18 May 2012

LA NOTTE DELL’ORGOGLIO LEGHISTA: BOSSI PIANGE E RILANCIA LA TESI DEL COMPLOTTONE. IL PUBBLICO PRIMA IN SILENZIO, POI TIRA FUORI I FISCHIETTI.

Ieri il “Congresso Padano” a Bergamo, oggi si tirano le somme. Ma a cosa abbiamo assistito ieri italiani? Un Maroni che invoca la “Padania” come stato, che urla e sbraita a qualche centinaia di seguaci, che poverini, forse ieri non avevano niente di meglio da fare. E’ vero, la tv pubblica offre poco, ma meglio che andare a sentire “Oggi e’ il giorno dell’orgoglio di essere leghisti. La reazione che vediamo stasera e’ di quanti non ci stanno e vogliono ripartire: stasera noi ripartiamo. La Lega non e’ morta e non morira’ mai, riparte da qui.” avrei preferito andare a letto molto presto.

Dopo Maroni, sul palcoscenico, della “notte del’orgoglio padano”, sale Bossi. I brividi iniziano a far rizzare i peli delle braccia. I sentimenti sono un misto tra paura e terrore. Cosa dirà mai oggi “psyco” Bossi? Ha cambiato versione circa 10 volte da quando lo scandalo Lega è uscito alla luce. Oggi di cosa cercherà di convincerci? Sullo schermo vediamo un ragazzo giovane che si sistema dietro l’ormai Presidente della Lega Nord. Cosa vorrà fare? Probabilmente sarà il traduttore simultaneo, visto che (scusate la cattiveria), di dieci parole che Bossi pronuncia, possiamo stimare di capirne ben una, forse due.

Bossi parla di complotto, di nuovo, “il cerchio magico non esiste”. Ma poi recita il mea culpa e piange “Mi dispiace per i miei figli, li ho rovinati io, dovevo fare come Berluconi mandare i figli a studiare all’estero, mandarli via per salvarli. Mi piange il cuore”. “Mia moglie? Poveracci, hanno detto che fa le messe nere, ma lei invece insegna”. Insomma, la coerenza non è la miglior dote di Umbertone. Si sarà spiegato male? Li ha rovinati lui i suoi figli perchè li ha fatti entrare nella Lega oppure perchè gli ha pagato titoli di studio e macchine di lusso? Questo non lo abbiamo capito.

La platea sta in silenzio. Un segno? Lo stanno ascoltando o evitano di fischiare per rispetto? I fischi arrivano poco dopo, quando Bossi cerca di raccontare la storia di Belsito, unica vittima sacrificale di questo “puttanaio”. «Belsito è stato infilato dall’intelligence». Quando emerse che Belsito aveva fatto investimenti a Cipro, lui gli disse: «a Cipro ci investe la mafia». «Andai a dirgli sei matto», ha proseguito nel racconto il presidente federale della Lega Nord. «E poi lui iniziò a parlare al telefono», ha continuato, con riferimento indiretto alle intercettazioni che sono alla base dell’inchiesta. «Io non credo che le cose vengano per caso: sono organizzate», ha affermato.

Umberto Bossi ribadisce la tesi del complotto contro la Lega «unico partito d’opposizione», promette: «Chi ha preso i soldi della Lega li deve ridare». Quindi ora i suoi figli si metteranno in fila e ridaranno indietro macchinone e quattrini? Ci credete? E insiste: «Resteremo finchè la Padania sarà libera. Siamo pronti a dare battaglia fino alla libertà dei nostri diritti e della nostra terra». La Padania libera? Ma cosa sta dicendo Bossi? Forse abbiamo sbagliato canale e ci siamo catapultati direttamente nell’avanti cristo quando si lottava per la terra? Che la Padania fosse una colonia italiana e non ce ne siamo accorti?  Infine le scuse: «I danni sono stati fatti da quelli che portano il mio cognome. Mi spiace enormemente, scusate». Quindi? I danni li hanno fatti i Bossi o no? Umbertone è in stato confusionale.

Nella notte “dell’orgoglio padano” ce n’è pure per Rosy Mauro, rea di non essersi ancora dimessa. “Mi spiace che Rosi Mauro non abbia accolto la richiesta del nostro presidente, ma se non si è dimessa ci penserà la Lega a dimetterla”. Rosy Mauro è stata identificata come il secondo capro espiatorio e molto presto verrà fatta fuori. Ma c’è dell’altro. Dalla bocca di Maroni escono cose che non vorremmo mai aver sentito: “Così finalmente  forse potremo avere un vero sindacato padano, guidato da un padano vero”. E’ si, la Mauro è nata nel Salento, in provincia di Brindisi, come fa ad essere una padana d.o.c.? Ma ci chiediamo, come è stata accettata agli arbori come “leghista”? Povera Rosy Mauro, ora che potranno distruggerla, lo faranno.

 

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BUFERA LEGA: BOSSI “E’ UN COMPLOTTO”. CHE SIA STATO MARONI A FARE LO SPIONE PER ACCAPARRARSI LA POLTRONA? INTANTO A INDAGARE C’E’ WOODCOCK.

Nel Carroccio è guerra. La leadership barcolla. I magistrati sono sull’attenti. Bossi teme il complotto.
Le perquisizioni nelle residenze del tesoriere leghista Francesco Belsito e di altre persone a vario titolo chiamate in causa dai magistrati, si collegano direttamente alla battaglia finale riguardante  la poltrona più alta nel partito, quella del Senatur. E se Belsito – che nel frattempo si è dimesso – fosse la vittima sacrificale di un complotto? E se la mira fosse scacciare lo storico Senatùr ed appropriarsi dell’ambita poltrona?

I dubbi ci sono. La tempistica è perfetta.  Il Blitz nella sede del Carroccio scoppia nel giorno della presentazione delle liste per l’elezione del leader della Lega. Un caso? I fedeli di Bossi stanno già facendo i calcoli.

Ma chi può aver tramato contro Bossi?
A contendersi la leadership ci sono da una parte i maroniani – da sempre legalitari e poco inclini al compromesso e che adesso, per bocca del suo leader, invocano “pulizia” – dall’altra politici e vecchi personaggi a vario titolo legati al “cerchio magico” di Bossi. Che sia stato Maroni? O un fedele maroniano a fare la spia?

Intanto le indagini continuano. I pm di Napoli, insieme ai colleghi di Milano e di Reggio Calabria indagano sull’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito, stanno ascoltando come persona informata sui fatti una delle segretarie del Leader del Carroccio Bossi, Daniela Cantamessa. L’audizione è in corso in Procura a Milano, dove c’é il pm napoletano Woodcock.

L’ombra di Woodcock anche sulla Lega. “Sono sereno, non ho mai preso soldi dalla Lega, né in campagna elettorale e neppure adesso da consigliere regionale”: lo ha detto Renzo Bossi appena arrivato in Consiglio regionale commentando quanto sarebbe emerso nell’inchiesta che coinvolge il tesoriere Francesco Belsito. “Come tutti i miei colleghi – ha detto – do una percentuale al movimento e come tutte le persone mi pago le spese della macchina e vivo in affitto”. Bossi Jr ha comunque concluso dicendo di avere “fiducia nella giustizia, perché so che di soldi non ne ho presi dalla Lega e quindi a ogni domanda verrà data la giusta risposta”.

Intanto continuano le indiscrezioni. Il tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito ha ricevuto una somma di denaro da parte dell’imprenditore Stefano Bonet nascosta in un cappello e in una borsa per le bottiglie di vino. E’ quanto si legge nel decreto di perquisizione emesso dal gip del Tribunale di Reggio Calabria, in base ad alcune intercettazioni. “In effetti – è scritto nel provvedimento – il 29 dicembre 2011, il Caminotto (uomo di fiducia di Bonet, ndr), si incontrava con Belsito ed in quella occasione effettuava la consegna del denaro celandolo all’interno di un cappello di Bonet e di una borsa utilizzata per contenere delle bottiglie di vino. All’incontro era presente anche Paolo Scala il quale, a detta del Caminotto, era particolarmente teso per le modalità con le quali era avvenuto lo scambio. Aggiungeva Caminotto che Scala si intratteneva con Belsito per un ‘bel po’ di tempo”.

Insomma, qualcosa di vero c’è. Ma chi è stato a fare la soffiata? Questo sembra essere il punto di interessa della famiglia Bossi.

 

 

 

 

 

 

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IL CAVALIERE SENZA CAVALLO: NON SA PIU’ CHE PESCI PRENDERE, MONTI O NON MONTI? STARE DALLA PARTE DELLA GELMINI O DA QUELLA DI FRATTINI?

Non sa più che pesci pigliare il nostro Premier, tirato da una parte all’altra del Pdl con minacce di lasciare il partito. Berlusconi è in trappola, o almeno così viene descritto, ore tesissime per decidere sul da farsi, appoggiare o no il nuovo governo Monti? Pubblicamente dichiara “scelta ineludibile quella di Monti” ma in privato giura di non “impiccarsi certo a Monti” se questo può valere la spaccatura del partito. Alfano annuncia la riunione di presidenza dove, a detta sua, “si prenderà la decisione definitiva”. Il problema è anche la Lega, che non vuole assolutamente lasciare il passo ad un governo tecnico, ma anzi, vuole subito le elezioni.

«Le elezioni rappresentano una scelta limpida – ha spiegato ieri sera ai senatori incontrati a Palazzo Madama il Cavaliere -Ma non possiamo aspettare mesi a causa della speculazione dei mercati». Via libera a Monti, quindi se non ci fosse «la zavorra che rema contro nel partito». Secondo uno dei fedelissimi «Silvio è convinto che bisogna partecipare perché con un governo amico parli,ma se ci stai dentro tratti».

Brunetta, Sacconi, Gelmini, Brabilla, Santanchè, La Russa, Mattioli, Rotondi, Galan sono quelli che si mettono di traverso alla decisione Monti, ma perchè? Alcune fonti rispondono così “perchè sanno che perderanno il posto e quindi prederiscono andare al voto…”. Gli ex An sono spaccati: Alemanno possibilista su Monti, Matteoli e Gasparri sul piededi guerra, La Russa che «media sperando in unapoltrona ministeriale». Ex socialisti e molti ex democristiani puntano sul voto anticipato. Altri, però, da Letta a Verdini, da Bonaiuti a Ghedini, da Fitto a Frattini, per non parlare naturalmente di Scajola o di Pisanu «tirano dalla parte del Quirinale ». Ieri, durante il vertice a Palazzo Grazioli, si è esaminata perfino la possibilità di un referendum tra deputati e senatori prima di decidere sul sì o sul no al governo istituzionale.

Insomma il dilemma di Berlusconi, è capire, da quale parte rompere, perdere la Gelmini o Frattini? Perdere Letta, Verdini, Ghedini o Gasparri, la Santanchè? In teoria sembra una partita persa dall’opposizione interna al Pdl ma come si suol dire “le vie di Berlusconi sono infinite”.

Uno dei fedelissimi del Cavaliere dichiara che «Silvio ha messo in conto l’implosione del Pdl per non frappone ostacoli all’esigenza di salvare il Paese». Meglio tardi che mai diremo. Salvarlo a cominciare «dalle sue aziende e dai suoi interessi», commentama liziosamente la stessa fonte pidiellina. Berlusconi che rompe il Pdl e divorzia da Bossi? Chi non vuole che il Cavaliere sposi l’opzione Monti cerca di metterlo di fronte a questo «drammatico interrogativo ». Ma c’è chi punta anche a una difficile mediazione: l’appoggio esterno a un governo tecnico senza «ministri politicamente connotati». Ma i mercati?

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BERLUSCONI: IL GOVERNO TIENE! MARONI: RIMANDO A PONTIDA. E BERLUSCONI ASCOLTERA’ ATTENTAMENTE

E’ di nuovo bufera tra le parti costituenti la maggioranza. Berlusconi, l’inguaribile ottimista, afferma che non ci sono problemi, che la sua leadership tiene. Ma la realtà è che la Lega ricopre sempre più un ruolo fondamentale per la stabilità di Governo e di volta in volta mette il veto sulle decisioni da prendere. Intanto si parla di una verifica per il 22 giugno. I punti sui quali la Lega fa pesare la propria opinione sono nella fattispecie due. L’immigrazione e la questione spazzatura a Napoli: ancora una volta il Carroccio ribatte sui barconi carichi di migranti che arrivano dalle coste africane a Lampedusa e ribadisce che “loro non li vogliono”. Secondo la Lega l’Unione Europea e la Nato si dovrebbero impegnarsi direttamente: la prima per ricevere una parte degli stranieri giunti sulle nostre coste, la seconda a respingerli in mare aperto. La questione spazzatura è anch’essa sulla stessa lunghezza d’onda, il “no” viene detto al trasferimento dei rifiuti e al suo smistamento nelle altre regioni italiane. In entrambi i casi il problema è la non apertura del Nord ai problemi che il resto dell’Italia volente o nolente si ritrova alle soglie di casa.  E intanto Napolitano lancia l’ennesimo monito da Verona: “Non bisogna temere di ritrovarsi uniti insieme attorno ai grandi principi ed ai grandi obiettivi e a dire che sono comuni per tutti. Non bisogna temere. Io qualche volta ho l’impressione che in Italia ci sia chi teme che politicamente non ci divida abbastanza”.

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QUORUM: INSTANT POLL LA7 56 – 57%. PRONTA UNA DENUNCIA PER MARONI CHE PRIMA DELLE 12 AVEVA ANNUNCIATO: “ORMAI IL QUORUM C’E'”, VIOLATI GLI ARTICOLI SULLA DIFFUSIONE DEI DATI AD URNE APERTE.

Ad urne chiuse i calcoli iniziano. Chi sarà il vincitore e chi lo sconfitto?
Le indiscrezioni parlano di un perdente e cioè del Cavaliere, che nonostante avesse “indicato” ai suoi elettori di non andare al seggio, sta vedendo sfumare anche gli ultimi suoi voleri.

Secondo un instant poll Emg diffuso dalla tv La7, i referendum abrogativi su nucleare, acqua e legittimo impedimento hanno superato il quorum, cosa che per le consultazioni referendarie non avveniva dal 1995, con una forchetta che va dal 56,65% al 56,83% di affluenza. Il livello minimo per considerare il voto valido è il 50% più uno degli elettori.

Secondo la Farnesina, nel caso in cui l’Ufficio centrale per il referendum della Cassazione dovesse ritenere validi i voti degli elettori italiani all’estero per la definizione del quorum, la soglia da raggiungere si sposterebbe al 53,5%.

Intanto sembra che sia arrivata in Procura una bella denuncia per il Ministro degli Interni Roberto Maroni che a 2 ore dalla chiusura dei seggi aveva annunciato: “Quorum raggiunto”, un vano tentativo di non invogliare gli italiani a continuare a recarsi alla urne. Secondo Antonio Crea, il mandatario dell’esposto, il Ministro avrebbe violato più di un articolo:

-a) In periodo elettorale, è vietato diffondere qualsiasi dato, o anche solo indicazioni, su sondaggi e proiezioni. E’ vietato a TUTTI, e in primo luogo a coloro che sono istituzionalmente delegati a far rispettare le leggi;

-b) ad urne aperte questa dichiarazione spingerà molti a non recarsi al voto, creando l’impressione di un raggiungimento del quorum ormai acquisito, e della conseguente inutilità degli ultimi voti.

Italia dei Valori chiama lo scandalo: “Parole che potrebbero influenzare la partecipazione elettorale degli italiani. Anche di questo si dovrà iniziare a discutere da domani». Polemici anche i Verdi e il presidente Angelo Bonelli invita i cittadini al voto: «L’annuncio del ministro Maroni è fuori luogo: a questo punto il Viminale renda noti i dati ufficiali delle 12. I cittadini in queste ultime ore devono essere ancora più motivati e continuare ad andare a votare. Non vogliamo che in queste ore ci sia alcun tentativo di demotivazione. Invitiamo quindi tutti i cittadini ad andare a votare ed essere protagonisti di questo grande cambiamento per il Paese». Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria del Pd attacca Maroni: «Le affermazioni del ministro Maroni sul quorum sono inopportune e incredibili». Anche su Facebook si è mobilitata la protesta e sono in molti a voler denunciare il ministro dell’Interno.

 

 

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DA TUNISI RIMPATRIA SOLO BERLUSCONI. IL NOSTRO PREMIER NON RIESCE NEMMENO A TROVARE UN ACCORDO. NON SI POTEVA FARE UN CHANGE?

Berlusconi va a Tunisi, ma a tornare a casa è solo lui. L’incontro tra il nostro Premier e il premier tunisino Beji Kaid Essebsi non ha portato a nessuna intesa. I tecnici del Viminale sono rimasti a Tunisi nella speranza di trovare un accordo. Il governo di Tunisi è disponibile a trattare sul problema dei rimpatri e da entrambe le parti “c’è l’assoluta volontà di trovare delle soluzioni”. Che però non sono ancora state individuate. Dichiara Berlusconi: “L’Italia darà il suo aiuto mettendo a disposizione tutti i mezzi utili a raggiungere l’obiettivo”. Ma perchè Berlusconi non è riuscito a compiacere i tunisini? Forse anche da questi fatti si individuo l’abbassamento di “potere” internazionale del nostro cavaliere.

Intanto l’Ue fa sapere che se aumenteranno i flussi si potrebbe attivare la direttiva che permette di concedere asilo per almeno un anno “nel territorio degli stati membri”. E in serata, in un vertice a Palazzo Grazioli, arriva, almeno secondo le indiscrezioni, il via libera della Lega ai permessi di soggiorno temporanei che consentirebbero agli stranieri la libera circolazione nell’area Schengen e dunque la possibilità di lasciare l’Italia per altri paesi europei.

 

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I FINTI PROFUGHI CHE NON VOGLIAMO: “RICHIUDERE IL RUBINETTO, SONO SOLO CLANDESTINI QUELLI CHE ARRIVANO A LAMPEDUSA”, GIA’ NON SONO PIU’ UOMINI!

“Sono tutti finti profughi”, è questo quello che abbiamo capito dalle parole del Ministro della Difesa La Russa che con la sua voce sempre soave ci ha fatto sapere che i migranti arrivati in questi giorni a Lampedusa – circa 15 mila- sono tutti, senza esclusione di nessuno, clandestini. Perchè Ignazio li ha contati uno ad uno, si è fatto raccontare la loro storia, da dove venivano, cosa facevano, perchè scappavano, Ignazio è certo: “Non scappano, sono finti profughi”. E allora Ignazio perchè vengono in Italia? Perchè in Tunisia, in Libia, in Egitto, stanno molto bene? Vogliono farsi solo una vacanza? Perchè questa gente rischerebbe la vita con 36 ore di navigazione in barchette poco affidabili se nel loro paese tutto va a gonfie vele. Caro Ignazio, l’Italia ad oggi non è certo la nazione più appetibile d’Europa, basti pensare a ciò che loro, quelli che tu definisci “clandestini”, dichiarano dopo pochi giorni arrivati nel nostro paese: “L’italia non è democrazia, siete dei fascisti”. Non hanno certo torto, il servizio di Annozero è inequivocabile, 5000 persone su un isola di 5000 abitanti, accampati in tendopoli, persone che dormono l’uno sopra l’altro, sulle spiagge, per terra, dove possono, senza un copri materesso, file interminabili per avere un pezzo di pane e un pò di latte e l’odore, il cattivo odore, due bagni per 5000 persone o forse di più. Queste le condizioni “inumane” di persone, come noi, forse più scuri di pelle di noi, ma comunque anatomicamente fatti come noi, con una testa, un cuore, uno stomaco, della mani, dei piedi, delle dita, due occhi, una bocca e forse dei peli sulle braccia più alti dei nostri per riuscire a rischiare la morte in una traversata. Ma quello che importa alla nostra Italia è solo “chiudere il rubinetto” perchè infondo queste persone sono “solo tunisine e in Tunisia non c’è mica la guerra”, e allora da cosa scappano? Qualcosa spiega l’arcivescovo di Tunisi, Maroun Elias Nimeh Lahham ”Dopo la rivoluzione di gennaio, in Tunisia l’economia e’ al punto zero, solo il turismo da’ lavoro a mezzo milione di persone, soprattutto ai giovani che quindi in questo momento vivono nella disperazione”, perchè in Tunisia c’è stata una rivoluzione, storica sicuramente e inaspettata e anche la vicinanza con la Libia per la popolazione tunisina, qualcosa ha voluto dire. L’isola di Djerba dista dal confine libico di Ras Jedir 60 km. Quando in Libia sono iniziati i primi disordini la Tunisia ha immediatamente risentito della situazione. Questo piccolo angolo di mondo si è trasformato in una zona di traffico inverosimile. Ogni giorno a Djerba ci sono arrivi e anche partenze.

Ma è solo colpa di quel “rubinetto aperto, perchè gli accordi che c’erano con la Tunisia sono caduti con la rivoluzione” come se fosse colpa dei tunisini e non onore, quello di aver sostenuto una rivoluzione contro un potere non più voluto. E allora oggi Maroni e Frattini andranno dal governo post rivoluzionario tunisino a dire che quel rubinetto va chiuso, che i loro “clandestini” se li possono tenere. Insomma l’Italia può accogliere i rifugiati di guerra ma tutti gli altri no, nemmeno se avessero bisogno.

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SIT-IN DEGLI AGENTI A SAN MARTINO, FISCHI A BERLUSCONI. “E’ COLPA DI TREMONTI, FATELO FUORI”.

Davanti a Villa San Martino stamane un bel corteo di sindacati di polizia si è stanziato per protestate contro Berlusconi e il suo governo. Berlusconi è sceso per parlare con gli agenti. Ha promesso che manterrà gli impegni e ha ricevuto qualche fischio. All’arrivo di un giornalista di Annozero, è andato via. Secondo Enzo Letizia, segretario dell’Associazione funzionari di polizia, Anf, “siamo qui sia per ricordare tutti gli impegni che sono stati presi già dalla manovra di luglio e che fino a oggi sono stati sempre disattesi, sia per far tornare questo governo a investire sulla sicurezza”. Ancora Letizia: “Il premier, del resto, non ha convocato i sindacati di polizia a Palazzo Chigi per prendere questo impegno formale. In passato abbiamo avuto più volte incontri con il ministro dell’Interno Roberto Maroni che poi sono stati disattesi dal governo. Non ci fidiamo di quello che ci ha detto il vicecapo della Polizia perché la storia di questi anni ci impedisce di fidarci di quello che ci dice il premier”. Sulla stessa linea anche Franco Maccari. “Izzo – dice il segretario del Coisp – con tutto rispetto, è solo un portavoce. Ma noi abbiamo tutte le prove e ragioni per non fidarci di nessuno. Io ho firmato a settembre 2010 un contratto con su scritto il governo concorda di trovare una soluzione entro l’anno per la penalizzazione che il comparto ha subito rispetto 2008 2009. Se non è valso neanche un impegno pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale cosa può valere un parola, una promessa?”. Per Claudio Giardullo, segertario nazionale Silp-Cgil, “la credibilità etica, politica e istituzionale del governo Berlusconi è vicina allo zero”. E questo perché “l’ultima finanziaria è stata approvata ad agosto, Maroni e La Russa, assieme al capogruppo del Pdl al Senato, si affrettarono a rassicurare gli operatori di polizia sull’intenzione del governo di garantire la specificità del comparto sicurezza e Brunetta confermò questi impegni a nome dell’esecutivo. Poi però, è cominciato un penoso tentativo da parte del governo di rinviare ogni decisione senza ovviamente, alcun risultato concreto”.

Berlusconi fischiato si è preoccupato di rassicurare gli agenti con l’ennesima battuta: “Tremonti dice che i soldi non ci sono, perché non lo fate fuori?”. Il vicecapo vicario della Polizia ha convocato i manifestanti davanti al Viminale per chiedergli di sospendere la manifestazione, in cambio il premier avrebbe riconosciuto gli aumento. Avrà funzionato?

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ALTRI 4 PICCOLI ROM MORTI CARBONIZZATI: IL CAMPO VERRA’ SMANTELLATO MA LE STRUTTURE AUTORIZZATE NON ARRIVANO. IN ITALIA CI SI PREOCCUPA DELLA SISTEMAZIONE DI “CULI E TETTE” STRANIERI MENTRE NELLE BARACCOPOLI SI MUORE.

Ieri sera intorno alle ore 21, in un campo Rom di Roma, sono morti 4 fratellini, 3 maschi e una femmina tra i 4 e gli 11 anni. Una tragedia nata da una casualità: le fiamme si sono propagate in poco tempo all’interno della baracca dove i bambini dormivano. All’origine dell’incendio sembra sia un tizzone di un braciere. Poco dopo l’evento che ha portato via 4 giovani vite dal Sindaco Alemanno non sono pervenute parole di conforto e di condoglianza ma solo un’accusa verso la burocrazia che non fa partire lo smantellamento delle baraccopoli. Cinque in tutto le costruzioni di fortuna dove abitano altre venti persone che si sono strette intorno ai genitori di Raul, Fernando, Patrizia e Sebastian, trovati ormai carbonizzati dai vigili del fuoco intervenuti ieri sera sul posto. I nomadi che popolavano l’area attendevano di essere trasferiti in un campo autorizzato. Alemanno ha raggiunto il luogo della tragedia annunciando di voler chiedere poteri speciali per attuare il Piano Nomadi. L’obiettivo è quello di arrivare entro dicembre 2011 alla chiusura di tutti i campi abusivi di Baiardo, Tor de Cenci, Tor di Quinto, Foro Italico, Arco di Travertino, Ortolani, Monachina, Salviati 1 e 2 e Settechiese, per attuare un complesso di strutture che potranno ospitare circa 6 mila persone. “Il tetto massimo gestibile per Roma” come ha ribadito più volte Gianni Alemanno. Le polemiche infilzano la tragedia, già dall’agosto 2010 vi era stato un precedente, la morte di un bambino di 3 anni nel rogo della sua baracca in un campo rom abusivo della Muratella, e dall’autunno scorso Alemanno aveva presentato al Ministro dell’Interno Maroni, un progetto di creazione di nuovi campi autorizzati. I campi non sono stati costruiti ma si sono effettuati numerosissimi sgomberi forzati e quindi nuovi insediamenti abusivi. Insomma anche in questo caso molte promesse ma pochissimi fatti. Fiori vengono lanciati nella baracca ormai distrutta dalle fiamme dove sono stati ritrovati i piccoli corpi carbonizzati. Una nuova tragedia che dovrebbe scuotere l’Italia, ma il nostro paese è troppo occupato a distogliere l’attenzione dai veri problemi con culi in mostra e bunga bunga ad Arcore.

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WI-FI LIBERO: DAL 1 GENNAIO VIA OBBLIGHI DI IDENTIFICAZIONE.

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Milleproroghe abolisce tutti i precedenti obblighi sull’accesso internet. Wi-Fi libero dal 1 Gennaio 2011. Questa è una delle novità positive del nuovo anno. Dopo anni di battaglie, ma soprattutto dopo essere stati sorpassati da tutti i paesi dell’emisfero, anche l’Italia avrà il wi-fi libero: aboliti quasi tutti gli obblighi che gravavano sugli hotspot wi-fi pubblici dal 2005 per via del decreto Pisanu. Gli esercenti non dovranno più identificare gli utenti e registrarne il traffico. Bar, ristoranti, hotel, tra gli altri, potranno offrire gratis wi-fi senza più preoccuparsi di sottostare alle norme.
Secondo molti esperti del settore il decreto Pisanu del 2005 è uno dei più importanti motivi della lentezza dello sviluppo di internet nei luoghi pubblici in Italia. La burocrazia del vecchio decreto aumentava i costi e complessità per chi offriva accesso ad internet in luoghi pubblici, al punto di scoraggiare la maggior parte degli esercenti.
Anche l’opposizione esulta: secondo Gentiloni del Pd è una vittoria. Già negli scorsi mesi parlamentari di tutti gli schieramenti avevano presentato proposte di legge relative al wi-fi libero, proprio per ovviare ad un grande svantaggio italiano.
Ora è necessario solo aspettare che la proposta diventi legge, conversione prevista entro 2 mesi. Ma arriverà anche il momento di emendamenti sostitutivi, sempre di obblighi ma più leggeri rispetto agli antenati: già Maroni si era detto pronto ad ascoltare le richieste delle forze dell’ordine che richiedevano alcune norme per la sicurezza. L’orientamento è di imporre l’identificazione e la registrazione del traffico degli utenti solo per specifiche esigenze investigative.

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