18 May 2012

GOVERNO, ARRIVA IL PREMIO AI PROFUGHI DI FLI, IDV E PD PASSATI A SUO TEMPO DALLA PARTE DEL PDL

E siamo alla resa dei conti, o meglio al pagamento dei conti e a pagare dazio è Mr Berlusconi. Si chiamano Rosso, Bellotti, Melchiorre, Polidori, Cesario, Gentile, Misiti, Villari, Catone e Calearo i beneficiari dei favori del Premier, che hanno ricevuto, in cambio di voti e passaggi di parte, la nomina straordinaria a sottosegretari.

Uno “Spettacolo indecoroso, un governo che si regge su cambiali pagate o da pagare”, secondo l’Opposizione; “Logica assegnazione di posti”, secondo la Maggioranza. Il rimpasto è infatti secondo il Premier necessario a riformare quella “terza gamba in sostituzione di Fli, che si è portato al centro e praticamente all’opposizione di questo governo, liberando posti che è parso assolutamente logico assegnare”.

Le assegnazioni delle nuove nomine non paiono però soddisfare i Responsabili (gli esuli da Fli e simili) che chiedono attraverso la bocca di Pepe altri 10 seggioloni per altri eventuali sottosegretari. Una previsione confermata anche dallo stesso B. : ”Non è finita. Intendiamo aumentare il numero dei componenti della squadra di governo”, dice ribadendo la necessità di nominare perlomeno “un’altra decina di sottosegretari” tramite “un disegno di legge che presenteremo in Parlamento”.

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LA VENDETTA SILENZIOSA DI MARA: ESSERE LIQUIDATA COME “ERRORE” DA BOCCHINO NON LE VA GIU’ E LEI IN VIDEO MESSAGGIO TACE E PARLA SOLO DI MEZZAROMA.

Mara Carfagna non ci sta, essere liquidata come un “errore” da Italo Bocchino, suo ex amante, non le va giù, per questo apparecchia un video messaggio. Fino al minuto 2.40 si manifesta il ripasso delle opere del ministro: “Cari amici, in questi anni, in questi mesi abbiamo condiviso tantissime battaglie, e ho ricevuto da voi tanti apprezzamenti, tanti consigli e spesso anche critiche, ma tutto questo era rivolto alla mia attività politica ed istituzionale. Attività politica grazie alla quale siamo riusciti a varare quella legge che in Italia introduce per la prima volta il reato di stalking… etc etc”. Dal minuto 2.41 parte un sorriso forzato e il discorso sulla sua vita privata: “Ma voi oggi da me volete altre risposte, mi chiedete di confermare o smentire quel gossip che ha alimentato le pagine dei giornali in questi giorni. Di queste cose ne devo parlare con una sola persona, anche se mi imbarazza molto perché riguarda la mia vita privata. Ma credo che ne debba parlare solo con Marco Mezzaroma, che è l’unica persona che amo dal 2008, la persona che ho deciso di sposare nei prossimi mesi”. Dal 2008? E Italo Bocchino? Poche battute gli dedica ma si intravede il “riparo” di Mara. Alessandra Mussolini aveva consigliato alla Carfagna di fare pubbliche scuse alla moglie di Bocchino, Graziella Buontempo, che pochi giorni fa aveva rivelato della love story tra il marito e la ministra: “Un ministro delle Pari Opportunità che si mette in una situazione non semplice, sapendolo dovrebbe chiedere scusa”, ma così non è stato. Forse Mara per la paura di perdere l’uomo che ha deciso di sposarla ha voluto tacere e mettere in risalto lui, o forse la paura di perdere un posto il parlamento ha superato tutto il resto. Infondo ricordiamoci che la Ministra non è ben vista all’interno del Pdl ed è stata spesso in procinto di andarsene, ora che anche le possibilità di entrare nel Fli stanno svanendo, ha optato per la strada del silenzio. Dove sta la verità? Certo pare più ovvio credere ad una moglie tradita  e ad un marito che fa pubbliche scuse che ad un’amante che non ne vuole parlare. Mara forse si dimentica che la sua carriera politica è dovuta grazie soprattutto a Bocchino, a partire dalla campagna elettorale delle regionali fatta porta a porta dal caro Italo.

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GOSSIP BOCCHINO-CARFAGNA: ANCHE LA MOGLIE AMMETTE LE CORNA DEL MARITO. “SO DELLA RELAZIONE DA DUE ANNI”. DA MARA NESSUNA REPLICA!

«Della loro relazione lo sapevo da due anni e mezzo». Innanzitutto chi parla? Gabriella Buontempo, moglie di Italo Bocchino. E di quale relazione parla? Naturalmente di quella tra suo marito e Mara Carfagna. Le ultime indiscrezioni parlavano chiaro, la presenza di possibili foto intime della coppia di amanti ha fatto scatenare la moglie. «Roberto D’Agostino mi ha detto: ‘Sai che gira voce di foto di tuo marito con la Carfagna, foto un po’ intime?’. Io gli ho risposto: ‘Se ci sono, pubblicale. Tanto non è che non lo so che lui ha questa relazione».

«Telecomandata», così la Buontempo definisce Mara Carfagna. Da chi sarebbe telecomandata? «Da mio marito», dice la consorte del politico campano: «Se non era per Italo – precisa – mica li prendeva tutti quei voti in Campania». Il riferimento in questo caso è alle scorse elezioni regionali in cui la ministra fu record woman di preferenze, con oltre 55mila voti. La Buontempo mette poi fine alle voci che da tempo circolano in merito ad una presunta relazione tra il marito e la ministra. Lo fa dalle pagine di Vanity Fair in edicola mercoledì. «Da più di due anni so che ha una relazione con Carfagna», dice e, in risposta alle dichiarazioni dei giorni scorsi in cui il giornalista Roberto D’Agostino avrebbe «sussurrato» all’orecchio della Buontempo di essere in possesso di foto intime tra la ministra e il marito, la consorte, che vive ancora sotto lo stesso tetto con Bocchino, rivolgendosi all’indirizzo del giornalista lo invita, «se ci sono», a pubblicare gli scatti «compromettenti». Poi una stilettata al marito: «Purtroppo non l’ha gestita bene, perché questa storia la sapeva tutto il Parlamento e a un certo punto è arrivata anche al mio orecchio. Ho dovuto reagire: non mi va di passare per la scema del villaggio». In quanto alla storia amorosa tra Mara ed Italo la moglie tradita racconta con una punta di veleno: «Si presentava ovunque io andassi in vacanza», rivela. «E’ andata addirittura dal mio parrucchiere», aggiunge. E prosegue: «Italo sostiene di averla troncata. Per carità, l’avrà troncata: lei si è fidanzata, ora dice che si sposa». Il matrimonio dovrebbe celebrarsi a giugno come annunciato dalla stessa ministra. Intanto da parte della Carfagna nessun replica.

 

 

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Fli, parte l’assemblea costituente

Al via l’assemblea costituente di Futuro e Libertà. Da oggi a domenica tredici, i finiani a Milano peri lavori di direzione e organizzazione. In un comunicato del partito precisano che si registreranno ottomila partecipanti.

Dal Padiglione 18 della Fiera milanese di Rho-Pero, il movimento di Gianfranco Fini detterà le sue strategie. Presenti deputati, senatori, europarlamentari ed esponenti locali da tutta Italia. “Non dobbiamo ricostruire una An in sedicesimo, ma creare uno strumento agile e comunicativo, con un progetto di lungo respiro” dice Adolfo Urso in un’intervista all’AdnKronos. Per il coordinatore nazionale di Fli, bisogna “andare oltre Berlusconi”, per rilanciare “quella parte d’Italia moderna e riformatrice”. Ricordiamo che Futuro e Libertà nasce dopo l’espulsione del Presidente della Camera dal Pdl, per i contrasti con il premier Silvio Berlusconi. In più occasioni osteggiatore del governo, il quattordici dicembre scorso ha votato la sfiducia. Politicamente nel terzo polo, con l’Udc, Mpa e Api. “Non siamo uniti né accecati dall’antiberlusconismo, vogliamo superare questa stagione di contrapposizione totale” aveva scritto Francesco Rutelli sul Corriere della Sera.

Dai vertici di Fli si escludono alleanze con il centrosinistra. Per Nichi Vendola, leader di Sel ieri ospite ad Anno Zero, Fini è un riformatore ma nel centro-destra, quindi non un alleato. Intanto il Pdl si stringe intorno a Silvio Berlusconi. ”Non deve finire come nel ’93. E non finirà” dice il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto.

Matteo Melani

PORTAVOCE FLI MILANO: “MEGLIO UN CANE DI UN BAMBINO ROM”. DICHIARAZIONI SHOCK, PRESENTATE LE DIMISSIONI.

“E’ più facile educare un cane che un bambino rom”: queste le parole di Tiziana Maiolo ormai ex portavoce milanese di Futuro e Libertà, dopo la morte dei quattro fratellini rom in un campo nomadi abusivo di Roma. “I cagnolini e i bambini, se tu li educhi, dopo sono educati – ha detto la Maiolo -. Ma se nessuno li educa… ma se fanno la pipì sui muri! Neanche il mio cagnolino la fa sui muri, solo sugli alberi” ha dichiarato la Maiolo in un intervista al programma “La Zanzara” di Radio 24. Le parole dell’ex portavoce Fli, ha generato l’indignazione di molti e soprattutto del suo partito di appartenenza Adolfo Urso e del Ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna. La Maiolo ha prima portato le proprie scuse e infine ha dato la dimissioni, gesto inevitabile: “Ho deciso, benché non mi sia stato chiesto né sollecitato, di rimettere il mio incarico di portavoce milanese di Fli nelle mani del coordinatore regionale della Lombardia senatore Giuseppe Valditara – si legge in una nota diramata dalla stessa Maiolo -. L’ho fatto con convinzione, per assumere la responsabilità di una mia leggerezza, di cui avrei dovuto valutare meglio le conseguenze e le possibili ambigue interpretazioni”. “Ma l’ho fatto anche perché -continua la nota – voglio stare in un partito dove l’assunzione di responsabilità di ciascuno sia la regola e non l’eccezione”. Le dimissioni sono state apprezzate da Giuseppe Valditara, coordinatore regionale di Fli in Lombardia e senatore: «Un’assunzione di responsabilità che dimostra come i nostri dirigenti non siano attaccati alle poltrone o agli incarichi politici». Insomma la brutta figuraccia resta.

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FINI NON MOLLA: “RESTO PRESIDENTE DELLA CAMERA”. BERLUSCA: “PROTETTO DA ANM”.

Fini non molla: “Resto Presidente della Camera”. Il consiglio del Premier non è stato ascoltato dal “traditore” Fini che invece di lasciare la carica “per dignità” rilancia: “Fino a quando dura la legislatura continueremo a vederci per gli auguri di Natale”. Lo ha detto il presidente della Camera Fini durante il brindisi di Natale con i dipendenti di Montecitorio. “Le istituzioni restano, gli uomini passano”, ha spiegato Fini che sulla riforma dell’universita’ ha commentato: “e’ compito della classe politica occuparsi dei giovani che esprimono il timore per il domani. Tutto si puo’ fare tranne che spegnere la speranza dei giovani in un avvenire migliore”.
Il Premier subito ha fatto partire la sua dichiarazione contro il leader del Fli: “Lui e i suoi uomini sono protetti dalle toghe. La legge sulle intercettazioni si è arenata alla Camera dopo l’incontro tra Fini e i rappresentanti di Anm”. Poi ha ribadito ciò che era stato espresso in precedenza: “Fini? destinato a sparire molto presto”.

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NASCE IL POLO DELLA NAZIONE, PORTA CHIUSA IN FACCIA A BERLUSCA E BRACCIA APERTE PER IL PD.

Se Berlusconi fa il cacciatore di teste gli altri certo non stanno a guardare. Se il terzo polo era infattibile, a detta del premier, ecco il “Polo della Nazione”, non un partito ma un coordinamento parlamentare che riunisce in un’unica voce coloro che hanno detto sì alla sfiducia al governo: da Fli a Udc, da Api a Mpa, da LibDem a tutti quei parlamentari single come Paolo Guzzanti e Giorgio La Malfa. Pierferdinando Casini è entusiasta, e scaccia così via le possibili idee del cavaliere che lo voleva nell’esecutivo: “Ora parleremo con una voce sola, faremo un’opposizione responsabile. approveremo quei provvedimenti che giovano il paese e voteremo no a quelli che non fanno gli interessi degli italiani”. Casini lancia un salvagente al futurista che respinge le pressioni del Pdl: “Gianfranco dimettiti non sei imparziale” come se prima lo fosse. L’accordo è stato fissato all’Hotel di Piazza Minerva dove si sono incontrati Bocchino, Urso e Viespoli, Casini, Cesa, Buttiglione e Rao, Rutelli, Lanzillotta e Tabacci e infine La Malfa, Guzzanti e Pistorio. Da gennaio partirà il vero lavoro del nuovo coordinamento, aspettando l’arrivo di Montezemolo. E il Pd? Bersani inizia il viaggio per l’Italia che vuole cambiare, incontri con lavoratori di aziende in crisi, studenti, docenti, imprenditori, sindacalisti, come fosse l’avvio della campagna elettorale. Secondo il leader del partito democratico presto si andrà alle elezioni, il governo con così pochi voti di scarto potrà solo “vivacchiare” non riuscendo a prendere nemmeno una decisione importante. Per quanto riguarda il Terzo Polo Bersani vuole “ragionare” bene per comporre un’alternativa di governo, di stessa posizione sono Letta e D’Alema. Ma prima di tutto Bersani vuole assicurarsi che il partito dia di sé un’immagine unitaria. Per questo ha convocato per giovedì la Direzione del partito, come luogo in cui affrontare ogni possibile discussione, e per questo già ieri ha incontrato Veltroni. Bersani ha assicurato che vuole lavorare per rilanciare il Pd come «perno dell’alternativa», con il suo profilo e le sue proposte, e che sta alle altre forze decidere se unirsi o meno in questa battaglia.

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CON 314 VOTI CONTRO 311 CADE LA SFIDUCIA. LA POLTRONA DI BERLUSCONI REGGE. ASSEDIO DEGLI STUDENTI: “SCATENIAMO L’INFERNO”.

Con 314 voti a sfavore e 311 a favore Berlusconi resta. La Camera ha votato per 3 voti in più la fiducia al governo, non rispettando le parole dette in precedenza. Soprattutto ha deluso la Polidori, esponente del Fli, che arrivata in ambulanza alla Camera per lo stato di gravidenza, ha votato la fiducia, non rispettando il proprio partito di appartenenza. E insorge il parlamento, scontri e commenti poco graziosi: secondo Barbareschi la Polidori è stata “comprata”, hanno minacciato la vita delle aziende di famiglia. Bersani, pd, si esprime con un commento ironico: “Vedo che la notte ha portato consiglio”. Decisivi i voti di Calearo, Scilipoti e Cesario, oltre alle due defezioni all’interno di Fli. Insomma come era preventivato, le parole dette, non sono state accompagnate da fatti. Fiducia confermata all’esecutivo di Silvio Berlusconi. Ma stiamo attenti al leader del carroccio, Umberto Bossi, già in precedenza espressosi contro ad un governo con pochi voti di maggioranza. Intanto Berlusconi sta ricevendo nella Sala di governo i tre deputati del gruppo di responsabilità che hanno votato no alla sfiducia al governo e cioè Bruno Cesario, Domenico Scilipoti e Massimo Calearo. Che ci sia la firma per l’estinzione dei mutui? Intanto fuori Montecitorio si sta scatenando l’inferno. I 100 mila in corteo stanno assediando il Parlamento. Lo slogan principale è: “Se non cade il governo, scateneremo l’inferno”. Roma resta blindata, eccezionali, e limitanti, misure di sicurezza (1500 uomini impiegati dalla questura) hanno costruito una “zona rossa” intorno ai palazzi di Camera e Senato e a Palazzo Chigi. Le forze dell’ordine hanno effettuato una carica di alleggerimento, lanciando anche lacrimogeni, contro gli studenti in corso Rinascimento, nei pressi del Senato, dopo che i manifestanti hanno iniziato a lanciare contro le camionette poste a bloccare le vie di accesso e i poliziotti petardi, fumogeni, palloncini pieni di vernice ma anche sedie e tavolini prelevati dai bar nella zona circostante. Sembrerebbe che uno studente sia stato fermato: è uno di quelli che portavano il libri scudo, sul suo «Uno nessuno centomila».

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DIRETTA SENATO. BERLUSCONI: “PATTO CON I MODERATI”, BOSSI:”NEMMENO MORTO, SI VA AL VOTO”, UDC:”NO CON VOI NO”.

In diretta con il Senato. Sono iniziati i due giorni più lunghi per il Premier e per l’Italia. Domani il voto di fiducia. L’esito è in bilico, tra mercato dei voti e polemiche a Montecitorio. Decideranno un drappello di indecisi e le eventuali assenze. L’incognita delle “colombe”. Il premier ai finiani: “Non tradite, una crisi al buio sarebbe una follia”. Si parte dal Senato. Mezz’ora di discorso e 18 applausi per il presidente del Consiglio. Silvio Berlusconi nel suo intervento nell’aula del Senato ha avuto l’applauso di Pdl e Lega, con tanto di standing ovation all’inizio e alla fine. I finiani, invece, non hanno applaudito. Qualche protesta dai banchi dell’opposizione, in passaggi cruciali come quello sulla riforma della giustizia. Banchi del governo al completo, assente il ministro dell’Economia, Tremonti: alla destra di Berlusconi, il leader della Lega, Umberto Bossi, e alla sinistra il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Seduto davanti al premier, Gianni Letta. Le tre ministre, Stefania Prestigiacomo, Mara Carfagna e Mariastella Gelmini, vestite di scuro. Nel passaggio del discorso in cui ha ricordato l’approvazione del federalismo fiscale, Berlusconi ha poggiato la sua mano sulla spalla di Bossi che ha applaudito con una sola mano sul banco. “Se il governo otterra’ la fiducia, lavoreremo per rafforzare la squadra di governo e sono convinto che alla fine la ragionevolezza e la responsabilita’ vincono sempre sulla irragionevolezza e l’irresponsabilita’. Il bene comune prevale sull’egoismo degli interessati e andremo avanti nell’interesse di tutti”. Cosi’ il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Ma, aggiunge, “se questo non dovesse avvenire sono certo che il popolo italiano, quando verra’ il momento sapra’ valutare con il buon senso i meriti e le responsabilita’”. Intanto le prime risposte: Il discorso di Berlusconi al Senato è stato “deludente”. Il coordinatore del Fli, Adolfo Urso, boccia le comunicazioni del presidente del consiglio a palazzo Madama: “Un intervento sostanzialmente difensivo, poco attento alle esigenze di sviluppo e crescita che interessano agli italiani”. Il Premier nel suo discorso fa anche un’apertura verso i moderati: ”Non mi sembrava una apertura ma un’autodifesa di un governo che riteniamo non abbia governato”. E’ il primo commento dell’Udc alle parole del premier Silvio Berlusconi al Senato. Il giudizio del capogruppo dei centristi a Palazzo Madama, Giampiero D’Alia, è duro e fortemente critico: “Tante promesse ed oggi mi sembra l’ennesima giaculatoria che non porta da nessuna parte”. Quanto al futuro del governo, D’Alia ricorda che l’Udc “non ha mai parlato di crisi al buio, noi vogliamo un governo di responsabilità nazionale che affronti le emergenze economiche”, conclude l’esponente centrista. Le critiche a Berlusconi arrivano anche dal suo braccio destro: ”Mi rifaccia la domanda tra due giorni”. Umberto Bossi risponde così sulla disponibilità della Lega ad aprire ai moderati, Udc compreso, come nell’appello rivolto dal premier in Aula. E dopo spiega: “L’unica strada è il voto”.

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FINI DICE ALL’ANNUNZIATA: ”FLI IN OPPOSIZIONE”.

Fini è molto chiaro. Nella trasmissione ”In 1/2 ora” dichiara che da mercoledì Fli sarà un partito ”di opposizione”, ma nel caso il premier si dimettesse, sarebbe un altro discorso, dice il presidente della camera. Fini continua dicendo che la crisi è ormai un fatto palese, e anche se Berlusconi dovesse salvarsi per un pareggio o un voto, la crisi di governo continuerà comunque, rimanendo un fatto oggettivo. “Se premier ha 10 voti in più mi dimetto” ”Neanche chi crede a Babbo Natale può pensare che Berlusconi vincerà con dieci voti in più”. Il leader di Futuro e Libertà accetta così una scommessa con Lucia Annunziata: “Se Berlusconi ottiene la fiducia con dieci voti lei si dimette da presidente della Camera? Accetta questa scommessa?”, chiede la conduttrice della trasmissione alla terza carica dello Stato. ”Accetto la scommessa – risponde Fini – e le prometto che in quel caso comincio a credere a Babbo Natale…”. “Mi posso dimettere anche domani, se qualcuno dimostra che sono stato di parte nella conduzione della Camera. Il compito del presidente della Camera è essere imparziale nella conduzione della Camera. Io ho avuto un ruolo politico fuori, ma all’interno nessuno può contestare la mia imparzialità”. Non ci resta che aspettare la fatidica data del 14 dicembre 2010.

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