18 May 2012

IL PDL BATTE I PIEDI: “NON E’ COLPA NOSTRA DEI SUICIDI”. MONTI DRIBBLA. MA AL GOVERNO C’ERAVATE VOI O SPARECCHIAVATE?

Il Pdl dopo la disfatta, indossa le vesti della vittima: “Chi noi?”. Come se fino ad un annetto fa loro fossero vissuti su Marte, o come se loro non avessero vinto le elezioni e quindi “guidato” l’Italia fino a pochi mesi fa. “Noi? No, no, non c’eravamo”.
Monti non usa parole carine, ma le canta a tutti. Mica può prendersi la colpa lui di tutte le disgrazie italiane di questo 2012? Certo che no. “conseguenze umane generate da chi ha portato l’economia in questo stato”. Una dritta frecciatina al Pdl? Certo che si, ma Monti mica si nasconde. Sulla coscienza qualche suicidio ce l’ha, ma la colpa non può essere solo sua.

Il Pdl batte subito i piedi “Non è colpa nostra” e parte subito un’interrogazione chiesta da 42 firmatari che sbraitano: “Vogliamo delle spiegazioni, è un dovere etico e morale”. Ma soprattutto quello che interessa ai destroidi non è mica dei morti, ma del perchè Monti abbia incolpato proprio loro. “A chi si riferisce quando dichiara che i suicidi sono generati di chi ha portato l’economia in questo stato?”. State tranquilli, si riferiva proprio a voi.

Tra i firmatari dell’interrogazione i migliori esponenti del Pdl, ovviamente: Brunetta, Gelmini, Meloni, e via dicendo. Insomma, tutte personcine che quando erano al governo hanno fatto altro che bene all’Italia. Giusto?

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CHI HA VINTO NELLE GRANDI CITTA’? BATOSTA PDL, PERDE ANCHE LUCCA, LA MOSCA BIANCA TOSCANA.

I risultati delle elezioni amministrative ci sono, c’è già che esulta e chi piange. I vincitori al primo turno sono 6: Flavio Tosi della Lega a Verona (sindaco uscente), Paolo Perrone (sindaco uscente) del centro denstra a Lecce, Ettore Romoli (sindaco uscente) del centrodestra a Gorizia, Cosimo Consales del centrosinistra a Brindisi (in precedenza vi era una giunta di centrodestra), Massimo Federici del centrosinistra (sindaco uscente) a La Spezia e Samuele Bertinelli del centrosinistra a Pistoia.

Al ballottaggio vanno ben 17 città con 8 fovorevoli al centrosinistra. A Lucca risultato storico, il sindaco uscente del centrodestra perde pure l’entrata al ballottaggio con il 15% dei consensi. Se la giocheranno Alessandro Tambellini del centrosinistra con il 46% dei voti e Pietro Fazi (lista civica e Udc) con il 16%. Anche a Monza l’aria che tira è simile a quella toscana. Il sindaco uscente, Marco Mariani, della Lega, è fuori con l’11% dei voti, al ballottaggio andranno Roberto Scanagatti del centrosinistra, il favorito con il 38% dei voti, e Andrea Mandelli del centrodestra con il 20%. A Parma il Movimento 5 Stelle fa cassa, prendendo il 19,5% dei voti con Pizzarotti, che va al ballottagio con l’esponente di centrosinistra Bernazzoli (39,2%).

Il ballottaggio combattuto si avrà ad Asti, Belluno, Cuneo, L’Aquila, Trapani e Agrigento, con il centrosinistra e l’Udc leggermente in vantaggio. A venir fuori con vigore da queste amministrative, è l’astensionismo, un dato grave che dovrebbe far riflettere su come è stata gestita la politica in questi ultimi anni.

C’è però chi esulta, come il PD, che si conferma come partito più forte, ma c’è anche chi piange: Alfano fa mea culpa, “Nessuno può festeggiare. Registriamo una sconfitta e paghiamo la responsabilità per il sostegno a Monti che non vogliamo far mancare. Non voteremo però l’invotabile”, arriva al suo seguito anche La Russa che dà la colpa ai candidati: “Abbiamo sbagliato i candidati non ho difficoltà ad ammetterlo. C’è la mania di cercarli con la faccia carina senza sapere da quale esperienza amministrativa vengano mentre la gente vuol persone affidabili e per i palermitani è più affidabile Orlando”. Arriva anche la risposta secca di Berlusconi, come come solitamente fa, minimizza: “Non conosco ancora bene i risultati, ma per quello che ho appreso al telefono sono superiori a quanto mi aspettassi sinceramente”.

“Si registra un nettissimo rafforzamento del Pd e del centrosinistra, uno tsnumani nel centrodestra e un’avanzata di Grillo. Non è vero che hanno perso tutti – commenta il segretario del Pd Pier Luigi Bersani - Siamo avanti in 17 capoluoghi, in 8 è avanti il Pdl. E’ ribaltato il risultato di partenza. Per quanto riguarda noi se ci danno tutte le settimane un risultato così, facciamo festa”.

Su la Stampa, Federico Geremicca, commenta le elezioni amministrative, sottolineando la solidità del PD nel fragile scenario politico italiano:

Un cumulo di macerie politiche. E in mezzo ai rottami di partiti che non ci sono più (il Pdl), di movimenti messi in ginocchio dai loro stessi errori (la Lega) e di esperimenti rivelatisi nelle urne espedienti mediatici o poco più (il Terzo polo) solo il Pd sembra reggere l’urto dell’esasperazione popolare.
Il Pd si conferma – e adesso di gran lunga – il primo partito del Paese. Non che il voto non abbia riservato amarezze anche ai democratici di Pier Luigi Bersani, com’era prevedibile: ma a fronte della polmonite che ha colpito gli altri, quel che turba il Pd può esser per ora considerato un semplice seppur fastidioso raffreddore. E nulla più.

 

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GRILLO CON CHIARI SINTOMI DI ONNIPOTENZA RISCHIA FORTE LA PISCIATA FUORI DAL VASO.

Lo ammetto, non mi è mai stato troppo simpatico e proprio per questo ero lì che lo aspettavo al varco. Quando tutti mi dicevano “Ma chi Grillo? E’ l’unico onesto nel nostro paese, l’unico che ha davvero il coraggio di dire le cose come stanno!”. Sì, pensavo dentro di me,  praticamente un santo, peccato che io mi sono sempre guardata dai santi, perché preferisco l’onestà dei peccatori. Tutti rubavano e lui no, tutti uccidevano il pianeta con veleni inquinanti e lui era l’ecologista number one, tutti facevano i loro interessi e lui solo quelli del popolo. Poteva essere meraviglioso tutto questo se fosse stato vero. Cioé intendiamoci, la storia del comico indignato che usa battute al vetriolo per salvare il paese, mi sarebbe anche piaciuta. Tant’è che ci ho pensato davvero a dare il mio voto al movimento a 5 cinque stelle, un movimento che doveva essere di tutti per tutti, cioé un’idea comunistissima nelle parole. Nei fatti però qualcosa è andato storto. Il protagonismo ha iniziato a prendere il sopravvento. Non si muoveva e non si muove foglia se non lo dice Grillo. Hai voglia a dire che è un movimento che nasce dal basso, ma se a questo movimento levi il guru non resta niente, la verità è questa. Tutto gira intorno al suo blog che tutti gli adepti frequentano , dal quale lui spara la condanna del giorno. Salvo poi peccare di incoerenza. Sputa sulla televisione, ma appena può ci fa capolino. Il suo blog non ha contraddittori, parla solo lui, monopolizza, gestisce, decide, questo certo non è un modo giusto per affrontare la compartecipazione che lui tanto declama. Sputa sentenza sui ricconi e truffaldini della politica, ma anche lui deve dire grazie a questa se il suo  conto in banca è raddoppiato e non mi risulta che i guadagni ottenuti dal fare il predicatore dell’ antipolitica li abbia messi a frutto per una qualsiasi salvaguardia ecologista del nostro paese. Si accalora, diventa rosso, sembra quasi sincero, il mio dubbio, quello di sempre, è che lui sia stato il più furbo di tutti. Ha trovato il vuoto dove inserirsi, aveva la notorietà per attirare l’attenzione. Probabilmente all’inizio poteva anche esserci un germe di buona fede, ma poi come al solito l’ego del guascone ha preso il sopravvento. Non più fare ma solo dire, imprecare, sputtanare. Pur di andare contro, che sembra diventato il suo unico scopo, ha addirittura sputato sentenze contrarie all’applicazione dello “ius soli”.  Vi chiedo, ditemi che differenza c’è tra il primo Berlusconi che prometteva di essere diverso, tagliare le tasse, triplicare i posti di lavoro, levare il marciume e creare un movimento nuovo di rinnovamento, con le parole di Grillo? Affabulazioni demagogiche che partano da diverse posizioni, ma che hanno probabilmente lo stesso punto di arrivo. Allora io credo che spesso chi riconosce il male negli altri, non sempre lo fa per il bene di tutti

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MA CHI E’ LAVITOLA?

Valter Lavitola nasce il 16 giugno 1966 e viene definito un “faccendiere italiano”. A 18 anni si iscrive alla loggia massonica “Aretè” di Roma come apprendista. Si laurea in Scienza Politiche all’Università La Sapienza ed entra nel partito socialista nel 1984. Lavitola è un craxiano, conosce Silvio Berlusconi a metà degli anni ’90 tentando di diventare parlamentare. Visto il fallimento, decide di trasferirsi in Sud America e di intraprendere la carriera di imprenditore ittico. In Italia lavora per la coperativa International Press, che dal 1996 è proprietaria del quotidiano “L’Avanti”.

Nel settembre 2011 viene indagato nell’ambito di un’inchiesta della procura di Napoli su una estorsione a Silvio Belruconi, insieme all’imprenditore Giampaolo Tarantini. Il 1° settembre 2011, il gip ha emesso un mandato di cattura dei confronti di Lavitola il quale risulava latitante. Il 16 aprile 2012. doto una latitanza di 8 mesi, Valter Lavitola è rientrato in Italia e si è costituito.

L’Unità oggi pubblica una serie di mire che Lavitola aveva: “Lavitola aveva un’aspirazione, essere nominato console onorario d’Italia nella piccola Repubblica centroamericana. Il faccendiere sognava in grande, agiva come “un uomo di Stato in incognito” (parole del Gip Dario Gallo), ma questo non gli bastava, cavalcava i due mondi, tra Panama e l’Italia. Voleva “sistemarsi” con un ruolo istituzionale che facesse da schermo a tanti affari (loschi).

A Panama vi si era trasferito con la copertura di una consulenza Finmeccanica. La Digos indaga sulla natura del rapporto e scopre che nel 2010 tre società del colosso Finmeccanica hanno deciso di stipulare dei contratti di fornitura con il governo panamense. Per farlo, Finmeccanica si affida localmente alla Agafia Corp., sede a Panama, legale rappresentante Karen De Garcia Castro, prestanome di Lavitola e sua amante.

La specializzazione di Lavitola erano le transazioni estero su estero. Decine di milioni di euro sarebbero stati distratti dai contributi dell’Avanti per costituire fondi neri in mezzo mondo. Valter Lavitola, intanto, stamattina si accinge a sostenere il primo interrogatorio davanti al Gip che ne ha ordinato l’arresto.

 

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MA BERLUSCA HA PERSO IL LUME? DAL CONTO DEL CAVALIERE 127 MILA EURO A FAVORE DI MINETTI E GEMELLE DE VIVO! CAUSALE? UN REGALINO PER TESTIMONIARE A FAVORE NEL PROCESSO RUBY!

Diteci che non è vero, diteci che è tutta una bufala oppure una beffa di Scherzi a Parte. Come può un imprenditore dal lungo trascorso come Silvio Berlusconi aver pagato con bonifici bancari a proprio nome, tre testimoni per il processo del Bunga Bunga? No, non ci possiamo credere. La storia è questa:

L’imputato paga 127 mila euro a tre testimoni. Qualche sospetto? Se pensiamo che l’imputato del caso si chiama Silvio Berlusconi e le testimoni sono Nicole Minetti e le gemelle De Vivo, si. Ma come è possibile? Il Cavaliere ha proprio smarrito la via di casa?
La storia, che si stenterebbe a credere se non esistessero le contabili bancarie acquisite dalla Procura dopo la segnalazione dell’Unità di informazione finanziaria (Uif) di Banca d’Italia, affiora mercoledì dalle «indagini suppletive» notificate a sorpresa dai pm Ilda Boccassini e Antonio Sangermano sia ai difensori di Berlusconi, nel processo dove l’ex premier (prossima udienza lunedì) è imputato di prostituzione minorile per i rapporti con la minorenne marocchina Karima «Ruby» el Mahroug e di concussione per le pressioni sulla Questura milanese la notte del 27 maggio 2010, sia ai legali di Minetti-Mora-Fede nel processo (prossima udienza domani) dove l’ex igienista dentale, l’impresario di starlette tv e l’ex direttore del Tg4 sono imputati di favoreggiamento della prostituzione nelle «cene eleganti» ad Arcore.

La Minetti il 14 ottobre 2011 vede magicamente arrivare, sul conto bancario in Banca Intesa San Paolo, 15.000 euro, inviatigli come “prestito infruttifero” dal Cavaliere Pompetta. Il mese dopo sempre per volontà divina ne arrivano altri 40.000 euro senza causale descrittiva. Il primo luglio 2011, sempre dal proprio conto personale, Berlusca bonifica sul conto di Enzo De Vivo (padre delle gemelle napoletane), 42.000 euro e il 7 ottobre altri 30.000 euro.

Un caso? Ma soprattutto a Berlusca, nessuno ha insegnato che in questi casi è meglio il contante? Forse no e questo ci stupisce.
Interrogato il 5 aprile scorso, Enzo De Vivo, aveva ammesso di aver ricervuto la somma dal Cavaliere per un aiuto alle figlie. Ma come sarà gentile questo Cavaliere? Non fosse che le tre ragazze sono le testi ufficiali del processo Ruby e del bunga-bunga, testimoni che avrebbero, ovviamente, dovuto difendere Berlusconi.

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I REDDITI DEI PARLAMENTARI: BERLUSCONI BATTE TUTTI. DOPO DI LUI SCHIFANI, FINI E ALFANO.

E’ ancora Silvio Berlusconi il più ricco del Parlamento. Il Cavaliere ha dichiarato un reddito imponibile di 48.180.792 euro. E’ quanto emerge dalle dichiarazioni patrimoniali dei deputati, che oggi sono consultabili a Montecitorio.

Il presidente del Senato, Renato Schifani, è più ricco del presidente della Camera, Gianfranco Fini. La seconda carica dello stato ha dichiarato un reddito imponibile di 223.939 Euro e ha pagato 89.464 euro di imposte. La terza carica dello Stato, invece, ha dichiarato 201.115 euro pagando 79.541 di imposte.

Tra i leader della maggioranza il più ricco è il segretario Pdl, Angelino Alfano: il suo reddito imponibile è 169.317
euro. Lo segue il segretario Pd, Pier Luigi Bersani, che dichiara un reddito imponibile di 136.885. Terzo il reddito dichiarato dal centrista Pier Ferdinando Casini, pari a 116.986. Umberto Bossi, invece, dichiara 124.871 euro, inferiore a quello della precedente dichiarazione dei redditi in cui il leader della Lega Nord denunciava 167.957 euro di imponibile. Antonio Di Pietro, lo supera visto che dichiara 182.207 euro di imponibile. Un ammontare lievemente superiore a quello dell’anno scorso, quando il fondatore dell’Italia dei Valori dichiarava un imponibile pari a 176.885 euro.

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BOSSI: “MONTI RISCHIA LA VITA, IL NORD LO FARA’ FUORI”. CHOC LEGA CHE SUBITO SI RIPRENDE: “SCHERZAVO”.

Le dichiarazioni sono al limite della tolleranza. Bossi usa parole choccanti sul premier Monti: “Rischia la vita, perché il nord lo farà fuori”. Ha replicato così, il leader del partito della non tolleranza, a chi gli ha chiesto se il premier Monti proseguirà anche dopo il 2013. Una frase, quella di Bossi, che si aggiunge ad altre dichiarazioni sull’attuale governo. Monti e Berlusconi? gli chiedono: “Uno gratta e l’altro tiene il palo”.

Insomma un amore i frantumi quello di Bossi e Berlusconi, deceduto per l’avvicinamento del Cavaliere all’attuale governo. Un affronto per il Senatur che ora non ne fa passare liscia una. Le parole del leader leghista suscitano l’indignazione, l’allarme e l’ironia di numerosi esponenti politici. Pierferdinando Casini, ad esempio, commenta così su Twitter: «Dopo le minacce di stasera a Monti bisogna veramente consigliare a Bossi un piccolo periodo di riposo!». Per Massimo Donadi, capogruppo alla Camera dell’Idv «Bossi parla come un terrorista». Vendola, leader di Sel, parla di «un linguaggio inaccettabile in un consesso civile. Bisogna smetterla di considerare folklore l’uso di un linguaggio violento e intollerante da parte del leader leghista». Mentre per Francesco Boccia del Pd «il signor Umberto Bossi è chiaramente incapace di intendere e di volere».

Ma Bossi torna subito su i suoi passi: “Ho minacciato di morte Monti? È Monti che minaccia di morte noi… Ho detto che Monti nella testa dei padani non è ben visto perché ci porta la povertà e poi anche la mafia. I giornalisti travisano, non si smentiscono mai quelle teste di legno”. La frittata è stata girata, forse per l’ennesima volta. Ma non era Berlusconi che diceva le cose e poi si scusava dicendo “scherzavo?”.

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TREMONTI L’APPESTATO, NESSUNO LO VUOLE. IL CAPRO ESPIATORIO DEL PDL VUOLE CREARE UN NUOVO GRUPPO, MA NESSUNO VA CON LUI.

Dopo il giallo delle Olgettine, scomparse nel nulla, oggi c’è anche quello degli ex ministri. Che fine hanno fatto Tremonti e compagnia? Qualcuno si presenta per la par condicio in tv nei vari programmi politichesi, altri ogni tanto fanno qualche affermazione da peli alti sulle braccia. Oggi parliamo di Giulio Tremonti, il professore.

Con Berlusconi è rottura definitiva, le anticipazioni erano già arrivate prima della caduta del governo. Senza Pdl, Tremonti dove andrà? Uscirà dalla politica? Fonderà un partito suo? L’ex ministro dell’Economia starebbe pensando di creare un nuovo gruppo parlamentare autonomo (anche perchè anche la Lega gli ha dato il ben servito). Il Pdl ha indicato come capro espiatorio delle disfatta proprio lui, il padre della manovra economica: “Se non ci avesse messo sempre i bastoni tra le ruote, se non mi avesse fatto passare in Europa per quello che voleva annacquare la manovra, a quest’ora sarei ancora a Palazzo Chigi” dichiara Berlusconi.

Chiuso il capitolo Berlusconi, quindi quale potranno essere le mosse di Tremonti? Ora Tremonti si ritrova senza più un partito. Al di là delle frecciatine caustiche del Cavaliere, sono suonate come una scomunica le parole di Angelino Alfano, segretario del Pdl, nei confronti dell’ex inquilino di via XX Settembre. “Non voglio parlare di Tremonti, ci sarebbero conseguenze negative”, ha dichiarato Alfano.

Quindi un partito autonomo? Secondo suoi fidi collaboratori, l’ex ministro e guru dell’Economia avrebbe altri progetti rispetto alla realizzazione di un nuovo gruppo parlamentare. Si parla della creazione di una Fondazione intorno alla quale dar vita a un nuovo centro di azione politica per il futuro. Una scelta a ribasso forse perché non è riuscito a trovare un numero sufficiente di parlamentari disposti a seguirlo. Maurizio Del Tenno, collaboratore della Brambilla e conterraneo di Tremonti, sarebbe uno di questi. Insieme a Giorgio Jannone e Maria Teresa Armosino. Ma tutti avrebbero declinato l´offerta. Il motivo è semplice: nessuno vuole finire nel tritacarne mediatico-comunicativo dell’ex premier, visto che oggi è Tremonti l’uomo su cui far ricadere le responsabilità del disastro. Così, raggiungere la soglia dei 20 deputati che permette di costituire un gruppo autonomo, sembra si sia rivelata un’impresa praticamente impossibile.

Se pensiamo all’ascesa di Tremonti, scelto intimamente dal Cavaliere e adesso rigettato nel fango come l’ultimo dei figli, bè, un pò di dispiacere sovviene. Che ne sarà di lui?

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BEFFA BERLUSCONI: MEDIASET NON SI PUO’ PIU’ ACCAPARRARE LE FREQUENZE GRATUITAMENTE, TUTTA COLPA DI PASSERA!

Ce l’hanno tutti con lui. Il tormentone “tutti vs Berlusconi” sembra avere un nuovo capitolo, almeno restando a quello che dice l’ex premier. “Un’imboscata contro di me”. E ancora: “Questa sì che è una legge ad personam”. E’ un fiume in piena Silvio Berlusconi colpito nell’orgoglio e soprattutto nel portafoglio dalla decisione del governo di annullare il beauty contest (la gara che assegnava gratis le frequenze televisive generate dal passaggio al digitale) e di indire al suo posto una vera e propria asta competitiva.

Colpa di Corrado Passera, nuovo ministro dello Sviluppo Economico? Oppure di Mario Monti? Chi sarà il capro espiatorio in questo capitolo? Berlusconi non fa distinzioni, colpa del nuovo governo. Ma non sarà colpa dei vertici aziendali del Biscione fino all’ex ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani che non hanno chiuso la ricchissima partita dell’assegnazione delle frequenze digitali quando erano loro al potere? Di leggi a pro se ne sono fatte tante, questa gli deve esser sfuggita.

Passera ha dato un colpo di coda al “regalo” di frequenze a chi può decisamente comprarsele, un pò come fare un dono a chi doni ne ha in quantità. Inaccettabile, in piena crisi economica, chiedere agli italiani dei sacrifici e poi regalare alle televisioni un bene pubblico, rinunciando così a diversi miliardi di euro.

Guardando bene poi, Passera è stato anche troppo buono nei confronti di Rai e Mediaset: ha annullato si il beauty contest ma ha concesso alle due tv per la maggiore di trasformare il “loro” Dvb-h (frequenza di solito usata per i servizi multimediali della telefonia) in un Dvb-t, e cioè in un pacchetto di segnali televisivi veri e propri. Così facendo sia Cologno Monzese che Viale Mazzini si troveranno in possesso di cinque super-frequenze digitali (quattro multiplex li avevano già) su cui potranno fare correre fino a 30 segnali contemporaneamente. Il massimo concesso dall’Unione europea che proprio a causa dello strapotere del duopolio “Raiset” aveva aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia colpevole di non aver aperto il mercato televisivo a nuovi soggetti.

Ma quindi Berlusconi cosa voleva? Far vincere gratuitamente a Mediaset una delle sei frequenza messe a gara e soprattutto decidere a chi assegnarle, tenendo ben lontano Sky Italia. Insomma il cavaliere voleva vincere facile, ma la tattica non ha funzionato, per colpa di Passera.

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BERLUSCONI PRONTO A DISEREDARE MARINA. E LE OLGETTINE? CHE FINE HANNO FATTO? NESSUNO LE VUOLE PIU’!

Amore e Odio si potrebbe chiamare la telenovelas tra Silvio Berlusconi e la figlia prediletta (fino a qualche tempo fa) Marina. La donna con la D maiuscola di casa Berlusconi, già nelle liste di Mediolanum, Medusa Film, Mediaset e Mondadori sarebbe intenzionata a entrare in politica. Tempo fa, quando il tempo era burrascoso per il padre, Maria Elvira Berlusconi (in arte Marina), era spesso citata come la futura leader del Pdl ma ora le cose sembrano cambiate. L’ex premier infatti, in una pausa del Processo Mills di ieri ha infatti scongiurato la non partecipazione della figli, rispondendo ai cronisti che gli domandavano se fosse stato favorevole all’entrata in scena di Marina: «Assolutamente no, la toglierei dalla successione».

Una risposta esplicativa, che fa pensare. Cosa sarà successo? Non sarà mica come raccontano gli ironici “Sgommati” che Berlusconi non lo voglia più nessuno?

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E Iris Berardi, Nicole Minetti, Ruby, Raffaella Fico.  Ve le ricordate le belle ragazze che abitavano a scrocco del premier nei palazzi di Via Olgettina? No, non se le ricorda più nessuno. Una brutta fine. Libero oggi ne racconta la caduta:

Ma a parte la bombastica Nicole Minetti, il vuoto assoluto. Le colleghe di tante serate si sono sciolte come neve al sole, disperse in rivoli e oscuri meandri. La più traumatizzata Barbara Faggioli, una delle punte di diamante della allegra brigata. Nata come assistente allo smeraldo Billionaire, proprio in terra sarda ha tentato il salto di qualità. Inviti in barca, party a go go e l’inizio di una carriera dorata, stroncata, però, sul nascere. Bionda, fisico mozzafiato, fino ad agosto sul suo profilo Facebook si definiva «personaggio pubblico» , con tanto di adamitiche fotografie sulle bianche spiagge di Formentera. Dopo due mesi di crisi mistica è riapparsa a dicembre su Twitter mora, con occhialoni scuri, e la convinzione di un nuovo mestiere. Quello di modella: buona fortuna. Abbastanza simile il percorso di Alessandra Sorcinelli, valletta in mediocri programmi tv e successivamente entrata nel giro delle Girls. Contrariata dalla brusca fine della favola, prova subito la fortuna Oltreoceano, convinta delle sue enormi capacità. Ma siccome in America esiste ancora un sistema meritocratico, dopo neanche sessanta giorni, ce l’hanno rispedita indietro. Giusto in tempo per una estate ancora sui rotocalchi patinati, tra una comparsata sullo yacht dell’irriducibile Stefano Ricucci e una fuga notturna a bordo della fuoriserie del cantante Craig David. Con l’arrivo dell’autunno è entrata in letargo.

E Marystell Polanco?

Inizialmente cerca di sfruttare il polverone, cavalcando con due compagne da avanspettacolo, il tormentone bunga bunga, sfociato nella formazione di un trio canoro della disperazione. Risultati irriferibili. Non soddisfatta si butta sul riciclo televisivo, ottenendo un rumoroso ingaggio dal canale amico Milan Channel. Dieci mila euro al mese per leggere le mail, con il risultato di una sommossa tra giornalisti e cassaintegrati dell’emittente sportiva. A furor di popolo viene annullato il folle contratto e la fanciulla dominicana decide di prendersi due mesi sabbatici. Ricompare pochi giorni fa rasata a zero nel Quadrilatero milanese intenta a far shopping con una amica: le auguriamo possa essere assunta come controfigura dell’artista Skin. Ogni Olgettina ha avuto un iter tribolato e assai emblematico apparte il caso della giovane Iris Berardi, spaventata a morte dal can can mediatico.

Scompare dalle scene e dalle cronache, salvo tornare in luglio sulle prime pagine per la sua improbabile iscrizione al mitico Cepu:

Parrebbe la mossa della disperazione, mentre gli intrepidi cronisti che sono andati a cercarla nella natia Forlì sono rientrati a mani vuote. Porte chiuse e bocche cucite. Dispersa nella nebbia della Romagna. E che dire poi della botulinica Barbara Guerra, inferocita per l’esclusione al programma L’Isola dei Famosi e rivista in un bar della periferia meneghina addobbata come il Gatto con gli stivali ? E le gemelle esplosive Ferrera, Meteorine rampanti del Tg4 ? E la bionda Raissa Skorkina, dalla Russia con amore, andata e ritorno ? Facciamo un’eccezione per la brasiliana Michelle Conceicao. Dopo lo shock iniziale, tra mille peripezie, è tornata all’attività di sempre, sublime interprete del mestiere più antico del mondo.

 

 

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