18 May 2012

Emanuele Dabbono VS Clark Kent Phone Booth

“A VOLTE PER ESSERE VERAMENTE SE STESSI, SI HA BISOGNO DI UN ALTER EGO.”

Ci sono storie umane e artistiche, che quando vengono raccontate, possono essere paragonabili a delle favole.
E’ il caso di Emanuele Dabbono che dopo la fortunata esperienza alla prima edizione di X Factor, non scende a compromessi con le case discografiche pubblicando un disco di cover; ma, come un vero artista, costruisce attorno a se una carriera fatta di canzoni genuine, vere e mai banali.
Pubblica “Trecentoventi”(il suo primo album) registrato con la band, i Terrarossa, e si piazza Quarto in classifica iTunes. Nel Febbraio di quest’anno viene ripubblicato dalla Grace/Orange Halidon distribuito in tutti i negozi della penisola, riscontrando dopo pochi giorni dall’uscita un notevole successo di vendita.
Sempre nello stesso periodo, la LMEuropean Music, propone ad Emanuele un contratto per la pubblicazione di un disco in inglese. Il materiale su cui lavorare è talmente vasto che scegliere le canzoni diventa un’impresa. Si chiude nel suo studio di registrazione, compone, arrangia e suona tutti gli strumenti a disposizione (chitarre elettriche, acustiche, basso, batteria, pianoforte, tastiere, armonica, mandolino, flauto), crea un alter ego (Clark Kent Phone Booth) e alla fine di Marzo i dischi diventano due.
Il primo è “Vonnegut, Andromeda & The Tube – Heart Geography” esce il 28 Aprile su iTunes e si piazza Quarto in classifica. Il secondo, “Songs For Claudia”, vede la luce due settimane più tardi e, con enorme sorpresa, si colloca Terzo.
Questi successi colgono inaspettati sia l’autore che l’etichetta e, ancora più straordinario, le radio americane iniziano a programmare in air play le canzoni.
Sono due dischi diversi tra loro. Il primo è un rock/blues ispirato da artisti come Ed Harcourt, Justin Vernon, Daniel Lanois. Il secondo un disco acustico, che lui stesso definisce “solare”. Atmosfere alla Ryan Adams, Bruce Sprinsgteen, Damien Rice. In pratica un omaggio alla musica che ha formato la sua esperienza.
Per questa intervista lo seguo in macchina, direzione Milano e mi dice: “Scrivere per me è tutto. Non riuscirei a immaginare la mia vita senza poter comporre musica e testi”.
Così, mentre ci accingiamo a raggiungere Le Scimmie per la prima del tour di Trecentoventi, assieme alla sua band i Terrarossa, iniziamo a parlare di questo suo momento fantastico. Una specie di punto della situazione e progetti per il suo futuro.

Domanda banale ma essenziale. Perché il nome Clark Kent Phone Booth?

“La tv ci propina spesso come eroismo, falsi miti di vittoria . La storia ci insegna che quella parola andrebbe usata con cautela. Eroi sono stati Falcone, Borsellino, Ghandi, Martin Luther King. L’attualità del 2012 di crisi mondiale mi suggerisce che eroe è l’uomo normale, che con onestà e dignità difende la sua famiglia e torna a casa ogni giorno dal lavoro frutto di quotidiane stanchezze, ma che offre sempre un sorriso ai suoi. Lo ricordo bene in mio padre, sfruttato tutta la vita. Un uomo che sapeva 9 lingue, ma guadagnava 1 milione al mese. Lennon lo chiamava Working class hero. Per me è Clark Kent il vero Superman e non il contrario.”

E perché l’alter ego? Avevi il timore che usando il tuo nome la gente non avrebbe capito?

“Semplicemente perchè ho cantato in un’altra lingua, che è un pò la mia seconda. Volevo avesse un suono diverso da quello che faccio con i Terrarossa. Ho preferito suonare tutto da solo, per immergermici completamente e ottenere qualcosa di più intimo e imperfetto, senza troppo overproduction, ma cogliendo l’attimo della spontaneità. Per far capire quanto universo sommerso può celarsi dietro ad ognuno di noi.”

L’idea di fare due dischi in inglese e’ perché volevi confrontarti con un’altra lingua che non fosse l’italiano? Oppure per realizzare un tuo sogno?

“Ho coronato un altro sogno, grazie a LM European Music che ha creduto e sposato il progetto con tutta se stessa offrendomi un duplice contratto e la libertà espressiva totale (cosa piuttosto rara oggi), dalla copertina fino alla scelta di brani e suoni.”

I due album si sono classificati in maniera fantastica al 4° posto (Vonnegut) e 3° posto (Claudia); al di la’ del successo di vendita, come credi sia stato recepito dai tuoi fans?

“Ho guadagnato molta stima come musicista e molto sèguito, lo confesso. Sai a volte si pensa che chi canta non sappia suonare nulla. Ovviamente non è il mio caso, ma riuscire anche a vederli in chart nella top five, pensando di averli scritti, arrangiati, suonati e prodotti da solo in un mese mi fa l’impressione che ci sia qualcosa di super eroico in tutto questo che prescinda da me.”

So che sei un amante del cinema. Il tuo nome d’arte mi ha portato a pensare immediatamente al film Kill Bill 2; quando l’attore David Carradine (Bill) dice :” l’unico personaggio che non indossa una maschera per diventare un supereroe (come ad esempio Peter Parker che si maschera da Uomo Ragno o Bruce Wayne che si maschera da Batman), è Superman ma che, al contrario, veste i panni di Clark Kent come “maschera” per fingersi un uomo qualunque.” La tua musica è Superman?

“La mia musica è la Delorian di Ritorno al futuro.”

Due dischi in pochissime settimane d’uscita uno dall’altro. Raccontami il perché di questa tua scelta.

“Avevo un’urgenza comunicativa (se me l’avessero predetto un 2012 così non gli avrei creduto), molti giornalisti adesso mi scrutano come se fossi un marziano. Ma io l’ho fatto perchè per me scrivere musica è come per te bere alla fine di una corsa. Corri?”

No. Ho smesso…(parte una risata.) Hai composto tutti i brani, suonati e arrangiati. Com’è stato auto prodursi?

“Avessi avuto più tempo e gli Abbey Road a disposizione il suono ne avrebbe beneficiato, ma ascolta “O” di Damien Rice o qualsiasi disco di Neil Young, Ryan Adams. Anzi. Prendi “Nebraska” del Boss. ha pubblicato i demo, con fruscii e errori qua e là. L’imperfezione spesso è sinonimo di emozione. Quantomeno di verità innegabile, di autenticità. Questa parola è un mio credo.”

“Vonnegut Andromeda & The Tube- Heart Geography” è un disco più sperimentale, rock, psichedelico. Si sentono le influenze di Ed Harcourt, Justin Vernon, Daniel Lanois e Bruce Springsteen. Sei in una fase di ricerca sonora più congeniale alla tua musica?

“Miles Davis diceva: La canzone migliore che abbia mai scritto è quella che scriverò domani. Concordo e aggiungo che chi non osa in questo mestiere è arido come il Nevada. Aspettatevi il prossimo disco con i Terrarossa come qualcosa di migliore rispetto al già fortunato “Trecentoventi”. Stiamo crescendo e andando al nocciolo di noi stessi. Per creare musica che duri. Anche oltre noi.”

Quindi, nel prossimo disco in italiano, ci potremmo trovare davanti a delle novità musicali?

“Avrà testi duri come la pietra e musicalmente sarà ancora più compatto. E’ già tutto scritto. Dobbiamo solo registrarlo. Vedremo di scegliere modi e tempi adatti. Sentirete la crescita, indubbiamente.”

Mentre “Songs For Claudia” è un disco più intimo, acustico, solare. Direi più introspettivo anche dal punto di vista dei testi.

“C’è una frase di “Ode to Eva Cassidy” che avrei voluto dire in italiano in qualche pezzo, ma mi è venuta lì: ” Mi sono fatto una barchetta di carta col conto del funerale di mio padre“.
Sono sempre attento ai testi dei miei pezzi. La forza comunicativa deriva dal sentimento di riconoscimento che ognuno proietta nelle tue storie. Io lo vivo come un dono ogni volta che davanti a me qualcuno canta a memoria (anche meglio di me) le parole che avevo scritto su un autobus, sulle note del telefono, dietro gli scontrini, in fondo a un libro.”

“Robert Frost Goes To The Stratosphere” in Vonnegut e “Ode To Eva Cassidy” in Songs. Il primo un grande poeta americano, la seconda una cantante e cantautrice americana scomparsa prematuramente quasi in maniera anonima. Come mai la scelta di dedicare queste due canzoni a due artisti cosi’ diversi tra loro?

“Robert Frost è l’emblema di una poesia che trovo terrena eppure arriva a cime innevate, nello spazio. Mi raccoglie proprio. Eppure il pezzo non è dedicato a lui. Quel nome che inciderei su ogni albero, su ogni stella è quello di ogni persona che almeno una volta nella vita ha provato la sensazione straniante ed extraterrestre di sentirsi amato.”

Hai scelto il nome Clark Kent ,quindi il non supereroe, ma alla fine il costume di Superman lo hai dovuto usare lo stesso per far volare la tua musica oltreoceano visto che le radio americane passano in rotazione i tuoi brani. Che effetto ti fa questo?

“Tengo la kriptonite nel cassetto per ridimensionarmi (ride). E’ un momento di magìa assoluta. Ci manca di fare una data negli States e poi posso svenire con la chitarra al collo. Mi godo tuto questo e mi concentro sul prossimo progetto imminente: il tour coi ragazzi (i Terrarossa) e la realizzazione dell’album nuovo, una svolta.”

Intanto è iniziato il tour di Trecentoventi che sta avendo ottimi riscontri di pubblico e media. So che girerai molto l’Italia con il tuo gruppo (i Terrarossa). Emozionato?

“E’ bello cominciare ad avere un repertorio davvero vasto tra cui scegliere, perchè credo ci siamo contraddistinti sempre per variare la scaletta da live a live. Adesso è proprio il momento, quindi ogni data si cambia ordine e qualche pezzo viene suonato, un altro deve aspettare un turno, insomma…la musica non manca. Non vedo l’ora di suonare a Lecce perchè il salento non l’avevamo mai toccato. Un sogno sarebbe raggiungere anche le isole, Sardegna e Sicilia, so che lì ci aspettano, ma diamo tempo al tempo…”

Ultima domanda e una mia curiosità, viste le recenti esternazioni del presidente Obama a riguardo, cosa pensi delle unioni gay?
“Credo che il prefisso etero, bi, omo etc. siano anche eliminabili. Uno ama e basta. L’amore è universale.”

iTunes

Sito Ufficiale

Il mio Trecentoventi. Di Angelica Cipriani.


Di Trecentoventi se ne sta parlando tanto.

Un album che in tanti aspettavamo, quello di Emanuele Dabbono e Terrarossa.

Dopo 3 anni di lavoro in studio, tour per piazze e locali d’Italia, progetti di ogni tipo… il 12 novembre 2011 è uscito Trecentoventi. Un nome dai mille significati. I km tra Varazze (dove vive Emanuele) e Siena (dove vivono Alessandro Guasconi, Senio Firmati e Giuseppe Galgani: i Terrarossa). Ma un nome che sottolinea anche l’esistenza dei restanti 40° del cerchio, rappresentati da tutti noi che in loro abbiamo sempre creduto. Noi, loro e il rapporto speciale che è nato in questi anni.

Un album che è nato dal rispetto verso chi lo attendeva. Che ha rifiutato di uscire troppo presto, che non è sceso a compromessi mai. Che ha imboccato la strada più difficile, ma che a destinazione, pur senza una distribuzione e con un’etichetta indipendente, c’è arrivato. Di brutto anche.

Ha scalato la classifica rock di Itunes in nemmeno 7 ore dall’uscita, raggiungendo la posizione numero 4 e piazzandosi lì, tra gli dei: Queen, Led Zeppelin, Pink Floyd, Dire Straits, U2, Rem, Sigur Ros.

Successo inaspettato? Non per noi. Speravamo in un grande album, le aspettative erano alte. Ma sono state sorpassate dal risultato finale.

I contenuti sono potenti. Testi graffianti , che ti prendono per il colletto della camicia e ti urlano “sveglia!”. Testi dolci che diventano luce e ti guidano in mezzo al buio.

La musica ti porta a pensare: “ma sto ascoltando un gruppo di fama internazionale?”. No, ma c’è chi internazionale lo è davvero, e sforna dischi frettolosi per ricavalcare quell’onda persa chissà quando.Merito del lavoro eccellente fatto da Alessandro Guasconi al Virus Studio di Siena.

Un genere che da tanti giornalisti è stato definito “cantautorock”, un genere che in Italia servirebbe oggi più che mai. Servirebbe che le radio lo passassero, servirebbe che tanti ragazzi si fermassero a riflettere su chi è Gino Strada e cos’ha fatto, piuttosto che fermarsi sulla superficie patinata di qualche pop star creata a tavolino, che vive di una vita artistica sicuramente breve e basata sugli scandali.

Un disco che va ascoltato in viaggio, che va regalato, che va cantato in cerchio tenendo con le mani il ritmo del gospel che sta all’ultima traccia.

Un disco che ha promesso e ha mantenuto.

Un disco che difficilmente passerà di moda, sempre se di moda si parla. Qui si parla di talento, vero e crudo. Niente più.

- Angelica Cipriani -

L’album è disponibile su iTunes.

http://itunes.apple.com/it/artist/emanuele-dabbono/id167282912

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Nuovo album per Emanuele Dabbono

” Trecentoventi è il valore di una nuova unità di misura,capace di calcolare il distacco. Da un luogo, da una persona, da un sogno.
L’unico strumento in grado di misurarlo è un cuore valvolare.
Non tutte le distanze sono distanti da noi ”

09/11/2011 – Con questo parole, torna a far parlare di se Emanuele Dabbono. Esce infatti il 12 Novembre su iTunes e su tutti i portali in digital download a pagamento ad un prezzo “anticrisi” di 8,99 € , Trecentoventi. Il nuovo attesissimo album su etichetta Horus Music.

14 inediti dove cavalcate elettriche e melodie decise, si fondono ai testi della tradizione genovese a cui Emanuele orgogliosamente appartiene. Ma anziché sedersi su uno sgabello con un fiasco di vino a fianco a sibilare racconti con un filo di voce, qui si salta dalla sedia tra amplificatori a 320 Watt, cavi e pelli battute. Un album pieno di energia che da l’impressione di essere un live e non registrato in studio, Grandi temi (come l’antimilitarismo in “Disertore”) si alternano a tenere ballate (“Universi paralleli” ). Spiccano il manifesto per i diritti umani in “Ho ucciso Caino”, l’inno indignato contro i personalismi della politica di “Io rimango mio”, il gospel di liberazione ispirato all’eccidio delle Fosse Ardeatine in “Corpi” e la difficoltà ad immaginare un futuro al proprio bimbo per una coppia di 30enni odierni per ragioni economiche e sociali in “Mio figlio sarà”.

Emanuele Dabbono, nato a Genova nel 1977, giovanissimo, si iscrive al Festival di Castrocaro 1997, trasmesso su Rai1, e si classifica Terzo con la sua canzone “Ciao Bambino”, aggiudicandosi anche il premio della critica.
Comincia a lavorare alla stesura dei suoi brani inediti (che oggi ammontano a un migliaio) collaborando artisticamente con Michele Canova (Tiziano Ferro, Jovanotti, Eros Ramazzotti) e Alberto Salerno (Mango, Nomadi, Alexia).
Il 29 maggio 2005 vince il concorso Cornetto Free Music Festival e si esibisce in Piazza Duomo a Milano davanti a 200.000 persone, aprendo il concerto di Avril Lavigne, Black Eyed Peas, John Legend e Francesco Renga.
Nel giugno 2006 con la produzione di Alex Neri dei Planet Funk incide per l’etichetta Universo (distr. Warner) il suo primo singolo dal titolo “Scritto Sulla Pelle”. Il brano viene trasmesso a lungo da Radio 105 e Radio Italia; il video, diretto da Stefano Bertelli, va in onda su tutti i canali musicali (ALL MUSIC, HIT LIST ITALIA su MTV , DEEJAY TV, RTL TV, VIDEO ITALIA, MATCH MUSIC, MUSIC BOX). La canzone viene inserita nella compilation Hit mania Estate 2006.

Nel 2008 si piazza Terzo alla prima edizione di X Factor, il talent show in onda in prima serata su Rai 2 , condotto da Francesco Facchinetti, Morgan, Simona Ventura e Mara Maionchi. Prende parte a tutte e 12 le puntate, duettando con Giorgia, Massimo Ranieri, i Pooh e in finale canta un suo inedito dal titolo “Ci Troveranno Qui”.
A differenza degli altri partecipanti, che concluso il programma, pubblicano un disco prevalentemente di cover, Emanuele esce con un EP di 6 brani di cui è unico autore.
Il cd, co-prodotto da Alessandro Finaz (Bandabardò) su etichetta UPR (distr. EDEL), dal titolo “Ci Troveranno Qui”, a sole 12 ore dall’uscita discografica si piazza al #2 posto della classifica iTunes e vende più di 15.000 copie.
Forma la sua band, I Terrarossa (Giuseppe Galgani: chitarre, Alessandro Guasconi: basso, Senio Firmati: batteria) e per i 2 anni successivi è in tour in tutta Italia nelle maggiori piazze e club della penisola, ospite, tra le varie date, del Giorgio Panariello Show a Bologna e a Quelli che il calcio su Rai 2.

Il 5 giugno pubblica il singolo “Pacifico”, su etichetta Horus Music con relativo videoclip diretto da Francesco Guasconi dei Marla Singer. Il brano si colloca #4 nella classifica iTunes e #13 nella classifica Rock.

Il 15 settembre per la casa editrice Albatros/Mursia, esce il suo primo romanzo dal titolo “Genova di Spalle”, alla sua terza ristampa dopo appena un anno. Parte un mini tour acustico con presentazione dell’opera in giro per l’Italia da Roma a Milano. Le più importanti fiere del libro del Mondo (Londra, Il Cairo, Torino, New York) lo hanno premiato come miglior libro esordiente.

A novembre l’Accademia della Musica di Genova gli assegna una cattedra di song writing.

A Gennaio del 2011 suona, arrangia e produce il progetto “Forza Diego Corri”: un singolo di beneficienza a sostegno della ricerca sull’atrofia muscolare spinale, per 50 giorni #1 nelle vendite dei singoli online. Del brano e del suo grande successo ne hanno dato voce le maggiori testate giornalistiche (Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX), i TG Nazionali, (Tg2, Tg5, Studio Aperto). Emanuele (con Nadia Ghigliotto) è ospite di Pomeriggio sul 2, Mattino 5, Domenica In e Sky.

A Marzo esce un nuovo singolo: “Io Rimango Mio” (che sarà incluso nell’album), il cui video è diretto da Luca Nesti. Trasmesso da Radio Rai e il video da Sky raggiunge la posizione #13 nella classifica degli indipendenti Italiani.
Si esibisce al Circolo degli Artisti a Roma con Paola Turci, Frankie Hi NRG, Stefano Di Battista, Luca Madonia, Fausto Mesolella degli Avion Travel in un concerto sulla Resistenza. La serata viene registrata e un verso, “Per Dignità e non Per Odio” del suo brano, (“Lo avrai camerata Kesselring”), da il titolo alla manifestazione e al cd in uscita il prossimo Dicembre allegato in tutta Italia con L’Unità e nei negozi con La casa del Jazz di Max Gazzè, impreziosito anche da brani di Bandabardò e Carmen Consoli.

Nel disco suonano; Emanuele voce, chitarre, armonica, mandolin, pianoforte. I Terrarossa: Alessandro Guasconi basso (è anche produttore e fonico del disco). Giuseppe Galgani chitarre e Senio Firmati batteria e percussioni.

Tracking List.
L’oro si aspetta
Tienimi sveglio
In viaggio
Io rimango mio
Mio figlio sarà
Gli angeli non piangono
Pacifico
La città verrà distrutta all’alba
Universi paralleli
Ho ucciso Caino
Disertore
Quando non ci sarò più
Capo di Buona Speranza
Corpi

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E SI SCUCI’ UN SILENZIO. BUON COMPLEANNO CLINT. BUON COMPLEANNO AMNESTY.

Ci sono parole dal significato ormai eroso. Penso a democrazia, a libertà. Un mio amico dice che è così  perchè tutti hanno un prezzo. Persino la dignità, la coscienza. Si tratta solo di stabilire quanto.  Non mi stupisco se oggi molti cantanti pensano di più al suono di un piatto che al contenuto di quello che cantano, se alcuni giornalisti dimenticano l’indiscutibilità del termine “ fatto “ in quanto tale, lasciandoci tutti sulla bilancia sballata di un relativismo malsano. Se la ragione nei salotti tv si da a quello che urla per ultimo.  Se il parere di un calciatore deve valere più di quello di un astrofisico sul nucleare, perché il primo è popolare e tira più copie più di quello di uno scienziato pazzo.

Ma questo nasce dalla base, mai così schiacciata, se già su facebook i profili diventano pagine e i cosiddetti “amici”a loro insaputa si trasformano in ignari “fan”da un giorno all’altro, le persone normali vivono nella menzognera schizofrenia di fingersi personaggi pubblici.  La disonestà, il soverchiamento delle regole prima dell’ordine, del rispetto.  Oggi, in questo assordante vociferare penso a parole semplici. Lui guardò lei. E si scucì un silenzio.

Oggi voglio tributare il mio saluto civile, di cittadino ancora innamorato dell’arte, della passione per il cambiamento e il progresso umanitario a 2 icone del nostro tempo che in un’azzardata parabola magica faccio incontrare:  Il primo è Clint.  Clint Eastwood, geniale regista che oggi compie 81 anni e sta ancora dove vorrebbe stare: dietro la macchina da presa per il suo ennesimo film manifesto (con Leonardo Di Caprio), oggi che la sua autobiografia “Eastwood on Eastwood” ce lo svela ancora più umano, mentre si definisce un “fatalista” che voleva suonare il jazz dei neri, uno che invidia il figlio perché sa già quello che vuole a 20 anni, uno che ha impiegato molto tempo per capire cosa desiderava dalla sua di vita e quanto sudore doveva sfornare per ottenerlo.   L’altra non è una persona bensì un’organizzazione che della tutela indiscriminata dei diritti (delle persone) ha fatto la sua bandiera (e) politica: Amnesty International.  Amnesty che oggi compie 50 anni.  Entrambi simboli duri del nostro tempo rugoso.  Entrambi spesso ti costringono a voltare lo sguardo altrove basandosi sul racconto di un semplice quanto dimenticato assunto: la verità.  A nessuno sembra più interessare. Eppure parte tutto da lì.  Non dalla fiction dei tg. La verità.  Nuda, cruda, quella che ferisce e permette di riflettere, di scegliere e di crearsi un’opinione.  Di imparare una lezione dalla storia e non ripetere gli errori del passato. Di, finalmente, essere e amare niente più, niente meno di quello che si è: se stessi.   Nella vita normale puoi essere una star anche senza un nome d’arte, anche senza fan.  L’eroismo, la vera forza non ha bisogno di  essere esibita.

Lei guardò lui. E si scucì un silenzio.  (Guarda il video:)  EXTREME – PEACE

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MUSICA PER IL SI! IL 25 E 26 MAGGIO IN TUTTA ITALIA CONCERTI IN PIAZZA PER DIRE SI’ AL REFERENDUM DEL 12-13 GIUGNO: CRISTICCHI, MARINA REI, PAOLA TURCI, ALMAMEGRETTA, MARLENE KUNTZ, STEFANO DI BATTISTA E MOLTI ALTRI!

La Musica per il Sì! Questa è l’iniziativa del Partito Democratico, che affida, ancora una volta, le manifestazioni a pro del Sì al referendum del 12-13 giugno, alla musica. Dal nord al sud in tutta Italia per dare un segno di forza a chi vuole far passare in secondo piano una scelta importante come la privatizzazione dell’acqua, il legittimo impedimento e il nucleare.

Dalle parole di Stella Bianchi, responsabile Ambiente, e Matteo Orfini, responsabile Cultura e Informazione: “Musica per il Sì. Abbiamo chiamato così i due giorni di concerti in tutta Italia che ci saranno mercoledì e giovedì prossimo per dire ancora una volta forte e chiaro che il 12 e 13 giugno vogliamo votare sì per fermare il nucleare, per l’acqua pubblica e contro la privatizzazione voluta dal governo e per una giustizia uguale per tutti”.

Da Cagliari a  Grugliasco (Torino), fino a Rimini il 25 e poi il 26 da Monfalcone, aVercelli, a Mantova, Macerata, Roma, Nicastro (Lamezia Terme), fino a Grottaglie (Taranto). I nomi degli artisti che si esibiranno sul palco sono molti, da Simone Cristicchi, ai Marlene Kuntz, Giuliano Palma & Bluebeaters, This Harmony, Stefano Di Battista, Marina Rei, Elisa Calise, Banda Osiris, Emanuele Dabbono, Paola Turci, Ele Matteucci, Servillo&Solis String Quartet, Valentina Lupi, Almamegretta, Peppe Columbro Band,Riserva Moac e Mimmo Cavallo.

Un’iniziativa per unire chi ha voglia di partecipare al voto, chi vuole essere informato, il diritto dei cittadini ad esprimersi su questioni che riguardano il paese e che nessuno, nemmeno il governo, può togliere.

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NATO in I.T.A.L.I.A. (NESSUNO ESCLUSO)

Il mio bel Paese, con una – spesso dimenticata – storia culturale senza eguali alle spalle, ha dato i natali tra gli altri a individui come Michelangelo, Dante, Leonardo Da Vinci, Eugenio Montale, offrendosi a patrimonio mondiale dell’umana eccellenza.  Tuttavia, se per un momento mi fermo dalla fretta e ne faccio un personale acronimo di questo preciso momento storico, sono altre le parole che per prime affiorano.  

INDIGNAZIONE.

Mentre a due passi da noi c’è una guerra al cui inizio abbiamo contribuito attivamente, guerra che non puoi far finta di ignorare quando gli aerei ti passano sulla testa, guerra che genera delicate complicazioni di ogni genere, dall’economico, all’assistenziale, all’etico, la nostra classe politica ritiene che il principale problema degli italiani sia il processo breve e la prescrizione per gli incensurati (per UN “incensurato”).  Il processo breve, cazzo! E perdonate l’accorato francesismo.

TOTALITARISMO. 

Di dittatori nordafricani che sparano sulla propria gente.  Dittatori che c’erano già vent’anni fa e a cui prontamente abbiamo baciato le mani in segno di stima….

AMNESIA.

All’indomani dei festeggiamenti per il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia (mai così divisa), rispolveriamo dai sussidiari un Mazzini qui, un Garibaldi là, come fossero figurine di calciatori, senza preoccuparci di recuperare realmente quella memoria storica che ci appartiene e ci qualifica come cittadini di un Paese che ha una storia troppo importante per essere dimenticata. Memoria storica senza la quale il futuro si presenta come un albero senza radici, destinato a spegnersi.

LEGGE. 

Il mio sogno, come cittadino, prima che cantautore, è di vederla rispettata. Da tutti. Nessuno escluso.

IPOCRISIA.

“La guerra ci viene presentata come umanitaria, necessaria, indispensabile, ma che la guerra sia umanitaria è la più grande bestemmia mai sentita. Chi bombarda, fa strage anche di quei civili che afferma di proteggere. Sulla vicenda libica non c’era una seconda via all’intervento militare, c’erano ventimila autostrade percorribili che nessuno ha voluto imboccare”

ha detto Gino Strada 32 secondi dopo la prima bomba sganciata.  Viene da chiedersi cos’è che spinga i potenti a preoccuparsi così tanto della Libia e a non fare lo stesso per lo Yemen, il Congo e le altre 34 attuali guerre nel mondo….

ASSOLUZIONE.

Quella che il cielo non può darci.

Nel 1984 una canzone americana anitimilitarista venne erroneamente utilizzata per la campagna elettorale del presidente repubblicano Reagan. Il suo autore, Bruce Springsteen, chiarì che non era affatto fiero di essere nato negli Stati Uniti e che il suo brano non voleva per nulla essere un inno, bensì un’accusa.  “Nato in una città di morti/ il primo calcio l’ho preso appena ho messo piede al suolo/ Finito come un cane che ne ha prese troppe/ Passi la tua vita a coprirti le ferite”.

Nello sguardo di molti ragazzi africani della mia età, sbarcati qui, nel mio Paese, c’erano le stesse parole.Emanuele Dabbono – Born in the U.S.A.

 

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“…vengo dal piano di Tom Waits”. Intervista a Emanuele Dabbono

GRAZIE PER LA FOTO ALL' OSTERIA DELL'IMMAGINE di LUIGI CERATI e RAFFAELLA  BADANO.
Ringraziamo per la foto L’ OSTERIA DELL’IMMAGINE di LUIGI CERATI e RAFFAELLA BADANO.

Ormai ci vogliono far credere in televisione che per avere talento e dimostrarlo bisogna partecipare ad uno show televisivo prevalentemente fatto di cover. E allora, dalla madre Inghilterra, atterra sul nostro pianeta italiano X Factor. Presentato in pompa magna soprattutto perché come “giudice” appare Marco “Morgan” Castoldi, meglio conosciuto come il leader dei Bluvertigo.
Con molto scetticismo decido di guardarlo. Si presenta sul palco un ragazzo con una telecaster addosso, Margot sul batti penna, e una voce che ti arriva dritta al cuore. Il “concorrente” porta il nome di Emanuele Dabbono.
Vago su internet alla ricerca di informazioni. Classe 1977, Ligure (come me), di Genova (quasi come me), è arrivato terzo al Festival di Castrocarro, ha vinto il Cornetto Free Music Festival, inciso un singolo di successo dal titolo “Scritto sulla pelle”, ed ora è su questo talent show determinato ad arrivare in finale solo, e ripeto solo, per far ascoltare un suo inedito. E ci riesce il ragazzo arrivando terzo con la canzone Ci troveranno qui “combattendo” con nomi illustri come Tiziano Ferro, Morgan, Gaetano Curreri e Saverio Grandi.
Luglio esce il suo primo ep “Ci troveranno qui”. A differenza degli altri artisti in gara lui decide di aspettare a fare uscire il suo lavoro. Perché non vuole rovinarsi con le cover, vuole far ascoltare la sua musica. Determinato il ragazzo. Pelo sullo stomaco.
Nel disco ci sono canzoni prevalentemente autobiografiche che passano dall’anima ribelle rock (Revolver), all’amore (Nove su dieci); alle macerie dopo una sporca guerra (Mostar) e ad un pensiero al padre scomparso (Mio padre). Il disco entra prepotentemente 3° in classifica iTunes.
Gira l’Italia con la sua band i Terrarossa. Ha pubblicato un libro “Genova di spalle”, conduce un programma (che come preferisce dire lui si Raccanta..”) su Suono.tv intitolato Ema-tocrito Pop. Ama Springsteen e De Andrè e vuole imparare a volare. Cantautore, polistrumentista, scrittore. Sogna ancora con gli occhi aperti ma rimane una persona umile.
Ci siamo incontrati e gli ho chiesto di intervistarlo a 360°. Ecco quello che ci siamo detti

Facciamo un passo indietro. Maggio 2008, esci terzo da X Factor. Emanuele a cosa pensa?
HO PENSATO ALLA FATICA DI ESSER RIMASTO 4 MESI IN UN TALENT SHOW TELEVISIVO, CON TUTTI I MECCANISMI CHE ESSO COMPORTA (NON ESATTAMENTE IL LUOGO IDEALE PER UN CANTAUTORE), MA COL FINE UNICO E DETERMINATO DI FAR ASCOLTARE UNA MIA CANZONE. LA DEFINIREI UNA MODERNA OPERA DI SOPRAVVIVENZA PER UN ROMANTICO, COME ME, DELLA MUSICA IN VINILE.

In finale hai cantato “Ci troveranno qui”, con tante canzoni che hai scritto, come hai fatto a scegliere quella? Sarà stata una cosa difficile immagino.
I DISCOGRAFICI (CHE BRUTTA PAROLA) DELLA SONY PREFERIVANO REVOLVER, MA LI’ HO CAPITO PER LA PRIMA VOLTA IN MODO ACCECANTE CHI ERO: NON UN BURATTINO CHE PUBBLICA DISCHI DI COVER PER ACCONTENTARE UNA MAJOR. IL POETA AMERICANO ROBERT FROST SCRISSE: “Due strade divergevano in un bosco, e io … io presi la meno percorsa, e quello ha fatto tutta la differenza. “

Al posto di fare format televisivi con la scusa di cercare talenti facendogli eseguire cover, non sarebbe meglio fare dei programmi con emergenti che propongano materiale inedito? Secondo te perché non vengono fatti?
PERCHE’ LI GUARDEREMMO SOLO NOI MUSICISTI. BISOGNA PRIMA RECUPERARE IL NOSTRO SENSO CULTURALE, LA NOSTRA MEMORIA STORICA, L’APPARTENENZA SOLIDA A VALORI UNIVERSALI COME IL RISPETTO, L’ONESTA’. SPESSO ALLA GENTE PIACE GUARDARE DAL BUCO DELLA SERRATURA, SI INTERESSA ALLE PERVERSIONI PRIMA CHE ALLE ESPRESSIONI, INCURANTE DEL FATTO CHE UN SEGNO TANGIBILE E DURATURO LO LASCIA SOLO CHI ESPRIME BELLEZZA, MAGARI SCAVANDO DENTRO E PORTANDO ALLA LUCE IL PROPRIO DOLORE PIU’ RECONDITO.

Tu hai scritto più di 800 canzoni in tutti questi anni. Molte di queste sono nei tuoi cassetti. La maggior parte della gente tiene i propri sogni nel cassetto. Il tuo invece qual è?
A FORZA DI ESPRIMERLI CON CORAGGIO IN FACCIA ALLE DIFFICOLTA’ DI QUESTO TEMPO INCERTO (E “SBANDATO” PER DIRLA ALLA FOSSATI), LI STO AVVERANDO TUTTI. DICONO CHE SOGNARE SIA GRATIS. MA PROVARE A REALIZZARE ANCHE IL PIU’ PICCOLO DEI TUOI SOGNI COSTA TANTISSIMO. RICHIEDE LAVORO, FATICA, ENORME UMILTA’ (CHE TANTE VOLTE NEI RAGAZZI NON TROVI, GIA’ CONVINTI DI ESSERE SUPERSTAR A 20 ANNI SENZA NEMMENO SAPERE CHI SIA KEITH RICHARDS), SPUDORATEZZA. SE DOVESSI DIRTI, MI PIACEREBBE UN GIORNO CIMENTARMI NEL DOPPIAGGIO, MAGARI DI UN PERSONAGGIO CARATTERISTICO. PRESTARE LA MIA VOCE CHE SO, A UN BARBONE IN UN FILM.

Nelle tue canzoni la parola morte compare spesso (Grazie a Dio sono morto, Ho ucciso Caino, ) eppure sei una persona molto positiva. E’ un tuo modo per scacciare la paura oppure per affrontarla?
SI SCRIVE PER ELABORARE LE PROPRIE ESPERIENZE. NEL MOMENTO IN CUI RIVERSI SU UN FOGLIO ANCHE LA TUA PEGGIORE TRAGEDIA, L’HAI GIA’ ESORCIZZATA. E POI, LO DICO SPESSO, INVIDIO AGLI INGLESI QUELL’UMORISMO LAPIDARIO CHE LI FA RIDERE DELLE LORO SVENTURE. IO SONO GENOVESE, SIAMO GLI ESATTI CONTRARI. NOI ABBIAMO IL “MUGUGNO”. IL LAMENTARSI UN PO’ VITTIMA DEGLI EVENTI. MA SCRIVENDO, GRAZIE ALL’IRONIA, A VOLTE CI SI SENTE PIU’ LEGGERI. E’ COME FARE UNA CURA DIMAGRANTE AL SOVRAPPESO DELL’ANIMA.

Nella vita privata Emanuele chi è?
DIREI UNO CHE SI ENTUSIASMA ANCORA. HO MILIONI DI INTERESSI E SO GIA’ CHE SE AVRO’ LA FORTUNA DI VIVERE A LUNGO L’ULTIMA COSA CHE DIRO’ SARA’ DEL TIPO “NON POSSO ANDARMENE, DOMANI IN CIELO SI VEDRA’ UNA NUOVA COSTELLAZIONE, NON HO ANCORA IMPARATO A VOLARE” E COSE DEL GENERE.

Per la conoscenza musicale e per il modo che hai di scrivere io ho sempre sostenuto che sei nato nella Nazione sbagliata. Un artista come te che si presenta a qualsiasi produttore con in mano 800 canzoni minimo esce con 2 dischi. Allora ti chiedo perché in Italia è così difficile non solo affermarsi ma anche farsi produrre?
DA UN LATO HO LA CONVINZIONE CHE SE UN PRODUTTORE HA FATICATO AD EMERGERE DEBBA FAR PROVARE LO STESSO ANCHE A TE, COME TERAPIA AL TUO EGO (ride). MA, SERIAMENTE, OGGI LA CULTURA E’ RELEGATA A UN ANGOLO IN ITALIA, NON E’ CONSIDERATA UNA PRIORITA’. COINVOLGE IL CINEMA, L’ARTE IN GENERALE, LA MUSICA. QUESTO SI TRADUCE IN MANCANZA DI FONDI, DI INVESTIMENTI, ERGO ESISTE UN RIDOTTISSIMO MARGINE IN CUI PUOI MUOVERTI, PERSINO DA INDIPENDENTE. DEVI FAR TESORO DI OGNI INCONTRO, DI OGNI OCCASIONE E APPRENDERE QUANTE PIU’ INFORMAZIONI POSSIBILI, ALLA SVELTA. OGGI DEVI SAPER CANTARE, SCRIVERE, SAPER ARRANGIARE, PRODURRE, STAMPARE, DISTRIBUIRE E COMUNICARE LA TUA IDEA IL PIU’ POSSIBILE DA SOLO. E NON E’ GARANZIA DI OTTENERE ATTENZIONE. MA QUESTO E’ QUELLO CHE FACCIO. IL MIO MESTIERE CON PASSIONE.

A Settembre dell’anno scorso è uscito il tuo primo romanzo autobiografico intitolato Genova di Spalle. Il libro è andato più che bene (a Novembre c’è stata la seconda ristampa n.d.r.). Raccontaci perché lo hai voluto pubblicare e ci sarà un seguito?
TI RACCONTO UN ANEDDOTO DIVERTENTE. UNA RAGAZZA L’HA LETTO E MI HA DETTO “ MA ALLA FINE COSA SUCCEDE? CI SARA’ IL DUE?” (COME IL MOSTRO CHE INCONTRAVI ALLA FINE DEL PRIMO LIVELLO NEI VIDEOGIOCHI ANNI 80). SUPPONGO CHE SE AVRO’ QUALCOSA CHE MI PREMERA’ LO STOMACO, LO RIVOMITERO’ SU CARTA CON LA STESSA INCOSCIENZA CHE MI HA PORTATO A SCRIVERE IL PRIMO. AD OGGI, TUTTAVIA, OGNI MIO PENSIERO ED ENERGIA SONO RIVOLTI A FOCALIZZARE TUTTE LE MIE ATTUALI ESPERIENZE IN UNA SOLA PAROLA. IL DISCO.

So che ami molto il cinema. I tuoi film preferiti?
POTREMMO STARE QUI PER GIORNI. AMO KUBRICK, ANDERSON, IL CLINT EASTWOOD REGISTA, I “VIDEOCLIP CON TRAMA” DI CAMERON CROWE, PETER WEIR, SEAN PENN. SE DOVESSI CITARTI DEI TITOLI DIREI L’ATTIMO FUGGENTE, HAROLD & MAUDE, AMERICAN HISTORY X, QUALCUNO VOLO’ SUL NIDO DEL CUCULO. HO TROVATO GENIALE ETERNAL SUNSHINE OF THE SPOTLESS MIND – L’ALBA ETERNA DI UNA MENTE SENZA LUOGO- (TRADOTTTO ORRIBILMENTE E FURBESCAMENTE IN ITALIANO IN “SE MI LASCI TI CANCELLO”)

Tu praticamente il primo vero album non è uscito ancora pero’ hai spesso regalato ai tuoi fans canzoni da scaricare dal tuo sito o su Youtube, oppure ti sei cimentato nel farti riprendere chitarra in braccio e voce rileggendo brani a tuo piacimento. E’ una cosa inusuale per un cantautore italiano. Perché questa scelta?
PERCHE’ CHI FA IL MIO MESTIERE DEVE TRASMETTERE, COMUNICARE, ESSERE UNA PRESENZA. APRIRSI E REGALARE SEMI FERTILI PER CHI VUOLE RESTARE O ANCHE SOLO PASSARE. CREDO SIA L’UNICO CAMPO CHE MI PREMURO SERIAMENTE DI COLTIVARE. LE PIANTE, LE AMICIZIE, TALVOLTA CON ME RIMANGONO INCOLTE, PERCHE’ AMMETTO DI NON AVERNE, MIO MALGRADO, LA STESSA COSTANZA, LA STESSA CURA CHE MERITEREBBERO. MA NON SI PUO’ AVERE TUTTO, NO?

Ora sei su Suono.tv con un programma intitolato Ema-tocrito Pop. Per scoprire l’ematocrito di grandi artisti. Una specie di viaggio nel viaggio attraverso le canzoni che hanno fatto la storia del panorama italiano. Come ti trovi in veste di conduttore?
IO NON DIREI CONDUTTORE. NON MI CI VEDO AD APRIRE UNA BUSTA A UNA CASALINGA IN UN QUIZ PRIMA DI CENA. QUI CREDO PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA, SI “RACCANTA”, CON LA “a”. CHI TI PARLA NEGLI OCCHI POI I PEZZI TE LI SUONA, NON LANCIA UN’ORCHESTRA APPOLLAIATA SUL FONDO DELLA SCENA. E IL MODO DI RIVISITARLI NON E’ PRESUNZIONE, TUTT’ALTRO. SAREBBE STERILE RIFARE DE GREGORI PEDISSEQUAMENTE. CREDO FERMAMENTE CHE LUI SAREBBE D’ACCORDO.

Puoi anticiparci qualche nome nelle prossime puntate?

E’ TUTTO IN DIVENIRE. TI POSSO RIVELARE CHE MI PIACEREBBE AFFRONTARE FOSSATI CHE AMO E BATTIATO CHE MI INCURIOSISCE E STIMOLA IN ME UN MODO INTERESSANTE DI RILEGGERLO. INSOMMA E’ UN ANDARE ALLA DERIVA COSCIENTE. MA CON AUTORI DEL GENERE LA DERIVA E’ SEMPRE SU SPIAGGE DI PARADISI TROPICALI.

Cantautore, musicista, scrittore e ora conduttore. Se ti chiedono cosa vuoi fare da grande? A parte gli scherzi, fin dove vuoi arrivare?
SE DEVO SOGNARE IN GRANDE TI RISPONDEREI D’ISTINTO. MI PIACEREBBE UN GIORNO LONTANO AVERE UN MIO TESTO, UN PASSO, CITATO IN UN LIBRO DI LETTERATURA DI MIO FIGLIO.

Un cantautore è un’artista che dice sempre quello che pensa. Tu lo sei?

SEMPRE. A COSTO DI PRENDERE DECISIONI SCOMODE E DIFFICILI. MI CONSIDERO UNA PERSONA DALL’INTEGRITA’ NON DISCUTIBILE.

La situazione in Italia sia governativa sia lavorativa al momento è allo scatafascio più assoluto. Cosa provi e cosa immagini per il futuro?
COSA IMMAGINO SE MAI PER “UN” FUTURO. SAREBBE GIA’ PREMIANTE DISCUTERE DI “un” FUTURO POSSIBILE. PURTROPPO AL MOMENTO, LA SITUAZIONE POLITICA E’ TALE PER CUI SEMBRA CHE TUTTI QUANTI FACCIANO DEL LORO MEGLIO PER DISGUSTARCI. DELL’ITALIA MI RATTRISTA L’ABITUDINE AL PEGGIO, PER LA QUALE PARE NON CI SI INDIGNI PIU’. LA RABBIA, NON MENO DELL’AMORE, E’ UN SENTIMENTO LEGITTIMO E FORTE. COS’ALTRO DEVE SUCCEDERE PERCHE’ LA GENTE SI SENTA PRESA IN GIRO?

L’uscita di “In viaggio” è prevista per la prossima Primavera. Ti chiedo, che disco dobbiamo attenderci?.
ASPETTIAMO A DARE DATE. PIU’ VOLTE ANNUNCIATO, VORREI FOSSE IL DISCO DELLA MATURITA’ ARTISTICA. BISOGNA ARMARSI DI ARDENTE PAZIENZA, MA SARA’ IN LINEA CON L’ONESTA’ DELLE MIE SCELTE. DE ANDRE’ DICEVA “PUBBLICO SOLO QUANDO SONO SICURO DI AVERE QUALCOSA DA DIRE”. …SONO GENOVESE COME LUI, D’ALTRONDE.

Sito Ufficiale

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UNA SERA NEL PALMO DI “HEREAFTER”

Le luci si abbassano. La sala è piena. Ultimi 3 biglietti in tre file separate. Mi siedo al buio fra due sconosciuti e cerco nell’oscurità le 2 persone che sono venute con me. Non sono mai stato al cinema da solo. Stavolta sarà come averlo fatto, almeno fino ai titoli di coda. Avremo 3 modi solitari di vedere il film. Tre come le storie che si intrecciano  sulla pellicola.  Per parlare dell’al di là il nuovo film di Clint Eastwood, ultraottantenne dallo stupore vergine, si concentra sui rapporti che definiscono l’al di qua.

Come tutto è vita a partire dalle priorità invertite nella scalata al successo personale, rimandato per la giornalista sopravvissuta allo tsunami. Nuove possibilità in cui cimentarsi per alleggerire il presente, per il sensitivo che alla fama preferisce il lavoro in fabbrica, lontano dalle voci spettrali protagoniste delle sue sedute. Dubbi sulla precarietà di un futuro lontano dal nucleo familiare, per il figlio di una madre tossica, che perde il fratello gemello e a 9 anni riceve la patente d’adulto smascherando illusori ciarlatani e maghi da strapazzo. La stessa vita nello sguardo di una sconosciuta che vuole cancellare il passato di abuso subito dal padre, ritrovandolo nel panico improvviso di un pianto nel sottoscala.

Clint non va mai per il sottile. Chiama le cose con il loro nome. Reali persino quando parla di paranormale.  Chi si aspettava un “Sesto senso” rimarrà deluso. Nessun bambino inquietante qui, vede impiccati parlanti nei corridoi della scuola. Questa è una storia d’amore. Di quell’amore che si rigenera continuamente come un misterioso fiore orientale capace di trovare l’acqua necessaria dal proprio dolore, dalle proprie lacrime.  E il protagonista assoluto sono un paio di mani.  Mani che prima vedono il mondo dei morti e non ti permettono di costruirti un rapporto normale con chicchessia.  Ma che un bel giorno riconoscono in altre due, i guanti perfetti.  Per leggere finalmente il mondo presente e immaginarsi un futuro reale e possibile. Tra i vivi.

Le luci si alzano.  La sala si svuota.  Io sono pieno.

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LA FARFALLA DI FERRO

LA FARFALLA DI FERRO

Che Aung San Suu Kyi è stata liberata dopo 15 anni di assurda e immotivata prigionia, è notizia di pochi giorni fa.   Il premio Nobel 1991 per la Pace (scritto maiuscolo) che si è battuta per il rispetto dei diritti umani in Birmania dietro a un viso e un corpo gracili ha saputo tenere salda la presa nella lotta contro un regime tra i più crudeli al mondo.  E ha vinto.  Ma la vittoria di un ideale che riguarda molti ha spesso un prezzo che pagano in pochi.  E non tutti sanno che la “farfalla di ferro”, come affettuosamente la chiamano i suoi sostenitori, ha rinunciato non solo alla propria libertà personale ma anche all’amore, alla propria famiglia in nome della libertà di espressione, dell’uguaglianza, del raggiungimento di una democrazia senza tirannie e sofferenze per i più deboli.   Il padre fu ucciso dai rivali politici nel 1947, quando lei aveva solo 2 anni.  Nel 1997, quando lei si trovava ancora in carcere, al marito fu diagnosticato un tumore.  Le fu detto che sarebbe potuta uscire per andare a visitarlo, ma che facendo ciò le sarebbe di fatto stato impedito di ritornare in Birmania per il resto dei suoi giorni.  Lasciare la lotta.  Abbandonare la sua gente al proprio destino.

Decise di restare in carcere quel giorno, come, 2 anni più tardi, decise di non partecipare al funerale del marito.   Fece scandalo.  Diventò un simbolo.   Gli altri prima di sé.  

A San Siro, nel 2008, lo staff organizzativo degli U2, distribuì al pubblico 60 mila fogli di carta bianca con sopra il volto di Aung San Suu Kyi, da poggiare sul proprio viso, durante la loro “Walk On”, pezzo a lei dedicato da Bono e compagni.     

“C’è il tempo del silenzio e quello della parola.  Questo è il tempo della parola.  Non bisogna mai perdere la speranza”.  

Il cielo rigato da una farfalla di ferro.

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LO SCIOPERO DEI GLADIATORI

E’ crollata la domus dei Gladiatori a Pompei.  Stava in piedi dal 79 d.C. L’hanno trovata frantumata al suolo i custodi alle 730 del mattino.   Sembrava un cumulo di rifuti di Terzigno.  E invece era un patrimonio archeologico sito nel più grande museo a cielo aperto mondiale. Napolitano urla vergogna ed esige spiegazioni.  Il ministro per i beni culturali Sandro Bondi domani riferirà in parlamento sull’accaduto, nel frattempo si smarca come un calciatore brasiliano dalle responsabilità eventuali, già impegnato a tagliare fondi a cinema, musica e cultura tutta.

La causa del crollo si dice sia stata dovuta  ad “infiltrazioni d’acqua per la pioggia, a mancanza di manutenzione ordinaria necessaria per la tutela e la conservazione dell’immenso valore artistico della struttura, al peso del tetto”.  Al peso del tetto? No.   La casa l’han fatta crollare i Gladiatori stessi, come gesto di stizza nei confronti dell’interesse per la cultura dimostrato dalle autorità del nostro Paese.   Fra escort (che non sono macchine), telenovele politiche su chi si deve dimettere da dove, discariche e cassonetti in fiamme, plastici di Vespa per le casalinghe per luoghi di delitti da far durare 12 puntate, cantanti che si lamentano di non riuscire a vivere con una pensione che l’80 per cento degli italiani non ha mai visto. Magari un domani beni culturali verranno considerati Villa Certosa, Villa Macherio.  Intanto temo per il Colosseo e per la rabbia dei nostri avi, di ritorno dall’alto, con la biga.   Al mio tre, scatenate l’inferno.

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