18 May 2012

I REDDITI DEI PARLAMENTARI: BERLUSCONI BATTE TUTTI. DOPO DI LUI SCHIFANI, FINI E ALFANO.

E’ ancora Silvio Berlusconi il più ricco del Parlamento. Il Cavaliere ha dichiarato un reddito imponibile di 48.180.792 euro. E’ quanto emerge dalle dichiarazioni patrimoniali dei deputati, che oggi sono consultabili a Montecitorio.

Il presidente del Senato, Renato Schifani, è più ricco del presidente della Camera, Gianfranco Fini. La seconda carica dello stato ha dichiarato un reddito imponibile di 223.939 Euro e ha pagato 89.464 euro di imposte. La terza carica dello Stato, invece, ha dichiarato 201.115 euro pagando 79.541 di imposte.

Tra i leader della maggioranza il più ricco è il segretario Pdl, Angelino Alfano: il suo reddito imponibile è 169.317
euro. Lo segue il segretario Pd, Pier Luigi Bersani, che dichiara un reddito imponibile di 136.885. Terzo il reddito dichiarato dal centrista Pier Ferdinando Casini, pari a 116.986. Umberto Bossi, invece, dichiara 124.871 euro, inferiore a quello della precedente dichiarazione dei redditi in cui il leader della Lega Nord denunciava 167.957 euro di imponibile. Antonio Di Pietro, lo supera visto che dichiara 182.207 euro di imponibile. Un ammontare lievemente superiore a quello dell’anno scorso, quando il fondatore dell’Italia dei Valori dichiarava un imponibile pari a 176.885 euro.

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LA DISFATTA DI SILVIO: ZERO TITULI. LA SINISTRA VINCE TUTTI I CAPOLUOGHI DI REGIONE, COME DICE BERSANI, UN BEL PAREGGIO 4-0 E FINI SE LA RIDE DI GUSTO.

I numeri parlano chiaro. Berlusconi ha perso tutti i capoluoghi di regione ma il premier “ha troppi impegni per celebrarsi il funerale” come lui stesso riporta. La sconfitta del Cavaliere sembra prendere la forma di una vera e propria ginocchiata sui denti (speriamo che non venga ricoverato di nuovo come la storia della statuetta di Milano). Succede, succede a tutti, prima si vince poi si perde, lo sport ce lo insegna, ma come dice la canzone, bisogna anche saper perdere.

C’è una fase politica che si chiude in Italia, un capitolo che gli italiani hanno sottolineato di non voler più leggere; Sarà la crisi economica, sarà la politica violenta che ha scelto Berlusconi, saranno i candidati sbagliati, ma gli italiani hanno deciso, basta con Berlusconi e quelli come lui. Dal 1994 al 2011, una durata rilevante per l’impero Berlusconi, che forse sta arrivando a conclusione. La storia ce lo insegna, si nasce e si muore.

Ma Berlusconi non riesce ad ammettere la sconfitta, sì in Romania pronuncia le parole “Abbiamo perso” ma subito le fa seguire da un “Guardando caso per caso, la sconfitta non ha niente a che vedere con il governo”, come se non fosse davvero così. I primi tracolli di un’aria cattiva che tira sulla testa del governo, sono le dimissioni di Bondi da Coordinatore del Pdl, un “segno dovuto” secondo il Ministro.

Il premier si spezza ma non si piega, insomma, mentre tutto attorno lo scenario racconta un cappotto completo su tutta la linea. Persa Milano per mano del “comunista” Pisapia. Tracollo a Napoli, dove De Magistris prende percentuali bulgare che neanche il Bassolino dei tempi d’oro. E poi Cagliari, che finisce nelle mani dell’altro comunista protagonista di queste amministrative, Massimo Zedda (60%). Via a cadere le città già perse al primo turno: Torino, Bologna. E infine Trieste, che torna nelle mani del centrosinistra. Basterebbero queste sei città per disegnare quel famigerato vento di cambiamento che trascina il centrodestra fuori dalle città che contano. Ma c’è di più, molto di più, andando a guardare nei centri piccoli e medi. Il centrodestra tiene solo a Varese, dove il leghista Attilio Fontana porta a casa una vittoria sofferta. Il resto è ancora tinto dai colori del centrosinistra: Gallarate, dove la Lega sostiene di fatto il Pd, Novara, Rimini, Pordenone, Grosseto e Crotone. Mentre al centrodestra vanno Cosenza, Iglesias e Rovigo. Per quanto riguarda le province, vanno al centrosinistra quelle di Mantova, Pavia e Macerata. Mentre il centrodestra si prende Vercelli e Reggio Calabria.

Un sonoro pareggio 4-0 come dichiara ironizzando Bersani, quello tra il PD e il PDL. Una sconfitta contro l’opposizione ma anche contro chi si ha in casa, ma da separato, come la Lega. Tocca a Salvini tirare le somme: “Non siamo qui a fare i processi, ma è chiaro che il Pdl ha perso voti, e la Lega ne ha guadagnati”. Il ministro Calderoli, per parte sua, si mostra tranquillo, fedele nel solco tracciato dal premier: “Il governo andrà avanti fino alla fine della legislatura per fare le riforme. Si vince e si perde insieme”. Ma c’è da giurare che la base non sarà così netta nel distribuire le colpe, né così blanda nelle soluzioni.

A ridere è soprattutto il presidente della Camera Gianfranco Fini, felice che grazia a lui, il tracollo c’è stato. Lo ha sempre sentenziato, che senza il FLI, Berlusconi avrebbe preso un bel colpo, e adesso i fatti gli hanno dato ragione. Poco importano le parole degli uomini del Pdl che sottolineano quanto da soli gli uomini del Terzo Polo riescano a fare ben poco, ma a loro, per ora, interessava solo far cadere dal piedistallo il convinto Cavaliere, e sembra ci siano riusciti. “Avevo avvertito Berlusconi, scrive Fini, lui mi ha ripagato buttandomi fuori”. Il leader di Fli si spinge oltre: “Il governo può anche non cadere, ma il berlusconismo è finito”.

Ma le grosse risate sono dalla parte della sinistra.  Pisapia e De Magistris, certo, festeggiano. Così come fanno festa Bersani - “Abbiamo smacchiato il giaguaro”, commenta sarcastico – Bindi, Veltroni, D’Alema, i big del partito democratico di solito impegnati a distinguersi per una volta sono tutti d’accordo. Da padre storico dei democratici sorride anche Romano Prodi, che si presenta in piazza del Pantheon a Roma per festeggiare. L’avvertimento dell’unico uomo che abbia battuto Berlusconi (per due volte) è tanto chiaro quanto perentorio: “Non più di cinque minuti per festeggiare – ammonisce – poi subito mettersi al lavoro”. C’è da augurarsi che i suoi seguano il consiglio.

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SOLO CENSURA PER IL “VAFFA…” DI LA RUSSA A FINI.

La sanzione approvata dopo il “vaffan…” di Ignazio La Russa a Fini è la censura. Dopo che lo scorso 30 marzo il Ministro della Difesa aveva gentilmente mandato a quel paese il Presidente della Camera, l’ufficio di presidenza della Camera si era riunito per prendere una decisione. Su proposta dei qeustori, la censura, ha avuto la meglio. La lettara sarà inviata per conoscenza anche al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

L’Idv, con Silvana Mura, ha votato no; l’Udc, con Buttiglione e Lusetti, si è astenuta; il Pd con Bindi e Bocci, sono usciti al momento del voto per venire incontro alla richiesta del presidente della Camera, Gianfranco Fini, di avere «la massima coesione» sulla decisione. E così i rappresentanti del Pd, per rispetto del presidente e del loro questore Albonetti, sono usciti dalla riunione al momento della votazione. Per le opposizioni al ministro La Russa andavano comminate sanzioni più gravi.

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LA RUSSA CAMERA-SHOW: IN VISTA SANZIONI DOPO LA MOVIOLA. AVRANNO LETTO BENE IL LABIALE DI “M A V A F F A N …”?

Lo spettacolino offerto è stato allettante, sapeva di film comico anni ’70, ma invece era il nostro Ministro della Difesa, Ingnazio La Russa. Mercoledì sera infatti aveva direttamente mandato a quel paese il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, dopo aver sbeffeggiato allegramente Franceschini del Pd. Filippo Ceccarelli su Repubblica l’ha riassunto così:

Deve essere stata una scena mica male quella dei tre onorevoli questori di Montecitorio che dopo i tumulti in aula si sono raccolti in qualche ufficio, e lì dentro in gran segreto, comprensibilmente, si sono fatti proiettare il Moviolone per comprendere con scientifica esattezza, sequenza dopo sequenza e con l´indispensabile scrutinio del labiale se il ministro La Russa aveva o no mandato il presidente dell´Assemblea Fini a… alt! (tanto si è capito dove).

E sarebbe bellissimo poter disporre del resoconto stenografico dell´indagine, con le varie ipotesi, le possibili assonanze, le plausibili disarmonie tra il gesto e il logos. Ma il verdetto del ralenti non lasciava adito a dubbi: La Russa ce l´ha proprio mandato. Donde «la più ferma deplorazione per la particolare gravità del comportamento tenuto in aula nei confronti della Presidenza», come si legge nel comunicato emesso dal Collegio dei deputati Questori, da parte dell´«onorevole» La Russa. Ma non – si fa osservare – del «ministro» La Russa.

La questione della titolarità ordinamentale e delle eventuali sanzioni è infatti impicciatissima e come tale rinviata a martedì. Non esistono precedenti in materia, per quanto bassa sia, né francamente si riescono a immaginare Taviani, Andreotti, Lagorio, Andreatta e altri ministri della Difesa che mandano a quel paese, con il dovuto gesto di accompagnamento, altri presidenti della Camera come Leone, Pertini, Ingrao o la Jotti.

E tuttavia, pur in mancanza di antefatti, l´inedita liturgia del Moviolone Labiale e Istituzionale ha dei riscontri, o almeno trova una sua ratio sotto il dominio degli spettacoli perché la scena madre del vaffa, vista e rivista ieri sulla rete e in tv, potrebbe benissimo trovare un posto anche d´onore nel soggetto, nella sceneggiatura, nella proiezione e nella fruizione di un particolare genere di film. Quali?  Continua…

E se il Moviolone accertasse l’offesa di La Russa? Bè si parla di censura o divieto di voto, in ogni caso la decisione dovrebbe essere comunicata nella giornata di martedì. Intanto Ignazio continua a scusarsi per l’accaduto e a precisare che “Fini sa che non l’ho insultato e gliel’ho anche detto ieri, anche se doveva essere una telefonata privata e me la sono trovata sulle agenzie”.

 

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Fli, parte l’assemblea costituente

Al via l’assemblea costituente di Futuro e Libertà. Da oggi a domenica tredici, i finiani a Milano peri lavori di direzione e organizzazione. In un comunicato del partito precisano che si registreranno ottomila partecipanti.

Dal Padiglione 18 della Fiera milanese di Rho-Pero, il movimento di Gianfranco Fini detterà le sue strategie. Presenti deputati, senatori, europarlamentari ed esponenti locali da tutta Italia. “Non dobbiamo ricostruire una An in sedicesimo, ma creare uno strumento agile e comunicativo, con un progetto di lungo respiro” dice Adolfo Urso in un’intervista all’AdnKronos. Per il coordinatore nazionale di Fli, bisogna “andare oltre Berlusconi”, per rilanciare “quella parte d’Italia moderna e riformatrice”. Ricordiamo che Futuro e Libertà nasce dopo l’espulsione del Presidente della Camera dal Pdl, per i contrasti con il premier Silvio Berlusconi. In più occasioni osteggiatore del governo, il quattordici dicembre scorso ha votato la sfiducia. Politicamente nel terzo polo, con l’Udc, Mpa e Api. “Non siamo uniti né accecati dall’antiberlusconismo, vogliamo superare questa stagione di contrapposizione totale” aveva scritto Francesco Rutelli sul Corriere della Sera.

Dai vertici di Fli si escludono alleanze con il centrosinistra. Per Nichi Vendola, leader di Sel ieri ospite ad Anno Zero, Fini è un riformatore ma nel centro-destra, quindi non un alleato. Intanto il Pdl si stringe intorno a Silvio Berlusconi. ”Non deve finire come nel ’93. E non finirà” dice il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto.

Matteo Melani

FINI HIP HIP URRA’: PER LA PROCURA GLI ATTI PORTATI DA FRATTINI RIGUARDANTI LA CASA DI MONTECARLO SONO IRRILEVANTI. FACEVA MEGLIO A FARSI UN GIRO IL MINISTRO DEGLI ESTERI!

E finalmente chi la dura la vince. Brutta batosta per chi pensava di poter paragonare il sesso con le minorenni alla presunta proprietà di una casa. Insomma per la Procura di Milano, Frattini ha solo perso tempo a cercare in ogni angolo documenti per affondare Fini.  Il contenuto degli atti inviati dal governo di Santa Lucia circa la titolarità delle società off-shore che si sono succedute nella proprietà dell’immobile di Montercarlo ereditato da An nel 1999 “appare del tutto irrilevante circa il ‘thema decidendum’”. E’ quanto sostiene la procura di Roma nelle deduzioni che hanno accompagnato la trasmissione degli atti al gip che dovrà pronunciarsi sull’opposizione alla richiesta di archiviazione delle posizioni di Gianfranco Fini e di Vincenzo Pontone. E ora Gianfranco Fini potrà definitivamente mandare il “Pistolero” a quel paese.
Bossi corre subito ai ripari e frena gli animi guerriglieri: “Io penso che bisogna fare meno casino e abbassare i toni”, certo, i casini nel Pdl sembrano abbastanza per potersi occupare anche di quelli degli altri. La richiesta di dimissioni era arrivata dopo che il ministro degli Esteri Frattini si è presentato in Senato a rispondere sul caso dell’appartamento del cognato di Fini ma senza rivelare il contenuto dei documenti dello Stato caraibico. Le opposizioni hanno abbandonato l’aula per protesta mentre il Fli ha attaccato il premier – “Suo il dossieraggio” -, e il ministro degli Esteri – “Inadeguato, ha infangato la diplomazia”.

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SENATUR: “BERLUSCONI DICE FANDONIE, NON ABBIAMO I NUMERI PER FARE GRANDI RIFORME”. E SUI GIORNALI: “CHE STESSERO PIU ZITTI”.

I cavalli del Carroccio scalpitano. L’ottimismo di Berlusconi non va giù a Bossi: “Le grandi riforme? Non ci sono i numeri”. In nome del federalismo, tanto aspettato, i leghisti sono pronti a pazientare ma se la grande legge non andasse in porto, tutto cambierebbe. E’ il messaggio del leader della Lega, Umberto Bossi, che ieri sera ha ribadito che per il Carroccio la missione unica resta quella dell’attuazione del federalismo in tutte le sue realtà: “Ho sentito Berlusconi alla tv parlare di grandi numeri e riforme: non è proprio così perchè i numeri alla Camera scarseggiano (solo 3 in più). Siamo nella palude romana, ma siamo ancora vivi. Alla fine chi la dura la vince”. Insomma la Lega è pronta a pazientare ma aggiunge anche che ci sono milioni di persone al di sopra del Po che ne hanno piene le scatole e sono pronte a battersi per ottenere la libertà. Sembrerebbero parole datate, liberazione, cittadini che si battono, e sembrerebbero anche derivanti da un altro schieramento, invece è Bossi a parlare e la destra estrema o quasi.
Il Senatur ribatte anche contro Libero e Il Giornale per le recenti diffamazioni a Gianfranco Fini “Bisognerebbe che i giornali sparassero meno”, ha detto. “Secondo me – ha aggiunto Bossi – i giornali farebbero bene a vendere un po’ meno copie e non fare troppo casino, perchè poi i problemi che fanno contro Fini ce li sorbiamo in commissione: se uno viene attaccato tutti i giorni, non è favorevole a quello che noi proponiamo, anche se non c’entriamo assolutamente niente”.

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FINI NON MOLLA: “RESTO PRESIDENTE DELLA CAMERA”. BERLUSCA: “PROTETTO DA ANM”.

Fini non molla: “Resto Presidente della Camera”. Il consiglio del Premier non è stato ascoltato dal “traditore” Fini che invece di lasciare la carica “per dignità” rilancia: “Fino a quando dura la legislatura continueremo a vederci per gli auguri di Natale”. Lo ha detto il presidente della Camera Fini durante il brindisi di Natale con i dipendenti di Montecitorio. “Le istituzioni restano, gli uomini passano”, ha spiegato Fini che sulla riforma dell’universita’ ha commentato: “e’ compito della classe politica occuparsi dei giovani che esprimono il timore per il domani. Tutto si puo’ fare tranne che spegnere la speranza dei giovani in un avvenire migliore”.
Il Premier subito ha fatto partire la sua dichiarazione contro il leader del Fli: “Lui e i suoi uomini sono protetti dalle toghe. La legge sulle intercettazioni si è arenata alla Camera dopo l’incontro tra Fini e i rappresentanti di Anm”. Poi ha ribadito ciò che era stato espresso in precedenza: “Fini? destinato a sparire molto presto”.

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ONE MAN SHOW BERLUSCA: “IL TERZO POLO? GRAZIA GRAZIELLA E GRAZIE AL C…., HO GIA’ 8 DEPUTATI NELLE MIE GRINFIE”.

Fini e Casini? Come Cip e Ciop. Anzi tutti insieme nel Terzo Polo come Grazia, Graziella e Grazie al c… anzi Grazie al Cazzo. Perchè non dobbiamo avere paura di dirlo. Queste sono le parole del Premier al vertice europeo di Bruxelles dedicato ai temi economici. Come sempre una bella figura a livello mondiale, quella del nostro premier, che già ha dato esempio della propria virtù da giullare in vari episodi. Una lunga giornata a Bruxelles di negoziati, inframezzata con qualche battuta con i colleghi, escluso Angela Merkel, che non ne vuole sentire nemmeno parlare dopo le ultime uscite di Berlusconi. La Merkel dà la mano al nostro premier distrattamente e poi lo ingnora totalmente. In serata arriva lo show. Il presidente è attesto al ricevimento dei giovani del Ppe italiani. Il Premier entra nella sala sulle note di “Menomale che Silvio c’è”. Galvanizzato dal voto di fiducia spande ottimismo. “Avremo sicuramente una maggioranza che ci consentirà di governare, altrimenti andremo al voto e stravinceremo!”, urla tra gli applausi degli invitati. “Se pensate a tutto quello che hanno scritto su di me capite che la mia resistenza ha del miracoloso”. E ancora racconta di avere in tasca già “8 parlamentari” pronti a passare con lui: “Sono venuti da me, ho passato ieri notte a riceverli quando avrei preferito stare con delle belle ragazze”. Berlusconi One Man Show.

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NASCE IL POLO DELLA NAZIONE, PORTA CHIUSA IN FACCIA A BERLUSCA E BRACCIA APERTE PER IL PD.

Se Berlusconi fa il cacciatore di teste gli altri certo non stanno a guardare. Se il terzo polo era infattibile, a detta del premier, ecco il “Polo della Nazione”, non un partito ma un coordinamento parlamentare che riunisce in un’unica voce coloro che hanno detto sì alla sfiducia al governo: da Fli a Udc, da Api a Mpa, da LibDem a tutti quei parlamentari single come Paolo Guzzanti e Giorgio La Malfa. Pierferdinando Casini è entusiasta, e scaccia così via le possibili idee del cavaliere che lo voleva nell’esecutivo: “Ora parleremo con una voce sola, faremo un’opposizione responsabile. approveremo quei provvedimenti che giovano il paese e voteremo no a quelli che non fanno gli interessi degli italiani”. Casini lancia un salvagente al futurista che respinge le pressioni del Pdl: “Gianfranco dimettiti non sei imparziale” come se prima lo fosse. L’accordo è stato fissato all’Hotel di Piazza Minerva dove si sono incontrati Bocchino, Urso e Viespoli, Casini, Cesa, Buttiglione e Rao, Rutelli, Lanzillotta e Tabacci e infine La Malfa, Guzzanti e Pistorio. Da gennaio partirà il vero lavoro del nuovo coordinamento, aspettando l’arrivo di Montezemolo. E il Pd? Bersani inizia il viaggio per l’Italia che vuole cambiare, incontri con lavoratori di aziende in crisi, studenti, docenti, imprenditori, sindacalisti, come fosse l’avvio della campagna elettorale. Secondo il leader del partito democratico presto si andrà alle elezioni, il governo con così pochi voti di scarto potrà solo “vivacchiare” non riuscendo a prendere nemmeno una decisione importante. Per quanto riguarda il Terzo Polo Bersani vuole “ragionare” bene per comporre un’alternativa di governo, di stessa posizione sono Letta e D’Alema. Ma prima di tutto Bersani vuole assicurarsi che il partito dia di sé un’immagine unitaria. Per questo ha convocato per giovedì la Direzione del partito, come luogo in cui affrontare ogni possibile discussione, e per questo già ieri ha incontrato Veltroni. Bersani ha assicurato che vuole lavorare per rilanciare il Pd come «perno dell’alternativa», con il suo profilo e le sue proposte, e che sta alle altre forze decidere se unirsi o meno in questa battaglia.

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