaneo salva-Stati Efsf, che andranno ad aggiungersi ai 4,5 miliardi dei ricavi dalle privatizzazioni e ai risparmi. Mercoledì è in programma a Bruxelles la cruciale riunione dell’Eurogruppo chiamato a dare il via libera allo stanziamento dei fondi.

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STANISLAO E OLIVIERO, EROI DELLA NUOVA RESISTENZA: DA DUE MESI SULLA TORRE

In pochi ne parlano di quei due tenaci, che da due mesi sono accampati sulla torre  fra i binari 21 e 22  della stazione centrale. Erano partiti in tre: Oliviero, Peppe e Carmine. Poi Carmine ha abbandonato il presidio per motivi di salute e Peppe perché voleva vedere se dal basso le cose si stavano smuovendo. A quel punto è salito Stanislao con Oliviero. Tutto il giorno in compagnia solo della loro protesta. Un bagno chimico, il sacco a pelo e nient”altro che la loro voglia di gridare, attraverso questo gesto, il dramma dei lavoratori Wagon Lits licenziati. Sotto la torre, accampati in tende, un’altra quarantina di operai a dare sostegno.  Quattordici gradi sotto zero, ogni tanto un po’ di calore da un treno che fischia  per solidarietà. Ma già 5 macchinisti sono stati sospesi per questo gesto.  E loro fermi, immobili, intransigenti, non li sposti con niente, hanno perso tutto e sono pronti alla protesta, quella vera, quella fatta di gesti che non si possono ignorare. Eppure nessuno dà voce a questi eroi della resistenza. Ma loro sanno che bisogna lottare fino alla fine, anche perché da quella torre hanno capito ancora di più che non sono soli, che non stanno lottando solo per loro. Perché da lassù, soprattutto di notte, si vede bene il formicolare di una Milano disperata: “Vediamo quelli che vanno a  dormire nei vagoni in parcheggio. Ci sono anche tanti ragazzi. Passano di qua, magari gli offriamo qualcosa di caldo. L’altra notte uno attraversava i binari, e se non era per le nostre urla ci lasciava la pelle. Il macchinista ci ha sentito, e ha fermato il treno mezzo metro prima di schiacciarlo”.

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MONTI: “IL POSTO FISSO? MONOTONO”. INSORGE LA POLEMICA. SUL WEB TUTTI CONTRO. MA SARA’ STATO FRAINTESO?

Monti fa doppietta, prima al Tg5 e poi a Matrix e scatta subito la polemica. Il presidente del consiglio ha affrontato, nelle due interviste, varie problematiche che riguardano il nostro paese, in particolare lo Spread, il lavoro e la fine del suo incarico nel 2013.
Oggi tutti sono arrabbiati, c’è chi chiede le scuse e chi non si capacita. Il punto sono le parole di Monti per quanto riguarda il lavoro, secondo il premier infatti, i giovani dovrebbero abituarsi a cambiare spesso lavoro, a non avere il posto fisso, il quale è molto monotono: “I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. E poi, diciamolo, che monotonia. E’ bello cambiare e accettare delle sfide”. ”L’articolo 18 non è un tabù. Può essere pernicioso per lo sviluppo dell’Italia e il futuro dei giovani in un certo contesto, ma può essere abbastanza accettabile in un altro contesto”. Mario Monti sottolinea la necessità di procedere “a una modifica del sistema di flessibilità in entrata e in uscita”. Per Monti è essenziale una “riforma degli ammortizzatori che tuteli il singolo lavoratore quando deve cambiare lavoro, senza legare la tutela del lavoratore a un posto di lavoro che diventa obsoleto”. La finalità principale della riforma del mercato del lavoro, per Monti, “è quella di ridurre il terribile apartheid che esiste tra chi per caso o per età è già dentro e chi fa fatica ad entrare. Bisogna ridurre questo divario”.

Le parole pronunciate da Mario Monti non sono passate ovviamente inosservate. La polemica era alla porta e sia da destra che da sinistra si levano le critiche. Francesco Storace, leader de La Destra, si affida all’ironia e ricorda che «Monti farà il senatore a vita e avrà il suo posto fisso, quindi dovrebbe fare molta attenzione quando usa le parole». «Mi indigno per la leggerezza con cui vengono dette certe cose – ha aggiunto intervenendo a Tgcom24 – davvero Monti pensa che si possa saltellare da un lavoro all’altro con tanta facilità come accade negli altri Paesi?».
«È stata una delle peggiori performance televisive del presidente del Consiglio – taglia corto Nicola Latorre, vicepresidente del Pd al Senato, prendendo la parola ad Agorà, su Raitre -. Teorizzare che la società non è dinamica perchè c’è l’articolo 18, perché c’è il posto fisso è una sciocchezza. Teorizzare che il posto fisso è noioso credo sia discutibile e io non la penso proprio così».

Ma al di là della polemica, le parole di Monti, suonano come un messaggi ai sindacati: per quanto si voglia tener fuori dalla trattativa, l’articolo 18, la flessibilità in uscita è al centro del progetto di riforma. Il ministro per lo Sviluppo Economico, Passera, sostiene il premier:  ”L’articolo 18 sarà uno dei temi, non l’unico del tavolo – dichiara nel corso della ‘telefonata’ di Belpietro, su Canale 5 -. L’obiettivo è di creare posti di lavoro in entrata in un mondo sempre meno fatto di cose programmabili a lungo termine”. ”L’intenzione del governo è creare nuovi posti. Sarà Elsa Fornero a coordinare il lavoro”, con lei “stiamo lavorando più che bene”. Tra cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga “si finisce per tenere certe volte in vita situazioni che non avrebbero giustificazione” denuncia il ministro. “Non si può parlare di flessibilità in uscita senza parlare di ammortizzatori sociali. Il mercato del lavoro oggi è fatto di persone molto garantite e persone troppo poco garantite. L’apartheid sta proprio nel concetto di un mondo diviso in due. Bisogna lavorare sulla riduzione dell’abuso del precariato mentre dall’altra parte ci sono regole che rendono difficile l’entrata nel mondo regolare del lavoro perché in taluni casi le tutele sono eccessive”.

Fraintese o no le parole del Premier rimbalzano con una scia di polemica nella rete. Su Twitter tutti sono contro. gli hashtag da seguire sono: #Monti, #postofisso, #monotonia e #vivalamonotonia. E i post di cittadini e uomini politici sono già centinaia. Tra gli altri, Paolo Ferrero, segretario della Federazione della Sinistra: “Sono d’accordo con Monti contro il posto fisso: se ne vada a casa”. E il tema del lavoro a tempo indeterminato s’intreccia con quello della riforma dell’articolo 18. “Non c’è bisogno di essere esperti: questo governo vuole cambiare i diritti dei lavoratori”. Poi: “Caro Monti, mi accontenterei volentieri della monotonia pur di avere una sicurezza per quanto riguarda il mio lavoro”.

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METEO: L’ITALIA TRA LA NEVE E L’ALLARMISMO. IN ARRIVO TEMPERATURE SIBERIANE.

Allarme maltempo e neve. L’Italia è in una morsa, tra le temperature gelide e l’allarmismo tipico all’italiana. La neve c’è stata, soprattutto al Nord, causata da un nucleo di aria fredda giunto dalla Francia, ma l’allarmismo ha vinto sopra la realtà. Al centro, a causa dell’ineguatezza dimostrata l’anno passato, tutto è stato chiuso, scuole, enti pubblici, e tutto ciò che si poteva, ma la neve c’è stata solo ad alte e medie quote. A Firenze, il Sindaco Renzi era pronto con un equipaggio da battaglia, ma ha dovuto far rincasare gli spalaneve molto presto.
Il meteo suggerisce un week-end siberiano, vento e temperature polari si scateneranno sull’Italia. Le previsioni parlano di fenomeni a prevalente carattere nevoso sino a quote collinari, ma anche in pianura e nelle coste. Per tutto il weekend vi saranno nubi irregolari e fenomeni sparsi, con temperature in ulteriore calo e giornate di ghiaccio sul Nord Italia. Al Centro invece, i venti freddi provenienti da est, arriveranno nella giornata di domani, facendo ulteriormente precipitare la neve anche a basse quote in Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo e Molise. Più a Sud nevicherà oltre i 1200 metri, forse persino oltre i 1400/1500 metri tra Calabria e Sicilia. In Sardegna, invece, non mancherà qualche spruzzata in collina nella parte nord, mentre sul settore meridionale vi potrebbero essere dei temporali, rovesci di pioggia e nevicate sui monti.

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“NON CI STO”. MORTO OSCAR LUIGI SCALFARO.

E’ morto all’età di 93 anni uno delle figure istituzionali più rilevanti degli ultimi decenni del mondo politico italiano. Oscar Luigi Scalfaro fu eletto in Parlamento nel 1946 e fu ininterrottamente deputato fino al 1992, quando, da presidente della Camera, fu eletto Capo dello Stato, carica ricoperta fino al 1999. Esponente importante della DC dell’ala più conservatrice, Scalfaro ha passato tutta la sua vita dedicandosi alla politica, ex magistrato  dall’83 all’87 fu ministro dell’Interno nei due governi Craxi. Presidente della Camera nell’aprile 1992, un mese dopo fu eletto presidente della Repubblica, succedendo a Francesco Cossiga, con i voti espressi da Dc, Psdi, Psi, Pri, Pds, Verdi, Radicali e Rete. E proprio Marco Pannella lo appoggiò con fervore indicandolo come “il Pertini bianco”. Il punto cruciale della sua carriera politica arriva nel 1993 con scoppio dello scandalo Sisde, relativo alla controversa gestione di fondi riservati.  Uno degli indagati, Riccardo Malpica, ex direttore del Sisde, affermò che Mancino e Scalfaro gli avrebbero imposto di mentire e che il Sisde avrebbe versato ai ministri dell’interno 100 milioni di lire ogni mese.  Da qui il famoso discorso a reti unificate che passò alla storia come il discorso del “Non ci sto”.  Il presidente della Repubblica parlò di “gioco al massacro” e diede una chiave di lettura dello scandalo come di una rappresaglia della classe politica travolta da Tangentopoli nei suoi confronti. Nei giorni successivi i funzionari furono indagati per il reato di attentato agli organi costituzionali, accusa dalla quale sarebbero stati prosciolti nel 1996 per decorrenza dei termini, ma senza formula piena. Nel 1994, intanto, i funzionari furono condannati, dimostrando la fondatezza della accuse di Scalfaro.

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GIORNATA DELLA MEMORIA

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.

Primo Levi, “Se questo è un uomo”

 

 

 

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MILLEPROROGHE, MOLTE NOVITA’ E SEMPLIFICAZIONI: AUMENTO COSTO SIGARETTE PER FINANZIARIE IL PREPENSIONAMENTO, SCADENZA DI CARTA DI IDENTITA’ IL GIORNO DEL COMPLEANNO, PANE FRESCO ANCHE LA DOMENICA, LE SCUOLE DOVRANNO ADOTTARE MISURE DI RISPARMIO ENERGETICO. LA FIDUCIA OGGI.

Sul decreto Milleproroghe il governo Monti ha deciso di mettere la fiducia, oggi il voto alla Camera  e successivamente quello al Senato. Le prime notizie parlano di un rincaro delle sigarette che andrà a finanziare il prepensionamento dei lavoratori “esodati”, cioè colori che hanno firmato accordi di uscita anticipata dall’impiego in vista del pensionamento. Un altro emendamento al Milleproroghe presentato dal governo nelle due commissioni di Montecitorio ha soppresso la sanatoria sull’affissione abusiva dei manifesti politici, già approvata dalle stesse commissioni.

Nel decreto anche le semplificazioni e cioè l’elimazione di ben 333 leggi dell’ordinamento italiano. Lo prevede l’articolo 65 di una nuova bozza del provvedimento sulle semplificazioni. La prima norma che sarà abrogata è del 1947. Si va dalla legge sui prospetti paga a norme di singoli atenei o a disposizioni per Expò già fatte.

Novità anche sul documento di identità. I documenti infatti “sono rilasciati o rinnovati con validità fino alla data, corrispondente al giorno e al mese di nascita del titolare, immediatamente successiva alla scadenza che sarebbe altrimenti prevista per il documento medesimo”. E’ quanto si legge nell’articolo 7 della bozza del provvedimento sulle semplificazioni nella quale si specifica anche che la nuova disposizione “si applica ai documenti rilasciati o rinnovati dopo l’entrata in vigore” del decreto.

Il decreto prevede anche altri cambiamenti: Il cambio di residenza sarà in tempo reale. ”L’iscrizione per trasferimento della residenza con provenienza da altro comune o dall’estero produce immediatamente gli effetti giuridici dell’iscrizione anagrafica”. Lo prevede in bozza l’articolo 5 del decreto legge sulle semplificazioni. “L’ufficiale d’anagrafe – si legge inoltre nel provvedimento – provvede, nel termine di due giorni lavorativi, a informare il comune di precedente iscrizione anagrafica mediante comunicazione da trasmettersi per via telematica”. Inoltre le domande per la partecipazione a selezioni e concorsi per l’assunzione nelle pubbliche amministrazioni centrali banditi dopo l’entrata in vigore del decreto saranno inviate esclusivamente per via telematica. Uno stop alle code agli sportelli comunali.

Il governo ha deciso anche di aprire a “percorsi sperimentali di semplificazione amministrativa per gli impianti produttivi e le iniziative di attività delle imprese sul territorio, in ambiti delimitati e a partecipazione volontaria”. I percorsi sperimentali saranno attivati da convenzioni stipulate da Regioni, enti locali, Camere di commercio, associazioni di categoria. Ulteriori semplificazioni si prospettano entro fine anno, dopo che il governo avrà valutato i risultati della sperimentazione. Novità anche per quel che riguarda i controlli sulle imprese, la cui disciplina è ispirata “ai principi della semplicità, della proporzionalità dei controlli stessi e dei relativi adempimenti burocratici alla effettiva tutela del rischio, nonché del coordinamento dell’azione svolta dalle amministrazioni statali, regionali e locali”.

Cambiano anche le regole per la circolazione dei tir, i quali potranno non continuare a circolare nei giorni “festivi” ma potranno viaggiare negli eventuali giorni precedenti o successivi alle festività. Anche per i fornai qualcosa cambierà, è stata infatti eliminata con l’articolo 43 la “soppressione del vincolo in materia di chiusura domenicale e festiva per le imprese di panificazione di natura produttiva”, quindi pane fresco anche la domenica.

Scuole, università, enti di ricerca dovranno adottare misure di gestione, conduzione e manutenzione degli immobili per contenere i consumi di energia e renderne più efficiente l’utilizzo. Lo stabilisce l’articolo 52 del decreto legge sulle semplificazioni, in bozza, dettando il termine di 24 mesi dall’entrata in vigore del provvedimento.

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