18 May 2012

TEMPO DI MAGRA, GLI ENTI LOCALI NON CI STANNO

Sono scesi in piazza a Milano questa mattina i primi cittadini di 900 comuni, riuniti da Anci (Associazione dei Comuni Italiani) per contestare la manovra finanziaria, al vaglio in questi giorni che porterebbe, fra le altre conseguenze, la cancellazione dei piccoli comuni sotto i 1000 abitanti e le province sotto i 300 mila. Solo la punta dell’iceberg se si considerano anche i tagli e i provvedimenti sul contributo di solidarietà: questi costituiscono infatti il 25% della manovra da 55 miliardi approvata dal governo a ferragosto che in numeri si tradurrebbe in 9 miliardi tra 2012 e 2013 a cui ammontano i mancati trasferimenti alle autonomie locali, in 674 milioni l’anno prossimo e 1,5 miliardi nei due successivi è calcolato il gettito della superIrpef.
A tutto ciò, naturalmente, sono da aggiungere le decurtazioni già previste dalle manovre del 2010 e del luglio 2011.

Nel biennio 2013/2014 così le regioni avranno 6,1 miliardi in meno, mentre le regioni a statuto speciale 3 miliardi, i comuni 4,5 e le province 1,3 miliardi. Traduzione per governatori, sindaci e amministratori di enti locali è il ridimensionamento dei servizi e l’aumento di tasse per i propri cittadini e/o utenti. Uno studio del Sole 24 ore stima un aumento di spese pari a 1000 euro a famiglia.

Non ci sono solo i mancati trasferimenti a fare sfracelli, ha spiegato però Roberto Formigoni, vanno calcolati anche i vincoli del patto di stabilità interno: la somma complessiva – ha spiegato il presidente della Lombardia – ammonta a 104,75 miliardi, di cui 25,5 a carico dello Stato (24,34%), 60,45 a carico delle Regioni (57,7%), 4,1 a carico delle Province (3,91%) e 14,7 a carico dei Comuni (14,03%).

Le ipotesi al vaglio per far tornare i conti sono sostanzialmente tre e, al solito, la Lega fa da ago della bilancia: bocciati in primis gli interventi sull’età pensionabile sui quali il Senatur e i suoi seguaci si sono dimostrati intransigenti, restano la tanto temuta dalle amministrazioni locali rimodulazione del contributo di solidarietà e una sorta di patrimoniale anti-evasione proposta dalla Lega e l’aumento dell’Iva.
L’idea di Bossi&Co sarebbe far pagare un extra fino al 5% dell’intero patrimonio a chi abbia proprietà incompatibili col suo 730; dall’aumento dell’iva dal 20 al 21% si potrebbero invece ricavare fino a 5 miliardi (lasciando naturalmente invariate le aliquote del 4 e del 10 %).

 

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CASO RUBY: INIZIA IL PROCESSO A FEDE, MINETTI E MORA


Disertano l’aula gli imputati Minetti, Fede e Mora e lasciano ai loro avvocati il compito di difenderli dall’accusa di induzione e favoreggiamento della prostituzione, anche minorile. Ognuno, secondo le ricostruzioni, avrebbe avuto un preciso ruolo nello svolgimento delle serate a casa del Presidente del Consiglio: chi avrebbe dovuto ingaggiare le ragazze e chi avrebbe dovuto istruirle al rito del Bunga Bunga secondo precisi dettami, ruolo questo ricoperto dalla Minett, ascoltata anche nel corso di un’intercettazione riferire ad un’amica le seguenti parole: ““Non me ne fotte un cazzo se lui è il presidente del Consiglio o, cioè, è un vecchio e basta. A me non me ne frega niente, non mi faccio prendere per il culo. Si sta comportando da pezzo di merda pur di salvare il suo culo flaccido”. E la guerra dei Roses si preannuncia solo all’inizio, come riferisce il giornale ‘Il Fatto Quotidiano’

Gli obiettivi, però, sono tutti puntati sul collegio di avvocati dei possibili parti civili. Primi fra tutti i legali di Karima El Mahroug, in arte Ruby. La diciottenne marocchina al centro dello scandalo che vede implicato in un altro processo il presidente del Consiglio, accusato di prostituzione minorile e concussione. Egidio Verzini, il legale che assiste Ruby, ha annunciato ai cronisti prima di entrare che Karima potrebbe costituirsi parte civile sia nell’udienza preliminare a carico del trio Fede, Minetti, Mora e sia nel processo che si celebra con rito immediato nei confronti del Cavaliere. “Stiamo valutando gli atti per decidere”, ha dichiarato Verzini.

Il processo si dividerà in due parti: la prima dedicata alle accuse mosse ai tre imputati, la seconda alla trascrizione delle intercettazioni telefoniche. A tale proposito i procuratori aggiunti Pietro Forno, Ilda Boccassini e il pm Antonio Sangermano hanno chiesto la nomina di un perito che trascriva le telefonate da utilizzare nell’udienza di merito. Altra questione non di poco conto, è il possibile avanzamento della richiesta da parte dei legali di Mora, Fede e Minetti di trasferire il processo dal Tribunale di Milano a quello di Monza, tribunale sotto la quale giurisdizione rientra il capoluogo di Arcore, dove si sarebbero svolti i fatti.

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ALTRE DUE TESTIMONI DELLE NOTTI DI ARCORE: “BERLUSCONI FA PORTARE UNA STATUETTA CON UN OMINO CON UN PENE GROSSO QUANTO UNA BOTTIGLIA DA MEZZO LITRO, TUTTE LA BACIANO, C’E’ CHI FINGE UN RAPPORTO ORALE”.

Repubblica pubblica oggi in prima pagina il racconto di due nuove testimoni sulle feste di Silvio Berlusconi ad Arcore. Le loro dichiarazioni, spiega l’articolo firmato insieme da Piero Colaprico, Giuseppe D’Avanzo ed Emilio Randacio, sono state raccolte in un interrogatorio al tribunale di Milano lunedì scorso. Le “vittime/testimoni” sono tutte e cinque estranee al giro della Dimora Olgettina, al mondo dello spettacolo e alla “scuderia” di Lele Mora. Le ultime due, in ordine di tempo, sono giovanissime. Si chiamano Ambra Battilana e Chiara Danese.

Sono invitate a Villa San Martino il 22 agosto del 2010. Quel giorno, Ambra, che è nata il 15 maggio 1992, ha diciotto anni, tre mesi e sette giorni. Chiara, nata il 30 giugno 1992, ha diciott’anni, un mese e ventidue giorni. Quando le incontra, Silvio Berlusconi le chiamerà “le mie bambine”. Il 4 aprile scorso Ambra e Chiara, con i loro avvocati, hanno presentato alla procura della Repubblica di Milano una “memoria” su quanto è avvenuto quella notte. Hanno confermato i loro ricordi in un interrogatorio, lunedì.

Ma perchè solo adesso queste giovani donzelle si fanno avanti? Certamente meglio tardi che mai.

Chiara: “Io non avevo alcuna intenzione di parlare. Mi sono sentita costretta dal clamore che ha assunto il caso e soprattutto dal fatto che nel mio paese, che è Gravellona, in provincia di Verbania, sono ingiustamente considerata una escort. È una denigrazione sulla bocca di tutti, sono continuamente infastidita da telefonate anonime”.

“È una situazione che mi fa soffrire molto e ho deciso di ribellarmi a un’immagine di me che non mi corrisponde”. A scandalo scoppiato, racconta ai pubblici ministeri, Chiara prova a chiedere un consiglio a Emilio Fede: è stato lui a invitare le due giovanissime amiche a Villa San Martino.

Chiara: “All’inizio Fede mostra di non ricordare chi fossi, quando glielo ricordo mi dice in modo sarcastico, anzi in malo modo, se volevo dei “soldini”. Mi chiede se volessi insinuare che lui mi aveva toccato, io rispondo che voglio soltanto parlargli di persona, non entro nel merito. Gli dico: “Voglio dei consigli, come devo fronteggiare questa situazione?”. Fede è seccato, promette di richiamarmi ma non lo farà… Un altro motivo che mi ha spinto a prendere questa decisione è la posizione che ha assunto pubblicamente il presidente del Consiglio Berlusconi. In più occasioni ha definito “cene eleganti” le sue. Beh, per quanto mi risulta avevano tutt’altra natura. Per di più ha difeso proprio quelle ragazze che, quella notte, avevano avuto gli atteggiamenti più sconvenienti, mentre non ha ritenuto di spendere una parola a favore mio e di Ambra”.

Ambra: “Oggi se digito il mio nome e cognome su Google, sono associata al bunga bunga e al processo in corso, anche se, con Chiara, sono stata una sola volta ad Arcore e pensando di partecipare a una normale cena e per di più a casa del presidente del Consiglio. Ora invece vengo associata a “trentadue prostitute” pur essendomi comportata in modo del tutto corretto. Il mio agente mi ha consigliato l’avvocato Patrizia Bugnano, ho saputo solo successivamente che è anche un deputato dell’Italia dei Valori. È uno stimato professionista e per di più è donna”.

Chiara: “Apprendo solo in questo interrogatorio che l’avvocato di Ambra è deputato. A dir la verità, non so esattamente che cosa significa essere deputati e non so che cosa sia l’Idv. Non c’è stata alcuna interferenza, la memoria è frutto di ciò che abbiamo visto e vissuto io e Ambra”, precisano le due ragazze, rispondendo ai pubblici ministeri Pietro Forno e Antonio Sangermano.

Ora i fatti. Sono le 23 del 22 agosto 2010. Ambra e Chiara hanno appena finito le selezioni di Miss Piemonte (Ambra è prima, Chiara è terza). Emilio Fede, che il giorno prima le ha “provinate” come meteorine, le invita nella residenza del Cavaliere. Si possono trascurare i dettagli dell’ingresso a Villa San Martino e dell’attesa del ritorno dallo stadio di San Siro del premier e del direttore del Tg 4. Il racconto può cominciare da quando Berlusconi entra in scena.

Ambra: “… Entriamo in casa e ci troviamo di fronte il presidente Silvio Berlusconi. Tiene in mano due vassoietti. Sopra ci sono degli anelli. Lui dice che sono di Tiffany, ma io mi accorgo che è semplice bigiotteria. Berlusconi li offre in dono. In quel momento arrivano tantissime ragazze. Noto Roberta Bonasia. Tutte cominciano a prendere i doni dai vassoietti, le ragazze hanno un atteggiamento molto confidenziale con il presidente. Sono elettrizzate. Il presidente si presenta a me e a Chiara e si mostra contento di vederci. Ci dice che siamo belle. Ci ricopre di complimenti. Chiede qualcosa della nostra vita personale. È evidente l’attrazione che Berlusconi ha per me e Chiara. È così evidente che Emilio Fede gli dice, infastidito: “Tu mangia nel piatto tuo che io mangio nel piatto mio”. Ci è chiaro che per Fede io ero destinata a Berlusconi, Chiara a lui”.

Chiara: “La serata prosegue con la cena. Ci sediamo tutti a tavola, siamo più o meno quindici. Con Fede e Berlusconi, me e Ambra, ricordo Roberta Bonasia; Maristhell Polanco che avevo visto in televisione a “Colorado cafè”; le due gemelline napoletane (Eleonora e Imma De Vivo), che avevo visto all’Isola dei Famosi; una ragazza che si presenta con il nome di Lisa, di origine cubana, subito mostra un’attenzione omosessuale nei miei confronti; una signora bionda alta e riccia, che durante la serata canta; una signora prosperosa; una ragazza mora abbastanza alta, quella che ho poi riconosciuto essere Nicole Minetti; due ragazze nere, piuttosto volgari e abbigliate in modo indecente, quando le ho viste ho subito pensato che fossero due prostitute; un signore piuttosto alto che non ci fu presentato; un altro ragazzo che suonava una pianola e un’altra signora non giovanissima, di circa 50 anni. Ambra poi mi disse che Lisa le confidò subito di essere lesbica”.

Ambra: “Marysthell mi dice che se Berlusconi mi avesse notato, mi avrebbe fatto fare una bella carriera… Emilio Fede mi spiega che le due gemelline napoletane per partecipare alla cena avrebbero ricevuto una ricompensa di tremila euro ciascuna”.

Chiara: “Durante la cena Emilio Fede è seduto tra me e Ambra, di fronte a Fede c’è Berlusconi, seduto tra Roberta Bonasia e Lisa. Emilio Fede per tutto il tempo tocca le gambe a me e ad Ambra. Ero a disagio, in imbarazzo, scambiavo sguardi d’intesa con Ambra”.

Ambra: “Berlusconi guarda insistentemente me e Chiara. Ci dedica canzoni che interpreta lui stesso, in francese e in italiano. Ci chiama “bimbe” e suscita il visibile risentimento di Roberta Bonasia, che gli si butta continuamente addosso baciandolo. Quella sera il presidente non mangia niente e racconta molte barzellette particolarmente sconce, così sconce che io mangio di malavoglia, tanto era irritante il contenuto. Ma tutti ridevano a crepapelle e, a un certo punto, parte la canzoncina “E meno male che Silvio c’è” e tutte le ragazze cominciano a ballare e cantare intorno al tavolo. Io e Chiara ci guardiamo imbarazzate, come per dirci: “Ma dove siamo finite?”. E dire che il peggio deve ancora arrivare perché dopo quindici minuti che siamo seduti a tavola, alcune delle ragazze scoprono i seni, li offrono al bacio di Berlusconi. Toccano il presidente nelle parti intime. Si fanno toccare. Anche Roberta Bonasia tocca ripetutamente nelle parti intime Berlusconi. Mentre accade questo, le ragazze cantano ancora “meno male che Silvio c’è”, chiamano il presidente “papi” e Berlusconi chiama tutte noi “le mie bambine, le mie bimbe”".

Chiara: “Dopo l’ennesima barzelletta oscena, Berlusconi fa portare una statuetta. É uno specie di guscio. Dal guscio esce un omino con un pene grosso. La statuetta ha dimensioni di una bottiglietta d’acqua da mezzo litro. Il pene è visibilmente sproporzionato. Berlusconi fa girare la statuetta tra le ragazze. E chiede loro di baciarne il pene. Le ragazze cominciano a far girare la statuetta. Ne baciano il pene e simulano un rapporto orale. O se lo avvicinano ai seni scoperti. Tutti ridono. Io e Ambra non ci prestiamo al gioco indecente. Ci sorprende che anche la Bonasia, che il presidente ha presentato a tutti come la sua fidanzata, si presti. È in quel momento che la serata prende una direzione molto diversa da come l’ho immaginata. Le ragazze, visibilmente allegre, cominciano ad avvicinarsi al presidente, si fanno baciare i seni, lo toccano. È una specie di girotondo, le ragazze si dimenano, lo toccano di nuovo, lo stesso fanno con Emilio Fede. A un certo punto il presidente, visibilmente contento, chiede: “Siete pronte per il bunga bunga?”. Le ragazze in coro urlano: “Siii”. Io e Ambra non sappiamo che cosa sia questo bunga bunga, anche se dopo la statuina lo intuiamo. Sono agitata, mi sento male…”.

Ambra: “Chiara chiede a Emilio Fede se può avere una camomilla perché si sente male. Siamo scioccate, Fede cerca di rassicurarci. Ci invita a rimanere tranquille, mentre Berlusconi ci invita a fare un giretto nella villa. Ci mostra una sala con delle statuette di mucche colorate, mi pare in ceramica, e nella stessa sala ci sono palloncini e cartelloni inneggianti a Berlusconi, del tipo “Viva Silvio”. Poi ci porta a vedere una saletta del tipo discoteca, con al centro un palo da lap-dance. Mentre camminiamo, Berlusconi, che sta dietro di noi, ci tocca i glutei, ci palpeggia il sedere. Né io né Chiara lo abbiamo invitato a desistere, anche se ci siamo irrigidite, facendogli capire che non eravamo d’accordo con quanto stava facendo. Al piano superiore Berlusconi ci mostra una spa con piscina e palestra e ci dice che, la prossima volta, avrebbe organizzato una festa in piscina, per stare più in intimità con noi e conoscerci meglio”.

Chiara: “Nella piccola discoteca con il palo al centro e i divanetti tutto intorno, e nell’angolo un dj, le ragazze iniziano a ballare in modo piuttosto volgare. Si tirano su la gonna. Mostrano il sedere. Alcune sono vestite da infermiere, come le gemelline di Napoli e la Bonasia, che tiene in mano anche un frustino. I vestitini da infermiera sono molto corti, da crocerossina, con i bordi rossi, il cappellino, i seni molto scoperti e con la biancheria intima in mostra. Anche le ragazze non travestite da infermiera tirano su i vestiti, mettono in mostra fondoschiena e seni. Ballando si avvicinano a Berlusconi, lo toccano e si fanno toccare, è il gioco che il presidente definisce bunga bunga”.

Ambra: “Ricordo che anche Marysthell mostra i glutei, Emilio Fede mi dice che ha vinto una qualche gara di bellezza per il suo fondoschiena. Anche le due gemelle napoletane mostrano il seno nudo. A un certo punto Nicole Minetti si esibisce in uno spettacolo di lap-dance. Indossa uno di quei vestiti che si tolgono a strappo. Rimane completamente nuda ballando al palo, senza reggiseno e mutandine. Dopo essersi denudata, si avvicina a Berlusconi e ballando in maniera provocante avvicina il sedere al viso del presidente. Girandosi gli avvicina i seni alla bocca, il presidente le bacia i seni. Le ragazze tentano di coinvolgerci in questa danza, istigate da Fede e Berlusconi. Sento dietro di me frasi del tipo: “Ma che sono venute a fare quelle due?”. Tutte le ragazze ci stanno intorno, ci toccano, ci prendono, tentano di toglierci i vestiti, ci toccano un po’ dappertutto”.

Chiara: “Fede e Berlusconi incitano le ragazze a coinvolgerci nel gioco, dicono: “Dai, spogliatele… dai, spogliatele… spogliatevi… ballate…”. A quel punto siamo letteralmente terrorizzate. Vogliamo soltanto andarcene, ma non sappiamo come fare. È evidente a tutti il nostro disagio. Ci facciamo coraggio, andiamo da Fede e gli diciamo: “Vogliamo assolutamente andare via”. Accanto al direttore c’è il presidente Berlusconi. Sente chiaramente la richiesta di Ambra. Emilio Fede risponde: “Se volete andare via, va bene. Ma non pensate di poter fare le meteorine o miss Italia”".

Ambra: “Berlusconi, seduto accanto a Fede, annuisce senza però dire una parola. Tanto che ne ricavo l’impressione che sia perfettamente d’accordo con Fede. A quel punto usciamo dalla villa insieme con Fede, che ci accompagna con la macchina guidata dal suo autista a piazzale Loreto. Fede, che si era mostrato molto seccato nei nostri confronti, quasi anticipando la nostra protesta, ci dice in macchina, alla presenza dell’autista, che avevamo fatto benissimo a comportarci così. Che avevamo superato una prova. Che non eravamo come le altre ragazze, tutte puttane. Che eravamo le “favorite” del presidente e avremmo fatto una bella carriera. Io e Chiara rimaniamo sbigottite”.

 

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IL TENTATIVO DI CAMUFFARE LA DATA DI NASCITA NON BASTA, CHE PECCATO, RUBY AVEVA SOLO 16 ANNI LA PRIMA VOLTA AD ARCORE!

La procura di Milano ha chiuso le indagini nei confronti di Nicole Minetti, Lele Mora e Emilio Fede, tutti accusati di favoreggiamento e induzione alla prostituzione di ragazze maggiorenni e non. Secondo i pm la giovane Ruby infatti sarebbe stata adescata alla tenera età di 16 anni, il primo contatto con Mora e Fede, infatti risalirebbe al settembre 2009. Oltre a Ruby il reato di induzione e favoreggiamento della prostituzione porterebbe in risalto anche altre 32 ragazze, tutte maggiorenni. I tempi quindi si dilaterebbero: nella nota dei pm infatti si legge che il periodo di riferimento comprenderebbe l’asse di tempo tra gli inizi del 2009 e il gennaio 2011, quando ci sarebbero state le ultime feste ad Arcore.
Il tentativo di camuffare la data di nascita di Ruby non è bastato agli indagati. Vi ricordate?

Improvvisamente due emissari sbarcano in Marocco. Chi li ha mandati? Il compito sarebbe quello di falsificare i certificati di nascita e renderla maggiorenne. Lo scooppone  lo fece il Fatto Quotidiano, a firma Lorenzo Galeazzi, Vittorio Malagutti e Massimo Paradiso. La funzionaria dell’anagrafe il 7 febbraio si è vista avvicinare da due uomini: “Credo venissero da Milano, mi hanno offerto una somma importante, ho detto no”. Una notizia che scotta, l’ennesima, che compare nelle pagine dell’inchiesta Ruby Gate. Due italiani, accompagnati da un interprete marocchino sarebbero arrivati a Fkih Ben Salah “Si sono presentati in municipio e hanno chiesto di cambiare i dati anagrafici di una certa Karima El Marough” spiega la funzionaria intervistata dai giornalisti del Fatto. Il piano era sostituire il documento con un altro, così Ruby nata a Fkih il primo novembre del 1992 sarebbe invecchiata di un paio di anni. Giusto il necessario per renderla maggiorenne difronte a Silvio. Ma Fatima, la funzionaria dell’anagrafe, non ha accettato di diventare loro complice. Ma la sfortuna del nostro Premier è che Fatima non s’è fatta corrompere e quindi Ruby il 6 Aprile, ormai in netto avvicinamento, davanti ai giudici comparirà con la sua giusta età. Un vero e proprio peccato visto che “Nei centri minori del Marocco l’anagrafe non è informatizzata. I nuovi nati vengono registrati in libroni scritti a mano e compilati in ordine cronologico…. E con l’aiuto di un funzionario compiacente si può compilare un estratto di nascita falso e questo inizialmente sarà sufficiente a ingannare il pubblico”. Esperimento non riuscito, che peccato!

 

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SIT-IN DEGLI AGENTI A SAN MARTINO, FISCHI A BERLUSCONI. “E’ COLPA DI TREMONTI, FATELO FUORI”.

Davanti a Villa San Martino stamane un bel corteo di sindacati di polizia si è stanziato per protestate contro Berlusconi e il suo governo. Berlusconi è sceso per parlare con gli agenti. Ha promesso che manterrà gli impegni e ha ricevuto qualche fischio. All’arrivo di un giornalista di Annozero, è andato via. Secondo Enzo Letizia, segretario dell’Associazione funzionari di polizia, Anf, “siamo qui sia per ricordare tutti gli impegni che sono stati presi già dalla manovra di luglio e che fino a oggi sono stati sempre disattesi, sia per far tornare questo governo a investire sulla sicurezza”. Ancora Letizia: “Il premier, del resto, non ha convocato i sindacati di polizia a Palazzo Chigi per prendere questo impegno formale. In passato abbiamo avuto più volte incontri con il ministro dell’Interno Roberto Maroni che poi sono stati disattesi dal governo. Non ci fidiamo di quello che ci ha detto il vicecapo della Polizia perché la storia di questi anni ci impedisce di fidarci di quello che ci dice il premier”. Sulla stessa linea anche Franco Maccari. “Izzo – dice il segretario del Coisp – con tutto rispetto, è solo un portavoce. Ma noi abbiamo tutte le prove e ragioni per non fidarci di nessuno. Io ho firmato a settembre 2010 un contratto con su scritto il governo concorda di trovare una soluzione entro l’anno per la penalizzazione che il comparto ha subito rispetto 2008 2009. Se non è valso neanche un impegno pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale cosa può valere un parola, una promessa?”. Per Claudio Giardullo, segertario nazionale Silp-Cgil, “la credibilità etica, politica e istituzionale del governo Berlusconi è vicina allo zero”. E questo perché “l’ultima finanziaria è stata approvata ad agosto, Maroni e La Russa, assieme al capogruppo del Pdl al Senato, si affrettarono a rassicurare gli operatori di polizia sull’intenzione del governo di garantire la specificità del comparto sicurezza e Brunetta confermò questi impegni a nome dell’esecutivo. Poi però, è cominciato un penoso tentativo da parte del governo di rinviare ogni decisione senza ovviamente, alcun risultato concreto”.

Berlusconi fischiato si è preoccupato di rassicurare gli agenti con l’ennesima battuta: “Tremonti dice che i soldi non ci sono, perché non lo fate fuori?”. Il vicecapo vicario della Polizia ha convocato i manifestanti davanti al Viminale per chiedergli di sospendere la manifestazione, in cambio il premier avrebbe riconosciuto gli aumento. Avrà funzionato?

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LE VOCI DELL’ESTRATTO CONTO DI SILVIO: ARCORINE, AVVOCATI, CASE, GIOIELLI, CRAVATTE, NEL SOLO 2010 SI ARRIVA A 34 MILIONI. ANCHE I FIGLI “PELANO” OGNI 15 GIORNI. CARO EH IL PREZZO DEL SESSO!

Tutti a fare i conti con le spese a fine mese, corrente, acqua, luce, gas, la spesa al supermercato. Queste sono le voci che generalmente compaiono nel nostro estratto conto. Ma in quello di Sivlio? Ci sono i 562 mila euro già noti come regalo a 14 ragazze giovani e formose, certo. Ma anche l’«una tantum» di 100 mila euro alla ex «rossa» del Grande Fratello, i consistenti giroconto a cadenza quasi quindicinale a favore dei figli Marina e Pier Silvio, le spese di 675 mila euro per mantenere e arredare il castello di Paraggi o di 900 mila alla Flat Point per manutenzione-elettricità-acqua della residenza ad Antigua, i 441 mila all’avvocato-parlamentare Ghedini e il mezzo milione ad altri legali, anche 24.960 euro al costituzionalista Nicolò Zanon (per un parere pro-veritate) poi eletto al Csm dal Parlamento, accanto ai 20 mila alla mamma di Noemi Letizia e ai 100 mila al pianista-dj delle feste Danilo Mariani.

E ancora 120 mila euro al negozio di cravatte e foulard Marinella, 65 mila al gioielliere Eleuteri (boutique che il premier già apprezzava ai tempi di Stefania Ariosto), oltre 300 mila euro a un fornitore di tessuti, 650 mila in antiquari e gallerie d’arte, quasi mezzo milione in voli d’elicottero e altrettanti a un immobiliare in affitti.

Pur nel suo arido aspetto tabellare, l’estratto conto bancario narra un anno di Berlusconi, però dal punto di vista del suo borsellino della spesa. Tra i tanti conti che il premier ovviamente ha, infatti, questo allegato agli atti dell’inchiesta Ruby (senza più gli omissis che lo costellavano invece nella richiesta di giudizio immediato di Berlusconi) è uno dei suoi personali, il n. 129 al Monte dei Paschi di Siena, materialmente gestito dal ragionier Spinelli. La Procura lo ha acquisito perché da lì sono partiti i prestiti infruttiferi sia ad alcune delle ragazze ospiti delle notti di Arcore (come i 115 mila euro all’ex meteorina Alessandra Sorcinelli in accrediti mensili da 10 mila) sia ad altre ragazze, tutte accomunate da virtù estetiche e aspirazioni nel mondo dello spettacolo: come Angela Sozio (100 mila euro, era una delle ragazze immortalate da Oggi nel 2007 con il premier alla Certosa), Maria Alonso Adelina Escalona (50 mila), Valentina Costanzo (40 mila), Mariagrazia Veroni (36 mila), Anna Restivo (32 mila), Astrid Konstanze Girth e Nicole Minetti (31 mila), Albertina Carraro e Erminia Salmieri (30 mila), Anna Palumbo (20 mila, è la mamma di Noemi Letizia), Beatrice Concas (19 mila), Eleonora Gaggioli (17 mila, fu a un passo dalla candidatura europea nel Pdl), Monica Cheorleu (6 mila) e Sabrina Valentina Frascaroli (5 mila).

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L’ITALIA INVASA DALLE MAMME “VENDITRICI” DI FIGLIE: ECCO I NUOVI VALORI DELLA SACRA FAMIGLIA.

L’altra faccia di Arcore è quella delle mamme che si trasformano in istigatrici e complici, in agenti delle proprie figlie, anche se le proprie figlie si fanno palpare da un vecchio per decine di migliaia di euro. Mamme-maitresse che investono e fanno cassa con il sesso delle figlie, mamme che fanno da garante pur di estinguere il mutuo e farsi una bella vacanza. E i padri? i fratelli? i fidanzati? A tutto giova se la piccola di casa porta casa l’incasso. L’apoteosi della sacra famiglia: la mamma di noemi che descrive sua figlia come “una bambina che ho allevato nella luce del Vangelo e del Signore, lo chiama Papi perchè l’abbiamo allevata con il culto di Silvio” (e non certo perchè il Papi elargisce). Queste, le madri di Elisa, di Sara, di Noemi e di molte altre, sono mamme-mezzane che dinanzi alla prostrazione psico-fisica, che sempre accompagna i più rozzi e pesanti sapori della vita (“sono in condizione pietose”) , senza pudore minimizzano (“e che sarà mai”) ed esaltano solo il valore del compenso “seimila euro, hai detto niente”. Qui ci sono mamme che somigliano alle “parrine”, quelle che lenivano i corpi abusati nel cambio della quindicina, le acide ma benevole streghe che preparavano gli impacchi e dosavano e alternavano le tisane e il riposo allo snervamento, e intanto legavano i rotoloni di soldi con lo spago. E i padri, che una volta erano il braccio armato dell’educazione, ora, come i fratelli, sembrano assistenti ruffiani. E c’è il signor Faggioli che istruisce la sua Barbara nell’arte d’amare: “Tu in questo momento devi fargli vedere che gli sei vicino”. Ed è papà che invita Barbara Guerra a dire a Berlusconi che “mio padre, per il grande rispetto che ha nei suoi confronti” è pronto a mettere una cimice nella sede dei finiani: “digli che io ci ho le chiavi”. Anche i fidanzati, che un tempo erano gelosi, oggi sono azionisti di minoranza degli amplessi altrui, come Ale che pretende che la sua Imma si guadagni ‘i vestiti’, cioè i soldi: “… io penso che non mi dà niente”. “No? Perché no, scusa? Mi incazzo! Oh!”. “Eh amore, ma che ne so. Io non faccio niente con lui…”. “Eh, ma sei scema?”.
Ragazze vendute dalle madri, dai padri, dai fratelli, e anche dai fidanzati per avere una macchina migliore, per farsi due cene nei ristoranti più vip di Milano o Roma, per farsi una bella vacanza o altro. Insomma nella storia d’Italia compaiono anche le mamme disposte a tutto pur di incassare ma anche quelle disposte magari anche ad umiliarsi ma mai a vendere le figlie e i figli, disposte a fare le pulizie giorno e notte ed a spaccarsi la schiena pur di far studiare i propri bambini. Di questo è fatta l’Italia.

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SPECCHIO SPECCHIO DELLE MIE BRAME CHI E’ IL PIU’ RICCO DEL REAME? OLTRE 544 MILIONI NELLE CASSE DEL PISTOLERO BERLUSCA. NEL ’94 SI PARLAVA DI 164 MILIONI, STARE AL GOVERNO FORSE HA GIOVATO?

Un 2010 per molte famiglie e imprese che si è fermato con un bello zero negli incassi, nei risparmi. Anche i salvadanai dei nostri figli vengono frantumati alla ricerca di qualche euro, ma non è certo per tutti così. C’è chi il portafoglio invece lo ha bello gonfio e pieno di buone speranze. Di chi parliamo? Ovviamente di casa Berlusconi. Repubblica.it fa i conti in tasca alla famiglia del nuovo reame d’Italia.

L´onda lunga della crisi ha risparmiato ancora un volta i portafogli di casa Berlusconi. Le casseforti della dinastia di Arcore hanno distribuito in questi giorni ai loro soci 165,6 milioni di dividendi. Una montagna d´oro risalita da Mediaset, Mediolanum e le altre controllate Fininvest fino alle tasche del premier e della famiglia. A fare la parte del leone, come ovvio, è stato il presidente del Consiglio che tramite le sue quattro holding personali ha incassato un bell´assegno di 118 milioni. La Holding quinta a girato al suo socio di riferimento, Marina Berlusconi, poco più di 12 milioni mentre Piersilvio si è accontentato (si fa per dire) di 5 milioni. Barbara, Eleonora e Luigi, i tre figli di Veronica Lario, hanno prelevato dalla loro Holding quattordicesima una decina di milioni a testa. Mediaset chiuderà il bilancio 2010 con profitti in forte crescita (nei primi nove mesi dell´anno scorso sono balzati da 198 a 267 milioni). Mondadori dopo un biennio di vacche magre dovrebbe riprendere a premiare i suoi soci mentre Mediolanum, pur con profitti in calo, sembra intenzionata a tener invariata la cedola. Morale: a fine febbraio del 2012 la Dinasty di Arcore potrebbe mettersi in tasca ben più di 200 milioni, cifra in grado forse di dare una mano ad ammorbidire le divisioni in famiglia emerse negli ultimi anni.
Piersilvio si è confermato la formichina di casa. Ha accantonato a riserva buona parte dei suoi utili e oggi ha in cassa liquidità per 213 milioni. Marina è ferma (beata lei) a 98, i tre fratelli a 339. Il Cavaliere, quello che in realtà si è fatto il mazzo per tutti, resta giustamente il Paperone di famiglia con un tesoretto tra riserve disponibili e liquidità ben superiore ai 544 milioni. Silvio, Marina e Piersilvio tengono qualche milioncino investito presso la chiacchieratissima banca svizzera Arner, mentre i tre junior hanno messo 20 milioni «con risultati di tutto rispetto» in una gestione Jp Morgan.

Per il futuro, tra l´altro, c´è ancora l´incognita della liquidità (non compresa in questi calcoli) custodita direttamente dalla Fininvest. Un tesoretto di 701 milioni di euro accumulato qualche anno fa con il collocamento in Borsa del 16% di Mediaset e per ora mai speso. Un arsenale finanziario buono per nuovi investimenti – in fondo stanno per saltare i paletti al controllo incrociato di giornali e tv – oppure per essere distribuito direttamente ai soci di controllo.

Le otto holding hanno in totale cassa per 1,2 miliardi di euro. Segno che l´amaro calice della politica non ha fatto certo male alle finanze di Arcore visto che nel ´94 il patrimonio di Silvio Berlusconi e figlie era di soli 164 milioni.

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MINETTI: “HO AVUTO UNA RELAZIONE CON IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E QUINDI HO FATTO SESSO CON LUI”. MA CONTINUA A MENTIRE SUGLI INCONTRI CON RUBY: “DUE O TRE” RISULTANO INVECE 122 CONTATTI TELEFONICI!

La Minetti è una donna piena di sorprese, prima non sa niente, poi nega tutto e infine vomita tutta la verità. Nei verbali del 30 gennaio, in possesso de La Stampa di Torino, Nicole Minetti da il meglio di se stessa. Davanti ai pm Boccassini e Sangermano, riguardo a Ruby dichiara: “Sicuramente nell’arco temporale che mi è stato indicato mi sono fermata a dormire ad Arcore per quanto riguarda Ruby io non lo posso escludere, non ricordo…”. Poi continua «Io posso parlare per me – spiega – mi è capitato di fermarmi a dormire avendo col Presidente un rapporto di intimità, se si faceva tardi oppure il giorno dopo era festa, io rimanevo ospite ad Arcore. So che altre ragazze si fermavano ad Arcore ma sinceramente non so perché ciò avvenisse…”. La consigliera regionale rivela di aver fatto sesso con il Presidente: “Ho avuto una relazione col Presidente del Consiglio e quindi ho avuto anche rapporti sessuali”. Dice di aver ricevuto dei soldi indipendentemente da questo, di non aver assolutamente frequentato Ruby “al di fuori delle due o tre volte che l’ho vista ad Arcore”. Sulla sera in questura per il rilascio di Ruby, la Minetti spiega: “Il Presidente mi telefonava e mi chiedeva “Come sta andando?”, voleva essere messo al corrente dello sviluppo della vicenda. Io penso che le ragioni del suo interessamento potessero essere due: primo che era anche preoccupato del fatto che io mi trovassi lì e che a quell’ora di notte tardi mi aveva mandato in Questura e poi della Ruby, che è una ragazza problematica”. Ma come faceva Minetti a sapere che Ruby era problematica? “Perché è una ragazza molto estroversa e loquace”. Così tanto che, nonostante Minetti tenti di contestualizzare i suoi incontri con Ruby a “due o tre volte”, risultano tra lei e la giovane marocchina, dal 23 febbraio al 25 giugno 2010 122 contatti telefonici. Intanto durante un intercettazione ambientale si scopre che Ruby ha dei contatti con la propria famiglia d’origine:
“Devi dire a mamma di non parlare, di alzarsi e di dichiarare di non voler rispondere a nulla”. Lo dice Ruby al padre in una telefonata intercettata a settembre proprio nel giorno in cui la polizia giudiziaria è dai genitori in Sicilia per ascoltare la madre, Naima, come testimone. Secondo gli investigatori i genitori erano a conoscenza dei fatti che riguardavano la vita di Ruby. Nel colloquio intercettato, ora agli atti, il padre racconta che alla madre sono state fatte domande sulla vita di Ruby. “La mamma sa quel che sta dicendo”, aggiunge il padre che chiede poi alla figlia di fare il possibile per “sbloccare l´invio di una somma di denaro”.

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RUBY E BUNGA BUNGA: “SONO L’UNICA VESTITA E SERVO DA BERE. POI VADO NELL’IDROMASSAGGIO E (UNA DELLE DONNE PIÙ NOTE DELL’INCHIESTA) MI BACIA SULLA BOCCA, MA IO LA RESPINGO”, “LA NOTTE RIMANGO A DORMIRE E SBIRCIO NELLE CAMERA DI BERLUSCONI, LUI MI RIMPORVERA”. QUANDO ANCORA NON ERA DIVENTATA LA SANTA D’EGITTO, RUBACUORI PARLAVA COSI’.

Le carte lasciate dalla Procura al Gip Cristina di Censo si prestano a pochi equivoci e riportano le intercettazioni di Ruby Rubacuori risalenti alla scorsa estate: ”La prima volta che incontrai Silvio Berlusconi era il 14 febbraio del 2010, il giorno di San Valentino. Ad invitarmi è Emilio Fede, ma non mi dice dove andiamo. Dice solo che mi porta ad una festa”. Ruby diciassettenne parla, mentre il procuratore aggiunto Pietro Forno e il sostituto Antonio Sangermano non sanno che cosa pensare di questa ragazza appariscente, scappata dalla comunità. Karima El Marough, detta Ruby, però ne ha di cose da dire: “Allora abitavo in via S. Fede mi viene a prendere con un’auto blu scortata da una macchina dei carabinieri e arriviamo ad Arcore, entriamo da un ingresso laterale, e vengo presentata a Silvio Berlusconi”. In quel San Valentino molto sui generis sente parlare “per la prima volta del bunga bunga, Berlusconi – punta il dito Ruby – spiega che è una formula che ha appreso da Gheddafi e che indica i giochi dell’harem. In questa occasione, Berlusconi mi regala un vestito di Valentino, bianco e nero e con cristalli Swarowsky, e alle 2.30 torno a casa”. I controlli eseguiti sulle celle agganciate dai telefoni cellulari rispecchiano quello che per ora ha detto Ruby.

Ruby  mette a verbale: ”a marzo del 2010  vengo invitata di nuovo da Berlusconi”. Siamo nel mezzo di un bunga bunga e “Sono l’unica vestita e servo da bere a Berlusconi un sanbitter”. Va a fare un idromassaggio in piscina e là accade un episodio piuttosto importante. Una delle donne più note comparse in questa inchiesta “mi bacia sulla bocca, ma io la respingo, non era la prima volta che ci provava”. Ruby resta a dormire per la notte, “la porta della camera da letto di Berlusconi è aperta, non resisto alla tentazione e vado a sbirciare”, vede quello che vede, e Berlusconi “si accorge e mi rimprovera”. Viene invitata ancora: “Mi diceva che le mie scollature sono troppo vistose”, riceve in regalo alcune collane, “Berlusconi diceva che la collana avrebbe reso più accettabile il décolleté”. Ruby – siamo sempre ad agosto – elenca a verbale i soldi e i regali che ha ricevuto. Ancora le indagini cercano di avvalorare le dichiarazioni della giovane ragazza. Ruby e il suo cellulare sono ad Arcore, oltre al 14 febbraio, i week-end successivi (20,21 e 28) poi il 9 marzo, il 4,5 aprile, il 25.25.26, e infine il primo e il due maggio.

Le indagini continuano e si spostano nelle case delle papi-girl di via Olgettina e non solo, il 14 gennaio sono state sequestrate le memorie di telefonini, computer, chiavette Cd. “Non più del 35 per cento del materiale”, dice chi conosce le carte, è stato controllato. Alcune foto che rafforzano il quadro accusatorio. Una inquadra un grande tavolo ovale. Sembra proprio quello dove s’è fatto immortalare dal settimanale “Chi”, per le feste di Natale, circondato dai familiari. Intorno, però, ci sono un sacco di ragazze, le solite. Un’altra immagine, risulta a Repubblica, riprende la camera da letto di Berlusconi, con il letto sfatto. E non pochi scatti inquadrano le fotografie di casa. Sono i primi piani del premier da giovane. Capelli neri e sorridente. Davvero un’altra persona, quella, rispetto al “re nudo” della pellicola giudiziaria che i pm hanno visionato, ma che lui stesso ha sceneggiato e interpretato. Ma non si aspettava che avesse una “distribuzione”. E che lui, Ruby e le altre stessero diventando un titolo che le platee, in Italia e nel mondo, non applaudono con la stessa convinzione di Daniela Santanché o Sabina Began.

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