18 May 2012

VENDE LA VERGINITA’ DELLA FIGLIA PER 10 MILA DOLLARI: ARRESTATA!

Una donna di Salt Lake City è stata accusata di aver tentato di offrire la verginità della figlia di 11 anni a un uomo per la bella cifra di 10mila dollari.

La donna è stato accusata lunedi nello Utah dal terzo Distretto di Corte per abuso sessuale aggravata e sfruttamento sessuale di un minore. Un articolo di KTVX Channel spiega che secondo i verbali del tribunale la donna ha fatto l’offerta dopo che l’uomo ha chiesto di fare del sesso orale con la ragazza. L’offerta è stato scoperta dal fidanzato della donna, che ha inviato una serie di messaggi SMS alla donna per discutere la proposta. E questi sms saranno adesso usati contro di lei. L’Associated Press, non ha dato il nome della donna per evitare l’identificazione della figlia. La donna è in carcere da lunedì e non ha ancora trovato un avvocato che la difenda.

Vi ricordate la bella Raffaella Fico che alla tenera età di 18 anni mise in balia del più abile compratore la propria dote? Bè lì finì in una risata, soprattutto per l’intervento de Le Iene, qua invece la cosa si fa più seria. Se ci sono mamme così, non ci sorprendiamo se le figlie sono ancora più peggiori.

 

Start Slide Show with PicLens Lite PicLens

A PISA LA NEOPATENTATA PIU’ ANZIANA D’ITALIA: 88 ANNI E NON SENTIRLI.

Si chiama Miranda Brigiotti la neopatentata più anziana d’Italia. “Mi ero stufata di farmi sempre accompagnare da qualcuno, così ho deciso di prendere la patente” alla tenera età di 88 anni. La signora, abita a Calambrone, frazione balneare del comune di Pisa. “Non è stato facile prendere il permesso di guida – ha spiegato la donna – soprattutto per quanto riguarda la teoria”. Al primo tentativo infatti è stata respinta, ma lei non si è arresa.

Start Slide Show with PicLens Lite PicLens

LA STRAGE DEI NARCOS IN GUATEMALA

Ieri ventinove persone sono state uccise e poi decapitate a Caserio La Bomba, nel nord del Guatemala. La polizia sta cercando di capire se il massacro sia collegato all’omicidio di sabato di Haroldo Leon, fratello di uno dei più famosi boss della droga guatemalteca, Juan Jose “Juancho” Leon, anche lui a sua volta ucciso nel 2008. Vicino ai corpi la polizia ha ritrovato un biglietto con un messaggio: «Salguero, siamo venuti per te». Le autorità non hanno fatto sapere chi sia Salguero.Tra i paesi del continente americano il Guatemala è uno dei più colpiti dai traffici di droga. Ogni anno circa 350 tonnellate di cocaina attraversano il Guatemala, in pratica l’equivalente del totale che ogni anno entra negli Stati Uniti. Se fino a una decina di anni fa l’America Centrale era ancora indietro nei traffici di droga, ora ne gestisce il triplo rispetto a quelli di Messico e Caraibi messi insieme.

Start Slide Show with PicLens Lite PicLens

A.A.A. CERCASI SPERMA PER USUFRUIRE DI MISURE ALTERNATIVE ALLA DETENZIONE

A chi piace stare in carcere? Forse a nessuno! Immaginiamo per un attimo di aver commesso un reato e per questo di essere finiti dietro le sbarre, ma di desiderare a tutti i costi la libertà, qual è l’unica via di uscita possibile? L’evasione, direte voi. Beh, le detenute delle carceri del Coroneo di Trieste ne hanno escogitato un altro e molto molto più ingegnoso e stravagante.

Queste scaltre signore avrebbero cercato di rimanere incinta per usufruire di misure di detenzione alternative al carcere, come per esempio gli arresti domiciliari. In questo niente di nuovo: ci aveva già pensato Sofia Loren nel film ”Ieri, oggi e domani”, dove costringeva il marito esausto (Marcello Mastroianni) a metterla incinta ogni qualvolta doveva essere portata via dai gendarmi. La novità in questo caso consiste nelle modalità con la quale le detenute triestine riuscivano a reperire lo sperma dai ‘colleghi’ detenuti maschi: gli uomini avrebbero lanciato il seme dalle finestre, racchiuso in un guanto, alle donne in attesa durante l’ora d’aria.

Il tutto si sarebbe comunque concluso con un nulla di fatto, dal momento che nessuna delle donne ospite della casa circondariale aspetterebbe di fatto un bambino, secondo le dichiarazioni del direttore del Coroneo.

Start Slide Show with PicLens Lite PicLens

IL PESCIOLINO PORTACHIAVI, DOPO 4 ORE A PANCIA IN SU.

Un’ampolla di plastica con un dito d’acqua e un pesce rosso che ci nuota dentro. E’ la nuova moda cinese, un portachiavi “nuotante”. Che i cinesi non fossero dei maestri nella difesa dei diritti degli animali non è una novità, ma questa rasenta l’idiozia. Il pesce portachiavi è una macabra invenzione partorita durante le Olimpiadi di Pechino: tra i gadget di ogni tipo, per le strade della capitale cinese, si poteva acquistare anche questo. Purtroppo a distanza di quasi due anni, sulle bancarelle è ancora possibile trovarlo. Ma attenzione: il portachiavi dura solo quattro ore, giusto il tempo di far esaurire l’ossigeno al pesciolino e vederlo morto a pancia in su. E non bastasse questa atrocità, esistono portachiavi con le tartarughine vive.

Start Slide Show with PicLens Lite PicLens

BOA MORDE IL SENO DI SILICONE DI UNA PORNOSTAR E MUORE: IL VIDEO FA IL GIRO DEL MONDO.

Un incidente a dir poco incredibile quello che è capitato ad un boa e che sta facendo il giro del mondo attraverso le riprese delle telecamere di un’emittente israeliana. I protagonisti sono un grosso Boa Constrictor, serpente assai temuto poichè capace di uccidere anche grandi prede avvolgendole e soffocandole nelle sue spire, e una modella e pornostar, Orit Fox. Insomma, il serpente attirato dalle grandi curve della ragazza ha sferrato un morso, tutti si sono preoccupati per le sorti della modella, ma chi ha avuto la peggio è stato proprio il boa. L’animale è infatti deceduto poco dopo. La causa del decesso viene scherzosamente riportata come “intossicazione da silicone”, più probabilmente è stato soppresso.

Snake Bites Woman's Boob
Snake Bites Woman’s Boob

Start Slide Show with PicLens Lite PicLens

LA CASA VOLANTE, VOLARE PORTANDO LA CASA CON NOI SI PUO’ FARE NON SOLO NEI CARTOON!

Vi ricordate il vecchietto del cartone animato Up? Bene, l’esperimento condotto dagli ingegneri di National Geographic prova che una casa volante come quella di Up, il film Pixar uscito nel 2009, può esistere anche fuori dai cartoni animati. Nel film il signor Fredricksen, rimasto vedovo, decide di realizzare il sogno di sua moglie di raggiungere le Cascate Paradiso, in Sud America. Non volendo abbandonare la casa dove avevano vissuto insieme, luogo di tanti ricordi felici, lega al tetto centinaia di palloncini gonfiati a elio e, grazie a un complesso sistema di navigazione, riesce a superare intemperie e continenti per giungere infine a destinazione. Nella realtà ieri mattina, all’alba, un team composto da scienziati, ingegneri, due piloti di mongolfiere e una troupe del National Geographic Channel, ha fatto decollare una casetta con una base di cinque metri per cinque e alta circa cinque metri e mezzo, sostenuta da trecento palloncini del diametro di due metri e mezzo. Il lancio è avvenuto da una pista di decollo privata a est di Los Angeles e la casa, che ha volato per circa un’ora, ha raggiunto un’altitudine di oltre tre km. L’evento, di cui potete vedere un video qui sotto, ha fatto registrare un nuovo record del mondo come il volo del più grosso insieme di palloncini e sarà trasmesso da National Geographic Channel in un programma chiamato How Hard Can it Be? (Quanto può essere difficile?).

Start Slide Show with PicLens Lite PicLens

45 PIANI PER 2500 PERSONE: A CARACAS IL GRATTACIELO ABBANDONATO!

Sembrerebbe New York e invece siamo a Caracas. Un grattacielo di 45 piani nel centro di Caracas, in Venezuela, progettato per ospitare banche e uffici era stato costruito negli anni ’90 dal finanziere David Brillembourg è stato abbandonato negli anni e ora è occupato da migliaia di abitanti abusivi. La Torre di David, come viene soprannominata, ha sul tetto ancora un’elisuperficie, destinata ai banchieri che se ne sarebbero andati dal lavoro usando il loro elicottero privato. La Torre di David doveva essere un simbolo del coraggio imprenditoriale della città ma ora è l’emblema della povertà e dell’abbandono che regnano a Caracas. Si tratta probabilmente del più grande edificio occupato al mondo.

Nel grattacielo vivono oltre 2.500 persone, che per ora hanno occupato soltanto i primi 28 piani. Mancano tutti i servizi elementari: molti piani non hanno le finestre, in alcuni mancano persino i muri, non c’è ascensore né aria condizionata. C’è odore di acqua stagnante ovunque e i bambini salgono le scale aiutandosi con la luce dei cellulari. I balconi non hanno i parapetti e qualche tempo fa una bambina di un anno è morta cadendo da un piano alto.

La Torre di David è la conseguenza della crisi finanziaria che ha colpito il paese dagli anni Novanta, della massiccia ingerenza dello stato nell’economia avvenuta da quando Chávez è al potere e della cronica carenza di alloggi che è peggiorata negli ultimi vent’anni. Le case sono poche e gli affitti carissimi; i privati non costruiscono più per timore delle espropriazioni da parte del governo, mentre il governo non è in grado di costruire abbastanza case per i più poveri. Le politiche del governo verso gli abitanti abusivi sono poco chiare, cambiano di continuo e di fatto permettono alle persone di restare a vivere dove sono.

David Brillembourg è morto nel 1993 lasciando le sue aziende in crisi. L’anno dopo il governo le ha rilevate lasciando in sospeso la costruzione del grattacielo, che è rimasto abbandonato per una decina d’anni. Nel 2007 un pastore evangelico – convertitosi in carcere dopo aver fatto parte di una gang – ha guidato l’occupazione dell’edificio. Da allora i suoi abitanti sono in continuo aumento.

Start Slide Show with PicLens Lite PicLens

IL MERCATO DELL’OPPIO IN AFGHANISTAN.

Continuano a crescere grassi i papaveri in Afghanistan e con loro cresce l’inestimabile business dei talebani, che hanno rafforzato la propria posizione in una terra oramai al collasso. Tanto ricca è stata l’annata che gli analisti degli uffici antidroga delle Nazioni Unite stimano di rivedere al rialzo la produzione mondiale del 2008. Non a caso i campi afghani di papavero si collocano nel primato con 4100 tonnellate, in poche parole quasi il 90% della produzione totale. Il direttore esecutivo dell’office on drug and crime delle Nazioni Unite , il cui quartiere generale si trova a Vienna, aveva stimato in uno dei rapporti più recenti che in pochi anni l’Afghanistan si sarebbe posizionato nel campo dell’oppio al primo posto per la produzione. Parole profetiche le sue, perché nonostante questa terra sia stata liberata dal regime dei talebani, questi ultimi hanno rafforzato la propria posizione riorganizzandosi in molte aree, dando costante filo da torcere sia alle truppe regolari afghane sia ai più equipaggiati e addestrati soldati Nato che partecipano alla missione Isaf.
Ripercorrendo gli ultimi anni si stenta a credere che il calcolo della coltivazione e produzione di oppio abbia toccato il punto più basso nel 2001, ultimo anno del governo talebano e di presenza visibile in Afghanistan di Osama Bin Laden: ma da quel momento la ripresa di questa attività è cresciuta in modo esponenziale. Come può essere accaduto ? Molto semplice, il business dell’oppio è realmente facile da mettere in piedi ed è così remunerativo che appena il neonato stato afghano ha tentato i primi accenni di passi democratici gli stessi spazi di libertà sono stati calpestati ingiustamente dai signori della guerra, identificabili in trafficanti internazionali disposti a qualsiasi cosa pur di mettere le mani sulle coltivazioni di papavero. Per comprendere meglio quanto i proventi del papavero siano serviti a ridare fiato alla guerriglia talebana con armi nuove, mezzi di comunicazioni efficaci, stipendi fissi, basta sfogliare le pagine del dossier prodotto dall’ex generale USA Barry McCaffrey. Un dossier che riporta nei minimi particolari come gruppi di talebani siano riusciti a pianificare e costruire plotoni di migliaia di uomini, tutto grazie all’oppio. Con il supporto delle foto satellitari fatte alle coltivazioni si è notato come negli ultimi tre anni le piantagioni siano triplicate, soprattutto nelle regioni di Nangahar e Kandahar. Purtroppo non bastano i migliaia soldati dei paesi Nato che hanno aderito alla missione Isaf ed i gruppi antidroga (drug enforcement agency) a distruggere le piantagioni di droga, perché la natura del territorio cosi come favorisce ed agevola la latitanza dei talebani si rivela anche il principale aiuto per i trafficanti di oppio.
In Afghanistan oggi un kg di oppio grezzo vale sui cento dollari, e visto che la produzione è valutata intorno ai quattro milioni di chili si comprende meglio quale risorsa sia quella della coltivazione del papavero per i talebani e per i loro alleati, produzione cosi imponente che aumentano anche i sequestri, nei paesi confinanti, cosi come segnalano le recenti indagini delle Nazioni Unite. Sul mercato della droga da papavero il mondo gioca una partita che sarà difficile vincere, almeno non in tempi brevi, specie se non ci sarà la collaborazione degli stessi paesi confinanti con l’Afghanistan, ma che al contrario collaborano al passaggio di droghe dalle zone di produzione a quelle di raffinazione e poi di consumo. Partita che si rivela deludente specie all’interno del paese stesso che vede in prima fila il fratello più giovane dello stesso presidente Karzai che negli ultimi mesi è stato indicato come uno dei più importanti trafficanti di oppio. Vero o falso che sia, questa “voce” rimbalza ogni qual volta si parla di iniziative del governo contro l’oppio.
Start Slide Show with PicLens Lite PicLens

UNO SNACK ECOSOSTENIBILE: LA DIETA A BASE DI INSETTI E’ A IMPATTO ZERO!

Mangiare insetti? Sembra essere una pratica ormai conosciuta almeno da una grande percentuale di cittadini di tutto il mondo, forse grazie ad un noto programma tv, che ce lo piazza molto spesso davanti ai nostri occhi. Ma per vedere questa pratica alimentare live basta spingersi verso posti esotici dove il prelibato e nutriente pasto a base di proteine è un normale “pasteggiamento”. Ma una dieta a base di insetti è tutt’altro che incredibile. È ecosostenibile!
Uno studio della Università di Wageningen in Olanda, ha infatti scoperto che la carne di insetto è nutriente come una bistecca (e questo a dire il vero era già noto), ma soprattutto è a impatto zero. Calcolando la quantità di gas serra (nel caso specifico metano e ossido di azoto) prodotta dalle 5 specie diverse di insetti e comparandola a quella di bovini e suini, i ricercatori hanno dimostrato che gli insetti inquinano, al chilo, circa il 99% in meno dei ruminanti e almeno la metà dei suini. Un bel risparmio, soprattutto considerando che l’industria della carne bovina e suina è colpevole di circa il 18% delle emissioni globali di CO2 (e quindi concausa del cambiamento climatico).
Anche se lo studio non tiene conto dell’intero ciclo produttivo necessario per la grande distribuzione, in linea di principio la carne di insetto ha tutte le carte in regola per sostituire quella bovina nella futura società sostenibile. Un solo dubbio resta: siamo davvero sicuri di preferire una manciata di locuste a una succosa fiorentina?

Start Slide Show with PicLens Lite PicLens
Tutta Altra Musica powered by PIM ITALIA