Sono scesi in piazza a Milano questa mattina i primi cittadini di 900 comuni, riuniti da Anci (Associazione dei Comuni Italiani) per contestare la manovra finanziaria, al vaglio in questi giorni che porterebbe, fra le altre conseguenze, la cancellazione dei piccoli comuni sotto i 1000 abitanti e le province sotto i 300 mila. Solo la punta dell’iceberg se si considerano anche i tagli e i provvedimenti sul contributo di solidarietà: questi costituiscono infatti il 25% della manovra da 55 miliardi approvata dal governo a ferragosto che in numeri si tradurrebbe in 9 miliardi tra 2012 e 2013 a cui ammontano i mancati trasferimenti alle autonomie locali, in 674 milioni l’anno prossimo e 1,5 miliardi nei due successivi è calcolato il gettito della superIrpef.
A tutto ciò, naturalmente, sono da aggiungere le decurtazioni già previste dalle manovre del 2010 e del luglio 2011.
Nel biennio 2013/2014 così le regioni avranno 6,1 miliardi in meno, mentre le regioni a statuto speciale 3 miliardi, i comuni 4,5 e le province 1,3 miliardi. Traduzione per governatori, sindaci e amministratori di enti locali è il ridimensionamento dei servizi e l’aumento di tasse per i propri cittadini e/o utenti. Uno studio del Sole 24 ore stima un aumento di spese pari a 1000 euro a famiglia.
Non ci sono solo i mancati trasferimenti a fare sfracelli, ha spiegato però Roberto Formigoni, vanno calcolati anche i vincoli del patto di stabilità interno: la somma complessiva – ha spiegato il presidente della Lombardia – ammonta a 104,75 miliardi, di cui 25,5 a carico dello Stato (24,34%), 60,45 a carico delle Regioni (57,7%), 4,1 a carico delle Province (3,91%) e 14,7 a carico dei Comuni (14,03%).
Le ipotesi al vaglio per far tornare i conti sono sostanzialmente tre e, al solito, la Lega fa da ago della bilancia: bocciati in primis gli interventi sull’età pensionabile sui quali il Senatur e i suoi seguaci si sono dimostrati intransigenti, restano la tanto temuta dalle amministrazioni locali rimodulazione del contributo di solidarietà e una sorta di patrimoniale anti-evasione proposta dalla Lega e l’aumento dell’Iva.
L’idea di Bossi&Co sarebbe far pagare un extra fino al 5% dell’intero patrimonio a chi abbia proprietà incompatibili col suo 730; dall’aumento dell’iva dal 20 al 21% si potrebbero invece ricavare fino a 5 miliardi (lasciando naturalmente invariate le aliquote del 4 e del 10 %).

























