18 May 2012

ECLISSI SOLARE: TRA IL 5 E IL 6 GIUGNO TUTTI A NASO ALL’INSU’.

Tra il 5 e il 6 giugno se non avete niente da fare, state a casa a godetevi uno spettacolo imperdibile. Ad un solo mese dalla Luna Gigante, potremo ammirare il transito di Venere davanti al sole. Un evento rarissimo che si riproporrà solo tra 105 anni.
Il transito di Venere si manifesterà come una piccola eclissi solare che durerà sei o sette ore. Il posto migliore per osservare l’evento saranno le isole della Polinesia.

In Europa, sarà possibile ammirare l’eclissi con qualche difficoltà, ma il 6 Giugno all’alba provate a mettervi a naso all’insù, se vedrete qualcosa, sarete fortunati. Per poterla osservare sarà indispensabile disporre di una protezione per gli occhi in modo da evitare danni permanenti alla vista, ma per i meno mattinieri ecco un sito che vi aiuterà a seguire l’evento.

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BOCCIATI! INEFFICIENTE, INEFFICACE E CARENTE, COSI’ IL CONSIGLIO D’EUROPA DESCRIVE LO SPRECO DEL SISTEMA DI FINANZIAMENTO PUBBLICO DEI PARTITI.

Inefficienti, inefficaci, carenti. Con questi tre aggettivi, il Consiglio d’Europa, nel rapporto reso noto oggi, descrive l’Italia, bocciando senza appello il sistema di finanziamento pubblico dei partiti.

Dopo lo scandalo della Lega, Strasburgo batte i piedi e chiede di porre rimedio “urgentemente” al fallimento italiano. Nel documento eleborato dalla commissione “Greco” (Groupe d’Etats Contre la Corruptione, il braccio anti-corruzione dell’organizzazione paneuropea), si sottolinea che “la maggiore debolezza” del sistema sta nei controlli. Il ruolo che i cittadini possono svolgere è “molto limitato” e quello esercitato dalle autorità pubbliche è “molto frammentato, più formale che sostanziale”. Per questo, secondo Greco, in Italia si dovrebbe avviare un processo di riforma dei partiti cominciando da una chiara definizione del loro status legale. Inoltre, bisognerebbe introdurre il divieto generale per donazioni anonime e abbassare le soglie oltre la quale è obbligatorio rendere pubblica l’identità del donatore.

I dati: Tra il 1994 e il 2008 i partiti politici hanno speso in totale 570 milioni di euro, ma i rimborsi ricevuti per le campagne elettorali sono stati 2,25 miliardi di euro. Di quei soldi, solo 579milioni sono stati usati per le elezioni. Il resto – 1 miliardo 674 mila e 607 euro – chi se l’è intascato? Inoltre alcuni partiti hanno ricevuto anche il 400% in più rispetto alle spese. Una discrepanza dovuta al fatto che in Italia l’erogazione dei fondi è legata al numero di voti ottenuti e non alle spese sostenute. Ma c’è modo di verificare lo spreco? Bilanci e rendiconti sono pubblicati, peccato che nessuno possa guardare dentro quei numeri. Non si possono verificare le singole fatture, le ricevute, i bonifici.

Ma una legge non esiste? Certo che si. La legge è la 157 del 3 giugno 1999 e recita: «Nuove norme in materia di rimborso delle spese elettorali». Ma forse è il nome ad essere sbagliato. Qui non si parla di rimborsi, ma di vere e proprie valigette piene di quattrini. Questa legge pretende poco e concede molto. La Repubblica pubblica una ricerca nei vari partiti: Al partito di Silvio Berlusconi, in base ai voti ottenuti, spettano per quell´unica tornata elettorale oltre 19 milioni di euro per la Camera e quasi 22 milioni per il Senato: il totale, da corrispondere in cinque rate annuali, è di 206 milioni 518mila euro.  pagina 70 della sua relazione la Corte dei Conti dice che le spese dichiarate per quelle elezioni, e controllate dai magistrati, ammontano a 68 milioni 475 mila euro. Da aggiungersi ai 437mila spesi per la circoscrizione estero. Quindi, è stato speso poco più di un quarto di quello che viene incassato. Le cose non cambiano per il Pd. Al Partito democratico spettano, dal 2008 al 2013, 180milioni 231 mila euro. Il partito di Pier Luigi Bersani ne ha spesi, per le elezioni, molti di meno: 18milioni 418mila.

Ma dove vanno a finire gli avanzi? Se guardiamo tutti i casi con gli occhi di ciò che è successo alla Lega, non abbiamo dubbi. Di tutti questi soldi, l´ultima rata è ancora da versare e dovrebbe arrivare alla fine di luglio. Sono poco più di 100 milioni per le politiche del 2008, cui però bisogna sommare i soldi che i partiti prenderanno anche per le ultime regionali ed europee.

Il Parlamento sta infatti andando avanti anche sulla cosiddetta “legge mancia”. I partiti sono pronti a dividersi 150 milioni di euro da spendere in micro interventi nei collegi dei parlamentari, come deciso nello scorso autunno da Camera e Senato con Silvio Berlusconi ancora a Palazzo Chigi. Deputati e senatori hanno avanzato le loro richieste ai presidenti delle due commissioni Bilancio e i due organismi stanno cominciando a ragionare sulla bozza di risoluzione, quella che decide chi prende e chi resta a bocca asciutta.

L´Idv dice di non saperne nulla: «Noi l´anno scorso i due milioni di “mancia” li abbiamo rispediti alla Tesoreria perché venissero usati per il debito pubblico». L´Udc si dice «indisponibile». Altri, non fanno tante storie: sembra infatti che i 900 mila euro arrivati dallo Stato alla scuola Bosina della signora Bossi siano saltati fuori dal cilindro magico della “mancetta” parlamentare.

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BENZINA A 2 EURO: L’ITALIA E’ LA PIU’ CARA D’EUROPA.

Oggi l’insegna luminosa del benzinaio accanto a casa segna, alla voce benzina, due euro. Potrebbe venirti da piangere di prima mattina, le ragioni ci sarebbero eccome. Repubblica pubblica un’infografica (fonte: l’Europe Energy’s portal) che mette a confronto il prezzo del carburante (con il colore verde la benzina, con il rosso il diesel) in Italia e in altri paesi europei. Il grafico, che vedete qui di fianco, è illuminante. Chi paga il conto?, si chiede Ettore Livini:

Risposta facile: gli italiani. La nostra benzina è la più cara d’Europa. E non a caso chi abita vicino ad Austria, Slovenia, Francia o Svizzera fa il pieno, quando può, oltrefrontiera. Risparmiando dal 15% (in Francia) al 25-30% (in Slovenia) e dribblando circa 300 milioni di tasse l’anno. Il prezzo del pieno di verde per una station wagon con un serbatoio da 75 litri è salito dai 118 euro di un anno fa ai 139 di oggi. Il costo annuo per il carburante — calcolando una percorrenza di 15mila chilometri — è cresciuto di 300 euro. Senza contare che le ricadute indirette degli aumenti (i listini di frutta e verdura sono già saliti alle stelle) costeranno secondo Federconsumatori 161 euro in più per ogni famiglia tricolore.

 

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EUROPA MULTA L’ITALIA: 102 DISCARICHE IRREGOLARI. PIOVE SUL BAGNATO.

La Commissione Europea ha annunciato l’apertura nei confronti dell’Italia di una procedura d’infrazione per “almeno 102 discariche, di cui tre di rifiuti pericolosi, non conformi alla direttiva europea del 1999″. Nel mirino siti situati in ben 14 Regioni: dal Friuli Venezia Giulia alla Puglia, dall’Abruzzo all’Emilia Romagna, dalla Liguria alla Lombardia e Piemonte fino a Basilicata, Calabria, Campania, Marche, Molise, Sardegna e Umbria. L’Italia e’ stata presa di mira per non essersi conformata all’articolo 14 della direttiva sulla gestione dei rifiuti, secondo cui spetta agli stati membri prendere delle misure per assicurare che discariche esistenti in passato non avrebbero continuato ad operare dopo il 16 luglio 2009, qualora non conformi con la normativa europea. Della serie, piove sul bagnato, oltre al debito che l’Italia ha, anche una bella multa dall’Europa. Ma di chi è colpa? Non certo dell’attuale governo, che in pochi mesi non avrebbe potuto sistemare anche le discariche.

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COSA VUOLE L’EUROPA DA NOI? I 5 PUNTI FONDAMENTALI.

Ma cosa vuole l’Europa da noi? Il Corriere della Sera fa un breve riassunto dal quale prendiamo spunto.
Il 5 Agosto la Banca centrale europea ha inviato una lettera all’Italia, firmata dall’allora presidente  Jean-Claude Trichet e dal suo successore Mario Draghi, con una serie di richieste al governo. Temi rilanciati dalla Commissione Europea l’8 novembre con ben 39 domande al governo italiano sui tempi dell’introduzione del pareggio di bilancio, su infrastrutture, scuola, lavoro, pensioni. Insomma l’Europa dopo 3 mesi dall’invio della lettera voleva sapere a che punto stavano i lavori, ovviamente ad un punto morto. Quelle 39 domande sono state prese male da molti, una sorta di interrogatorio al nostro paese. Ma mettiamoci anche nei panni dell’Europa, che chiede e non ha risposta, che incita e non viene seguita e che alla fine si sdegna e un pò ti manda a quel paese.

Ora sembra che quell’Europa sdegnata, un pò di fiducia in noi ce l’abbia, o meglio, la fiducia e rivolta tutta a quell’uomo, Mario Monti che dovrebbe toglierci dal pantano.
Ma andiamo a vedere quali sono le riforme che chiede l’UE e che probabilmente attuerà il nostro nuovo presidente del Consiglio:

- Statali: taglio dei costi e mobilità.
Nella lettera della Bce all’Italia del 5 agosto scorso si chiedeva al governo di «valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover e, se necessario, riducendo gli stipendi». Sul tema torna anche la Commissione europea, che chiede conto dei tempi della modernizzazione della pubblica amministrazione. Bruxelles vuole sapere quando sarà completamente operativa, e come e quando saranno attuate le misure di mobilità e di flessibilità per i dipendenti statali, anche in relazione alla soppressione delle Province. Inoltre viene chiesto di dettagliare i progressi concreti prodotti dalla riforma Brunetta. La legge di Stabilità, contenente il maxi emendamento del governo, promulgata venerdì, prevede che gli statali in soprannumero potranno essere posti «in disponibilità» con un’indennità pari all’80% dello stipendio per due anni. Inoltre saranno soppresse alcune indennità e rimborsi per trasferimento.

- Fisco: Nuove tasse e la crescita
Poche parole, una sola domanda, ma molta sostanza. «Come verrà spostata la tassazione dal lavoro ai consumi e alla proprietà immobiliare?», ha chiesto l’Europa. L’Iva è già stata alzata di un punto percentuale, ora toccherà alla casa? L’eventuale reintroduzione dell’Ici sulla prima casa porterebbe nelle casse dello Stato un gettito di circa 3,5 miliardi di euro, è stata la risposta di Giulio Tremonti. L’idea di fondo suggerita dall’Europa è quella di spostare il peso della tassazione dal lavoro — per rilanciare l’occupazione —alle imposte indirette e al mattone, considerato meno determinante per la crescita del Paese. Quest’ultima, però, non viene certo aiutata —almeno in modo diretto —dall’inasprimento dell’Iva, o anche dal calo del reddito disponibile per l’aumento delle tasse sugli immobili. Resta il fatto che il debito pubblico va riequilibrato, e l’indirizzo sembra chiaro: meno debito grazie al mattone, più crescita grazie al lavoro.

- Servizio: più mercato meno privilegi
La liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali— ha chiesto la Banca centrale europea— deve essere «piena». E nei servizi locali vengono auspicate «privatizzazioni su larga scala». Inoltre, per l’Europa, gli introiti stimati delle vendite ai privati in generale devono essere al netto dei minori dividendi e del maggior costo per gli affitti. Auspicati più poteri all’Antitrust, l’abolizione delle barriere d’accesso alle professioni e le liberalizzazioni dai servizi postali ai trasporti.

- Lavoro: contratti locali e licenziamenti
Uno dei punti chiave della lettera della Bce riguarda il lavoro. Bruxelles sottolinea «l’esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi a livello d’impresa». La Banca centrale europea chiede anche «un’accurata revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse».

- Pensioni: quota 67 anni
«L’età pensionabile a 67 anni nel 2026 è sufficiente?». La domanda, arrivata direttamente a Roma dalla Commissione europea, lascia capire che, forse, gli sforzi già messi in campo a livello previdenziale potrebbero non bastare. La Banca centrale europea ha poi chiesto di «intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l’età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012». Non è quindi sotto la lente dell’Europa solo la «quota (anagrafica) 67 anni» nel 2026, ma ci sono anche le pensioni di anzianità, che oggi consentono di andare in pensione prima di 65 anni (pur con requisiti sempre più stringenti), e le dipendenti d’azienda. Che, stando agli auspici europei, potrebbero andare in pensione dai 65 anni d’età già dall’anno prossimo.c

 

 

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L’UNIONE EUROPEA LANCIA IL SUO S.O.S AL G20

La prossima settimana il G20 si riunirà a Cannes, in quella occasione si è chiesto un intervento per l’Unione Europea in vista di un rilancio dell’economia mondiale. Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio Europeo, e Jose Manuel Durao Barroso, presidente della Commissione europea, hanno inviato una lettera ai leader del G20 dichiarando proprio la necessità di un’azione congiunta.  E’ ormai chiaro a tutti che una sola azione da parte dell’UE non basterà a risollevare l’intero mercato mondiale e soprattutto andranno trattati temi delicati pre-esistenti alla crisi, quali i tassi di cambio svalutati in economie emergenti esportatrici, riferendosi alla Cina e Paesi con un’insufficiente economia interna, riferendosi alla Stases. In sostanza Van Rompuy e Barroso chiedono che al G20 di giovedì e venerdì i leader del G20 mettano a punto un ambizioso piano per contrastare la vulnerabilità dell’economia mondiale.

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PERCHE’ GLI ITALIANI NON SI RIBELLANO? PERCHE’ LE NOTIZIE CHE GLI ARRIVANO SONO TAROCCATE, PAROLA DI TRAVAGLIO.

Perchè gli italiani non si ribellano? Questo è il titolo di un articolo di Marco Travaglio su L’Espresso. Un articolo di risposta a tutte le domande che vengono dall’estero. Perche gli italiani non si ribellano? Domanda forte, ma che ha una sua ragione, popolo italiano sempre attento al lamento, ma non alla ribellione.

Ad Anne Wintour, direttrice di “Vogue”, che si domanda cosa aspettino gli italiani a ribellarsi, qualcuno dovrebbe spiegare quante notizie arrivano alla gran parte degli italiani: poche e perlopiù taroccate. Anni fa Giovanni Sartori spiegò che l’Italia è “un regime” perché “nelle democrazie le bugie hanno le gambe corte”, mentre qui, con il controllo politico sull’informazione che conta, “hanno gambe lunghissime”. C’è solo l’imbarazzo della scelta.

Fiumi di parole e di inchiostro per stigmatizzare lo scandalo delle “100 mila intercettazioni” dell’inchiesta di Bari sulle escort del duo Tarantini&Berlusconi. “Cose da pazzi, e il Csm zitto”, tuona Angelo Panebianco sul “Corriere”. Persino il cardinale Angelo Bagnasco, per indorare l’anatema contro i “comportamenti licenziosi” del premier, denuncia “l’ingente mole di strumenti d’indagine”. E tutti a ripetere a pappagallo quella cifra astronomica senza prendersi la briga di verificarla. Bene, sapete quante sono le persone intercettate per mesi dalla Guardia di Finanza di Bari nell’inchiesta sul mega-giro di prostituzione, cocaina e tangenti messo in piedi da Tarantini? Quindici, diconsi 15.

Centomila sono i “contatti” complessivi: cioè le telefonate e gli sms in arrivo e in partenza dalle numerose utenze fisse e cellulari dei 15. Più le conversazioni captate dalle “ambientali” (le cimici) in abitazioni, automobili, uffici: ogni volta che una persona presente nel luogo “ascoltato” inizia a parlare, si conta un contatto; poi segue il silenzio, rotto da una nuova frase che costituisce un altro contatto. Così, per mesi e mesi, si arriva al totale di 100 mila. Altro che “cose da pazzi” e “ingente mole”.

Altro scandalo: Minzolini indagato per non avere reintegrato Tiziana Ferrario. Lui strepita nel solito editoriale: “Mi vogliono intimidire”. “Il Giornale” spara: “Chi difende il Cav deve pagare. Indagano pure il Tg1″. E “Libero”, a ruota: “Lo attaccano per aver cacciato la Ferrario”. Poi si scopre che Minzolini è indagato perché la Ferrario ha vinto la causa in primo e in secondo grado per il demansionamento subìto “per motivi politici”, il giudice ha ordinato a Minzolini di reintegrarla al suo posto e Minzolini se n’è infischiato. Purtroppo in Italia, come in ogni Stato di diritto, disobbedire a una sentenza esecutiva è reato: abuso d’ufficio e inosservanza dell’ordine del giudice.

Altra bufala: tutti i giornali, fuorviati da un lancio farlocco di agenzia, annunciano che l’8 novembre inizierà alla Corte d’appello di Caltanissetta il processo di revisione per Bruno Contrada, condannato in Cassazione a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Esultano Contrada, il suo avvocato e il solito coro di trombettieri. Peccato che non sia vero niente: all’udienza dell’8 novembre la Corte deciderà solo se ammettere o respingere l’ennesima richiesta di revisione (dopo che altre due erano finite nel nulla).

Ultima patacca: secondo 50 scienziati e quasi tutta la stampa italiana, il processo iniziato all’Aquila contro i membri della commissione Grandi Rischi della Protezione civile, accusati di omicidio colposo plurimo per i morti del terremoto del 2009, sarebbe una follia e una grave violazione della libertà scientifica. Perché, ripetono tutti a pappagallo, “i terremoti non si possono prevedere”, dunque non ha senso processare chi non previde il sisma dell’Aquila. Già, ma i cervelloni della Grandi Fiaschi sono imputati per avere previsto che non ci sarebbe stato alcun terremoto, rassicurando la popolazione che fino a quel giorno, in sei mesi di sciame sismico, a ogni scossa scendeva in strada e dormiva all’addiaccio, mentre dopo le rassicurazioni dei Bertolaso Boys molti si tranquillizzarono e ripresero a dormire a casa, dove li colse la scossa fatale del 6 aprile, e in 309 morirono sotto le macerie.

Basta un pizzico di logica per comprendere che, se non si può prevedere che un terremoto ci sarà, non si può nemmeno prevedere che non ci sarà: chi lo fece, il 31 marzo 2009, diffuse notizie fasulle. L’esatto contrario di ciò che dovrebbe fare uno scienziato serio. Lo scrive, in uno splendido articolo su “Nature” ripreso da “Internazionale”, il giornalista inglese Stephen S. Hall. Anche se conosce poco l’Italia. O forse proprio per questo

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DOPO RIMPASTI E ACCORDI, CONCESSIONI E RECRIMINAZIONI, LA MANOVRA FINANZIARIA E’ PRONTA. MA SODDISFERA’ PROPRIO TUTTI?

Ci siamo! Oggi il Senato voterà la manovra economica. Dopo ribaltoni, sconti di qua e tagli  di là  siamo giunti al capolinea. Ma vediamo quali sono le novità dell’ultim’ora. Il testo del ddl ad oggi (domani non si sa) prevede essenzialmente: l’aumento dell’Iva di un punto (21% invece che 20%), un contributo di solidarietà del 3 % per i super- patrimoni sopra i 300mila euro, l’adeguamento delle pensioni delle donne nel settore privato a partire dal 2014 e l’ inserimento nella Costituzione della cosiddetta “regola aurea” del pareggio di bilancio e dell’abolizione delle Province col conseguente passaggio di competenze alle Regioni.  Per evitare ripensamenti di nostalgici o riformisti, tali provvedimenti sono stati quasi del tutto blindati, dal momento che il Governo metterà la fiducia (la 49esima in tre anni di legislatura), ritenuta necessaria dal Consiglio dei Ministri  “per conseguire una celere conversione del decreto-legge, come impone la gravità del contesto internazionale di crisi finanziaria”.  Ma ancora la fiera non è finita poiché,  nonostante la fiducia, continuano ad arrivare correzioni di bozza dell’ultimo minuto: preoccupato,  Silvio Berlusconi, ha chiesto di decurtare quel piccolo particolare del carcere per i super evasori fiscali (teme forse qualcosa?), spiegando che sarebbe stato sufficiente fare ulteriori modifiche  sulle sanzioni fiscali.

Ma vediamo nel dettaglio i principali cambiamenti:

L’aumento dell’iva al 21%

L’aumento dell’aliquota dal 20% al 21%, anche se si tratta di un solo punto, ricadrà più di altre decisioni sulla nostra vita quotidiana, infatti sono numerosi i beni sui quali si andrà a posare il peso del misero punto in più: dalle auto alle scarpe, dal vino ai cd, dal parrucchiere ai giochi.  Ci avvicineremo da questo punto di vista ad altri Paesi europei (come Belgio e Irlanda), ma ci allontaneremo di molto dal capofila economico europeo, la Germania, ma anche da Francia e Inghilterra.

Il contributo di solidarietà del 3% per i redditi sopra i 300mila euro

La pensata iniziale del Governo era stata di tassare solo i redditi superiori a 500mila euro, ma vedendo poi che  la platea dei tassabili era solo di  11.000 contribuenti, ha pensato di scendere ad un reddito di 300mila ed ha così ottenuto 34.000 contribuenti( dallo 0,02% allo 0,075%), rispetto ai 41,5 milioni del totale. La base imponibile si calcolerà sul reddito complessivo: fondiario (esclusi i redditi da prima casa), da lavoro dipendente, di impresa, autonomo, da capitale.

Pensioni femminili nel settore privato

Anticipata ancora la data per l’aumento dell’età pensionabile delle donne impiegate nel settore privato: se prima il cambiamento era previsto per il 2020, adesso sarà attuato a partire dal 2014. Nel pubblico le donne andranno in pensione a 65 anni a partire dal 2012, con equiparazione della propria pensione a quella maschile, sarà questa l’età pensionabile anche per le lavoratrici del settore privato a partire dal 2014.

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NUOVI RICHIAMI DALL’EUROPA: BASTA RAZZISMO!

Tornano alla carica da Strasburgo  e ancora una volta s’invita l’Italia ad adottare misure diverse riguardo alla questione razzismo e eguaglianza di diritti.
“Per l’Italia è arrivato il momento di sviluppare con vigore le disposizioni del codice penale relative ai reati di matrice razzista per arginare il continuo uso di slogan razzisti da parte dei politici”, si legge nel rapporto del Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg. Nel documento, frutto di una visita di Hammarberg in Italia negli scorsi  26 e 27 maggio, si lancia un monito al nostro Paese, che niente o quasi avrebbe fatto in merito al rispetto dei diritti di rom e immigrati nel corso degli ultimi tre anni. “Il trattamento riservato a queste minoranze costituisce una cartina di tornasole sull’effettivo rispetto degli standard del Consiglio d’Europa da parte dei paesi membri”, sottolinea Hammarberg, che ritiene la situazione sopra citata una vera emergenza, tanto da diventare una delle sfide più urgenti che l’Italia dovrebbe affrontare per il pieno rispetto dei diritti umani.

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LA STRAGE DI OSLO E TUTTO CIO’ CHE NE CONSEGUE: IL NEONAZISMO E’ DI NUOVO IN CRESCITA, PAURA PER TUTTA L’UE.

La strage di Oslo ha inorridito un pò tutti. Il numero alto di morti (confermati una settantina ma preannunciati 98), le immagini strazianti di una città, ma anche di un paese, che non si capacita di aver “allevato” il nemico in casa. No il classico “terrorista” proveniente da paesi arabi, ma l’immagine norvegese per eccellenza, biondo, occhi azzurri e pelle chiara.

I giorni seguenti la strage le riflessioni si fanno sempre più acute, quello che oggi spaventa sono le motivazioni che hanno spinto il mostro Anders Breivik alla tragedia. L’autobomba di Oslo e il massacro degli innocenti di Utøya sono stati ilpiù grave attacco terrorista sul suolo europeo degli ultimi anni. Ma a colpire questa volta, ed è quello che più ci spiazza, è l’estremismo di destra, o meglio, la neo violenza nazista.

L’ideologia che ha armato Anders Breivik, sì un folle, ma anche un ex militante del partito del progresso, la formazione populista che è cresciuto in modo inarrestabile grazie alla propaganda contro gli stranieri, ed un convinto militante di estrema destra. Nel suo manifesto, copiato quasi integralmente dal terrorista americano Unabomber, si può leggere un compendio delle idee xenofobe, razziste e antidemocratiche che da sempre caratterizzano l’estremismo di destra in tutti i Paesi dove questo si manifesta.

Dobbiamo avere paura del ritorno del nazismo? In molte città dell’Europa occidentale le forze di sicurezza osservano con preoccupazione la crescita delle strutture del radicalismo di destra. Grazie ad una velenosa pozione che mischia gli impulsi contro gli islamici, l’opposizione alla convivenza con gli immigrati e le difficoltà economiche di questi anni, gli estremisti si stanno espandendo. Un ricercatore della Libera Università di Berlino, Hajo Funke, è rimasto stupito dal fatto che il primo attacco determinato dall’estremismo di destra si sia verificato proprio in Norvegia. “ In quel Paese il neofascismo è poco radicato, soprattutto se paragonato con la vicina Svezia, dove la scena di estrema destra è molto più forte e strutturata. Anche rispetto ai neonazisti tedeschi il ricercatore della FU evidenzia come la violenza sia meno centrale nell’estrema destra norvegese. Ad Oslo però è eploso in questi anni un movimento, il partito del progresso, capace di raggiungere potenzialmente il 25% degli elettori. “Una simile crescita di consenso non determina certo atti di violenza così efferati, però ogni forma di populismo di destra, specie quando è così condiviso,  abbassa la barriera psicologica per il gesto di un singolo criminale”.

L’Europol, l’agenzia anticrimine della UE, pubblica ogni anno un rapporto sullo stato del terrorismo in Europa. Nel 2010 l’estremismo di destra non ha compiuto attacchi, però l’Europol aveva osservato una crescente professionalizzazione della scena. Questo mostrerebbe la determinazione dei neo fascisti a proseguire la loro opera di propaganda, così da attirare nuovi militanti per diffondere la loro ideologia. L’Europol aveva rimarcato come l’estremismo di destra costituisse di conseguenza una grave minaccia per la sicurezza dei Paesi membri della Ue, anche se solo potenziale.

E la nostra Italia? Anche l’Italia è stata recentemente percorsa da un’ondata di violenze neofasciste, anche se non c’è stata nessuna vittima dell’estremismo di destra. Nel nostro Paese sono attive molte sigle, da Forza Nuova a Casa Pound per citare le più celebri, che vivono nel mito di Mussolini e fanno proselitismo xenofobo contro gli immigrati, specie se musulmani. Il clima politicovissuto nel nostro Paese negli ultimi anni  certo non li ha scoraggiati, basterebbe citare solo i nomi di alcuni esponenti del nostro Parlamento, per avere un pò di paura.

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