18 May 2012

CHE PRODEZZA, GLI OCCHI CHE NON SANNO INVECCHIARE

 

Mi invitano a trascorrere un pomeriggio con le persone di una casa di riposo.  Accetto.  Mi porto la chitarra. Entro nel salone. Una vetrata hollywoodiana sul mare. Sui muri una gigantografia di un bosco autunnale, di quando ti immagini sia bello camminarci dentro. Mi aspettano una trentina di anziani. Tra i 75 e i 95 anni. Si presentano col cognome, come ufficiali d’alto rango. Mentre sto lì in piedi penso che se sommiamo tutte le età in quella stanza, tocchiamo i 2000 anni. Sono tutti in tiro. Gli uomini giacca e cravatta, le donne con collane, ricordi di una bellezza scomposta in fattori. Che carini. Devono avergli detto che arrivava il Presidente della Repubblica. Mi chiedono quanti anni ho. A volte troppo pochi per sentirmi così. Perché la musica. Perché “non” la musica?, se mai. Se ho dei figli. Giro di iphone con la foto di Claudia che apre scenari mentali inspiegabili. Ad Anna sale il l’azzurro degli occhi fino a non farmi capire se la vetrata là fuori abbia fatto scivolare il cielo tra crepe invisibili fino alla sua faccia. Che prodezza gli occhi che non sanno invecchiare. Luisa si avvicina con la sua sedia a rotelle e mi fa:  “ Ti prendi cura di me? Non mi lasceranno mica per strada, vero? “. No, no, non succederà. Stai tranquilla.  Non sapevo di cosa parlasse, ma il necessario era tranquillizzare un terrore, da qualunque buio provenisse. Una signora viene persino da Berlino. Le improvviso i numeri in tedesco e i nomi di quelle quattro città che ho visto. Di nuovo, anche a lei sale il mento e i suoi occhi tornano giovani, partono. Dove, non è dato sapere. Giacomo e Maria non smettono un secondo di tenersi per mano. Giorgia, 93 anni mi chiede una raccomandazione per entrare in una compagnia teatrale (!), “visto che lei è dello spettacolo”. Giovanna mi racconta che suonava la fisarmonica, una volta. Questo fatto di dire “una volta”, poi è strano. Sarebbe più esatto dirle “ io rivoglio che quella volta sia questa” . Antonio si alza quando gli pare e si avvicina perentorio cantandomi La prima cosa bella, più o meno ogni 7 minuti.  Mi offrono un tè. Mi viene da distribuirlo. Io odio il tè. Per loro ne ho bevuto metà, immaginandolo vino. Un bacio ad ogni guancia. Mi regalano un vasetto di miele fatto in casa e un bulbo di una pianta di cui non mi vogliono rivelare l’entità “perché è una sorpresa”. Il mio inaspettato compenso. “Prenditene cura e vedrai”, mi dicono.  Ripenso alla vecchietta di prima. Tra uomini e piante, non c’è differenza. Entrambi mortali e bisognosi di cure. Solo che quando se ne va un albero fa più tristezza, perché tentava di eludere meglio di noi il limite di eternità.

Mi chiedono di suonare, se no che sono venuto a fare? Imbraccio la chitarra e mi chiedono cose mie. Gli suono una strofa di Piano, un pezzo de L’attesa, metà di Ciao Bambino e di Capo di Buona Speranza. La vecchietta della fisarmonica piange appena comincio a cantare, così all’altezza del secondo pezzo le do un tamburello  perché così non può andare avanti. Lei segue il tempo (anche piuttosto bene), e smette. Bastano i ruoli giusti. C’è anche un maestro d’ascia, uno di quegli artigiani padroni della tecnica di costruzione di una barca, di una nave. Uno che lavora con le mani il legno. Guai a chiamarlo falegname. Qui si parla d’artisti. Del mare sente ancora il rumore la notte, mi dice. Mica nelle conchiglie, sta.

Più ispirazione in un’ora e mezza che in mille pomeriggi di pongo.  Perché la saggezza è imprevedibile come le uscite di questi esseri umani tanto esperti della vita da tornarne bambini verso la fine.

Ma che ci fanno qua? No, dico, che ci fanno qua? Questi non sono malati. Hanno solo tanta strada negli occhi. E basta. Mica è un crimine. Vorrei essere loro figlio per portarli via. Fosse pure per una sigaretta sul molo.

Scatta l’ora di andarsene.  Ho solo 6 plettri in tasca. Li regalo tutti. Beatrice si commuove e mi fa “Lo terrò dentro al cuscino”.  Che piccolo tesoro.  Magari lì suona più prezioso che in mano mia.

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Emanuele Dabbono pubblica il suo Trecentoventi.

Emanuele Dabbono insieme ai Terrarossa è un cantautore italiano. Ha partecipato all’edizione di X-Factor nel 2008, classificandosi terzo. “Trecentoventi” (Grace Orange distribuzione Halidon) è il suo nuovo album di 13 tracce più una bonus track: è un disco che suona prevalentemente pop-rock, tra ballate e pezzi più ruvidi. Nel suo nuovo lavoro si evidenziano il suono delle chitarre e testi più o meno impegnati.
Intanto impazza su You Tube, il nuovo video e relativo singolo dal titolo “Ho Ucciso Caino” diretto da Francesco Guasconi (leader dei Marla Singer). Nei primissimi giorni della messa in onda, ha già toccato le 1000 visualizzazioni.
L’album sarà disponibile dal 20 Marzo su iTunes e in tutti i digital download a pagamento.
Si potrà acquistare il cd fisico sul sito della Halidon (www.halidon.it)
L’uscita del suddetto supporto in tutti i negozi, è prevista per il 16 Aprile.

 

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STANNO UCCIDENDO LA VOCE DELLA LIBERTA’: BLOCCO ECONOMICO A WIKILEAKS

C’è un unico scopo palese che sta dietro a questo blocco economico che non ha precedenti: tappare la bocca una volta per tutte all’unico vero sito d’informazione senza censure creato da Julian Assange. Un vero e proprio embargo a tutti gli effetti  imposto dai giganti Visa, MasterCard, PayPal, Western Union, Bank of America, che hanno bloccato tutte le donazioni al gruppo a partire dal dicembre 2010, dieci giorni dopo che Assange ha iniziato a pubblicare i cablo della diplomazia Usa.   E’ per questo che oggi Julian Assange dà il via a un’aggressiva campagna di raccolta fondi, che punta ad aggirare il blocco economico dei giganti del credito, perché “abbiamo ancora migliaia di documenti”, come racconta nel video che ‘l’Espresso’ e ‘la Repubblica’, media partner di WikiLeaks, pubblicano in esclusiva per l’Italia.  Ma la vera assurdità sta nel fatto che quegli stessi giganti che hanno imposto l’embargo a WikiLeaks, permettono ogni giorno di poter pagare attraverso carte di credito armi o fare donazioni a  gruppi razzisti come il Klu Klux Klan.  Per Assange non resta che la bollatura a “terrorista  high-tech” e la continua battaglia da combattere ogni giorno per la trasparenza dell’informazione, quell’informazione che fa troppa paura ai potenti per non essere vera.

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ROTTAMATORI, IL NUOVO CHE AVANZA?

Una costola dei rottamatori si è riunita sabato e domenica a Bologna, capofila della kermesse due giovani PD, Debora Serracchiani e Pippo Civitati. In platea ad ascoltare le proposte dei giovani Democratici anche il capogruppo alla Camera Dario Franceschini, che non è interventuto dal palco ma ha parlato di “una boccata d’ossigeno per il Pd”. La Serracchiani e Civitati tengono a precisare che  ”Non siamo una corrente e non abbiamo un capo politico”, fatto sta che questo pseudo-movimento sembra prendere forza e voler arrivare là, al centro del potere per cambiare un po’ di cose, ma soprattutto, come dice anche Renzi, per svecchiare questa politica di sinistra, fatta da anni sempre dalle solite facce.  Tra i partecipanti al dibattito è stato il turno anche del segretario bolognese del Pd Raffaele Donini che ha illustrato la riforma del partito avviata negli ultimi mesi: dai circoli aperti alle associazioni, alla “precarizzazione” dei dirigenti, fino alla scuola di politica destinata a sfornare almeno “70 giovani dirigenti del futuro, i ricercatori del nostro partito”. E Bersani? Saluta.

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MARIO BIONDI A MODENA

La data è confermata per domenica 11 settembre e il luogo è l’Arena del Lago, suggestivo scenario dove si esibirà la voce avvolgente di  Mario Biondi.

Cantante e compositore italiano a  12 e mezzo il papà lo invita ad esibirsi con lui sul palco davanti a quattromila persone e poco dopo partecipa a due edizioni del Festival Della Canzone Siciliana. Approda al locale Tout Và di Taormina, dove si fa le ossa suonando di spalla ad artisti importanti come Califano, Di Capri, Bongusto e addirittura il grande Ray Charles.

Gli orizzonti di Mario Biondi sono decisamente ampi, tanto da pubblicare decine di singoli house, lavorando con vari dj e contemporaneamente non lasciando mai quella che è la vera passione,  cioè  il soul e il rhythm and blues.

Per informazioni www.cittasonore.it

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BERLUSCONI A LAVITOLA: “NON TORNARE IN ITALIA”

Regola fondamentale per un Presidente del Consiglio (nostro Primo Ministro) è quella di non dover essere ricattabile. Perché? Ma semplicemente per il fatto che un ricatto alla sua persona fondato su motivi del tutto privati potrebbe influire su decisioni politiche, andamenti di un Paese e creare situazioni incresciose di cui poi faranno sicuramente le spese i cittadini. Tutto questo per ricordare la posizione di Berlusconi nella vicenda napoletana che lo vedeva vittima di un presunto ricatto da parte di Valter Lavitola, Giampaolo Tarantini e Angela Devenuto (moglie di Tarantini stesso). Ma andiamo oltre: è il 24 agosto e Lavitola si trova in Bulgaria per questioni di lavoro, l’avviso di custodia cautelare non l’ha ancora raggiunto e Berlusconi lo chiama (secondo un’intercettazione telefonica riportata da L’Espresso) per avvertirlo di non tornare in Italia. Come i bambini quando hanno fatto la marachella poi nascondono la mano, Berlusconi che con i vari casi di escort, bunga bunga e varie altre scorribande non proprio edificanti e morali, si è reso bersaglio facile per chiunque sapesse di questo suo punto debole (e sicuramente sono in molti), ma al contempo indifendibile da qualsiasi forma di ricatto o estorsione in quanto:  se fosse dimostrato che B. è attaccabile, la sua figura di Cavaliere senza macchia paladino d’Italia scomparirebbe e così anche la sua credibilità come politico incorruttibile (già andatasene da molto tempo). Quindi il Berlusca cosa fa? Telefona al suo ex compare, adesso estorsore, Valter Lavitola e lo avverte di non rimettere proprio più piede in Italia. Le reazioni a questa notizia sono univoche. Da un lato Italo Bocchino, vicepresidente di Fli, commenta: “Sarà bene sapere per quale ragione Berlusconi non voleva il rientro di Lavitola, forse perchè se Lavitola parla racconta gli affari sporchi che ha gestito per suo conto, compreso il dossier falso sulla casa di Montecarlo”. Non da meno neanche le reazioni del portavoce dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando:” Se la telefonata fosse confermata, sarebbe una cosa gravissima. E’ indegno che un presidente del consiglio, invece che incoraggiare i cittadini ad andare dai giudici, ostacoli così manifestamente il corso della giustizia. Perchè berlusconi, che ha definito l’inchiesta di napoli una montatura, dice a un inquisito di scappare?”. Il legale di Berlusconi, Niccolò Ghedini, spiega così: “Durante una conversazione privata e del tutto irrilevante per il procedimento in corso, di cui fra l’altro non si conosce neppure l’autenticità o la completezza il presidente Berlusconi si sarebbe limitato a ribadire a Lavitola la sua totale tranquillità ed estraneità ad ogni vicenda. A fronte di tale certezze il presidente Berlusconi non avrebbe avuto motivo di consigliare a Lavitola di tornare precipitosamente in Italia, ritenendo quindi che potesse rientrare nei tempi dallo stesso già previsti”

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APPROVATA AL SENATO LA MANOVRA FINANZIARIA:ECCO IL COMUNICATO UFFICIALE DEL SENATO

Nella seduta di mercoledì 7 settembre, con 165 voti favorevoli, 141 contrari e 3 astenuti, l’Assemblea ha approvato il maxiemendamento interamente sostitutivo dell’articolo unico del ddl n. 2887di conversione in legge del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, recante ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo, sul quale il Governo aveva posto la questione di fiducia. Il provvedimento passa ora alla Camera.

L’Assemblea aveva avviato martedì 6 settembrela discussione del provvedimento con le relazioni dei senatori Azzolliniper la maggioranza e Morando per la minoranza. Poco dopo l’inizio della discussione in Aula, la Presidenza del Consiglio, con uncomunicato ufficiale, aveva annunciato la convocazione del Consiglio dei Ministri «alle ore 18 per autorizzare il voto di fiducia sulla manovra economica».

Intervenendo in Aula, il Presidente Schifani aveva quindi ricordato come l’incardinamento del provvedimento, secondo quanto già deciso all’unanimità dalla Conferenza dei Capigruppo, rappresenti «un atto dovuto che rientra tra quelle attività alle quali siamo obbligati, salvo poi stabilire lungo l’iter come procedere – eventualmente sospendere – in relazione alle comunicazioni» del Governo.

«Il ricorso al voto di fiducia – aveva sottolineato il Presidente del Senato – rientra tra le prerogative del Governo. Tutto questo avviene tra l’altro in un momento in cui occorre fare in modo che la manovra venga approvata al più presto. Colgo l’occasione proprio di questa seduta per ringraziare pubblicamente tutti i componenti della Commissione Bilancio del Senato, i quali con grande spirito di abnegazione e senso di responsabilità hanno instancabilmente lavorato, anche per tutta la giornata di domenica, per esitare il provvedimento che è oggi all’esame dell’Aula. Verosimilmente parte di questo provvedimento potrà essere modificato, ma questo fa parte della fisiologia parlamentare: le regole sono queste. Chi come me in passato aveva cercato di esorcizzare il voto di fiducia, lo aveva fatto con la consapevolezza di poter esercitare soltanto una moral suasion: non me ne pento, ma in questa occasione bisogna comunque coniugare l’ampiezza del dibattito parlamentare, che mi auguro ci sia, con l’esigenza di tempi sempre più celeri per l’approvazione di questa manovra in relazione alla situazione economico-finanziaria a livello internazionale».

Fonte della notizia: www.senato.it

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OMOSESSUALITA’, PER LA RAI REALTA’ DA CENSURARE

Su Rai 1 si è scelto di ‘oscurare’ (cioè proprio non trasmettere) una puntata della fiction tedesca ‘Un ciclone in convento’. E perché? Solamente poiché mostrava la celebrazione di un matrimonio fra persone dello stesso sesso all’interno di un convento, con tanto di presenza delle suore e del sindaco del paese esultanti di fronte a tale unione.
“Una scelta editoriale ponderata proprio per evitare qualsiasi tipo di polemica su un tema di grande attualita’ che non poteva essere banalizzato”, così Mazza ha liquidato il problema. Le parole del Direttore di Rai 1 alludono al fatto che, per questioni di tempo, la serie non avrebbe potuto essere trasmessa per intero e, dovendo comunque eliminare la messa in onda di alcune puntate, ‘la scelta editoriale ponderata’ è ricaduta su quella incentrata sulla questione omosessualità proprio per non cadere in mere polemiche e non dare in pasto ai pescecani un tema così ‘delicato’.

Innanzi tutto, i temi delicati in televisione non mancano e sono sempre trattati in maniera superficiale: non si disdegnano telefilm con scene di omicidi, stupri, oppure telegiornali che rimpinzano i fatti di cronaca di particolari macabri. Mi chiedo allora se non sia più dannosa questa morbosità nell’affrontare tali temi con continuità e dovizia di dettagli quasi ossessiva che mostrare un matrimonio gay in prima serata. A cosa dobbiamo tale attenzione e premura nel trattare un tema reale come l’omosessualità, che non ha niente di tragico o di sbagliato? La mela non cade mai lontana dall’albero e quindi non è difficile dare una risposta sensata al problema: “La tv non equipari il matrimonio tra un uomo e una donna alle unioni omosessuali”. E’ il contenuto di una nota dell’associazione di telespettatori cattolici Aiart. “La Rai – si legge ancora – avra’ avuto buoni motivi per non mandare in onda la puntata di ‘Un ciclone in convento’ in cui si trattava il tema delle unioni gay. Ricorrere alla Vigilanza da parte delle associazioni gay ci pare davvero un atto eccessivo. E’ chiaro – evidenzia ancora l’Aiart – che la stragrande maggioranza della popolazione non vuole che il matrimonio tra un uomo e una donna sia messo sullo stesso piano delle unioni omosessuali”. Dobbiamo quindi questa censura ad una tv statale che riceve direttive da un governo che dovrebbe essere laico, ma che per vocazione si schiera dalla parte dei cattolici e si lascia influenzare da chi non ritiene che l’omosessualità sia naturale (ma probabilmente la pedofilia sì)?

Meglio non trattare argomenti come l’omosessualità se non per convincere l’opinione pubblica che essa è sbagliata: cara Aiart, allora, vi comunico che alla maggior parte di noi telespettatori non importa proprio niente se un matrimonio gay viene equiparato ad un matrimonio tra uomo e donna: perché dovrebbe importarci? Perché dovrebbe offenderci? Ognuno di noi dopo aver visto celebrare un matrimonio omosessuale sarà in grado di continuare la propria vita e certo non sarà turbato dal fatto che due persone si amino. Altrimenti i telespettatori omosessuali potrebbero tranquillamente restare scossi nella propria sensibilità dai numerosi film, fiction e soap che la tv italiana (di stato e non) è solita infarcire con scene di coronamenti di amori eterosessuali e di altri e tanti lieto fine con fiori d’arancio dove lei sfoggia il suo vestito bianco e lui aspetta all’altare … e lì tutti hanno il diritto di essere felici, di non doversi nascondere.

 

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STAPPA LA FELICITA’: LO SLOGAN DELLA COCA COLA SUL PONTE DEI SOSPIRI

Si erge tra Palazzo Ducale e Le Prigioni Nuove nel capoluogo veneto ed è il famoso Ponte dei Sospiri.  Attraversato nei secoli dai carcerati veneziani che,  si diceva, sospirassero percorrendolo nella consapevolezza dell’imminente perdita della propria libertà, oggi è un luogo fotografato e visitato da turisti provenienti da tutti gli angoli del pianeta, che fanno la fila solo per mettersi in posa e averne un’istantanea. In questi giorni, però, chi si reca a Venezia per visitarla, o ci capita per caso, si troverà di fronte agli occhi uno spettacolo insolito quanto mai raccapricciante: due enormi cartelloni della Coca Cola incorniciano la figura dell’irriconoscibile ponte  e lo incastonano con lo slogan ‘Stappa la felicità’.

La storia non è di una semplice ristrutturazione, come avviene spesso nelle grandi città: si arriva armati di macchina fotografica e delle migliori intenzioni, ma ahimè troviamo un qualche monumento cellophanato per un qualsiasi lavoro di manutenzione e non possiamo goderne. Rientra tutto nell’ordine normale delle cose: i monumenti si sciupano e vanno aggiustati, qualcuno capiterà di sicuro nel momento in cui ciò succede e non avrà il piacere di visitare la città come vorrebbe.

Non è però questo il nostro caso: il Ponte dei Sospiri sta sì subendo una ristrutturazione ma, dati i tagli subiti dagli enti locali negli ultimi tempi, il comune non possiede i fondi necessari per procedere con i lavori, quindi cosa fa? Si affida a sponsor che forniscano il denaro necessario, in cambio di un ampio spazio pubblicitario a ridosso del monumento. Per il famosissimo ponte sono stati interpellati prima Eni Gas e Luce e successivamente Coca Cola che, dando il corrispettivo di 2 milioni e 100 mila euro per la salvaguardia e il restauro di Venezia, si è accaparrata il diritto di deturpare l’aspetto di uno dei nostri più famosi capolavori. Non è una novità, visto che la polemica circola oramai da alcuni anni e non abbraccia solo Venezia, ma vi garantisco che andarci e vederlo fa veramente un pessimo effetto e riaccende la questione. Stiamo vendendo il nostro Paese pezzo a pezzo? La linea è molto sottile e i politici di turno giocano demagogicamente sul filo del rasoio.  E’ uscito infatti da pochi giorni anche il bando di concorso per la ricerca di sponsor che finanzino la ristrutturazione del Colosseo  e si sta prospettando da tempo la stessa soluzione per Pompei, dopo il crollo della Domus Aurea.

Il risultato saranno i nostri più preziosi beni storici e artistici tappezzati come i grattacieli delle città d’Oltreoceano? Speriamo di no! Abbiamo una nostra identità e gradiremo conservarla!

 

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LE IDEE DI BREIVIK SONO CONDIVISIBILI, SPROLOQUI DI BORGHEZIO E DINTORNI

Certo! Breivik ha solo ucciso quasi un centinaio di persone in nome di idee xenofobe e folli, ma le sue posizioni sono ampiamente condivisibili, o almeno questo è ciò che pensa Borghezio a proposito degli attentati in Norvegia avvenuti nei giorni scorsi. L’europarlamentare della Lega ha sconvolto tutti con le sue affermazioni, che hanno definito Breivik ‘una persona dalle idee condivisibili’. Ai microfoni di Radio 24 Borghezio spiega:

“Il “no” alla società multirazziale, la critica dura alla viltà di un’Europa che pare rassegnata all’invasione islamica e financo la necessità di una risposta identitaria e cristiana di tipo templare al dilagare delle ideologie mondialiste, sono ormai patrimonio comune degli europei, fra cui il sottoscritto”.

Il leghista continua dicendo che queste idee, ampiamente descritte dal norvegese, non hanno chiaramente niente a che fare con il gesto che l’uomo ha commesso: in definitiva il nazionalismo estremo e la filosofia ormai fritta e rifritta della ‘razza pura’, condivisa ampiamente anche se con qualche piccola modifica dalla Lega, sarebbe un’ideologia legittima, partorita da una mente sana. Ricordiamo a Borghezio e a tutti i Breivik che sono in giro a piede libero che queste idee sono estremamente pericolose: sono le stesse che portarono Hitler al potere e che giustificarono lo sterminio indiscriminato di persone che non avevano altra colpa se non quella di appartenere ad un determinato gruppo etnico, oppure di manifestare le proprie idee o il proprio modo di essere liberamente. Diciamo a Borghezio che, oltre ad essere antiquato e ripetitivo, non serve oggi all’Europa e al Mondo nel quale viviamo assecondare il gesto di un folle e il suo pseudo pensiero filosofico-politico per dare uno schiaffo a più di 60 anni di Storia che i nostri nonni possono ancora raccontarci.

Altra favola è quella dell’editoriale di Feltri che, mentre ancora si piangono i morti della strage di Oslo e dell’isola di Utoya, attribuisce la colpa del proprio decesso agli stessi giovani laburisti riuniti sull’isola. Sventolando finte idee da esperto antropologo, il brillante direttore de Il Giornale si lascia andare ad una spiegazione illogica quanto sciocca di come i giovani si sarebbero potuti salvare. Vedendo arrivare Breivik vestito da poliziotto che inizia a sparare all’impazzata, avrebbero dovuto organizzarsi e aggredirlo di comune accordo: certo, alcuni sarebbero morti, ma la maggior parte no e i caduti si sarebbero sacrificati per una buona causa. Il problema di fondo di quei giovani, che non sono riusciti a far fronte comune e a sconfiggere l’aggressore, è l’individualismo, il non essere riusciti a pensare al gruppo piuttosto che a se stessi naturalmente.

Qui di seguito riportiamo le parole illuminate dell’editoriale di Feltri, in modo che possiate giudicare da soli e farvi un’idea …

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