18 May 2012

119,9 MILIONI DI DOLLARI: VENDUTO ALL’ASTA L’URLO DI MUNCH.

Nuovo record per un’opera d’arte. Parliamo dell’Urlo di Munch, non un’opera qualsiasi, che ieri è stata venduta per 119.9 milioni di dollari a New York. La vendita ha superato ogni record, con un prezzo di vendita iniziale di 40 milioni di dollari. E’ stato necessario poco tempo per far salire il prezzo, dopo una dozzina di secondi dallo start-up, la cifra superava già  i 100 milioni di dollari.

I concorrenti della sfida erano in sette, nessuno di loro presente in sala. Alla fine un timido ingnoto si è aggiudicato una delle opere d’arte più importanti al mondo, risalente al 1895.

La versione dell’”Urlo” venduta all’asta ieri apparteneva al collezionista Petter Olsen. Suo padre era un conoscente di Munch e Olsen aveva spiegato qualche mese fa di voler vendere il quadro per consentire anche ad altri di possederlo e ammirarlo. Due delle quattro versioni del dipinto conservate in Norvegia furono rubate rispettivamente nel 1994 e nel 2004. Entrambe le versioni furono successivamente ritrovate e ricollocate nei musei norvegesi.

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ERMINIO Sinni – “ES”: Nuovo album e nuovo singolo

GUSTAVO è il secondo singolo estratto da ES, il nuovo album di Erminio Sinni,
che sarà presentato in prima nazionale live

al PIPER CLUB di Roma il prossimo 10 Maggio.
Un album “firmato” dalla presenza di grandi musicisti come Flavio Boltro e Javier Girotto

Release del 30 aprile 2012 – distributed by EGEA Music

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PINK HOLY DAYS: esce SPACE MAN, il singolo estratto da “Twenty Eight Minutes”

Il duo electro-rock esce con un secondo disco dal sound caratterizzato da atmosfere dance floor/industrial

“SPACEMAN” – Official Video

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MISSIVA: ECCO IL NUOVO DISCO!

Si intitolerà “Niente addosso” il nuovo lavoro della band brindisina dal forte impatto sonoro ed emozionale, prodotto da Amerigo Verardi

Disponibile da sabato 21 aprile su I-tunes e dal 28 aprile presso le librerie Feltrinelli il nuovo
lavoro discografico dei Missiva, rock band pugliese in circolazione da qualche anno nella scena underground italiana.

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PER UN WOODY ALLEN DELUDENTE CHE SBANCA I BOTTEGHINI, TANTI FILM INTERESSANTI TOLTI DALLE SALE. GLI ITALIANI RIUSCIRANNO AD UCCIDERE ANCHE IL CINEMA.

Non contano niente i premi di valore vinti. Non conta essere candidati o vincere l’Orso d’Oro di Berlino, la Palma di Cannes o il David di Donatello. Non contano le storie raccontate. Non conta essere italiani, almeno che non si provenga da Zelig o non ci si chiami Vanzina o Parenti. Ed è così che un film davvero mediocre come quello di Woody Allen, non solo povero nella storia ma anche pieno di errori grossolani, degni di registi alle prime armi, sbanca il botteghino. E che film che parlano di fatti che ci riguardano come quello di Giordana sulla strage di Piazza Fontana, vengono fatti sgombrare dalle sale, perché in pochi entrano a raffrontarsi con la verità della storia. Allen ha avuto un battage pubblicitario non indifferente, contando che a mio avviso il 90 per cento degli spettatori va a vedere To Rome with love senza neanche aver visto un film prima di Woody Allen, ma attratto dal quel Benigni sui manifesti. E’ però  indubbio che chi va al cinema oggi ha voglia di leggerezza, di non pensare, di svuotarsi invece che di arricchirsi. Chissà se così facendo non uccideremo anche questa arte.

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LA LOCOMOTIVA REINTERPRETATA DALLA DESTRA.GUCCINI NON CI STA. MA LE CANZONI NON SONO DI TUTTI?

Ed è così che Guccini all’improvviso è diventato di destra. Non devono però preoccuparsi i suoi fans, perché tutto ciò è accaduto a sua insaputa e contro la sua volontà. L’emblema musicale della sinistra, quello che ancora riesce ad attirare ai suoi concerti una folla multigenerazionale che raccoglie nostalgici e giovani (a dire il vero sempre meno) ribelli, l’uomo che per ricordare e ricordarsi la sua coerenza mai cambiata negli anni (a parte diciamolo, qualche caduta di stile partecipando ai film di Pieraccioni) tiene i soliti manifesti dagli anni 70, quell’uomo che risponde al nome di Francesco Guccini, oggi è piuttosto arrabbiato. Il motivo è “il maltrattamento”, come dice lui e l’ appropriazione indebita, che un gruppo di destra ha fatto della canzone La Locomotiva, facendo apparire la frase della canzone “Gli eroi son tutti giovani e belli”, in alcuni manifesti che inneggiano alla Repubblica di Salò e che sono usciti tappezzando Roma proprio in concomitanza con la festa del 25 aprile. Però lui stesso dopo essersi arrabbiato,  afferma che le canzoni sono di tutti,  certo lui non è d’accordo con questa interpretazione, ma non è la prima volta che succede che quelli di destra usino i versi delle sue canzoni per lanciare messaggi anni luce distanti dal suo pensiero. Lo si è fatto anche con i poeti, trascinandoli da una parte all’altra, con gli scrittori che a secondo dell’interpretazione di certe frasi diventavano di destra o di sinistra ad uso e consumo di certe campagne elettorali. L’arte quando diventa del popolo può anche essere stravolta, questa è un effetto collaterale inevitabile.

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DOLA J. CHAPLIN: in radio con “WHAT I CARE”

In rotazione su oltre 400 radio italiane.
“What I Care” è il primo singolo di DOLA J. CHAPLIN.
In uscita l’atteso esordio firmato VOLUME! Records

“NOTHING TO SAY” – Video Teaser
CLICCA QUI’

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SE NELLA MUSICA NON TI HANNO MAI CAGATO, DA OGGI HAI UNA CHANCE: LO RIVELA UNO STUDIO DELL’UNIVERSITA’ DI BARI

Non vorrei creare false aspettative e infatti premetto che lo studio dell’Università barese purtroppo non ci indica risoluzioni e rivoluzioni nell’ambito della musica, però regala forse una speranza a chi ha cercato per una vita di emulare la Laura Pausini di turno, con scarsissimi risultati, se non qualche passaggino in radio locali, molto locali. Lo studio infatti rivela che più si è famosi, meno siamo adatti ad essere trasmessi in certi luoghi. Per la precisione questi luoghi sono i negozi, grandi magazzini, centri commerciali ecc. Infatti l’Università di Bari ha dimostrato che più i brani sono famosi, più distolgono il cliente dal comprare. Sono partiti dall’assunto che la musica funge da richiamo e per due mercoledì successivi hanno fatto ascoltare ai clienti di un centro commerciale barese un cd di novanta minuti per dodici ore di seguito, raccogliendo le loro impressioni all’uscita dal negozio. La prima settimana la playlist conteneva tracce celebri. La seconda volta, invece, le canzoni non erano affatto famose». Risultato: i successi più conosciuti sono fonte di distrazione per la mente che si focalizza sul motivetto e si deconcentra dalla spesa. I sottofondi poco noti, invece, rasserenano gli animi e aumentano il volume delle vendite. La musica meno celebre ha un impatto diretto sull’attività cognitiva dei consumatori e sulle loro emozioni, e li induce a comprare. La ricerca ha confermato l’importanza decisiva del ritmo musicale nel determinare il comportamento dei consumatori, già oggetto di diversi studi: le raccolte di pezzi lenti e rilassanti provocano sensazioni di benessere e fanno dimenticare il tempo che passa. Quindi se nel vostro cassetto avete un pezzo lentone e non vi chiamate Biagio Antonacci, avete una chance.

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IL PORNO PUO’ ESSERE FEMMINISTA? SI, A TORONTO GLI AWARDS!

Maschietti pensate che a “godere” del porno siate solo voi? Eh no, vi sbagliate di grosso. Sembra che il pubblico femminile sia un assiduo spettatore di film porno, a dimostrarlo è  Daily Beast , che racconta cosa succede ai Feminist Porn Awards, gli Oscar per il porno femminista, che si sono svolti a Toronto.

Ma i porno femministi saranno gli stessi amati dagli uomini? No, le differenza ci sono: Niente attrici con seni enormi e con visi da Barbie, ma donne di ogni forma ed orientamento sessuale, e con un aspetto più da donna che va al supermercato a comprare il cibo che da modella. Ma c’è dell’altro: la maggior parte dei film sono realizzati quasi come degli homevideo e contengono molti più dialoghi rispetto al classico film tutto incentrato sulla ripresa dell’atto sessuale nelle varie posizioni. A far da protagonista è il cinema lesbo, realizzato con molto più tatto e sensibilità rispetto alle scene tra donne che vengono prodotte per un pubblico maschile.

I Feminist Porn Awards sono giunti alla loro settima edizione, e sono stati creati da Carlyle Jansen, che a Toronto possiede un negozio di giochi sessuali per donne. La partecipazione è volontaria, anche se c’è uno screening dei selezionati a presentare le loro opere da parte di una giuria composta di sole donne.

Il porno femminista è nato intorno agli anni ottanta, e da allora si è sviluppato in maniera piuttosto costante. Sopratutto grazie al web che ha creato una nicchia di mercato nel gigantesco businesse del film a luci rosse. “Ci sono molte donne alle quali piace essere sottomesse, questo le eccita e il porno femminista deve rappresentare anche questi sentimenti”. Più di un’autrice sostiene che l’iconografia del luci rosse sia incompatibile con l’idea di emancipazione della donna tipica del movimento femminista, ma a Toronto la pensano in maniera diametramelmente opposta.

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OBEY: IL PRIMO FILM NARRATIVO SULL’ARTISTA DELLA POSTER ART HA BISOGNO DI VOI.

Stephan Fairey in arte Obey non è una graffitaro qualsiasi, è uno dei migliori artisti della poster art, nonchè uno dei migliori grafici al mondo. Tutto comincia nel 1989 a Providenze, Rhode Island, quando un giovane studente della Rhode Island School of Design crea un adesivo raffigurante André The Giant (lottatore di Wrestling famoso per la sua enorme stazza) con cui tappezza le strade della sua città. Comincia come un gioco, Obey non sa ancora che con quell’adesivo sarebbe partita la campagna che avrebbe ispirato la maggior parte dei suoi lavori degli anni a venire.

Gallerie d’arte, strade, muri, per Obey no fa differenza, l’obiettivo di Obey è colpire tramite il perturbamento del tessuto urbano, obbligando il passante (assuefatto ai messaggi pubblicitari che quotidianamente lo bombardano) a chiedersi “cosa sto guardando? Cosa vogliono farmi comprare?”. Dal costruttivismo russo ai lavori grafici di Barbara Kruger, dai film di Carpenter agli scritti di Marshall Mc Lhuan, fino ad arrivare alla filosofia heideggeriana. Obey trasforma tutto in un gesto grafico, capace di unire politica e cultura.

Il regista Julian Marshall, sulla scia di David Fincher nel raccondo della storia di Facebook, porta su pellicola in modo romanzato gli inizi sella carriera di Stephare Fairey. Il film però chiede l’aiuto dagli amanti di Obey per essere completato. Marshall, regista molto giovane, spera di poter raggiungere quota 30.000 dollari.

Se volete partecipare questo il link.

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