18 May 2012

BERLUSCONI A LAVITOLA: “NON TORNARE IN ITALIA”

Regola fondamentale per un Presidente del Consiglio (nostro Primo Ministro) è quella di non dover essere ricattabile. Perché? Ma semplicemente per il fatto che un ricatto alla sua persona fondato su motivi del tutto privati potrebbe influire su decisioni politiche, andamenti di un Paese e creare situazioni incresciose di cui poi faranno sicuramente le spese i cittadini. Tutto questo per ricordare la posizione di Berlusconi nella vicenda napoletana che lo vedeva vittima di un presunto ricatto da parte di Valter Lavitola, Giampaolo Tarantini e Angela Devenuto (moglie di Tarantini stesso). Ma andiamo oltre: è il 24 agosto e Lavitola si trova in Bulgaria per questioni di lavoro, l’avviso di custodia cautelare non l’ha ancora raggiunto e Berlusconi lo chiama (secondo un’intercettazione telefonica riportata da L’Espresso) per avvertirlo di non tornare in Italia. Come i bambini quando hanno fatto la marachella poi nascondono la mano, Berlusconi che con i vari casi di escort, bunga bunga e varie altre scorribande non proprio edificanti e morali, si è reso bersaglio facile per chiunque sapesse di questo suo punto debole (e sicuramente sono in molti), ma al contempo indifendibile da qualsiasi forma di ricatto o estorsione in quanto:  se fosse dimostrato che B. è attaccabile, la sua figura di Cavaliere senza macchia paladino d’Italia scomparirebbe e così anche la sua credibilità come politico incorruttibile (già andatasene da molto tempo). Quindi il Berlusca cosa fa? Telefona al suo ex compare, adesso estorsore, Valter Lavitola e lo avverte di non rimettere proprio più piede in Italia. Le reazioni a questa notizia sono univoche. Da un lato Italo Bocchino, vicepresidente di Fli, commenta: “Sarà bene sapere per quale ragione Berlusconi non voleva il rientro di Lavitola, forse perchè se Lavitola parla racconta gli affari sporchi che ha gestito per suo conto, compreso il dossier falso sulla casa di Montecarlo”. Non da meno neanche le reazioni del portavoce dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando:” Se la telefonata fosse confermata, sarebbe una cosa gravissima. E’ indegno che un presidente del consiglio, invece che incoraggiare i cittadini ad andare dai giudici, ostacoli così manifestamente il corso della giustizia. Perchè berlusconi, che ha definito l’inchiesta di napoli una montatura, dice a un inquisito di scappare?”. Il legale di Berlusconi, Niccolò Ghedini, spiega così: “Durante una conversazione privata e del tutto irrilevante per il procedimento in corso, di cui fra l’altro non si conosce neppure l’autenticità o la completezza il presidente Berlusconi si sarebbe limitato a ribadire a Lavitola la sua totale tranquillità ed estraneità ad ogni vicenda. A fronte di tale certezze il presidente Berlusconi non avrebbe avuto motivo di consigliare a Lavitola di tornare precipitosamente in Italia, ritenendo quindi che potesse rientrare nei tempi dallo stesso già previsti”

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CASO RUBY: INIZIA IL PROCESSO A FEDE, MINETTI E MORA


Disertano l’aula gli imputati Minetti, Fede e Mora e lasciano ai loro avvocati il compito di difenderli dall’accusa di induzione e favoreggiamento della prostituzione, anche minorile. Ognuno, secondo le ricostruzioni, avrebbe avuto un preciso ruolo nello svolgimento delle serate a casa del Presidente del Consiglio: chi avrebbe dovuto ingaggiare le ragazze e chi avrebbe dovuto istruirle al rito del Bunga Bunga secondo precisi dettami, ruolo questo ricoperto dalla Minett, ascoltata anche nel corso di un’intercettazione riferire ad un’amica le seguenti parole: ““Non me ne fotte un cazzo se lui è il presidente del Consiglio o, cioè, è un vecchio e basta. A me non me ne frega niente, non mi faccio prendere per il culo. Si sta comportando da pezzo di merda pur di salvare il suo culo flaccido”. E la guerra dei Roses si preannuncia solo all’inizio, come riferisce il giornale ‘Il Fatto Quotidiano’

Gli obiettivi, però, sono tutti puntati sul collegio di avvocati dei possibili parti civili. Primi fra tutti i legali di Karima El Mahroug, in arte Ruby. La diciottenne marocchina al centro dello scandalo che vede implicato in un altro processo il presidente del Consiglio, accusato di prostituzione minorile e concussione. Egidio Verzini, il legale che assiste Ruby, ha annunciato ai cronisti prima di entrare che Karima potrebbe costituirsi parte civile sia nell’udienza preliminare a carico del trio Fede, Minetti, Mora e sia nel processo che si celebra con rito immediato nei confronti del Cavaliere. “Stiamo valutando gli atti per decidere”, ha dichiarato Verzini.

Il processo si dividerà in due parti: la prima dedicata alle accuse mosse ai tre imputati, la seconda alla trascrizione delle intercettazioni telefoniche. A tale proposito i procuratori aggiunti Pietro Forno, Ilda Boccassini e il pm Antonio Sangermano hanno chiesto la nomina di un perito che trascriva le telefonate da utilizzare nell’udienza di merito. Altra questione non di poco conto, è il possibile avanzamento della richiesta da parte dei legali di Mora, Fede e Minetti di trasferire il processo dal Tribunale di Milano a quello di Monza, tribunale sotto la quale giurisdizione rientra il capoluogo di Arcore, dove si sarebbero svolti i fatti.

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“L’UOMO CHE HA FOTTUTO L’INTERO PAESE”, E’ COSI’ CHE THE ECONOMIST DESCRIVE BERLUSCONI: L’ITALIA E’ UN PAESE FERMO, MOSSO SOLO DAL BUNGA BUNGA.

Dopo la famosa copertina del 2001 che suscito’ non poche polemiche, The Economist torna a parlare del nostro premier, Silvio Berlusconi. Al Cavaliere, il giornale, dedica ampio spazio, in uno speciale di 14 pagine sull’Italia che sara’ pubblicato all’interno del numero in edicola domani. Il titolo e’ significativo e destinato a far discutere: ‘L’uomo che ha fottuto l’intero Paese’ (The man who screwed an entire country). Del report ha parlato l’autore John Prideaux, capo del sito online dell’Economist a Londra, durante un incontro con la stampa a Milano. L’analisi lascia emergere un Paese fermo che paga con la ‘crescita zero’ le mancate riforme. “Tra il 2000 e il 2010, il Pil italiano e’ cresciuto in media dello 0,25% all’anno, una dato allarmante – scrive l’Economist - migliore solo rispetto a quello di Haiti o dello Zimbawe”. Le conseguenze “dell’era di Berlusconi - si legge ancora – graveranno sull’Italia per gli anni a venire”. Detto questo, un barlume di speranza c’e', “l’Italia ha tutte le cose che servono per ripartire”, ma come ha spiegato Prideaux, per “far decollare l’economia serve un cambio politico”.

Il mondo continua a parlare di noi, e non certo in positivo. Se questi dati sono sotto gli occhi internazionali, forse dovremo comprarci degli occhiali ben provvisti di lente graduata. «E’ tempo di licenziarlo» grida l’Economist.

«Nonostante i suoi successi personali Berlusconi si è rivelato tre volte un disastro come leader nazionale», si legge nell’editoriale. Il primo disastro è la «saga» del bunga bunga e il secondo sono le vicende che il premier deve rispondere in Tribunale  per le accuse di frode, truffa contabile e corruzione. «I suoi difensori – spiega l’Economist – dicono che non è mai stato condannato ma questo non è vero. In molti casi si è arrivati a delle condanne ma queste sono state spazzate via» o per via della decorrenza dei termini o «in almeno due casi perchè Berlusconi stesso ha cambiato la legge a suo favore». «Ma il terzo difetto è di gran lunga il peggiore – continua l’Economist – e questo è il totale disinteresse per la condizione economica del paese. Forse perchè distratto dai suoi problemi legali, in nove anni come primo ministro non è stato in grado di trovare un rimedio o quanto meno di ammettere lo stato di grave debolezza economica dell’Italia. Il risultato è che si lascerà alle spalle un paese in grave difficoltà. La malattia dell’Italia non è quelle di tipo acuto; si tratta piuttosto di una malattia cronica, che pian piano mangia via la vitalità».  Il colpevole? «Berlusconi, che non ci sono dubbi» conclude l’Economist.

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IL BUNGA BUNGA A BERLUSCONI LO FA MILANO: PERDE LA META’ DEI VOTI (DA 53 MILA DEL 2006 A 27 MILA) E SI SCHIANTA CONTRO IL GENTIL PISAPIA. TORINO E BOLOGNA DEL PD, NAPOLI E MILANO AL BALLOTAGGIO!

Il primo turno delle amministrative si chiude e restituisce alla sinistra un leggero sorriso sul volto. La vittoria della sinistra colpisce tutti, molti uomini, da Piero Fassino stravincitore a Torino, a Virginio Merola che si aggiudica la carica per un soffio a Bologna, da Trieste dove la sinistra va al ballottaggio come primo partito della città, a Cagliari dove dopo anni di strapotere del centro destra, le due coalizioni vanno appaiate al ballottaggio.

Ma l’esultanza maggiore è per Milano, per la vittoria temporanea contro il più grande candidato, Silvio Berlusconi con una Moratti d’accompagnamento. Pisapia fa il colpaccio e porta la città della moda al secondo turno con un incredibile 48%. Nessuno ci credeva, ma tutti speravano in una battuta d’arresto contro il premier, Berlusconi aveva puntato tutto su Milano, candidandosi come capo lista, e i milanesi hanno dato la loro risposta, ormai stanchi di vedere il solito faccione in ogni dove. Letizia Moratti, che non va oltre il 42%, si limita in tarda serata a dichiarazioni di circostanza: ““Il voto è un segnale forte che dobbiamo saper cogliere. Ci vuole una nuova politica del centrodestra”. Intanto si fanno i conti su quando aveva promesso il premier: “Se prenderò meno di 53 mila voti, la sinistra farà il mio funerale”, le preferenze del cavaliere arrivano appena a 27.000. Chi lo ha celebrato il funerale? Intanto il premier si dichiara “sorpreso e amareggiato”.

Disastro per Lassini. L’autore dei manifesti anti-pm si ferma al momento a poche centinaia di preferenze. E non finisce qui. La Lega, “stupita” per dirla con Bossi del risultato, si ferma nel capoluogo lombardo ad un misero 9%, meno 4% rispetto alle regionali. Boni non fa misteri: “Abbiamo perso due a zero”. Salvini è ancora più chiaro: “Nei prossimi 15 giorni parliamo della città, non delle Br”.

Sui volti degli uomini di centrodestra piano piano che la percentuale di copertura degli spogli aumenta, compare il nervosismo. Già prima che sia finito il conteggio, si fa la resa dei conti: se i big tacciano, dentro al partito c’è chi trova il capro espiatorio. Gasparri e Verdini, ammetteno debolmente il forfait ma preferiscono guardare alla pagliuzza in casa del centrosinistra piuttosto che la trave in casa propria. Berlusconi, dal canto suo, non si mostra e non parla ufficialmente, ma dall’entourage trapelano l’insoddisfazione e l’irritazione verso Pisapia, da un lato, e la Lega dall’altro. Il premier è seccato per i continui distinguo del Carroccio, e un confronto a due con Bossi diventa inevitabile. Persino ad Arcore, a casa del Cavaliere, il Pdl non tiene e si presenterà al ballottaggio sconfitto al primo turno dal Pd.

Il centrosinistra festeggia per il successo delle amministrative 2011, ma un tarlo c’è ed è Napoli. Nella città partenopea il centrosinistra campeggiava da anni e forse a causa del degrado della città (spazzatura, rifiuti, e varie) i nuovi candidati di sinistra non hanno retto il colpo. Morcone si ferma attorno al 20% e De Magistris prende il 25% e se ne va al ballottaggio con il candidato del centrodestra Lettieri, fermo al 40%. Il candidato Idv parla di “successo incredibile”. Morcone, chapeau, si limita a dire che evidentemente il suo rivale/alleato ha “raccolto più credibilità” di lui. Resta da vedere cosa il Pd deciderà di fare tra 15 giorni, quando l’unità della coalizione sarà fondamentale per non regalare la città al centrodestra, laddove il centrodestra non è riuscito a vincere da solo.

L’affluenza generale – La percentuale dei votanti è stata del 71,09% per le comunali e di circa il 59,63% per le provinciali, con un calo medio di circa l’1,5%%.

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ARCORE FORMATO BORDELLO: FUORI LE FOTO DEL BUNGA BUNGA, BACI SAFFICI DI TRE RAGAZZE, LETTI DISFATTI, E LE FOTO DI UN GIOVANE BERLUSCONI SULLE PARETI. SAPETE COME CHIAMAVANO IL NOSTRO PREMIER IN CODICE? BETTY!

Come funghi spuntano fuori le foto di Arcore, è vero per ora non si nota la presenza del premier, ma siamo comunque a Villa San Martino e il bordello è ben visibile. La mattina del 24 ottobre 2010 alle 4 e 44 del mattino, il 12 luglio all’1 e 48, il 23 agosto, solo alcune delle tante serate bunga-bunga secondo le indagini della procura di Milano. Si vede un letto sfatto in una camera arredata con mobili e tendaggi e tappezzerie antiche, sulla libreria le foto di un giovane Silvio Berlusconi; le gambe nude di una ragazza (la stessa Barbara Guerra) sdraiata che guarda lo schermo di una televisione; i baci saffici di tre ragazze che mimano scene intime; Barbara Guerra strizzata in una divisa da poliziotta che gioca con un paio di manette quasi fossero un oggetto erotico; Lele Mora che fa ginnastica con un amico. Ma non c’è solo questo: dalla carte non spuntano solo foto ma anche dei nomignoli simpatici che caratterizzano il premier. Pensavamo che fosse “Papi” il nome in codice? Sbagliato, troppo intimistico, da far lacrimare chi lo sente. Il nomignolo usato per definire il cavaliere dalle ragazze del Bunga Bunga è: Betty. «Betty è il termine abitualmente usato dalle ragazze per indicare Silvio Berlusconi» scrive la polizia giudiziaria spiegando riferimenti e contesto di alcune telefonate. Che non specifica a quale sia la genesi di Betty e a quel Betty si riferiscano. Ma a cosa sarà riferito? A Betty Boop, la prima eroina sexy? O cose del tipo Zia Betty, Nonna Betty… il nome appare un bel pò strano. Intanto lunedì il Signor Betty salterà il processo: un Consiglio dei ministri straordinario costringerà il Cavaliere a disertare lunedì l’Aula del suo processo. Perfino l’avvocato Longo, annunciando nei giorni scorsi la presenza in Tribunale del suo assistito, aveva mostrato un certo scetticismo. La formula «salvo imprevisti dell’ultima ora » tradiva un presagio.  A dispetto della volontà sbandierata, Berlusconi ha trovato il modo di farsi scudo della crisi libica e dell’interesse del Paese. Accusato di aver comprato con 600 mila dollari due testimonianze dell’avvocato Mills, Silvio si è sempre proclamato innocente.

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L’ITALIA INVASA DALLE MAMME “VENDITRICI” DI FIGLIE: ECCO I NUOVI VALORI DELLA SACRA FAMIGLIA.

L’altra faccia di Arcore è quella delle mamme che si trasformano in istigatrici e complici, in agenti delle proprie figlie, anche se le proprie figlie si fanno palpare da un vecchio per decine di migliaia di euro. Mamme-maitresse che investono e fanno cassa con il sesso delle figlie, mamme che fanno da garante pur di estinguere il mutuo e farsi una bella vacanza. E i padri? i fratelli? i fidanzati? A tutto giova se la piccola di casa porta casa l’incasso. L’apoteosi della sacra famiglia: la mamma di noemi che descrive sua figlia come “una bambina che ho allevato nella luce del Vangelo e del Signore, lo chiama Papi perchè l’abbiamo allevata con il culto di Silvio” (e non certo perchè il Papi elargisce). Queste, le madri di Elisa, di Sara, di Noemi e di molte altre, sono mamme-mezzane che dinanzi alla prostrazione psico-fisica, che sempre accompagna i più rozzi e pesanti sapori della vita (“sono in condizione pietose”) , senza pudore minimizzano (“e che sarà mai”) ed esaltano solo il valore del compenso “seimila euro, hai detto niente”. Qui ci sono mamme che somigliano alle “parrine”, quelle che lenivano i corpi abusati nel cambio della quindicina, le acide ma benevole streghe che preparavano gli impacchi e dosavano e alternavano le tisane e il riposo allo snervamento, e intanto legavano i rotoloni di soldi con lo spago. E i padri, che una volta erano il braccio armato dell’educazione, ora, come i fratelli, sembrano assistenti ruffiani. E c’è il signor Faggioli che istruisce la sua Barbara nell’arte d’amare: “Tu in questo momento devi fargli vedere che gli sei vicino”. Ed è papà che invita Barbara Guerra a dire a Berlusconi che “mio padre, per il grande rispetto che ha nei suoi confronti” è pronto a mettere una cimice nella sede dei finiani: “digli che io ci ho le chiavi”. Anche i fidanzati, che un tempo erano gelosi, oggi sono azionisti di minoranza degli amplessi altrui, come Ale che pretende che la sua Imma si guadagni ‘i vestiti’, cioè i soldi: “… io penso che non mi dà niente”. “No? Perché no, scusa? Mi incazzo! Oh!”. “Eh amore, ma che ne so. Io non faccio niente con lui…”. “Eh, ma sei scema?”.
Ragazze vendute dalle madri, dai padri, dai fratelli, e anche dai fidanzati per avere una macchina migliore, per farsi due cene nei ristoranti più vip di Milano o Roma, per farsi una bella vacanza o altro. Insomma nella storia d’Italia compaiono anche le mamme disposte a tutto pur di incassare ma anche quelle disposte magari anche ad umiliarsi ma mai a vendere le figlie e i figli, disposte a fare le pulizie giorno e notte ed a spaccarsi la schiena pur di far studiare i propri bambini. Di questo è fatta l’Italia.

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BUNGA BUNGA+ GOOGLE=BOONGLE, IL NUOVO MOTORE DI RICERCA SUL BUNGA BUNGA

Ha già più di 50 mila visitatori grazie al passaparola su facebook e twitter e prende il nome dalla fusione delle parole Bunga e Google, il famoso motore di ricerca: ma cos’è? Bungle Bungle funziona proprio come google: ha una barra di ricerca dove scrivere le parole sulle quali si desiderano avere notizie, al di sotto della barra al posto di ‘pubblicità’ o ‘soluzioni aziendali’ troviamo ‘conflitto di interessi’ ‘leggi ad personam’ e ‘tutto su B.’ che linkano direttamente a Wikipedia. Il pulsante ‘mi sento fortunato’ è stato sostituito da ‘mi sento intercettato’ e, a meno che non siate coinvolti nel caso Ruby, un finestra vi dirà che al ‘momento non ci risultano intercettazioni a vostro carico. L’idea nasce il 12 febbraio, poco prima del lancio della campagna ‘Se non ora quando’ da un progetto di Marcello Barile, sviluppatore web di 24 anni, e di altri colleghi, che intendono non strumentalizzare la situazione, ma al contrario rimanendo neutrali, dando le notizie in maniera cruda e veritiera. I telegiornali sempre più spesso selezionano notizie che intrattengano per 30 minuti gli spettatori: sempre più spesso si tratta di tv spazzatura; al contrario, Bungle Bungle, che in inglese significa ‘pasticcio’ (nome più azzeccato non poteva essere trovato nemmeno volendo), si propone di ricercare documenti veritieri, ma senza andare a parare sugli atti di tribunale o simili. Non un rifacimento italiano di Wikileaks perchè non c’è nessuna intenzione di scovare e pubblicare documenti riservati, ma “rendere di facile accesso notizie che solitamente passano in sordina sui media”, spiega Barile. E’ proprio per questo che Bungle Bungle utilizza le intercettazioni e le pubblica: con una battuta o due che si possono scambiare gli interlocutori, è difficile che si possa strumentalizzare la conversazione e viene invece colto un passaggio importante della vicenda. E allora lunga vita a Bungle Bungle.

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MINETTI: “HO AVUTO UNA RELAZIONE CON IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E QUINDI HO FATTO SESSO CON LUI”. MA CONTINUA A MENTIRE SUGLI INCONTRI CON RUBY: “DUE O TRE” RISULTANO INVECE 122 CONTATTI TELEFONICI!

La Minetti è una donna piena di sorprese, prima non sa niente, poi nega tutto e infine vomita tutta la verità. Nei verbali del 30 gennaio, in possesso de La Stampa di Torino, Nicole Minetti da il meglio di se stessa. Davanti ai pm Boccassini e Sangermano, riguardo a Ruby dichiara: “Sicuramente nell’arco temporale che mi è stato indicato mi sono fermata a dormire ad Arcore per quanto riguarda Ruby io non lo posso escludere, non ricordo…”. Poi continua «Io posso parlare per me – spiega – mi è capitato di fermarmi a dormire avendo col Presidente un rapporto di intimità, se si faceva tardi oppure il giorno dopo era festa, io rimanevo ospite ad Arcore. So che altre ragazze si fermavano ad Arcore ma sinceramente non so perché ciò avvenisse…”. La consigliera regionale rivela di aver fatto sesso con il Presidente: “Ho avuto una relazione col Presidente del Consiglio e quindi ho avuto anche rapporti sessuali”. Dice di aver ricevuto dei soldi indipendentemente da questo, di non aver assolutamente frequentato Ruby “al di fuori delle due o tre volte che l’ho vista ad Arcore”. Sulla sera in questura per il rilascio di Ruby, la Minetti spiega: “Il Presidente mi telefonava e mi chiedeva “Come sta andando?”, voleva essere messo al corrente dello sviluppo della vicenda. Io penso che le ragioni del suo interessamento potessero essere due: primo che era anche preoccupato del fatto che io mi trovassi lì e che a quell’ora di notte tardi mi aveva mandato in Questura e poi della Ruby, che è una ragazza problematica”. Ma come faceva Minetti a sapere che Ruby era problematica? “Perché è una ragazza molto estroversa e loquace”. Così tanto che, nonostante Minetti tenti di contestualizzare i suoi incontri con Ruby a “due o tre volte”, risultano tra lei e la giovane marocchina, dal 23 febbraio al 25 giugno 2010 122 contatti telefonici. Intanto durante un intercettazione ambientale si scopre che Ruby ha dei contatti con la propria famiglia d’origine:
“Devi dire a mamma di non parlare, di alzarsi e di dichiarare di non voler rispondere a nulla”. Lo dice Ruby al padre in una telefonata intercettata a settembre proprio nel giorno in cui la polizia giudiziaria è dai genitori in Sicilia per ascoltare la madre, Naima, come testimone. Secondo gli investigatori i genitori erano a conoscenza dei fatti che riguardavano la vita di Ruby. Nel colloquio intercettato, ora agli atti, il padre racconta che alla madre sono state fatte domande sulla vita di Ruby. “La mamma sa quel che sta dicendo”, aggiunge il padre che chiede poi alla figlia di fare il possibile per “sbloccare l´invio di una somma di denaro”.

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RUBY E BUNGA BUNGA: “SONO L’UNICA VESTITA E SERVO DA BERE. POI VADO NELL’IDROMASSAGGIO E (UNA DELLE DONNE PIÙ NOTE DELL’INCHIESTA) MI BACIA SULLA BOCCA, MA IO LA RESPINGO”, “LA NOTTE RIMANGO A DORMIRE E SBIRCIO NELLE CAMERA DI BERLUSCONI, LUI MI RIMPORVERA”. QUANDO ANCORA NON ERA DIVENTATA LA SANTA D’EGITTO, RUBACUORI PARLAVA COSI’.

Le carte lasciate dalla Procura al Gip Cristina di Censo si prestano a pochi equivoci e riportano le intercettazioni di Ruby Rubacuori risalenti alla scorsa estate: ”La prima volta che incontrai Silvio Berlusconi era il 14 febbraio del 2010, il giorno di San Valentino. Ad invitarmi è Emilio Fede, ma non mi dice dove andiamo. Dice solo che mi porta ad una festa”. Ruby diciassettenne parla, mentre il procuratore aggiunto Pietro Forno e il sostituto Antonio Sangermano non sanno che cosa pensare di questa ragazza appariscente, scappata dalla comunità. Karima El Marough, detta Ruby, però ne ha di cose da dire: “Allora abitavo in via S. Fede mi viene a prendere con un’auto blu scortata da una macchina dei carabinieri e arriviamo ad Arcore, entriamo da un ingresso laterale, e vengo presentata a Silvio Berlusconi”. In quel San Valentino molto sui generis sente parlare “per la prima volta del bunga bunga, Berlusconi – punta il dito Ruby – spiega che è una formula che ha appreso da Gheddafi e che indica i giochi dell’harem. In questa occasione, Berlusconi mi regala un vestito di Valentino, bianco e nero e con cristalli Swarowsky, e alle 2.30 torno a casa”. I controlli eseguiti sulle celle agganciate dai telefoni cellulari rispecchiano quello che per ora ha detto Ruby.

Ruby  mette a verbale: ”a marzo del 2010  vengo invitata di nuovo da Berlusconi”. Siamo nel mezzo di un bunga bunga e “Sono l’unica vestita e servo da bere a Berlusconi un sanbitter”. Va a fare un idromassaggio in piscina e là accade un episodio piuttosto importante. Una delle donne più note comparse in questa inchiesta “mi bacia sulla bocca, ma io la respingo, non era la prima volta che ci provava”. Ruby resta a dormire per la notte, “la porta della camera da letto di Berlusconi è aperta, non resisto alla tentazione e vado a sbirciare”, vede quello che vede, e Berlusconi “si accorge e mi rimprovera”. Viene invitata ancora: “Mi diceva che le mie scollature sono troppo vistose”, riceve in regalo alcune collane, “Berlusconi diceva che la collana avrebbe reso più accettabile il décolleté”. Ruby – siamo sempre ad agosto – elenca a verbale i soldi e i regali che ha ricevuto. Ancora le indagini cercano di avvalorare le dichiarazioni della giovane ragazza. Ruby e il suo cellulare sono ad Arcore, oltre al 14 febbraio, i week-end successivi (20,21 e 28) poi il 9 marzo, il 4,5 aprile, il 25.25.26, e infine il primo e il due maggio.

Le indagini continuano e si spostano nelle case delle papi-girl di via Olgettina e non solo, il 14 gennaio sono state sequestrate le memorie di telefonini, computer, chiavette Cd. “Non più del 35 per cento del materiale”, dice chi conosce le carte, è stato controllato. Alcune foto che rafforzano il quadro accusatorio. Una inquadra un grande tavolo ovale. Sembra proprio quello dove s’è fatto immortalare dal settimanale “Chi”, per le feste di Natale, circondato dai familiari. Intorno, però, ci sono un sacco di ragazze, le solite. Un’altra immagine, risulta a Repubblica, riprende la camera da letto di Berlusconi, con il letto sfatto. E non pochi scatti inquadrano le fotografie di casa. Sono i primi piani del premier da giovane. Capelli neri e sorridente. Davvero un’altra persona, quella, rispetto al “re nudo” della pellicola giudiziaria che i pm hanno visionato, ma che lui stesso ha sceneggiato e interpretato. Ma non si aspettava che avesse una “distribuzione”. E che lui, Ruby e le altre stessero diventando un titolo che le platee, in Italia e nel mondo, non applaudono con la stessa convinzione di Daniela Santanché o Sabina Began.

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PERQUISIZIONE A CASA DI SARA TOMMASI: “SPERO KE KREPI CON LE TUE TROIE”. “BERLUSCONI MI DEVE PAGARE LO PSICOLOGO!”

Anche la casa di Sara Tommasi viene perquisita. Le ultime intercettazioni sentenziano un pò quello che è il rapporto della showgirl laureata alla Bocconi con il Cavaliere Pistolero e compagnia. Oltre a l’abitazione della Tommasi, viene perquisita anche quella del Signor “Bartolo” alias Vincenzo Saiello, impresario e presunto organizzatore di incontri Hard a pagamento. «Ora sto qua a rompermi… con la gente che mi droga a destra e sinistra… non so più dove scappare… sono perseguitata… da Berlusconi e da tutti». Una sera di gennaio Sara Tommasi crolla al telefono con la madre. Di questo si parla nelle intercettazioni, una ipotetica sofferenza della Tommasi per una strada intrapresa che tanti frutti non ne da. Gli investigatori della squadra mobile impegnata nell’inchiesta che da una pista di soldi si sono imbattuti nelle feste del Bunga Bunga continuano a trascrivere. Agli atti delle indagini ben 16 sms inviati dalla showgirl al Pistolero, 6 contatti in entrata e in uscita con Paolo Berlusconi, 2 con Ignazio La Russa e 2 con l’europarlamentare Pdl Ronzulli. Sara non è indagata come Nicole, Ruby e co. ma le sue parole fungono strategiche per l’inchiesta: «Alla fine questo lavoro ti vogliono spingere a diventare lesbica, no. Perché i potenti si elettrizzano quando vedono giochini a due e tre. Quindi vogliono che tu ti trovi una tua amichetta di giochi. Ma a me non piacciono le donne».

Ma Sara Tommasi ad un certo punto, finita in questo giro infernale diceva di volerla smettere con «droghe», «festini» e «marchette». Voleva dire «basta» a quella vita e non avere più a che fare «con Berlusconi», con «Lele Mora» e Corona. In un sms inviato a Bartolo la soubrette si sfoga: «Ne te, ne Lele, ne Fabrizio (Lele Mora e Fabrizio Corona secondo gli investigatori) ne le markette K volevi farmi fare ne “il giro squallido di Marina Berlusconi K volevate farmi frequentare o dei festini privati». In un altro messaggio Sara scrive: «Mai “avrò successo perché” non amo skopare non amo ubbidire ai disgustosi frocioni Kome voi e non mi arrivano soldi. Hai capito coglione? Le markette n». Ed ancora Sara a Bartolo: «E ora scusate ma andatevene a fanculo Co e company dei miei stivali e ditelo a Paolo Berlusconi». Al fratello del premier, la sera del 6 gennaio, Sara scrive: «Se io mi devo kurare, tu piantala con cocaina, cani e mignotte! E festini sexy non me ne sbatte un cazzo. Stronzo!». Ma poi, a Paolo Berlusconi, Sara chiede un appuntamento il 9 gennaio: «Ti voglio rivedere, dimmi dove tu dove e quando». Paolo le risponde: «Se vuoi ci vediamo nel pomeriggio alle 18 al Giornale, via Negri zona piazza Affari ok».

Al premier, Sara scrive messaggi a volte d´amore, a volte di risentimento. A Natale un messaggio di «auguri, presidente». Qualche giorno più tardi, il 5 gennaio: «Amore, ti ho mandato un pensiero da Licia. Spero che tu capisca». Il 10 gennaio Sara appare furibonda: «Silvio, vergognati, mi hai fatto ammalare, paga i conti dello psicologo». Un paio d´ore più tardi dal cellulare del presidente del Consiglio arriva uno squillo sul telefonino della soubrette. Che due giorni dopo, alle 4 del mattino del 12 gennaio, gli scrive: «Amore perdonami ho visto solo ora la tua chiamata. Ultimamente ho problemi con la linea telefonica. Se posso fare qualcosa… Bacio grande». Trascorre una manciata di minuti e Sara scrive di nuovo: «Mi sei mancato tanto. Spero tu mi possa richiamare presto. Ti amo ancora sai?». E si firma: «Lady x». Nel pomeriggio di quello stesso giorno, Sara scrive: «Ma perché non mi metti dietro solo il Mora invece k le lesbike??». Risentimento che monta il 15 gennaio: «Spero k krepi kon le tue Troie».
Il 18 gennaio Sara Tommasi parla con la madre. Si sfoga, piange. Sara: «Mamma sono in taxi sto a Milano…sono venuta sopra per non fare un cazzo alla fine. Sono venuta per due appuntamenti ma poi alla fine non sono serviti  a un cazzo.. e basta. ora sto qua a rompermi i coglioni.. con la gente che mi droga a destra e sinistra.. guarda una cosa.. non so più dove scappare… non so più dove scappare.. guarda (e Sara scoppia a piangere scrivono gli inquirenti) sono perseguitata…da Berlusconi e da tutti.. non so dove mettere le mani…». Madre: «Devi uscirne fuori da questa storia chiudi dentro e sta tranquilla. Poi con tutti i casini che ci stanno…con Berlusconi che è stato indagato…».

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