18 May 2012

LA GIUSTIZIA A NEW YORK

La giustizia ha detto il suo sì. Tutti in piazza il 28 giugno a festeggiare un giorno che diverrà storia per la città di New York. Finalmente da oggi i matrimoni gay sono legalizzati.

 

 

Colori. Musica. Esibizioni, milioni di persone tra spettatori e partecipanti,  alternati a momenti di silenzio “Remember me” al’incrocio con Greenwich str,  lungo tutta la 5th avenue, ieri 26 giugno 2011 hanno reso il giorno del gay pride un evento memorabile in New York city.

 

 

Siamo arrivati alle 13 sulla 36 street e tutto era già delirio. Una serie di carri e di gruppi di uomini&donne, di ogni età e generazione ogni 10 metri, a distanza di poco meno di 5 minuti l’uno dall’altro, si alternavano con esibizioni artistiche di ogni tipo.

 

 

 

Il pubblico in festa era il primo protagonista con cori che annunciavano esaltazione e partecipazione. Eccola qui Manhattan che ancora una volta, sorprende, emoziona, trasmette,  lascia sognare e sperare.

 

Noi eravamo presenti come esponenti di una Italia ancora in silenzio. Ancora da liberare da costrizioni di etica e da un ordinamento giuridico ancora troppo affannato. Vi presentiamo alcune delle foto rappresentative di ieri, citando le parole di una famosa canzone italiana, che lancia un messaggio aperto a tutti come New York insegna:

“la libertà è partecipazione”.

 

Start Slide Show with PicLens Lite PicLens

LA PAPESSA A NEW YORK

Audrey Hepburn

Tuttaaltranewyork e Marlen Jones quest’oggi si lasciano trasportare dalle onde del tempo, percorrendo una Manhattan non molto lontana dai nostri giorni, dalle attuali abitudini italiane e non solo, dai media e dallo sfruttamento dell’immagine femminile.
Durante i nostri percorsi psicomagici, tra deli store, chioschi di fiori del west village, dopo la parata di St Patrick e un caffè riflessivo ad ogni angolo di New York City, anche oggi, la nostra attenzione sull’immagine e sul sogno si soffermano per strada, mettendo un particolare accento sulle conseguenze talvolta negative del mito inteso come “simbolo”.
La papessa, numero II degli arcani maggiori, solitamente possiede tra le sue mani un libro..
Potrebbe essere un quotidiano, un libro di storia, una rivista, un diario.. Dopo diverse coincidenze scivolate altrove, lungo altri misteri, la storia di oggi arriva direttamente dai banchi di scuola, sulla 36 street, tra la 7 e la 8 avenue. In particolare dalla mia insegnante di inglese della classe di quinto livello del sabato pomeriggio presso la ALCC. Miss Jenna Orkin. Esempio di femminilità e torrente di sapienza che ci ha portati per la prima volta di fronte alla conoscenza del giorno: Mr Bernays e la prima manipolazione femminile per scopi commerciali. Nel contesto sociale attuale, parlare del valore reale di una donna e della commercializzazione della sua immagine, è un’azione che trova una posizione del tutto prioritaria, positivamente “alla moda” nonostante la loro natura contrastante nei confronti dei media. la mia personale azione di ribellione nei confronti
1) dell’assimilazione collettiva del senso della  donna, troppo spesso  rinchiusa in un corpo tagliato e ricucito e,
2) dell’emarginazione delle forme appese e rotondeggianti da quel che viene considerato accettabile
il mio contributo newyorkese si sofferma sul numero due e su un concetto karmico, sodo di verità per cui, ogni azione negativa produca solo effetti negativi.

Claudia Gurrieri, in arte Gretha

Perchè Audrey Hupburn in colazione da Tiffany sceglieva quell’abito e quel bocchino fumante per il suo personaggio  tanto snob quando perdonabile??!
Sappiamo come e perchè anche le donne hanno cominciato a fumare?!

Per la risposta dobbiamo tornare indietro nel tempo. Precisamente in una New York degli anni 20, quando il ballo delle debuttanti rappresentava l’evento dell’anno per poche “fortunate” provenienti da famiglie nobili che vi partecipavano come simbolo di debutto nella società.
Ci troviamo in un tempo in cui ogni donna nasceva con l’obiettivo di doversi dedicare alla propria famiglia e al proprio uomo, trasformandone cosi la devozione e la preparazione ad essa come educazione predominante nel corso della loro vita. Quando essere mogli perfette significava distinguersi ed essere speciali. Cool. Mai per se stessi.
Bernays EDW., nipote di Freud,  è stato uno dei primi a vender dei metodi per utilizzare la psicologia del subcosciente al fine di manipolare l’opinione pubblica. È stato quindi uno dei primi a praticare il concetto di pubblicità inteso come manipolazione dell’inconscio, come da lui stesso teorizzato nel suo libro del 1928 Propaganda.
La sua convinzione era che una manipolazione consapevole e intelligente delle opinioni e delle abitudini delle masse, svolge un ruolo importante in una società democratica.
Le teorie di Bernays non riguardavano solo la propaganda politica ma anche la semplice pubblicità commerciale, i cui strumenti sono i medesimi. In particolare, la sua campagna condotta negli anni venti assieme allo psicoanalista Abraham A. Brill per la American Tobacco Company - il primo vero e proprio evento mediatico della storia – è atato realizzato proprio con la marcia femminile delle debuttanti a New York per il diritto a fumare in pubblico consistette nell’associare visivamente la sigaretta con i diritti e la libertà della donna.
Secondo Freud l’atto di fumare nascondeva un’immagine fallica inconscia e dunque un piacevole richiamo sessuale. Far fumare una debuttante in pubblico, sarebbe stata un’azione che avrebbe dato la possibilità a tante altre donne, di sentirsi “cool” agendo esattamente come loro, diventando anche molto “appetibili” dal punto di vista totalitario maschile. Questa campagna fece aumentare le vendite a tal punto che la società Philip Morris riprese più tardi questa idea per gli uomini, lanciando la figura del famoso cow-boy Marlboro.
Il capitolo di questa settimana si chiude cosi..
soffermandoci sul  pensiero rivolto ad una New York del passato e su una foto di una donna moderna, che padroneggia se stessa. Marlene Jones saluta da NYC tutti i suoi amici, con la speranza che nonostante alcune cause negative siano permanenti nel tempo, ciò che invece rappresenta il pensare umano, può sempre trasformarsi e volgere verso la sua più totale pienezza…proprio come una vera e bellissima donna italiana.

Marlene Jones ( Tiziana Resta)

Start Slide Show with PicLens Lite PicLens

IL CARRO A NEW YORK

Le strade di New York sollevano realtà di ogni genere rendendo tutto diverso e, ad ogni suo passo, uguale. Dal camminare al sentirsi liberi, non esistono ponti né distanze anche per chi è costretto a rimanere seduto. Il mio scorrere quotidiano ha soffermato l’attenzione di questa settimana su come questa città sia davvero per tutti una corsa continua. Si parlano lingue diverse, vestono stili diversi, mangiano cibi diversi, ma la sensazione di appartenenza così come quella di uguaglianza restano le sovrane. E’ facile leggere un libro in un caffè per ore e ore senza consumare niente ma con la consapevolezza che può succedere di tutto. Spesso mi è capitato di osservare da una vetrata di uno dei tanti starbucks un incontro, una proposta di matrimonio, l’esibizione di un giullare on the road, il panorama romantico di un bacio gay, un pasticciere che attraversa la strada con le buste della spesa, la famosa signora con i bigodini in testa che chiama un taxi ed in particolar modo le donne di New York, che sono grasse e non solo. Il discorso dell’obesità e del sovrappeso, viene visto da una prospettiva diversa rispetto all’Italia, al pari di tanti altri tipi di “diversità”. Il valore dell’immagine è un input in questo contesto ma ogni immagine conserva la sua innata bellezza. Mi soffermo sul punto della forma perché è quello che mi appartiene di più, dato che sono cicciona da una vita e ho sempre avvertito che tutto il mondo intorno a me fosse magro di fisicità ma soprattutto di sensibilità.

Prendo in esame tre situazioni che si intrecciano in un attimo:
due uomini camminano mano nella mano lungo la 5 th avenue mentre si scambiano consigli per gli acquisti; due ciccione dall’altra parte della strada mangiano un pezzo di pizza, sorridono e guardano le vetrine dei negozi “OPEN” anche per loro; un disabile urta una persona ed essendo sua la colpa, non gli vien chiesto scusa.
Dov’è la differenza? Cosa c’è di strano?
Nel resto che li circonda….
New York scivola su una pedana mobile. Ti lascia riflettere andando avanti e indietro nei tuoi spazi, mentre tutto continua a scorrere. Come ovunque è facile perdersi solo se ti fermi, ma qui è tutto più veloce.
Sebbene l’omosessualità si stia muovendo verso stadi di consapevolezza umana via via più saldi in Italia, non è da sottovalutare quanto risulti ancora una “figura” dallo spessore ridicolo e dai contorni poco chiari, per molti occhi indiscreti e ad un passo dall’era delle caverne. Per non parlare della sfera dei diritti non concessi alle coppie “non etero” e delle famiglie che ancora non accettano la possibilità che i propri figli siano Gay, preferendo il gioco del silenzio o un giro sulla giostra degli psicologi raccatta soldi, alla realtà.
Noi ciccione invece?
E’ vero l’obesità è anche una malattia. Il sovrappeso non fa bene alla salute. Ma insistere sempre nello stesso modo, sullo stesso peso dell’argomento, quanto può veramente aiutare? Non è stata ancora data la possibilità di lasciarci convivere con la comodità dell’accettazione, né tantomeno la possibilità di guardarci ad uno specchio. In tv sono tutti perfettamente disegnati a bisturi e non si da spazio a vetrine alternative. Chi decide per noi, decide per tanta gente che non accetta di essere messo sottopressione o sottopanciera.
Eccomi qui invece, nella città dell’OVER in tutto e dove l’OVER appare pur restando simpatico, attraente così come facile. A proposito di facilità e di non diversità, la storia che rende psicmagico l’appuntamento bisettimanale di Tuttaaltramusica con una tuttaaltranewyork è la testimonianza diretta di Rotex, un viaggiatore in CARROzzina. In particolare il suo blog http://rotex.myblog.it ha risposto alle mie domande del giorno, in modo fluido e senza mezze misure (proprio come piace a me;)) Grazie al suo stile libero di scrittura mi sono immersa in un mare di emozioni ancora vive; ha messo i riflettori su una New York ancora in ombra, diventando d’aiuto per chi, come lui, ancora non sappia quanto sia comodo spostarsi tra le strade della Big Apple su due ruote e senza troppi sforzi risalire verso nuove immagini di libertà, anche senza statua e manichini vari.

Da soli in carrozzina a New York. Una scelta possibile?

La scelta di partire da solo, per New York è stata data principalmente dal fatto, che essendo in carrozzina, gli Stati Uniti sono uno dei pochi paesi al mondo, dove mi posso recare senza trovare particolari difficoltà legate alle barriere architettoniche. Amo viaggiare da solo e non mi piacciano i viaggi organizzati. L’opposto di quello che un disabile “dovrebbe” fare! Sono in carrozzina, non cammino nemmeno per brevi tratti, ho una discreta forza nelle braccia e mi sposto agevolmente dalla carrozzina. Ma non sono un disabile da para-olimpiade.

Meglio spostarsi in Subway o Bus?

NY ha alcuni dislivelli (in particolare nelle zone dell’Upper West o Est Side), pertanto può capitare che per recarsi da una stazione di bus all’altra bisogna effettuare delle salite, anche se non troppo ripide. Ho sempre utilizzato gli autobus, in quanto non tutte le stazioni delle metropolitane sono accessibili, per evitare problemi di arrivare in una stazione in cui non era certo di risalire in superficie, ho pertanto optato per l’utilizzo degli autobus che sono invece tutti accessibili.
Sono più lenti, ma danno anche la possibilità di vedere la città. Alle fermate è meglio farsi notare dall’autista del bus, in modo che possa parcheggiare in modo comodo e vicino al marciapiede. Durante i dieci giorni vissuti a Manhatann, mi sono comportato da classico turista. Non ho avuto alcuna difficoltà a gironzolare per Manhatann e credo di averla girata totalmente. Da Harlem alla Statua della Libertà, dal zona Est alla zona Ovest.

Esiste un confine per la diversità?

Avevo già notato, in altri viaggi negli USA, come gli statunitensi non si soffermino a sgranare gli occhi addosso alle persone in carrozzina e più in generale alle persone con diversità.
Gli Stati Uniti sono sicuramente avvezzi a “convivere” con la disabilità  anche nei centri  minori, forse perché dopo la guerra in Vietnam si sono dovuti adeguare, sia urbanamente che psicologicamente o forse per una maggior attenzione ad alcuni problemi sociali. Pertanto sono “abituati” a vedere persone con handicap o persone con problemi di peso che  utilizzano carrozzine manuali o elettriche, alcune più assomiglianti a motorini che a delle carrozzine.
Sarà forse per tutti questi motivi che, quando passeggi, non ti senti osservato, spiato, guardato (come invece succede spesso in Italia o in Europa), sarà anche perché purtroppo non c’è un attenzione verso “l’altro” come invece c’è nei paesi latini.
La prima volta che andai negli Stati Uniti, notai con sorpresa, che quando accidentalmente urtavo le persone per strada non mi chiedevano “scusa” oppure vedendomi non si spostavano e non mi davano la priorità.
Inizialmente rimasi sconcertato, non ero abituato.
In Italia quando urto qualcuno, anche se per colpa mia, è l’altra persona a chiedermi scusa.
L’atteggiamento americano da un lato è positivo in quanto indica parità, mentre può essere negativo se indica un eccesso di individualismo.
E’ bello comunque sentirsi uno “qualunque”,  nessuno che si appresta ad aiutarti ad ogni costo, lo fanno solo se lo richiedi ed in maniera cordiale e tranquilla. In modo “easy”!!

Ci sono delle parti di Manhattan dall’accesso più scomodo?

La zone del Greenwich Village, Soho ed in particolare quelle a sud di Manhattan sono meno comode per le carrozzine, in quanto le abitazioni risalgono all’inizio del ‘900 e pertanto negozi e locali hanno all’entrata degli scalini.
Mentre non vi sono particolari problemi nelle costruzioni moderne e centrali essendo in gran parte degli skylines e pertanto molto moderni.
Ho inoltre assistito a dei musical a Broadway, tra cui: The Company e Chorus Line ecc., i teatri sono quasi tutti accessibili, come i musei.

Se dovessi appendere un consiglio in bacheca, cosa suggerire?

“Uno dei miei posti preferiti resta senza dubbio Central Park , dove si può fare ed incontrare di tutto e di più. E’ possibile passeggiare, correre, leggere, scrivere, dipingere ma anche assistere ad innumerevoli spettacoli di ogni genere e tipo: dalle lezioni di salsa e tango, agli artisti di strada, a set cinematografici e fotografici, alle belle famiglie di Harlem, alle coppie innamorate, a manager indaffarati, a vecchietti che passano il tempo. Insomma a Central Park è possibile vedere e conoscere ogni “specie” umana.
E’ un luogo totalmente accessibile, anche se ha alcune zone con dislivelli, pertanto in alcuni punti bisogna armarsi di muscoli,  soprattutto se ci si reca da soli. E’ sicuramente meglio visitarlo da nord verso sud, si evitano così un po’di salite. Tutta Manhattan è più comoda da visitare da nord verso sud, essendo lievemente in pendenza. Quello che io amo di New York è che sino ad ora è l’unica città che riesce a trasmettermi la sensazione di essere la vera capitale del mondo. E’ l’unica in cui, secondo me, riesce a raccogliere ed amalgamare tutto le popolazioni senza renderle ridicole o fuori posto, ma anzi rendendole uniche per il “mosaico” razziale. La amo perché non ti senti mai solo, perché è bellissimo bighellonare per il Village, entrare nei negozi… spiarla dalle vetrate, non puoi restare fermo a NYC….I LOVE New York perché anche se ti può offrire molto, alla fine ti accontenti di poco. I LOVE New York perché è velocissima, ma anche immobile”.

Anche oggi una storia come tante, con la sua unicità, ha illuminato un arcano. Svegliarsi al mattino, con la luce che brilla su una speranza, su un sogno da percorrere è un cammino obbligatorio per sentirsi sempre vivi. Il carro a New York ci insegna quanto la libertà debba lasciarsi ruotare perchè se vissuta da soli non basta. Che il cambiamento origina altro cambiamento. Che fermarsi non da destinazioni. Ognuno di noi, con i propri mezzi, sulla propria strada può tracciare scoperte personali e avere sempre una parola per chi ha bisogno di ascoltare. Infondo viaggiare significa anche questo: sentirsi vicini al mondo assaporando il senso di un posto diverso.

Marlene Jones
(Tiziana Resta)

Start Slide Show with PicLens Lite PicLens

Il Bagatto a New York


Il Bagatto è la prima carta degli arcani maggiori dei tarocchi; è conosciuta anche come il Mago , il Giocoliere, l’Artigiano: nei primi mazzi il Bagatto è rappresentato come un giovane artista di strada, un prestigiatore; su un tavolo ci sono gli attrezzi del suo mestiere

Percussioni, chitarre, sax, tamburelli, violini, voci e incroci di sguardi. Il “goodmorning” a New York è una sorpresa cantata e suonata in  un angolino di Pennstation sulla 34 street/7 avenue, dove ogni giorno artisti di strada,  con una musica ogni volta diversa, offrono una propria esibizione rallegrando gli animi dei passanti.
C è chi ha fretta di arrivare in orario a lavoro. C’è chi deve correre a scuola. C’è chi è stanco di dover fare sempre qualcosa. C’è chi è triste e passeggia. C’è chi ha deciso di partire. C’è chi è felice e ascolta. C’è chi ama e chi perde. Milioni di storie e stacchetti di vita che si intrecciano, tra una scala e l’altra, prima di uscire ai piedi della grande città.
Buongiorno a tutti gli amici di Tuttaaltramusica da Marlene Jones. Il primo appuntamento psicomagico della settimana, si ferma ad ascoltare una ballata del tutto speciale. E’ la storia un pò italo e un pò americana, di un artista e di una grande donna unita dalla passione della loro voce. Stiamo parlando di Keccoré, il nome d’arte di Francesco (Kecco) Recchia, cantautore e musicista di 35 anni di origini pugliesi, trasferitosi a New York per seguire un masterclass avanzato di canto condotto da Mary Setrakian, vocal coach di Nicole Kidman e Mary J. Blige a Broadway.

Come inarrestabile sognatrice, portaborse e portavoce delle Big Beautiful Woman, non posso non soffermarmi sull’importanza che per me ha questa testimonianza e ricollegarla alla data di oggi: 13 febbraio 2011. Mentre qui tutto scorre senza confini tra creatività e mito, immagine e realtà, spero che questa intervista-esperienza di vita, possa fungere da ponte e arrivare dritta alle piazze d’Italia dove tante donne in questo momento sono riunite per manifestare a favore della propria identità; affinchè si possa far capire che essere una grande donna significhi avere una gran voce in capitolo e non solo una piccola taglia in vetrina; che è ora di essere considerate “meta da raggiungere” piuttosto che “strada facilmente percorribile”.
Inoltre, da bulimica di sentimentalismi quale che sono, grazie al contributo di questo magico incontro, ho avuto la fortuna di abbuffarmi di emozioni che mi portano lontano lanciandomi implicitamente in un messaggio di sostegno per tutti coloro che vogliono continuare a viaggiare sulla strada del proprio sogno..

Sono le Ore 04.14 PM. Mi trovo in uno dei tanti Starbucks di Manhattan sulla E 92 street, 3 Avenue e da questo momento in poi parte il mio collegamento con Keccorè.

Come mai proprio NYC?
Nell’ottobre del 2009 ho seguito un seminario che Mary Setrakian ha tenuto a Sanremo durante le le selezioni per Sanremo Giovani ed è stato una sorta di colpo di fulmine artistico: sono rimasto folgorato dall’energia di questa donna, un’insegnante capace di andare oltre le solite convenzioni accademiche che spesso tarpano le ali di chi intraprende un percorso artistico. La formazione è importante, ma spesso gli insegnanti opprimono con regole e paraocchi, mentre il suo approccio è incentrato sull’unicità dei suoi “alunni”.
Insomma, per rispondere alla tua domanda, più che venire a NYC direi che son venuto da Mary!!!

Eri già stato a NY?
No, ma erano anni che sognavo di spendere un po’ di tempo in questa città. NY per me è Woody Allen, i Velvet Underground e la Factory di Andy Warhol, Seinfeld (una delle mie sitcom preferite!!!), il baseball dei NY Yankees,il David Letterman Show, Il Dakota Building dove ha abitato per anni John Lennon, Tiffany ed una marea di altre location cinematografiche… più un mondo di immagini e suggestioni perché NY è una delle capitali culturali dell’età moderna!!!

Che impressione ti sta facendo?
Confesso che ciò che mi piace di NY è l’energia che si respira, non tanto la città in sè. Ho avuto la possibilità di vivere a Londra di cui mi sono innamorato a prima vista: in una città come Londra potrei spendere il resto della mia vita, ma credo che solo in una città come NY percepisci una tale energia vitale che si materializza in persone speciali, come la mia insegnante Mary e la mia guida spirituale Tiziana!!!

Guida spirituale?! Io? Cioè…Tiziana?!

Il mio percorso artistico, ma soprattutto umano è fatto di incontri importanti ed è bello sapere che ci sono persone che credono in te quando non sei ancora una rockstar!!! (…ride…)

Quindi NY è sinonimo di sogno?
NY è una città molto competitiva e costosa dove però hai la sensazione che possa davvero capitarti qualsiasi cosa: è la perfetta sintesi del sogno americano. Qui c’è tanta gente che insegue un obiettivo e non importa che sia cantare a Broadway o lavorare a Wall Street, aprire un ristorante di successo e semplicemente passare una vacanza indimenticabile! E’ come se NY in ogni suo angolo ti dicesse: “Vuoi fare qualcosa? Perché no…provaci!”
…l’esatto opposto della sensazione che si prova in Italia, soprattutto negli ultimi anni…

La tua è quindi anche una fuga dall’Italia…
Nessuna fuga…io amo la mia terra, amo la Puglia perché è lì che sono nato e cresciuto ed è lì che vivono le persone più importanti, la mia famiglia ed i miei amici. Anzi, una delle esperienze più belle fino ad ora vissute è il confronto con gli italoamericani che ho incontrato e che mi ha fatto vivere concretamente l’importanza delle origini. Non dimenticherò mai il primo cappuccino preso in un bar di Brooklyn dove si ritrovano la domenica mattina molti figli di immigrati: gente nata a NY, ma che conserva un ricordo così nostalgico del nostro Paese, di un’Italia che conoscono a malapena se non attraverso i racconti dei loro genitori e coltivato con dei viaggi che di tanto in tanto si concedono. Per loro l’Italia è un posto dove non c’è stress!

A questo proposito: NY è famosa per i suoi ritmi frenetici: qual è l’impatto per chi è abituato ad una vita meno metropolitana?
Molti vedono nella frenesia di questa città una minaccia, una bomba che può trasformarsi in nevrosi. Io invece preferisco vedere in questa visione un approccio costruttivo: non c’è tempo da perdere. Abbiamo una sola vita ed è nostro dovere cercare di viverla nel modo migliore possibile. Citando uno dei miei film preferiti, Vanilla Sky, non a caso ambientato a New York, uno dei personaggi dice: “Ogni minuto che passa è un’occasione per rivoluzionare tutto completamente.”
NY non è una città, ma una filosofia di vita”..

Come punti di sospensione, tra un città multicolore e un esempio di vita, come se fossi anche io un bagatto, chiudo il sipario di questo spettacolo, offrendo al nostro AMICO l’augurio di scivolare sulla ruota della fortuna affinché la sua forma d’amore possa sempre diventare arte e la sua forma d’arte possa trasformarsi anche in amore.

Marlene Jones
(Tiziana Resta)

Start Slide Show with PicLens Lite PicLens

VI PRESENTO MARLENE JONES

New York. Febbraio duemilaundici. Tanta neve ai bordi delle strade e un anno nuovo, tutto da scoprire. Come d’abitudine, dopo i botti di capodanno e uno strabiliante Christmas tutto luci e vetrine colorate, l’insieme diventa più silenzioso: crescono i saldi di fine stagione e NY OVER PSYZE apre i suoi, pronta a fare shopping di riflessioni a canto libero.

Marlene Jones, all’anagrafe Tiziana Resta, giovane italiana da pochi anni nella Grande Mela, dove con suo fratello dirige una Casa Vacanze di nome Smeraldas

decide di raccontarci come vivono i nostri connazionali, dove nessuno può guardarli: in vacanza e lontani da tutti.

Cosa cercano; come vivono; dove potrebbero andare; cosa normalmente non sanno; cosa li aspetta, una volta arrivati qui; a cosa non sono preparati. Nell’ombelico del mondo, dove Jovanotti cammina per le strade del West Side e tutto ciò che è italiano vibra libero, c è sempre qualcosa da scoprire e un pensiero da scrivere. Con le sue buste di vernice, direttamente dal suo blog, Marlene Jones ci accompagnerà, con qualche bottone perso e capello fuori posto, pronta a diventare, una volta a settimana una sorta di inviata all’estero, con tanto di microfono immaginario e riflettori accesi ad ogni angolo della città.

Ora ascoltiamo cosa ha da dirci di sé Tiziana. Intanto vorremmo sapere il perché del nome Marlene Jones?

Sono italiana. Marlene Jones è inventato, ma è vero che vivo a New York. Il nome nasce da due punti di origine che si legano.

Tutte le persone che arrivano qui, si sentono protagoniste del loro film, bombardati da sempre dal cinema americano.

Da quando sono piccola, sono cresciuta con il diario di Bridget Jones sul comodino e il diario di Bridget Jones

sul televisore, generando in me il sogno di diventare una scrittrice dalle manie un pò colorate e una donna di effetto,

nonostante il mio essere goffa e anche molto grassa.

Infatti una delle cose che mi distingue di più dalla protagonista sono i numeri del mio peso.

I suoi, nonostante abbia voluto far credere a tutto il mondo che fosse in sovrappeso, erano comunque a due cifre, i miei sono a 3, come le X della mia taglia.

Marlene invece, deriva dalle estati passate con le mie care amiche, a sognare di poter diventare un giorno come una delle protagoniste di Sex and the city,

ma con le canzoni di Rino Gaetano nel cuore. In particolare Aida. Avendo vissuto la mia vita come se fosse un gran film,dopo aver sentito molte volte la maggior parte della gente dirmi che correvo troppo con la fantasia e che la lenta realtà non ha posto per il mio stile di pensiero, una volta arrivata qui, ho deciso di cominciare a scrivere a modo mio, dandomi un nome che concentrasse le cose a cui più sono legata. Dalla famiglia alle mie amicizie, che da presentarsi in duplice forma, diventano poi un tutt’uno, non rinunciando ancora una volta a niente.

Prima abbiamo parlato di ‘NY OVER PSYZE’, di cosa si tratta?

OVER PSYZE (www.marlenjones.blogspot.com) è il titolo del mio blog personale.

NY OVER PSYZE è quella parte del mio stesso “BLOG pensiero” che dedico da BBW ai lettori italiani di TuttaAltraMusica. BBW è un altro acronimo e significa semplicemente ‘Big beautiful woman’. Una delle prime scoperte, quando sono arrivata a NY è stata l’arte di vivere liberi da preconcetti e

schemi. Le BBW sono donne in carne, la cui bellezza non è comunque sottovalutata. Molte campagne lottano a favore della

diminuzione dell’obesità ma nell’aria circola anche la libertà di sentirsi sereni con se stessi e di non essere considerati negativamente o diversi se hai chili di troppo. Così ho deciso di percorrere il viaggio del sorriso a modo mio. In modo del tutto divertente. Alla ricerca della BBW Art e del mio stile di comunicazione, senza negarmi l’acquisizione di conoscenze e senza debiti con l’apparenza. Le magre fanno shopping in tessuto sintetico, io faccio shopping

in tessuto elasticizzato e sociale. Cosi la differenza di peso è evidente ma diventa anche esuberante. Non è assolutamente vero che le donne in carne non possono permettersi di essere fashion e accattivanti. è un pensiero banale. Come dice Sophia Loren:”Il sex appeal è al 50% quello che hai e al 50% quello che gli altri pensano che tu abbia”. Marlene ama vestire bene quanto mangiare ma ha un grande difetto. Si vestirebbe da schifo se non ci fosse qualcuno come

la sua amica Gretha ( Claudia Gurrieri ), Un’italian stylist, photo modella BBW, a consigliarle cosa indossare. E’ risaputo che noi donne siamo molto metereopatiche nei sentimenti, cosi Marlene suona il campanello di Gretha, ogni settimana, per chiederle consigli su come vestire una XXL in base alle previsioni del tempo.

NY Over psyze diventa uno spazio di LIFE STYLE, goloso e colorato di particolari, di un’italiana di un certo peso che porta un pò della sua Italia interiore ed esteriore, in giro per la città, alla ricerca di quello che forse gli italiani non sanno e che ancora una volta lei vorrebbe trasmettere, senza diete di sentimenti.

Allora non ci resta che aspettare trepidanti il tuo primo articolo da NY…

Ogni mattina comincerò a scrivere il mio post solo dopo aver mangiato bagles con jelly e creame cheese. Con un tazzina di caffè espresso tra le mani, guarderò la citta, dal basso verso l alto e mi chiderò: “Chissà dove sono i miei amici italiani e le mie amiche ciccione? E cercherò di portare con me i lettori di TuttaAltraMusica a New York city e dintorni, ovviamente con scarpe comode e senza correre!

Non ci rimane veramente che aspettare che la nostra simpatica amica ci faccia sapere di più sulla Grande Mela, sui modi di vivere dei newyorkesi e degli italiani che vivono lì intanto guardatevi questo video sulla città più glamour degli Usa.

Marlene pubblicherà quindi un articolo a settimana sulla rubrica TuttaAltraNewYork, seguitela su Tam Tam, intanto godetevi questo video.

Start Slide Show with PicLens Lite PicLens
Tutta Altra Musica powered by PIM ITALIA