Regola fondamentale per un Presidente del Consiglio (nostro Primo Ministro) è quella di non dover essere ricattabile. Perché? Ma semplicemente per il fatto che un ricatto alla sua persona fondato su motivi del tutto privati potrebbe influire su decisioni politiche, andamenti di un Paese e creare situazioni incresciose di cui poi faranno sicuramente le spese i cittadini. Tutto questo per ricordare la posizione di Berlusconi nella vicenda napoletana che lo vedeva vittima di un presunto ricatto da parte di Valter Lavitola, Giampaolo Tarantini e Angela Devenuto (moglie di Tarantini stesso). Ma andiamo oltre: è il 24 agosto e Lavitola si trova in Bulgaria per questioni di lavoro, l’avviso di custodia cautelare non l’ha ancora raggiunto e Berlusconi lo chiama (secondo un’intercettazione telefonica riportata da L’Espresso) per avvertirlo di non tornare in Italia. Come i bambini quando hanno fatto la marachella poi nascondono la mano, Berlusconi che con i vari casi di escort, bunga bunga e varie altre scorribande non proprio edificanti e morali, si è reso bersaglio facile per chiunque sapesse di questo suo punto debole (e sicuramente sono in molti), ma al contempo indifendibile da qualsiasi forma di ricatto o estorsione in quanto: se fosse dimostrato che B. è attaccabile, la sua figura di Cavaliere senza macchia paladino d’Italia scomparirebbe e così anche la sua credibilità come politico incorruttibile (già andatasene da molto tempo). Quindi il Berlusca cosa fa? Telefona al suo ex compare, adesso estorsore, Valter Lavitola e lo avverte di non rimettere proprio più piede in Italia. Le reazioni a questa notizia sono univoche. Da un lato Italo Bocchino, vicepresidente di Fli, commenta: “Sarà bene sapere per quale ragione Berlusconi non voleva il rientro di Lavitola, forse perchè se Lavitola parla racconta gli affari sporchi che ha gestito per suo conto, compreso il dossier falso sulla casa di Montecarlo”. Non da meno neanche le reazioni del portavoce dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando:” Se la telefonata fosse confermata, sarebbe una cosa gravissima. E’ indegno che un presidente del consiglio, invece che incoraggiare i cittadini ad andare dai giudici, ostacoli così manifestamente il corso della giustizia. Perchè berlusconi, che ha definito l’inchiesta di napoli una montatura, dice a un inquisito di scappare?”. Il legale di Berlusconi, Niccolò Ghedini, spiega così: “Durante una conversazione privata e del tutto irrilevante per il procedimento in corso, di cui fra l’altro non si conosce neppure l’autenticità o la completezza il presidente Berlusconi si sarebbe limitato a ribadire a Lavitola la sua totale tranquillità ed estraneità ad ogni vicenda. A fronte di tale certezze il presidente Berlusconi non avrebbe avuto motivo di consigliare a Lavitola di tornare precipitosamente in Italia, ritenendo quindi che potesse rientrare nei tempi dallo stesso già previsti”
BERLUSCONI A LAVITOLA: “NON TORNARE IN ITALIA”
CASO RUBY: INIZIA IL PROCESSO A FEDE, MINETTI E MORA

Disertano l’aula gli imputati Minetti, Fede e Mora e lasciano ai loro avvocati il compito di difenderli dall’accusa di induzione e favoreggiamento della prostituzione, anche minorile. Ognuno, secondo le ricostruzioni, avrebbe avuto un preciso ruolo nello svolgimento delle serate a casa del Presidente del Consiglio: chi avrebbe dovuto ingaggiare le ragazze e chi avrebbe dovuto istruirle al rito del Bunga Bunga secondo precisi dettami, ruolo questo ricoperto dalla Minett, ascoltata anche nel corso di un’intercettazione riferire ad un’amica le seguenti parole: ““Non me ne fotte un cazzo se lui è il presidente del Consiglio o, cioè, è un vecchio e basta. A me non me ne frega niente, non mi faccio prendere per il culo. Si sta comportando da pezzo di merda pur di salvare il suo culo flaccido”. E la guerra dei Roses si preannuncia solo all’inizio, come riferisce il giornale ‘Il Fatto Quotidiano’
Gli obiettivi, però, sono tutti puntati sul collegio di avvocati dei possibili parti civili. Primi fra tutti i legali di Karima El Mahroug, in arte Ruby. La diciottenne marocchina al centro dello scandalo che vede implicato in un altro processo il presidente del Consiglio, accusato di prostituzione minorile e concussione. Egidio Verzini, il legale che assiste Ruby, ha annunciato ai cronisti prima di entrare che Karima potrebbe costituirsi parte civile sia nell’udienza preliminare a carico del trio Fede, Minetti, Mora e sia nel processo che si celebra con rito immediato nei confronti del Cavaliere. “Stiamo valutando gli atti per decidere”, ha dichiarato Verzini.
Il processo si dividerà in due parti: la prima dedicata alle accuse mosse ai tre imputati, la seconda alla trascrizione delle intercettazioni telefoniche. A tale proposito i procuratori aggiunti Pietro Forno, Ilda Boccassini e il pm Antonio Sangermano hanno chiesto la nomina di un perito che trascriva le telefonate da utilizzare nell’udienza di merito. Altra questione non di poco conto, è il possibile avanzamento della richiesta da parte dei legali di Mora, Fede e Minetti di trasferire il processo dal Tribunale di Milano a quello di Monza, tribunale sotto la quale giurisdizione rientra il capoluogo di Arcore, dove si sarebbero svolti i fatti.
“L’UOMO CHE HA FOTTUTO L’INTERO PAESE”, E’ COSI’ CHE THE ECONOMIST DESCRIVE BERLUSCONI: L’ITALIA E’ UN PAESE FERMO, MOSSO SOLO DAL BUNGA BUNGA.
Dopo la famosa copertina del 2001 che suscito’ non poche polemiche, The Economist torna a parlare del nostro premier, Silvio Berlusconi. Al Cavaliere, il giornale, dedica ampio spazio, in uno speciale di 14 pagine sull’Italia che sara’ pubblicato all’interno del numero in edicola domani. Il titolo e’ significativo e destinato a far discutere: ‘L’uomo che ha fottuto l’intero Paese’ (The man who screwed an entire country). Del report ha parlato l’autore John Prideaux, capo del sito online dell’Economist a Londra, durante un incontro con la stampa a Milano. L’analisi lascia emergere un Paese fermo che paga con la ‘crescita zero’ le mancate riforme. “Tra il 2000 e il 2010, il Pil italiano e’ cresciuto in media dello 0,25% all’anno, una dato allarmante – scrive l’Economist - migliore solo rispetto a quello di Haiti o dello Zimbawe”. Le conseguenze “dell’era di Berlusconi - si legge ancora – graveranno sull’Italia per gli anni a venire”. Detto questo, un barlume di speranza c’e', “l’Italia ha tutte le cose che servono per ripartire”, ma come ha spiegato Prideaux, per “far decollare l’economia serve un cambio politico”.
Il mondo continua a parlare di noi, e non certo in positivo. Se questi dati sono sotto gli occhi internazionali, forse dovremo comprarci degli occhiali ben provvisti di lente graduata. «E’ tempo di licenziarlo» grida l’Economist.
«Nonostante i suoi successi personali Berlusconi si è rivelato tre volte un disastro come leader nazionale», si legge nell’editoriale. Il primo disastro è la «saga» del bunga bunga e il secondo sono le vicende che il premier deve rispondere in Tribunale per le accuse di frode, truffa contabile e corruzione. «I suoi difensori – spiega l’Economist – dicono che non è mai stato condannato ma questo non è vero. In molti casi si è arrivati a delle condanne ma queste sono state spazzate via» o per via della decorrenza dei termini o «in almeno due casi perchè Berlusconi stesso ha cambiato la legge a suo favore». «Ma il terzo difetto è di gran lunga il peggiore – continua l’Economist – e questo è il totale disinteresse per la condizione economica del paese. Forse perchè distratto dai suoi problemi legali, in nove anni come primo ministro non è stato in grado di trovare un rimedio o quanto meno di ammettere lo stato di grave debolezza economica dell’Italia. Il risultato è che si lascerà alle spalle un paese in grave difficoltà. La malattia dell’Italia non è quelle di tipo acuto; si tratta piuttosto di una malattia cronica, che pian piano mangia via la vitalità». Il colpevole? «Berlusconi, che non ci sono dubbi» conclude l’Economist.
L’ITALIA INVASA DALLE MAMME “VENDITRICI” DI FIGLIE: ECCO I NUOVI VALORI DELLA SACRA FAMIGLIA.
L’altra faccia di Arcore è quella delle mamme che si trasformano in istigatrici e complici, in agenti delle proprie figlie, anche se le proprie figlie si fanno palpare da un vecchio per decine di migliaia di euro. Mamme-maitresse che investono e fanno cassa con il sesso delle figlie, mamme che fanno da garante pur di estinguere il mutuo e farsi una bella vacanza. E i padri? i fratelli? i fidanzati? A tutto giova se la piccola di casa porta casa l’incasso. L’apoteosi della sacra famiglia: la mamma di noemi che descrive sua figlia come “una bambina che ho allevato nella luce del Vangelo e del Signore, lo chiama Papi perchè l’abbiamo allevata con il culto di Silvio” (e non certo perchè il Papi elargisce). Queste, le madri di Elisa, di Sara, di Noemi e di molte altre, sono mamme-mezzane che dinanzi alla prostrazione psico-fisica, che sempre accompagna i più rozzi e pesanti sapori della vita (“sono in condizione pietose”) , senza pudore minimizzano (“e che sarà mai”) ed esaltano solo il valore del compenso “seimila euro, hai detto niente”. Qui ci sono mamme che somigliano alle “parrine”, quelle che lenivano i corpi abusati nel cambio della quindicina, le acide ma benevole streghe che preparavano gli impacchi e dosavano e alternavano le tisane e il riposo allo snervamento, e intanto legavano i rotoloni di soldi con lo spago. E i padri, che una volta erano il braccio armato dell’educazione, ora, come i fratelli, sembrano assistenti ruffiani. E c’è il signor Faggioli che istruisce la sua Barbara nell’arte d’amare: “Tu in questo momento devi fargli vedere che gli sei vicino”. Ed è papà che invita Barbara Guerra a dire a Berlusconi che “mio padre, per il grande rispetto che ha nei suoi confronti” è pronto a mettere una cimice nella sede dei finiani: “digli che io ci ho le chiavi”. Anche i fidanzati, che un tempo erano gelosi, oggi sono azionisti di minoranza degli amplessi altrui, come Ale che pretende che la sua Imma si guadagni ‘i vestiti’, cioè i soldi: “… io penso che non mi dà niente”. “No? Perché no, scusa? Mi incazzo! Oh!”. “Eh amore, ma che ne so. Io non faccio niente con lui…”. “Eh, ma sei scema?”.
Ragazze vendute dalle madri, dai padri, dai fratelli, e anche dai fidanzati per avere una macchina migliore, per farsi due cene nei ristoranti più vip di Milano o Roma, per farsi una bella vacanza o altro. Insomma nella storia d’Italia compaiono anche le mamme disposte a tutto pur di incassare ma anche quelle disposte magari anche ad umiliarsi ma mai a vendere le figlie e i figli, disposte a fare le pulizie giorno e notte ed a spaccarsi la schiena pur di far studiare i propri bambini. Di questo è fatta l’Italia.
MINETTI: “HO AVUTO UNA RELAZIONE CON IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E QUINDI HO FATTO SESSO CON LUI”. MA CONTINUA A MENTIRE SUGLI INCONTRI CON RUBY: “DUE O TRE” RISULTANO INVECE 122 CONTATTI TELEFONICI!
La Minetti è una donna piena di sorprese, prima non sa niente, poi nega tutto e infine vomita tutta la verità. Nei verbali del 30 gennaio, in possesso de La Stampa di Torino, Nicole Minetti da il meglio di se stessa. Davanti ai pm Boccassini e Sangermano, riguardo a Ruby dichiara: “Sicuramente nell’arco temporale che mi è stato indicato mi sono fermata a dormire ad Arcore per quanto riguarda Ruby io non lo posso escludere, non ricordo…”. Poi continua «Io posso parlare per me – spiega – mi è capitato di fermarmi a dormire avendo col Presidente un rapporto di intimità, se si faceva tardi oppure il giorno dopo era festa, io rimanevo ospite ad Arcore. So che altre ragazze si fermavano ad Arcore ma sinceramente non so perché ciò avvenisse…”. La consigliera regionale rivela di aver fatto sesso con il Presidente: “Ho avuto una relazione col Presidente del Consiglio e quindi ho avuto anche rapporti sessuali”. Dice di aver ricevuto dei soldi indipendentemente da questo, di non aver assolutamente frequentato Ruby “al di fuori delle due o tre volte che l’ho vista ad Arcore”. Sulla sera in questura per il rilascio di Ruby, la Minetti spiega: “Il Presidente mi telefonava e mi chiedeva “Come sta andando?”, voleva essere messo al corrente dello sviluppo della vicenda. Io penso che le ragioni del suo interessamento potessero essere due: primo che era anche preoccupato del fatto che io mi trovassi lì e che a quell’ora di notte tardi mi aveva mandato in Questura e poi della Ruby, che è una ragazza problematica”. Ma come faceva Minetti a sapere che Ruby era problematica? “Perché è una ragazza molto estroversa e loquace”. Così tanto che, nonostante Minetti tenti di contestualizzare i suoi incontri con Ruby a “due o tre volte”, risultano tra lei e la giovane marocchina, dal 23 febbraio al 25 giugno 2010 122 contatti telefonici. Intanto durante un intercettazione ambientale si scopre che Ruby ha dei contatti con la propria famiglia d’origine:
“Devi dire a mamma di non parlare, di alzarsi e di dichiarare di non voler rispondere a nulla”. Lo dice Ruby al padre in una telefonata intercettata a settembre proprio nel giorno in cui la polizia giudiziaria è dai genitori in Sicilia per ascoltare la madre, Naima, come testimone. Secondo gli investigatori i genitori erano a conoscenza dei fatti che riguardavano la vita di Ruby. Nel colloquio intercettato, ora agli atti, il padre racconta che alla madre sono state fatte domande sulla vita di Ruby. “La mamma sa quel che sta dicendo”, aggiunge il padre che chiede poi alla figlia di fare il possibile per “sbloccare l´invio di una somma di denaro”.
RUBY E BUNGA BUNGA: “SONO L’UNICA VESTITA E SERVO DA BERE. POI VADO NELL’IDROMASSAGGIO E (UNA DELLE DONNE PIÙ NOTE DELL’INCHIESTA) MI BACIA SULLA BOCCA, MA IO LA RESPINGO”, “LA NOTTE RIMANGO A DORMIRE E SBIRCIO NELLE CAMERA DI BERLUSCONI, LUI MI RIMPORVERA”. QUANDO ANCORA NON ERA DIVENTATA LA SANTA D’EGITTO, RUBACUORI PARLAVA COSI’.
Le carte lasciate dalla Procura al Gip Cristina di Censo si prestano a pochi equivoci e riportano le intercettazioni di Ruby Rubacuori risalenti alla scorsa estate: ”La prima volta che incontrai Silvio Berlusconi era il 14 febbraio del 2010, il giorno di San Valentino. Ad invitarmi è Emilio Fede, ma non mi dice dove andiamo. Dice solo che mi porta ad una festa”. Ruby diciassettenne parla, mentre il procuratore aggiunto Pietro Forno e il sostituto Antonio Sangermano non sanno che cosa pensare di questa ragazza appariscente, scappata dalla comunità. Karima El Marough, detta Ruby, però ne ha di cose da dire: “Allora abitavo in via S. Fede mi viene a prendere con un’auto blu scortata da una macchina dei carabinieri e arriviamo ad Arcore, entriamo da un ingresso laterale, e vengo presentata a Silvio Berlusconi”. In quel San Valentino molto sui generis sente parlare “per la prima volta del bunga bunga, Berlusconi – punta il dito Ruby – spiega che è una formula che ha appreso da Gheddafi e che indica i giochi dell’harem. In questa occasione, Berlusconi mi regala un vestito di Valentino, bianco e nero e con cristalli Swarowsky, e alle 2.30 torno a casa”. I controlli eseguiti sulle celle agganciate dai telefoni cellulari rispecchiano quello che per ora ha detto Ruby.
Ruby mette a verbale: ”a marzo del 2010 vengo invitata di nuovo da Berlusconi”. Siamo nel mezzo di un bunga bunga e “Sono l’unica vestita e servo da bere a Berlusconi un sanbitter”. Va a fare un idromassaggio in piscina e là accade un episodio piuttosto importante. Una delle donne più note comparse in questa inchiesta “mi bacia sulla bocca, ma io la respingo, non era la prima volta che ci provava”. Ruby resta a dormire per la notte, “la porta della camera da letto di Berlusconi è aperta, non resisto alla tentazione e vado a sbirciare”, vede quello che vede, e Berlusconi “si accorge e mi rimprovera”. Viene invitata ancora: “Mi diceva che le mie scollature sono troppo vistose”, riceve in regalo alcune collane, “Berlusconi diceva che la collana avrebbe reso più accettabile il décolleté”. Ruby – siamo sempre ad agosto – elenca a verbale i soldi e i regali che ha ricevuto. Ancora le indagini cercano di avvalorare le dichiarazioni della giovane ragazza. Ruby e il suo cellulare sono ad Arcore, oltre al 14 febbraio, i week-end successivi (20,21 e 28) poi il 9 marzo, il 4,5 aprile, il 25.25.26, e infine il primo e il due maggio.
Le indagini continuano e si spostano nelle case delle papi-girl di via Olgettina e non solo, il 14 gennaio sono state sequestrate le memorie di telefonini, computer, chiavette Cd. “Non più del 35 per cento del materiale”, dice chi conosce le carte, è stato controllato. Alcune foto che rafforzano il quadro accusatorio. Una inquadra un grande tavolo ovale. Sembra proprio quello dove s’è fatto immortalare dal settimanale “Chi”, per le feste di Natale, circondato dai familiari. Intorno, però, ci sono un sacco di ragazze, le solite. Un’altra immagine, risulta a Repubblica, riprende la camera da letto di Berlusconi, con il letto sfatto. E non pochi scatti inquadrano le fotografie di casa. Sono i primi piani del premier da giovane. Capelli neri e sorridente. Davvero un’altra persona, quella, rispetto al “re nudo” della pellicola giudiziaria che i pm hanno visionato, ma che lui stesso ha sceneggiato e interpretato. Ma non si aspettava che avesse una “distribuzione”. E che lui, Ruby e le altre stessero diventando un titolo che le platee, in Italia e nel mondo, non applaudono con la stessa convinzione di Daniela Santanché o Sabina Began.




















