Dopo la storica affermazione di Bossi “Io ce l’ho duro”, ecco che la Lega continua sul binario del sesso esplicito per racimolare voti. Questa volta tocca a Francesco d’Eri, candidato a sindaco di Taranto per la Lega Nazione Meridionale di Taranto. Lo spot è di quelli ad effetto, una giovane donna si reca a votare e dopo aver messo la crocetta sul candidato d’Eri, ha un vero e proprio orgasmo, simile a quello di Meg Rayan nel film “Harry ti presento Sally”. Il tutto viene condito e accompagnato da uno slogan a ribadire il concetto “Votare d’Eri è un piacere”. C’è chi dice che sia una mossa furba per smuovere al voto i giovani e chi invece trova il tutto volgare e di dubbio gusto. Fatto sta che in molti adesso ne parlano. Quello che è certo è che la Lega non ha mai avuto paura di usare gesti e affermazioni forti pur di farsi notare. L’ennesima trovata goliardica e becera quindi, niente di nuovo sotto il sole in realtà.
LEI HA UN ORGASMO DOPO AVER VOTATO LEGA. PER FORTUNA E’ SOLO UNO SPOT
LA NOTTE DELL’ORGOGLIO LEGHISTA: BOSSI PIANGE E RILANCIA LA TESI DEL COMPLOTTONE. IL PUBBLICO PRIMA IN SILENZIO, POI TIRA FUORI I FISCHIETTI.
Ieri il “Congresso Padano” a Bergamo, oggi si tirano le somme. Ma a cosa abbiamo assistito ieri italiani? Un Maroni che invoca la “Padania” come stato, che urla e sbraita a qualche centinaia di seguaci, che poverini, forse ieri non avevano niente di meglio da fare. E’ vero, la tv pubblica offre poco, ma meglio che andare a sentire “Oggi e’ il giorno dell’orgoglio di essere leghisti. La reazione che vediamo stasera e’ di quanti non ci stanno e vogliono ripartire: stasera noi ripartiamo. La Lega non e’ morta e non morira’ mai, riparte da qui.” avrei preferito andare a letto molto presto.
Dopo Maroni, sul palcoscenico, della “notte del’orgoglio padano”, sale Bossi. I brividi iniziano a far rizzare i peli delle braccia. I sentimenti sono un misto tra paura e terrore. Cosa dirà mai oggi “psyco” Bossi? Ha cambiato versione circa 10 volte da quando lo scandalo Lega è uscito alla luce. Oggi di cosa cercherà di convincerci? Sullo schermo vediamo un ragazzo giovane che si sistema dietro l’ormai Presidente della Lega Nord. Cosa vorrà fare? Probabilmente sarà il traduttore simultaneo, visto che (scusate la cattiveria), di dieci parole che Bossi pronuncia, possiamo stimare di capirne ben una, forse due.
Bossi parla di complotto, di nuovo, “il cerchio magico non esiste”. Ma poi recita il mea culpa e piange “Mi dispiace per i miei figli, li ho rovinati io, dovevo fare come Berluconi mandare i figli a studiare all’estero, mandarli via per salvarli. Mi piange il cuore”. “Mia moglie? Poveracci, hanno detto che fa le messe nere, ma lei invece insegna”. Insomma, la coerenza non è la miglior dote di Umbertone. Si sarà spiegato male? Li ha rovinati lui i suoi figli perchè li ha fatti entrare nella Lega oppure perchè gli ha pagato titoli di studio e macchine di lusso? Questo non lo abbiamo capito.
La platea sta in silenzio. Un segno? Lo stanno ascoltando o evitano di fischiare per rispetto? I fischi arrivano poco dopo, quando Bossi cerca di raccontare la storia di Belsito, unica vittima sacrificale di questo “puttanaio”. «Belsito è stato infilato dall’intelligence». Quando emerse che Belsito aveva fatto investimenti a Cipro, lui gli disse: «a Cipro ci investe la mafia». «Andai a dirgli sei matto», ha proseguito nel racconto il presidente federale della Lega Nord. «E poi lui iniziò a parlare al telefono», ha continuato, con riferimento indiretto alle intercettazioni che sono alla base dell’inchiesta. «Io non credo che le cose vengano per caso: sono organizzate», ha affermato.
Umberto Bossi ribadisce la tesi del complotto contro la Lega «unico partito d’opposizione», promette: «Chi ha preso i soldi della Lega li deve ridare». Quindi ora i suoi figli si metteranno in fila e ridaranno indietro macchinone e quattrini? Ci credete? E insiste: «Resteremo finchè la Padania sarà libera. Siamo pronti a dare battaglia fino alla libertà dei nostri diritti e della nostra terra». La Padania libera? Ma cosa sta dicendo Bossi? Forse abbiamo sbagliato canale e ci siamo catapultati direttamente nell’avanti cristo quando si lottava per la terra? Che la Padania fosse una colonia italiana e non ce ne siamo accorti? Infine le scuse: «I danni sono stati fatti da quelli che portano il mio cognome. Mi spiace enormemente, scusate». Quindi? I danni li hanno fatti i Bossi o no? Umbertone è in stato confusionale.
Nella notte “dell’orgoglio padano” ce n’è pure per Rosy Mauro, rea di non essersi ancora dimessa. “Mi spiace che Rosi Mauro non abbia accolto la richiesta del nostro presidente, ma se non si è dimessa ci penserà la Lega a dimetterla”. Rosy Mauro è stata identificata come il secondo capro espiatorio e molto presto verrà fatta fuori. Ma c’è dell’altro. Dalla bocca di Maroni escono cose che non vorremmo mai aver sentito: “Così finalmente forse potremo avere un vero sindacato padano, guidato da un padano vero”. E’ si, la Mauro è nata nel Salento, in provincia di Brindisi, come fa ad essere una padana d.o.c.? Ma ci chiediamo, come è stata accettata agli arbori come “leghista”? Povera Rosy Mauro, ora che potranno distruggerla, lo faranno.
UMBERTONE CONFUSO E FELICE. INTERCETTAZIONI: BELSITO “QUELLA PUTT*** DELLA MOGLIE DI BOSSI” HA FINITO I SOLDI DEL PARTITO.
Bossi, confuso e felice. Ogni ora l’Ansa batte una nuova dichiarazione. “Non mi ricandido” “Mi ricandido” “Non lo so” “Più avanti ve lo dirò”. Un caos nel caos, come se il punto più importante della vicenda fosse la ricandidatura o no di Bossi. Intanto Umbertone si è messo ai ripari, proclamandosi, prima di dimettersi, Presidente della Lega, poi si vedrà.
Stamane le parole di Bossi parevano una confessione “Chi sbaglia deve pagare”, nel caso, visto che ha sbagliato lui (o la sua famiglia), giuste le dimissioni. Ma subito dopo poche ore ecco il dietrofront: “A mio parere sa tanto di organizzato, noi siamo nemici di Roma padrona e ladrona, dell’Italia, uno Stato che non riuscirà mai ad essere democratico”. Quindi? Chi dovrebbe pagare? Chi ha fatto la Spia?
Intanto Blitzquotidiano.it pubblica nuove intercettazioni tra Francesco Belsito e la segretaria amministrativa del Carroccio. Nelle intercettazioni i due elencano le spese fatte dal partito a favore della famiglia del Senatur, soprattutto a causa della moglie di Bossi, Manuela Marrone:
“È che sono un deficiente, che mi sono preso a banconate la scuola (Bosina), capisci tutti i soldi a quella grande p… della moglie (di Bossi), che stupido che sono”.
Nadia : “Digli (a Bossi, ndr): ‘Poi tua moglie cosa faccio, gli dico di no? Tu mi dicevi di sì’ (…) La paura non è quanto speso, ma quanto per i figli e per la moglie, che se lo sanno i militanti…”.
Belsito : “Solo la scuola allora te lo ricordi 1 milione e mezzo di mutuo, la Pontidafin? (finanziaria della Lega, ndr ) Vogliamo parlare di quel contributo che gli diamo tutti gli anni? Tra i 150.000 e i 200.000?”.
Nadia : “Ma difatti tu gli devi dire (a Bossi, ndr ) “tua moglie e i tuoi figli ti rovineranno con i costi che hanno”. Punto. E che se da te esce fuori qualcosa della famiglia, lui è rovinato, non può dire che non sa (…) Da far capire al capo, “guarda che tu non hai la possibilità di rimediare a tutto quello che è stato dato a tua moglie sia per lei sia per la scuola sia per i tuoi figli”, perché sono troppi, troppi soldi”.
BUFERA LEGA: BOSSI “E’ UN COMPLOTTO”. CHE SIA STATO MARONI A FARE LO SPIONE PER ACCAPARRARSI LA POLTRONA? INTANTO A INDAGARE C’E’ WOODCOCK.
Nel Carroccio è guerra. La leadership barcolla. I magistrati sono sull’attenti. Bossi teme il complotto.
Le perquisizioni nelle residenze del tesoriere leghista Francesco Belsito e di altre persone a vario titolo chiamate in causa dai magistrati, si collegano direttamente alla battaglia finale riguardante la poltrona più alta nel partito, quella del Senatur. E se Belsito – che nel frattempo si è dimesso – fosse la vittima sacrificale di un complotto? E se la mira fosse scacciare lo storico Senatùr ed appropriarsi dell’ambita poltrona?
I dubbi ci sono. La tempistica è perfetta. Il Blitz nella sede del Carroccio scoppia nel giorno della presentazione delle liste per l’elezione del leader della Lega. Un caso? I fedeli di Bossi stanno già facendo i calcoli.
Ma chi può aver tramato contro Bossi?
A contendersi la leadership ci sono da una parte i maroniani – da sempre legalitari e poco inclini al compromesso e che adesso, per bocca del suo leader, invocano “pulizia” – dall’altra politici e vecchi personaggi a vario titolo legati al “cerchio magico” di Bossi. Che sia stato Maroni? O un fedele maroniano a fare la spia?
Intanto le indagini continuano. I pm di Napoli, insieme ai colleghi di Milano e di Reggio Calabria indagano sull’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito, stanno ascoltando come persona informata sui fatti una delle segretarie del Leader del Carroccio Bossi, Daniela Cantamessa. L’audizione è in corso in Procura a Milano, dove c’é il pm napoletano Woodcock.
L’ombra di Woodcock anche sulla Lega. “Sono sereno, non ho mai preso soldi dalla Lega, né in campagna elettorale e neppure adesso da consigliere regionale”: lo ha detto Renzo Bossi appena arrivato in Consiglio regionale commentando quanto sarebbe emerso nell’inchiesta che coinvolge il tesoriere Francesco Belsito. “Come tutti i miei colleghi – ha detto – do una percentuale al movimento e come tutte le persone mi pago le spese della macchina e vivo in affitto”. Bossi Jr ha comunque concluso dicendo di avere “fiducia nella giustizia, perché so che di soldi non ne ho presi dalla Lega e quindi a ogni domanda verrà data la giusta risposta”.
Intanto continuano le indiscrezioni. Il tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito ha ricevuto una somma di denaro da parte dell’imprenditore Stefano Bonet nascosta in un cappello e in una borsa per le bottiglie di vino. E’ quanto si legge nel decreto di perquisizione emesso dal gip del Tribunale di Reggio Calabria, in base ad alcune intercettazioni. “In effetti – è scritto nel provvedimento – il 29 dicembre 2011, il Caminotto (uomo di fiducia di Bonet, ndr), si incontrava con Belsito ed in quella occasione effettuava la consegna del denaro celandolo all’interno di un cappello di Bonet e di una borsa utilizzata per contenere delle bottiglie di vino. All’incontro era presente anche Paolo Scala il quale, a detta del Caminotto, era particolarmente teso per le modalità con le quali era avvenuto lo scambio. Aggiungeva Caminotto che Scala si intratteneva con Belsito per un ‘bel po’ di tempo”.
Insomma, qualcosa di vero c’è. Ma chi è stato a fare la soffiata? Questo sembra essere il punto di interessa della famiglia Bossi.
BOSSI: “MONTI RISCHIA LA VITA, IL NORD LO FARA’ FUORI”. CHOC LEGA CHE SUBITO SI RIPRENDE: “SCHERZAVO”.
Le dichiarazioni sono al limite della tolleranza. Bossi usa parole choccanti sul premier Monti: “Rischia la vita, perché il nord lo farà fuori”. Ha replicato così, il leader del partito della non tolleranza, a chi gli ha chiesto se il premier Monti proseguirà anche dopo il 2013. Una frase, quella di Bossi, che si aggiunge ad altre dichiarazioni sull’attuale governo. Monti e Berlusconi? gli chiedono: “Uno gratta e l’altro tiene il palo”.
Insomma un amore i frantumi quello di Bossi e Berlusconi, deceduto per l’avvicinamento del Cavaliere all’attuale governo. Un affronto per il Senatur che ora non ne fa passare liscia una. Le parole del leader leghista suscitano l’indignazione, l’allarme e l’ironia di numerosi esponenti politici. Pierferdinando Casini, ad esempio, commenta così su Twitter: «Dopo le minacce di stasera a Monti bisogna veramente consigliare a Bossi un piccolo periodo di riposo!». Per Massimo Donadi, capogruppo alla Camera dell’Idv «Bossi parla come un terrorista». Vendola, leader di Sel, parla di «un linguaggio inaccettabile in un consesso civile. Bisogna smetterla di considerare folklore l’uso di un linguaggio violento e intollerante da parte del leader leghista». Mentre per Francesco Boccia del Pd «il signor Umberto Bossi è chiaramente incapace di intendere e di volere».
Ma Bossi torna subito su i suoi passi: “Ho minacciato di morte Monti? È Monti che minaccia di morte noi… Ho detto che Monti nella testa dei padani non è ben visto perché ci porta la povertà e poi anche la mafia. I giornalisti travisano, non si smentiscono mai quelle teste di legno”. La frittata è stata girata, forse per l’ennesima volta. Ma non era Berlusconi che diceva le cose e poi si scusava dicendo “scherzavo?”.
TREMONTI: NON LO VUOLE PIU’ IL PDL, NON LO VUOLE LA LEGA…..CASINI CHE ASPETTI? FATTI SOTTO!
Che c’erano delle tensioni con Berlusconi era un fatto noto, ma che anche la Lega si accodasse a questo isolamento è fatto di pochi giorni. Se gli italiani hanno riversato i loro malesseri sul leader del PDL dall’altra parte PDL e alleati sembrano aver trovato in Tremonti il loro capro espiatorio. Infatti raccontano autorevoli fonti leghiste alla Camera di una presunta proposta fatta da Giulio Tremonti a Bossi, nei giorni della caduta di Berlusconi, quando ancora non era definitivo il no della Lega a una presenza politica nel nuovo esecutivo tecnico. La riposta è stata un bel “No” secco. Tremonti però da parte sua, forse per pararsi un po’ il sedere, dichiara «un minuto dopo le dimissioni dal governo ho interrotto ogni tipo di attività politica tanto istituzionale quanto personale. Non un atto, non una parola. Riprenderò a parlare ed agire quando ne sarà il tempo. Non ora». Insomma per ora sembra sprofondato nel più assoluto isolamento, chissà che non lo raccati Casini.
PRESENTATO IL MAXI-EMENDAMENTO: CE N’E’ PER TUTTI
Finalmente è arrivato al Senato il maxi-emendamento alla Legge di Stabilità, ma non c’è proprio niente da festeggiare. Le misure andavano prese, l’Europa pressava in tal senso, ma sembra che Tremonti non sia riuscito ad accontentare alla fine nessuno. Addirittura per un po’ si sparge la notizia che nel provvedimento c’è anche la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori per consentire licenziamenti più facili. Per fortuna sono solo voci di corridoio, infatti precisa il sottosegretario al Tesoro, Antonio Gentile: “Il ministro Tremonti – afferma – nell’illustrare il maxi-emendamento non ha mai parlato, né accennato, ad una eventuale modifica né dell’art. 8 né dell’art. 18, che sarebbe stata inserita nel testo del decreto presentato al Senato. Il ministro Tremonti ha detto l’esatto contrario. In Commissione ha sostenuto che non saranno apportate modifiche ai due articoli in questione”. In compenso nei 25 articoli, 23 Pagine e 10 punti sono presenti: età pensionabile salita a 67 anni, più liberalizzazioni e privatizzazioni dei servizi pubblici locali, mobilità per gli statali. Bersani annuncia il no. Ad ogni modo, precisa il segretario Pierluigi Bersani, il Pd voterà contro “se le cose stanno come le abbiamo lette fin qui”. Non mi risulta – precisa – ci sia una modifica dell’articolo 18 ma se c’è ne discutiamo, perché non possono farci bere tutto”. Ad ogni modo, aggiunge, “non metteremo alcun ostacolo perché si chiuda questa fase, perché non c’è tempo: non ci sono settimane, e forse neppure giorni”.
Bossi si smarca e annuncia il suo voto contro il maxiemendamento. “Se ci sono articolo 18 e riforma delle pensioni diremo di no”, afferma a caldo il leader della Lega, ma la notizia come detto si rivelerà poi infondata. Si vota entro il week-end. Aspettiamo fiduciosi.
NELLA LEGA UN DITO MEDIO C’E’ PER TUTTI: BOSSI LO TIRA FUORI ANCHE CON TOSI “E’ UNO STRONZO, HA TIRATO DENTRO I FASCISTI, LO FAREMO FUORI”.
Dentro la Lega c’è un dito medio per tutti. Bossi lo tira fuori anche con il suo, ormai ex, braccio destro Tosi. “Tosi è uno stronzo, ha tirato nella Lega un sacco di fascisti, cosa che non può essere sopportata per molto”. Così Umberto Bossi, conversando con i cronisti a Montecitorio, ha commentato le parole del Sindaco di Verona che ha sostenuto che molti deputati del Carroccio in alcune votazioni hanno avuto il voltastomaco.
Dito Medio? Presente! Bossi quindi lo ha ritirato fuori, avvalorando anche la tesi del figlio Renzo che aveva sostenuto che “chi ha altri progetti se ne vada fuori”.
La lega sembra si sia inoltrata nel cosiddetto “ginepraio”. Deve stare insieme a Berlusconi, non perchè realmente sia d’accordo, ma per motivi di “resistere” al governo. Bossi sa benissimo che se decidesse di andare contro al premier, il governo cadrebbe e la Lega tornerebbe ad essere uno spicciolo dell’Italia (come la sua amata Padania). Anche gli ultimi video della manifestazioni della Lega, usciti fuori qualche giorno fa, fanno vedere lo sgomento che c’è all’interno della Lega Nord: polemiche, militanti che se ne vanno e che lasciano pure il partito, sedi che chiudono e molto altro ancora. Ma questo non andava fatto vedere.
Insomma, anche Tosi però decide di rispondere al proprio leader, ma tenendo il dito medio in tasca. ”Spiace che Umberto Bossi abbia frainteso le mie dichiarazioni e lo invito ad ascoltare per intero la registrazione della trasmissione La Zanzara durata quasi un’ora, durante la quale ho difeso, senza alcun tentennamento, lui e il nostro movimento”. Ciò che ha infastidito Bossi sono state proprio le parole del sindaco di Verona, ieri a Radio 24. “Chi sta a Roma – ha detto Tosi – ha ruoli di governo in Parlamento ed è chiaro che per lealtà istituzionale al Presidente del Consiglio non può dire quello che pensa di Berlusconi. Ma io ho la fortuna di essere sindaco, un ruolo più basso ed esprimo ciò che penso”, ha spiegato. “L’alleanza Lega e Pdl non l’ho mai messa in discussione quella del Premier sì, perchè non ho un ruolo nel Parlamento e le mie battaglie sono utili a quelli che stanno a Roma. Non posso dire i nomi ma molti dirigenti della Lega la pensano come me”.
A sostenere il Senatur è arrivato Marco Reguzzoni, capogruppo del Carroccio alla Camera, secondo cui “Bossi ha fatto molto bene” a replicare duro al sindaco di Verona, perché “nella Lega di bavagli non ce n’è, al massimo si parla troppo e a vanvera”.
BERLUSCONI CHIEDERA’ LA FIDUCIA DI NUOVO: SUL RENDICONTO DI BILANCIO NON VOTANO TREMONTI, BOSSI E SCAJOLA, IL PREMIER ATTONITO. VIDEO CROZZA.
Berlusconi si presenta in aula (raro ma vero), ma non basta ad evitare la disfatta. Ieri l’articolo 1 del rendiconto sul bilancio è stato bocciato con 290 a favore e 290 contro, un pareggio che però ha portato alla pesante sconfitta. Volto attonito quello del premier, che se ne va infuriato con Tremonti e Scajola, i due governanti che non hanno votato.
Subito vertice a Palazzo Grazioni con La Russa, Brunetta, Letta, Bonaiuti e Ghedini per prendere una decisione sul da farsi. Il Pdl spingeva per la richiesta di fiducia, l’opposizione invece per la salita al Colle e le dimissioni. Stamane è arrivata la conferma, tra i due mali si è scelto quello minore e cioè chiedere la fiducia alle Camere.
La presunta disfatta è nata soprattutto per le assenze di volti importanti della scena berlusconiana, Tremonti, restato all’ingresso dell’Aula, Bossi, rimasto a parlare con i cronisti in Transatlantico e Scajola. A determinare la batosta del governo è stata anche l’assenza di 19 deputati del Pdl, 7 ex-responsabili (tra i quali spicca il nome di Scilipoti) e i 4 del gruppo misto. Come mai tutto questo assenteismo? Il più non giustificato è quello di Tremonti, ministro dell’Economia, assente proprio sul voto sul bilancio. Cosa ne sarà di lui? Dalla faccia del premier uscito dalla Camera sembra proprio che batterà cielo nero sulla testa del ministro.
L’opposizione grida alle dimissioni. Dopo la batosta e la nuova richiesta di fiducia (ricordiamo che il voto di fiducia è stato chiesto meno di un mese fa) l’opposizione suppone non ci sia più molto da dire: “La maggioranza che sostiene il governo non esiste più, né nel Paese né in questa Camera” ha commentato Dario Franceschini. Gian Luca Galletti dell’Udc fa notare che “è la prima volta dall’inizio della storia della repubblica che il governo viene battuto in aula su un provvedimento del genere” e il leader centrsita Pierferdinando Casini parla di “dimissioni inevitabili per salvare l’Italia”. “Se non si dimette questa sera – aggiunge – fa male a se stesso e il Paese”.
Come ovvio, Berlusconi minimizza sull’accaduto “piccolo incidente”, ma chiude in una stanza con se Giulio Tremonti, cosa si saranno detti? O meglio, quali brutte parole avrà detto Berlusconi a Tremonti?
Crozza a Ballarò riassume così:
VENEZIA TEATRO DEGLI SPROLOQUI DI BOSSI CHE RIPROPONE UN REFERENDUM PER LA SECESSIONE DELLA PADANIA
Con tutti i problemi che abbiamo in Italia, ci mancava altro che il folle Bossi continuasse ad incalzare con le sue idee secessioniste e con lui tutti i suoi seguaci, da Calderoli a Maroni, per non parlare dei piddiellini che lo assecondano, basta non faccia andare in galera Papi Silvio che è così buono con tutti, ed elargisce favori ai più bisognosi.
E questa volta Bossi si presenta a Venezia con al seguito Il Trota, apprendista che prima o poi dovrà raccogliere l’eredità paterna, per dire cosa? Secessione! E’ questo che Umberto Bossi ripete più volte e a cui fa eco la folla entusiasmata. Perché sì: per far reagire e compattare l’elettorato della Lega basta gridare ai quattro venti la volontà d’indipendenza della Padania. Poi Bossi non accenna, durante la Festa dei Popoli Padani (uno degli eventi politici più cari agli esponenti del Carroccio), ai recenti avvenimenti e problemi presenti sia nella maggioranza che internamente al suo partito, ma procede delirante come al solito: “Abbiamo portato a casa il federalismo fiscale – esulta- Non e’ ancora ottenere la liberta’ ma non vogliamo fermarci a meta’ strada”. Certo, la secessione: un programma politico complesso com’è complesso cercare di capire cosa passi per la testa di certi politici che inneggiano ad esso! Concetto sul quale si esprime anche Roberto Calderoli: ” Per 150 anni hanno provato a rendere il Nord come il Regno delle Due Sicilie, ora proviamo a fare il contrario, a ‘padanizzare’ il Paese”. ”Ci vuole tempo – avvisa – ma c’e’ un modello: e’ quello padano. Se non si vuole fare cosi’, allora andremo per conto nostro”. Ma Calderoli si pronuncia anche sulla questione fine o meno della Legislatura dell’attuale maggioranza specificando che “andranno avanti fino alla fine”. Credibilissimo dal momento che le delicate sinergie tra Lega e Pdl si muovono sul reciproco accordo: “Finché mi dai ciò che chiedo resto al Governo con te e non ti faccio andare in galera!”.
















