18 May 2012

IL PDL BATTE I PIEDI: “NON E’ COLPA NOSTRA DEI SUICIDI”. MONTI DRIBBLA. MA AL GOVERNO C’ERAVATE VOI O SPARECCHIAVATE?

Il Pdl dopo la disfatta, indossa le vesti della vittima: “Chi noi?”. Come se fino ad un annetto fa loro fossero vissuti su Marte, o come se loro non avessero vinto le elezioni e quindi “guidato” l’Italia fino a pochi mesi fa. “Noi? No, no, non c’eravamo”.
Monti non usa parole carine, ma le canta a tutti. Mica può prendersi la colpa lui di tutte le disgrazie italiane di questo 2012? Certo che no. “conseguenze umane generate da chi ha portato l’economia in questo stato”. Una dritta frecciatina al Pdl? Certo che si, ma Monti mica si nasconde. Sulla coscienza qualche suicidio ce l’ha, ma la colpa non può essere solo sua.

Il Pdl batte subito i piedi “Non è colpa nostra” e parte subito un’interrogazione chiesta da 42 firmatari che sbraitano: “Vogliamo delle spiegazioni, è un dovere etico e morale”. Ma soprattutto quello che interessa ai destroidi non è mica dei morti, ma del perchè Monti abbia incolpato proprio loro. “A chi si riferisce quando dichiara che i suicidi sono generati di chi ha portato l’economia in questo stato?”. State tranquilli, si riferiva proprio a voi.

Tra i firmatari dell’interrogazione i migliori esponenti del Pdl, ovviamente: Brunetta, Gelmini, Meloni, e via dicendo. Insomma, tutte personcine che quando erano al governo hanno fatto altro che bene all’Italia. Giusto?

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IL CAVALIERE SENZA CAVALLO: NON SA PIU’ CHE PESCI PRENDERE, MONTI O NON MONTI? STARE DALLA PARTE DELLA GELMINI O DA QUELLA DI FRATTINI?

Non sa più che pesci pigliare il nostro Premier, tirato da una parte all’altra del Pdl con minacce di lasciare il partito. Berlusconi è in trappola, o almeno così viene descritto, ore tesissime per decidere sul da farsi, appoggiare o no il nuovo governo Monti? Pubblicamente dichiara “scelta ineludibile quella di Monti” ma in privato giura di non “impiccarsi certo a Monti” se questo può valere la spaccatura del partito. Alfano annuncia la riunione di presidenza dove, a detta sua, “si prenderà la decisione definitiva”. Il problema è anche la Lega, che non vuole assolutamente lasciare il passo ad un governo tecnico, ma anzi, vuole subito le elezioni.

«Le elezioni rappresentano una scelta limpida – ha spiegato ieri sera ai senatori incontrati a Palazzo Madama il Cavaliere -Ma non possiamo aspettare mesi a causa della speculazione dei mercati». Via libera a Monti, quindi se non ci fosse «la zavorra che rema contro nel partito». Secondo uno dei fedelissimi «Silvio è convinto che bisogna partecipare perché con un governo amico parli,ma se ci stai dentro tratti».

Brunetta, Sacconi, Gelmini, Brabilla, Santanchè, La Russa, Mattioli, Rotondi, Galan sono quelli che si mettono di traverso alla decisione Monti, ma perchè? Alcune fonti rispondono così “perchè sanno che perderanno il posto e quindi prederiscono andare al voto…”. Gli ex An sono spaccati: Alemanno possibilista su Monti, Matteoli e Gasparri sul piededi guerra, La Russa che «media sperando in unapoltrona ministeriale». Ex socialisti e molti ex democristiani puntano sul voto anticipato. Altri, però, da Letta a Verdini, da Bonaiuti a Ghedini, da Fitto a Frattini, per non parlare naturalmente di Scajola o di Pisanu «tirano dalla parte del Quirinale ». Ieri, durante il vertice a Palazzo Grazioli, si è esaminata perfino la possibilità di un referendum tra deputati e senatori prima di decidere sul sì o sul no al governo istituzionale.

Insomma il dilemma di Berlusconi, è capire, da quale parte rompere, perdere la Gelmini o Frattini? Perdere Letta, Verdini, Ghedini o Gasparri, la Santanchè? In teoria sembra una partita persa dall’opposizione interna al Pdl ma come si suol dire “le vie di Berlusconi sono infinite”.

Uno dei fedelissimi del Cavaliere dichiara che «Silvio ha messo in conto l’implosione del Pdl per non frappone ostacoli all’esigenza di salvare il Paese». Meglio tardi che mai diremo. Salvarlo a cominciare «dalle sue aziende e dai suoi interessi», commentama liziosamente la stessa fonte pidiellina. Berlusconi che rompe il Pdl e divorzia da Bossi? Chi non vuole che il Cavaliere sposi l’opzione Monti cerca di metterlo di fronte a questo «drammatico interrogativo ». Ma c’è chi punta anche a una difficile mediazione: l’appoggio esterno a un governo tecnico senza «ministri politicamente connotati». Ma i mercati?

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GELMINI BOCCIATA DI NUOVO: IL CONSIGLIO DI STATO DICHIARA ILLEGITTIMO IL PAGGHETTO DI TAGLI ALLA SCUOLA.

Ecco la tegola sul cranio del ministro Maria Stella Gelmini, che a sua detta, doveva far tanto bene alla scuola italiana e che invece viene bocciata, di nuovo.

Il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittimo il pacchetto di provvedimenti riguardanti i tagli degli organici della scuola effettuati negli ultimi due anni scolastici. Sono in gioco complessivamente 87 mila posti fatti sparire. E già il segretario nazionale della Cgil scuola Mimmo Pantaleo ha dichiarato: “Chiediamo alla Gelmini di ridare gli organici alle scuole e più posti per i precari sulla base di un vero piano triennale. È una vittoria per la scuola pubblica”. Secca la replica del Miur: “Le dichiarazioni secondo cui dovrebbero essere rivisti gli organici delle scuole sono prive di fondamento. Il Consiglio di Stato ha accolto tutti i decreti presentati dal Miur. Soltanto su uno, ha ritenuto che mancasse il parere della Conferenza Stato-Regioni, appunto su quello riguardante la definizione degli organici. Ma la questione sarà semplicemente superata appena sarà stato acquisito, come è in programma, il parere della Conferenza Stato-Regioni”.

Una spiegazione al solito disinvolta, come certamente disinvolta è stata la procedura seguita per definire i tagli. L’ultimo degli impiegati del Miur sa che le regole si devono seguire per attuare questi provvedimenti, ma il ministro o non le conosceva, o peggio ancora non ne ha tenuto minimamente conto. E ora che succederà? Comunque un bel guaio. Per tutti. Per l’intera scuola italiana già sottoposta a tensioni e contraddizioni che minano la stessa regolarità dello stesso avvio del prossimo anno scolastico.

C’è chi già chiese le dimissioni del ministro:l a senatrice Pd Mariangela Bastico dichiara “È una vergogna colossale che i danni che la scuola pubblica ha subito in questi anni, a seguito dei tagli insostenibili, siano stati prodotti da atti privi di efficacia giuridica. Il ministro Gelmini dovrebbe immediatamente dimettersi!” Gli esperti del Miur hanno previsto di sanare la situazione appena si riunirà il consiglio Stato Regioni: Ma quando? Non risulta che prima della fine del mese sia in programma una riunione di questo organismo, e in ogni modo se si arriverà ad ottenere il parere finora mancante, questo non significa che i tagli effettuati possa dirsi di per sé legittimati. Gli esperti sostengono che quanto meno dovrebbero essere riproposti i provvedimenti, ma nel frattempo sul campo in seguito ai tagli ci sono le vittime che certo non staranno in silenzio. A cominciare dai quasi 11 mila docenti che in seguito ai nuovi organici si trovano in servizio senza posto. Comunque da utilizzare da qualche parte, magari senza far nulla. Comunque il contenzioso è assicurato: addirittura per mettere in discussione gli stessi organici con cui dovrebbero contare le scuole per l’anno scolastico che si avvia fra un mese. Ma altre azioni legali potrebbero essere promosse Dice il legale della Flc-Cgil, Isetta Barsanti Mauceri:”E’ possibile che tutti coloro che non hanno avuto il posto negli anni scorsi facciano ricorso per rivendicarlo. Inoltre, si può pensare che alcuni dipendenti rimasti a casa possano chiedere i danni al giudice del lavoro”. Peggio di così non poteva andare per la scuola italiana e per i suoi operatori.

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GELMINI IL RITORNO: “SCONTO DI UN ANNO PER I LAUREATI IN MEDICINA E ANCHE PER I FUTURI AVVOCATI”.

Era un pò di tempo che non si sentiva parlare di Maria Stella Gelmini e oggi ecco l’annuncio: “Abbiamo aperto un tavolo con il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, proprio allo scopo di valutare una abbreviazione degli anni di studio per la facoltà di Medicina. Ora sono sei anni per la laurea, poi quattro o cinque di specializzazione e poi ancora il dottorato: non si finisce mai. L’obbiettivo sarebbe quello di accorciare almeno di un anno”. Ma la Ministra non si ferma qua, al Giornale annuncia anche grandi novità per le altre facoltà, come Giurisprudenza “Anche in questo caso troppi anni prima dell’accesso alla professione. Stiamo valutando la possibilità di anticipare il tirocinio all’ultimo anno prima della laurea in modo che dopo il diploma occorra soltanto un anno di pratica”.

Tempo fa si era sentito parlare anche di un abolizione del valore legale del titolo di studio (era inserito nel programma elettorale del 2008). Che fine ha fatto? Secondo la Gelmini non è stato accantonato “E’ stato ribadito anche nel piano per l’occupabilità giovanile elaborato con il  ministro del Lavoro, Sacconi, insieme con le altre misure per contrastare la disoccupazione dei giovani come il rilancio dell’istruzione tecnico-professionale e dei contratti d’apprendistato”. Commentando la frase di Luigi Einaudi “quei pezzi di carta che si chiamano diplomi di laurea valgono meno della carta su cui sono scritti” il ministro commenta: “Se non bastassero le parole di Einaudi a superare le resistenze, ricordo i dati sulla dispersione scolastica e la disoccupazione giovanile che sono diretta conseguenza della burocratizzazione degli studi e della perdita di valore di quel famoso pezzo di carta che non basta più. Il primo passo verso l’abolizione, infatti, è già stato compiuto. Prima dell’abolizione occorreva compiere un passaggio intermedio che infatti abbiamo inserito nella riforma universitaria: la procedura dell’accreditamento per tutti gli Atenei. Una verifica seria e approfondita sulla qualità del sistema universitario. Altrimenti si poteva davvero correre il rischio reale che all`abolizione del valore legale del diploma corrispondesse un abbassamento della qualità mentre noi, ovviamente, puntiamo all`esatto contrario. Il nostro obbiettivo è l’innalzamento degli standard qualitativi visto che già adesso abbiamo luci e ombre. Non tutti gli atenei raggiungono gli stessi risultati”.

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LA GELMINI DEVE RISARCIRE I PRECARI, IL TRIBUNALE DI GENOVA HA RICONOSCIUTO A 15 INSEGNANTI PRECARI UN RISARCIMENTO DI 500 MILA EURO. I RICORSI SONO 50 MILA, SE ANDASSERO TUTTI A BUON FINE?

La Gelmini inizia a tremare. Se lavori in un’azienda privata, dopo tre anni di contratti a termine continuativi devi essere assunto. E se il datore di lavoro fosse la Stato? Fino a pochi giorni fa questa regola non valeva, le nuove leggi di gente a casa ne hanno mandata, ma ora forse un cambiamento si sente nell’aria. Il Tribunale del Lavoro di Genova ha riconosciuto a 15 insegnanti precari un risarcimento di 30 mila euro circa ciascuno, per un totale di oltre 500 mila euro.  I giudici liguri hanno ritenuto che se il ricorso allo stesso docente precario è ripetuto nel tempo, e da più di tre anni, non è una necessità temporanea ma stabile, e quindi la scuola si trova in una situazione di utilizzo illegale del contratto a termine. “É una sentenza molto importante – spiega il segretario della Flc Cgil, Mimmo Pantaleo – dopo il collegato lavoro abbiamo presentato oltre 40 mila ricorsi come questo sia sul versante dell’immissione in ruolo che per il riconoscimento delle carriere. Stiamo richiedendo da mesi un incontro al ministero per risolvere il problema dei precari senza ricorrere al giudice e a contenziosi infiniti, nella completa sordità del ministro”. E se la sentenza venisse applicata a tutti gli insegnanti precari con almeno tre anni di continuità lavorativa? Bene, il ministro dovrebbe pagare più di 4 miliardi di euro. “E’ una grande vittoria e già ci stiamo muovendo con ricorsi – spiega Caterina Altamore, la docente palermitana precaria che lo scorso anno ha fatto lo sciopero della fame davanti a Montecitorio per chiedere un posto di ruolo – dopo 10 anni di incarichi continuativi ritengo che questa sentenza renda giustizia al mio lavoro. Stanno provocando un danno all’erario enorme e questi soldi non dovrebbe metterli lo Stato ma i responsabili politici di questa situazione che ha il solo scopo di rovinare la vita ai docenti e agli studenti della scuola pubblica”. Ma per i precari è ancora presto per stappare lo champagne. Il ministero ha annunciato un ricorso sulla sentenza e la partita per i diritti è ancora tutta da giocare.

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CALO DRASTICO DEGLI ISCRITTI ALL’UNIVERSITA’ PUBBLICA. MA AUMENTANO DEL 2% QUELLI DELLE STRUTTURE PRIVATE. CALI AL SUD E CENTRO.

La riforma dell’università indetta da Maria Stella Gelmini doveva giovare a tutti, o almeno così era stato pubblicizzato. Ma in realtà? Il dato eclatante che dovrebbe far pensare a tutti è il drastico calo degli iscritti nella facoltà pubbliche italiane e di conseguenza anche il numero di “dottori” laureati. Stando ai dati resi noti dal Consiglio universitario nazionale (CUN), nell’ultimo anno le immatricolazioni hanno subito una diminuzione del 5%, con 3.986 nuovi iscritti in meno rispetto al 2009. Se, poi, si guarda agli ultimi quattro anni, la percentuale dei nuovi ingressi negli atenei è scesa del 9,2%, con ben 26 mila immatricolazioni in meno. Eppure, il numero di studenti che ha raggiunto il diploma è aumentato nell’ultimo anno dello 0,9%. In controtendenza gli istituti privati che nel 2010 hanno registrato il 2% in più di immatricolazioni, coprendo il 6,6% dei nuovi iscritti totali in Italia. La tendenza negativa si è fatta sentire in tutta la Penisola, ma a soffrire di più sono state le Università del Sud (-6,9%) e del Centro Italia (-5,4%). Il Nord tiene meglio, con un calo dello 0,5% per il Nord ovest e del 3,2% per il Nord est. A risentire di più della crisi delle iscrizioni sono i piccoli atenei, ma anche quelli medi accuasano il colpo. Meglio se la cavano i mega atenei (quelli con più di 40 mila iscritti) che assorbono, rispetto all’anno passato, un maggior numero di iscrizioni passando dal 42,4% al 42,8% del totale degli immatricolati.
Ma la crisi sembra colpire soprattutto le università statali che hanno segnato infatti il +2% nel 2010. Se, però, si guarda un po’ più indietro, anche le strutture non statali rispettp al 2007 hanno visto un calo dello 0,8%. Cos’è questo allontanamento dalla laurea? “L’università pubblica italiana si contrae, oggi abbiamo meno studenti e quindi avremo meno laureati. Questo è certamente un grave danno anche di fronte ad un presente e soprattutto ad un futuro basati sulla conoscenza dove la capacità d’innovare è diventata motivo di sopravvivenza per i paesi industrializzati – commenta Andrea Lenzi, presidente del CUN -.
Le università più scelte sono quelle scientifiche assorbendo nel 2010 il 33,5%. Le facoltà umanistriche perdono terreno (con il 16,8% delle immatricolazioni contro il 17,1 dell’anno prima) e quelle sociali (37,8% nel 2010, 38,4% nel 2009). Stabili le lauree sanitarie, anche perché l’ingresso è a numero fisso. Vanno controcorrente rispetto a questi dati gli iscritti ai politecnici, che vedono aumentare, rispetto al 2007, la percentuale sugli iscritti totali dal 4,4% al 5,1%.
Ma a cosa potrebbe essere ricondotto questo calo? Sicuramente alla poca fiducia che oggi i giovani hanno nell’istruzione, corsi che vanno e vengono, lauree che valgono più o meno quanto un diploma e molto precariato.


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85 MILA ADESIONI PER LA MANIFESTAZIONE A “DIFESA DELLA SCUOLA PUBBLICA”, MA PER LA GELMINI, NESSUN PROBLEMA, AI TAGLI L’ISTRUZIONE REGGERA’.

Nessun problema per la prossima ondata di tagli alla scuola: 19.700 cattedre in meno per la stagione 2011-2012 (nel triennio 2009-2011, alla fine, saranno 87.400) e una flotta di professori di medie e superiori pensionati e non sostituiti. Nessun problema per il taglio delle ore di lezione per gli studenti, lo stallo dei docenti precari non assunti, come raccontato ieri da Repubblica. Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, appena presentato il libro di favole dedicato alla figlia attingendo alle storie popolari recuperate dalle pro loco d’Italia, da Cà Foscari, Venezia, assicura: “La scuola è in grado di reggere. Abbiamo previsto un ridimensionamento della pianta organica legato al fabbisogno effettivo di cattedre”, spiega ricordando il piano di riordino previsto nella finanziaria del 2008, il taglio Tremonti organizzato per abbassare la quota stipendi nel budget a disposizione della scuola: oggi il personale costa il 94 per cento del bilancio del ministero. Il Pd attacca, attraverso Francesca Puglisi: “Certo che la scuola è in grado di reggere anche quest’ultimo taglio, come l’asino a cui il contadino smise di dare da mangiare. I primi giorni reggeva benissimo, sembrava anzi più tonico, poi morì. L’obiettivo del governo, ormai è chiaro, è uccidere la scuola pubblica”.

Intanto crescono le adesioni alla manifestazione di sabato prossimo a Roma che al titolo originario, la difesa della Costituzione, dopo le frasi del premier sugli “insegnanti che inculcano” ha visto affiancarsi la “difesa della scuola pubblica”. Il segretario del Pd, Pierlugi Bersani, ha già annunciato la presenza del partito e così l’Italia dei valori, Sinistra e libertà, i verdi e la sinistra oggi fuori dal Parlamento. Ci saranno la Cgil, alcuni sindacati di base e diverse associazioni. Divisi gli studenti universitari. 85.000 sono le adesioni raggiunto fino ad oggi e 10.000 i messaggi sul web. Firma anche tu!

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GELMINI ILLEGITTIMA: LA CONSULTA BOCCIA IL DECRETO PER DISCRIMINAZIONE TRA CITTADINI. CHI VA AL SUD A LAVORARE NON PUO’ PERDERE IL PUNTEGGIO ACQUISITO NEGLI ANNI!

Non è certo una novità che il decreto Gelmini non accontenti nessuno o almeno la parte di studenti, docenti, ricercatori. Adesso è arrivato il momento di un nuovo stop, quello della Consulta che ha bocciato dichiarando illegittimo il decreto legge 134 del 2009 che prevedeva che se un’insegnante di Ragusa fosse andato a lavorare a Padova dovesse perdere automaticamente tutto il punteggio accumulato negli anni e ripartire da capo. L’illegittimità nasce dalla violazione dell’articolo 3 della costituzione e cioè l’uguaglianza di tutti i cittadini di tutto il territorio. Quella del Ministro all’Istruzione è sembrata proprio una discriminazione verso coloro che – nel maggiore dei casi – abbandonano il proprio sud per in nord in cerca di fortuna.
Caterina Altamore, insegnante di scuola media, una delle precarie che ha animato lo sciopero della fame davanti a Montecitorio nei mesi scorsi, era colpita proprio da questo decreto: con i suoi 142 punti collezionati in 14 anni a Palermo, è finita dietro a chi aveva 20 punti a Brescia, dove è stata costretta a trasferirsi per mancanza di cattedre nella sua regione e impieghi vacanti in Lombardia. In Sicilia lascia per 9 mesi all’anno un marito, tre figli e tutta la sua carriera pregressa. A settembre, se fosse stata rispettata la graduatoria di merito, lei sarebbe entrata nei 35 posti di ruolo assegnate a Brescia, piazzandosi alla 30esima posizione. Ieri, appena ha ricevuto la notizia, ha chiamato l’avvocato che ha seguito il suo ricorso: “Sono felicissima – ha dichiarato – veniva leso il nostro diritto alla mobilità, con tutti i sacrifici che facciamo per venire a lavorare qui. Per fortuna questo provvedimento dettato dalla Lega è stato valutato per quello che è”.

Sono quasi 25 mila i precari in tutta Italia, 15 mila di loro hanno fatto ricorso con l’Anief (l’associazione nazionale degli insegnanti ed educatori in formazione) , gli altri singolarmente, e dovranno ora vedere riassegnate le loro posizioni lavorative. “La sentenza della Consulta certifica l’incapacità di un ministro che procede non per atti ma per pasticci – ha affermato Francesca Puglisi, responsabile scuola del Pd – ora che il danno è fatto la Lega, che ha tentato di innescare una guerra tra poveri all’interno delle graduatorie a esaurimento, voti insieme a tutte le opposizioni il rinvio della terza tranche di tagli nella scuola e la stabilizzazione senza costi di centomila precari. Questa è l’unica strada, perché chi lavora con competenza e passione da decenni nella scuola possa continuare a farlo garantendo la continuità didattica che è gran parte della qualità del sistema scolastico”. Già per il Tar Lazio questa disposizione violava gli articoli 24 e 113 della Costituzione. Da qui è partito il ricorso alla Consulta che ha stabilito di non discriminare gli insegnanti del Sud, più numerosi (come dimostrato dai dati del ministero) nei trasferimenti verso il nord. Al contrario di ciò che volevano il Carroccio e la Gelmini.

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LE NOSTRE UNIVERSITA’? NON APPETIBILI, BRUTTE E CATTIVE. SOLO IL 3% DEGLI STRANIERI LE SCEGLIE. CHE LA VERGOGNA SIA CON NOI!

Solo il 3% degli studenti stranieri sceglie le nostre università come compimento del proprio percorso di studi. Ma perchè? Sono per caso brutte, sporche e mangiano i bambini? Evidentemente devono apparire così.  Secondo uno studio della Fondazione Migrantes, i centri della cultura in Italia detengono il primato, sì, però del minor numero di studenti stranieri ospitati. Insomma l’ennesimo fallimento per l’istruzione italiana che certo non è di buon gradimento agli stranieri. Ogni giorno frequentando le università italiane si sentono amici, colleghi che intendono finire l’anno universitario trasferendosi all’estero, Spagna, Inghilterra, Francia, Irlanda e anche America. Ma nessuno vuol venire in Italia? Sarà per la lingua, l’italiano non possiamo descriverlo come la lingua del futuro, ma per questo nemmeno lo spagnolo, il portoghese, e anche il francese. E allora perchè scelgono gli altri e non noi? Dopo gli ultimi avvenimenti possiamo ben dire che hanno più che ragione a non venire a studiare in Italia, nemmeno gli italiani vorrebbero studiare nel proprio paese, e se avessero la possibilità economica fuggirebbero a gambe levate come il personaggio del cartoon “Beep Beep” perchè per affrontare la “disorganizzazione” italiana ci vuole il cuore forte, l,a pazienza dei vecchi tempi e da ora in poi anche un bel gruzzoletto in banca. Vedremo se con la fantasmagorica “Rivoluzione Gelmini” accrescerà quella percentuale che certo non ci fa buona pubblicità.

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NAPOLITANO FIRMA LA RIFORMA GELMINI MA CORREGGE A MATITA ROSSA GLI ERRORI: “INVITO BERLUSCONI A CORREGGERE LA LEGGE IN FASE DI APPROVAZIONE”.

Riforma dell’università promossa, ma con riserve. Il Capo dello Stato Giorgio Napolitano firma il disegno di legge Gelmini ma scrive una bella lettera al premier Silvio Berlusconi con le sue criticità sul testo. Non era meglio non firmarlo e rimandarlo al mittente? Napolitano si leva qualche sassolino dalla scarpa, ma in fondo, il disegno sarà legge, quindi agli studenti, docenti, universitari, poco importa. Le titubanze del Presidente della Repubblica sono principalmente riferite ad un comma contraddittorio, da sopprimere, sul ruolo del professore aggregato. C’è poca coerenza nel riservare le borse di studio su base territoriale. C’è “dubbia ragionevolezza” nel vincolare contratti di insegnamento in base al reddito degli aspiranti. Ci sono formulazioni equivoche. Insomma una legge da rifare da capo. Il Capo dello Stato ha segnato con matita rossa e blu queste ed altre pecche della legge, un pò come fa il professore nel tema dell’alunno, la sola differenza è che questa è legge. Napolitano chiede a Berlusconi di correggere questi, da lui definiti “errori, in fase di approvazione. Sarà fatto? “Promulgo la legge – si legge nella lettera – non avendo ravvisato nel testo motivi evidenti e gravi per chiedere una nuova deliberazione alle Camere, correttiva della legge approvata a conclusione di un lungo e faticoso iter parlamentare. L’attuazione della legge è del resto demandata – aggiunge il capo dello Stato – a un elevato numero di provvedimenti, a mezzo di delega legislativa, di regolamenti governativi e di decreti ministeriali; quel che sta per avviarsi è dunque un processo di riforma, nel corso del quale saranno concretamente definiti gli indirizzi indicati nel testo legislativo e potranno essere anche affrontate talune criticità”. Cosa ne penseranno gli studenti? Un bell’augurio di inizio nuovo anno.

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