18 May 2012

SANTORO: “MI CANDIDO COME DIRETTORE RAI, SE LO HA FATTO MASI CHE NON DISTINGUEVA TRA UNA TV ED UN ASPIRAPOLVERE, POSSO FARLO ANCHE IO”.

Santoro spiazza tutti. Il giornalista presentando la sua serata per i 110 anni della Fiom replica a distanza a Mauro Masi: ”Mi chiedo è come sia potuto diventare dg uno che non sapeva distinguere tra un televisore e un aspirapolvere…. Allora mi candido io visto che sento che Bersani e altri cominciano a pensare che vanno trovati amministratori competenti.” Con questa dichiarazione, il conduttore e giornalista, sembra proprio far venire dei grattacapi a Viale Mazzini, che pochi giorni fa lo aveva liquidato con una sostanziosa buona uscita.

“I tempi dell’editto bulgaro, in cui bastava chiuderci in una stanza e buttare via la chiave, sono finiti. Per sempre. Ora l’emergenza è un’altra: è il futuro della Rai, della sua qualità strategica, della sopravvivenza di una delle ultime grandi aziende di questo Paese” continua Santoro. Conclusa le presentazione della kermesse, Santoro ha voluto però intervenire sul dibattito in corso sul futuro della Rai. Cogliendo al volo le parole di Pierluigi Bersani, che ha auspicato l’apertura di una nuova fase nella selezione dei dirigenti e degli amministratori del servizio pubblico, il conduttore ha detto che quelle parole non bastano: “Non basta dire che i partiti devono uscire dalla gestione della Rai, bisogna anche cambiare il modo di fare televisione. Per esempio, devono tornare davvero a contare gli autori, con la loro esperienza e la loro capacità di produrre programmi”. Quanto ai vertici, ci vuole una maggiore trasparenza nei criteri nomina: “Chi aspira a una carica deve presentare il proprio curriculum ed essere esposto a una valutazione pubblica. In quest’ottica, se dovesse passare questo principio, sarei pronto a candidarmi io stesso, non foss’altro che per costringere tutti gli altri candidati a fare altrettanto, presentando a loro volta le loro credenziali”.

E come sarebbe una Rai targata Santoro?, gli è stato chiesto. “Innanzitutto, partirei da chi c’è, e sa fare tv: andrei da Adriano (Celentano), da Sabina e Corrado (Guzzanti), dalla Gabanelli, e direi ‘allora, cosa vogliamo fare? Cosa serve per fare Report tutto l’anno?’. Andrei anche da Grillo: ‘Hai smesso col Movimento 5 stelle? Ti va di rifare una serata?’. E poi mi occuperei dei direttori di rete, che in una Rai del genere sarebbero gente come Guglialmi, Freccero, Gori”.

Solo un’idea vana o una probabile intenzione?

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MASI ADDIO: A SUCCEDERLO IN BALLOTTAGGIO LORENZA LEI, VERRO E DEL NOCE. “FINESCE L’ERA PIU’ BUIA DELLA TV ITALIANA” REPLICA L’IDV.

Masi, il non voluto, se ne va dalla Rai. Da qualche giorno Masi è il nuovo amministratore delegato della Consap e quindi ha lasciato la Rai dopo appena 2 anni. Le sue dimissioni verranno formalizzate nel cda previsto per la prossima settimana. In cima alla lista dei suoi papabili successori ci sarebbero Lorenza Lei, attuale vice direttore generale, il consigliere Antonio Verro e Fabrizio Del Noce.  Il Presidente della Rai Paolo Garimberti conferma che a breve ci sarà la scelta del nuovo direttore generale di Via Mazzini.

”Con la fine della triste era Masi per la Rai si chiude una delle piu’ buie pagine del servizio pubblico televisivo”. Lo afferma in una nota il portavoce dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando rilevando che ”mai nella storia dell’azienda, infatti, un direttore generale aveva tentato, come ha fatto Masi, di mortificare il servizio pubblico tentando di distruggere la professionalita’ dei giornalisti e le esigenze di economicita’ della gestione.

Rimangono comunque inalterate – dice Orlando – le condizioni di crisi strutturale della Rai fortemente condizionata dal conflitto d’interessi del presidente del Consiglio. L’Italia dei Valori continuera’ a vigilare per evitare che il successore del fido scudiero del Presidente del Consiglio, Mauro Masi, possa tentare di ripeterne il triste primato”.

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MASI VS SANTORO: 0-1! IL DG RAI PRENDE UN BEL DUE DI PICCHE, RESPINTA LA RICHIESTA DI CACCIARE SANTORO E TUTTA LA BANDA DI ANNOZERO DALLA RAI!

La Corte di appello di Roma, sezione lavoro, ha dato il due di picche al dg Masi, respingendo e giudicando “inammissibile” il ricorso presentato  con il quale chiedeva la sospensione della sentenza di secondo grado in favore di Santoro. Il ricorso se acconto avrebbe portato forse alla cancellazione del programma Annozero, in onda proprio in virtù della sentenza con la quale il tribunale del Lavoro nel 2009 aveva reintegrato Santoro in azienda.

Una bella sconfitta per il caro Masi che credeva di potersi liberare del giornalista e anche del suo staff a lui non gradito, Masi così non potrà estromettere dal palinsesto della Rai “Annozero” . La richiesta era stata giustificata sostenendo la pericolosità di alcuni contenuti delle recenti puntate del programma di Santoro con il rischio di un intervento di Agcom. La Corte però ha rilevato che il pregiudizio della Rai non può essere ‘ammesso’: anzi, la Corte ha affermato nella sua ordinanza che spetta alla Rai esercitare un’attività di controllo compatibile con l’elevatezza delle mansioni esercitate e con il contenuto intellettuale e creativo dell’attività giornalistica.

 

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“QUI RADIO LONDRA” E NOI GIRIAMO CANALE: FERRARA MEZZO DISASTRO, PIU’ DI LUI FANNO I PACCHI. NON STA SIMPATICO L’ELEFANTONE?

Qui Radio Londra non piace, o forse a non piacere è l’Elefantino/one Giuliano Ferrara. Il grafico dell’auditel non mente, l’Italia non ha simpatia per il “grosso” Ferrara e boicotta il nuovo programma.

Nel preserale Striscia la Notizia ha vinto la serata, seguito da 7.239.000 telespettatori e il 24,08% di share mentre il nuovo programma condotto da Ferrara Qui Radio Londra, che si è occupato del dramma nucleare del Giappone, ha visto diminuire il pubblico rispetto al Tg1, immediatamente precedente, attestandosi sui 5.915.000 di spettatori pari al 20,63%. Di seguito, in crescendo visto l’avvicinarsi dell’amatissimo Commissario, Affari Tuoi ha raccolto 6.466.000, 21,46% (%) e su Italia 1 Trasformat, 1.934.000, 6,57% (%). Su Rai 3 la soap opera Un posto al sole ha raccolto 2.347.000 telespettatori, share 7,91%.

Appena compare la sagoma dell’ex ministro berlusconiano il crollo è completo: meno 2,12 milioni di persone, meno 8,2 punti di s h a re . Il minuto per minuto di Qui Radio Londra è un bollettino di guerra: ore 20:36, 6,01 milioni di italiani sono sintonizzati su Rai1; ore 20:37, scappano in centomila; ore 20:38, nessun movimento; ore 20:41, esodo di 532mila s p e ttator i.

Oggi Carlo Tecce sul Fatto Quotidiano ci descrive il grafico dell’audience durante Qui Radio Londra, per spiegarci che il crollo è in qualche modo più acuto e in questo modo la Rai ha regalato spettatori alla concorrenza, con tutti gli effetti che ci saranno sulla raccolta pubblicitaria e quindi sul costo del canone. E quando non sarà più una novità? Insomma Ferrara va in onda e il pubblico cambia canale come a dire: “non ci stiamo a questa nuova provocazione”. Come sottolinea Loris Mazzetti, storico braccio destro di Enzo Biagi e autore de Il Fatto, “se la trasmissione di Ferrara sarà un flop la Rai sarà costretta a pagare lo stesso”, commenta. “Non sono in grado di dire ora se è giusto o sbagliato perché il guadagno dovrebbe essere commisurato agli ascolti e alla raccolta pubblicitaria del programma, in onda dal 14 marzo. Ferrara manca dalla tv da qualche anno e, se non vado errato, l’ultima stagione su La7, a Otto e mezzo, fu un mezzo disastro. Quindi è paradossale avergli fatto un contratto di due anni. Mi auguro non sia a scatola chiusa perché si parla di 200 puntate”, ha aggiunto il capostruttura della Rai. “Mi auguro che il suo contratto abbia una clausola che preveda la risoluzione automatica, in caso di ascolti non in linea con la media di rete. E, nel caso di successo, qualche soldo in più per lui. Sono convinto che in questo momento ci sia comunque uno che brinda: Antonio Ricci con Striscia la notizia”. Sì, il Gabibbo, infatti, ha battuto Ferrara registrando il 24,09 per cento.

 

 

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IERI ENZO BIAGI OGGI GIULIANO FERRARA: OGNI EPOCA HA CIO’ CHE SI MERITA. PRONTO IL RITORNO IN RAI PER FERRARA!

Giuliano Ferrara il ritorno. Non è il titolo di un film ma bensì quello che accadrà su Rai1 subito dopo il Tg1. Ferrara prende l’eredità di Enzo Biagi nella rubrica di approfondimento giornalistico “Il Fatto” trasformandola però- forse – ne “Il foglio” visto che il possente Ferrara è direttore del quotidiano. Questo è quanto deciso da il direttore generale della Rai, Mauro Masi, che porterà l’argomento all’esame del cda di Viale Mazzini. Il nuovo programma di Ferrara dovrebbe partire entro la primavera. «Ho avuto l’offerta di rifare la mia vecchia rubrica Radio Londra e l’ho accettata»: è lapidario il commento del direttore del Foglio Giuliano Ferrara, interpellato dall’Ansa, sul suo ritorno in Rai. Una mossa strategica quella di Masi che arriva proprio poco dopo la decisione di Ferrara di battersi per il governo Berlusconi. Un caso? Forse no. Ogni epoca ha i programmi che si merita, dieci anni fa c’era Biagi che raccontava ogni sera l’Italia, ed oggi Ferrara.

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STANDING OVATION PER BENIGNI: SPIEGA E CANTA L’INNO DI MAMELI. “UMBERTO E’ LA VITTORIA CHE E’ SCHIAVA DI ROMA NON L’ITALIA, IL SOGGETTO E’ LA VITTORIA, UMBERTO”. L’ITALIA E’ CAPACE ANCHE DI SPENDERE I SOLDI IN MODO EGREGIO OLTRE CHE IN DONNE DI FACILI COSTUMI!

Entra a cavallo come un vero principe anche se lui ironizza sull’essere “cavaliere” e inizia la sua esegesi dell’Inno di Mameli: ”Siamo qui per parlare solo dell’inno. Si festeggiano 150 anni dell’Italia e i 160 di Sanremo: Garibaldi, Bixio, Mazzini, Andreotti… Tutto il mondo ci ride dietro per questo fatto: ancora Sanremo con Morandi? Barbarossa è qui per Bossi: par condicio. 150 anni per una nazione, che cosa sono? E’ una minorenne. Silvio Pellico, chi se lo ricorda Le mie prigioni, uno dei libri patri? Prima di trovare un altro Silvio che scrive un libro così… Si diceva, Mameli…Quando scrisse l’inno aveva 20 anni, la maggiore età a quei tempi si raggiungeva a 21, quindi era minorenne pure lui. Comunque con ‘sta storia delle minorenni non se ne può più e la cosa è nata proprio a Sanremo, con la Cinquetti che cantava “Non ho l’età” e si spacciava per la nipote di Claudio Villa”.  Benigni dalle mille culture, Benigni comico che quando usa il drammatico spodesta tutti, Benigni che innesca rabbia verso i destroidi per un compenso di 250.000 si dice, Benigni che come lui non ce ne sono nel mondo. ”Mazzini, Garibaldi e Cavour entrati in politica e poi usciti più poveri di prima. Questi sì che sono politici. L’Italia è il primo paese dove è nata prima la cultura della nazione”. ”Viviamo in un paese memorabile: siate felici e se qualche volta la felicità si scorda di voi, voi non scordatevi di lei. E se è cara non è di buona qualità”. Una storia di giovani e di povera gente il Risorgimento, dice Benigni che chiude con l’inno in versione crooner. “Fratelli d’Italia l’italia s’è desta, svegliatevi… svegliamoci perchè l’unica maniera per realizzare i nostri sogni è svegliarsi, quella è l’unica maniera”. Un analisi filologica e appassionata dell’Inno della nostra Nazione che però non sfugge all’ironia sul nostro Presidente e i suoi compari. Il bersaglio è Bossi: «Dov’è la vittoria, le porga la chioma, ch’è schiava di Roma Iddio la creò. Umberto, è la vittoria che è schiava di Roma, non l’Italia! Umberto, il soggetto è la vittoria!».
Ancora battute qua e là: «L’unità d’Italia è sacra, pensate a dividere l’Italia in tre. Tre costituzioni, tre Berlusconi, tre Benigni, tre Sanremi. No, non si può». «Barbarossa (Luca, il cantante, ndr) l’hanno invitato per far contento Bossi, per applicare la par condicio». «Garibaldi era una cosa impressionante, era famoso in tutto il mondo, molto più di Bono, Che Guevara o dei Beatles: era l’eroe dei due mondi, e non sto parlando di Marchionne. La capitale era a Torino, poi è stata spostata a Detroit». «Verdi aveva già previsto con “Va, pensiero” la fuga dei cervelli».  Ma non c’è solo l’ironia perchè Benigni non è solo uno dei più grandi comici, ma porta con se una cultura sproporzionata:  quando Benigni si mette sul serio a spiegare, chiosare, interpretare parole e strofe dell’Inno mostra la faccia poetica del suo animo da giullare. Alla fine in un silenzio irreale canta a cappella Fratelli d’Italia, in un apice di commozione che chiude un’esibizione durata quasi un’ora, venti minuti in più del previsto. Ma ne valeva la pena e il pubblico ringrazia con una standing ovation spontanea. Tutti in piedi ad applaudire. Pure il direttore generale Masi e il direttore di Raiuno Mazza sono costretti ad alzarsi dalle loro poltrone.

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LA FICO PRIMA LA VENDE A 1 MILIONE DI EURO E POI LA SVENDE AL PISTOLERO: IN DIRETTISSIMA ALL’ISOLA DEI FAMOSI. “L’HA APPROVATA MASI”.

La Fico le ha fregate tutte, altro che soldi dal Berlusca, ma apparizioni in tv, programmi e un bell’appartamento. La napuriella che metteva all’asta la propria verginità per 1 milione di euro, probabilmente l’ha venduta per molto meno al Pistolero Nazionale e dalle feste di HardCore si è ritrovata in direttissima all’Isola dei Famosi. La Fico venuta alla luce per la propria comparsata al Grande Fratello era stata poi accostata a famosi fidanzati come Cristiano Ronaldo e poi era scomparsa nel nulla archiviata come “la solita ragazza bella che ha molto poco da dire”, ma poi si sono aperte le danze del Bunga Bunga e piano piano l’abbiamo vista in ogni programma tv di Mediaset: Inviata per Candid Camera, accompagnatrice di Ciccio Valenti a ControCampo, subrettina di Enrico Papi in qualsiasi si voglia programma tv fino ad arrivare all’isola di Rai 2. Uno scandalo si direbbe, ma la furbetta Nicole Minetti e Barbara Faggioli avevano già scritto tutto:
Minetti: “Della Raffa non mi preoccuperei per questa cosa qui perché lei chiede altro. Okay?
Faggioli: Tipo?
M: Cioè tipo programmi ste’ cose qua. Non è ancora nell’idea.
F: Ah si? E tipo cosa? Tipo quale?
M: Programmi, capito? Non lo so, in generale. Adesso sta facendo – mi aveva detto – l’inviata per candid camera di non so che cosa.

Secondo Nicole Minetti, la Fico puntava a una trasmissione più importante. “Appena finirà le candid, sicuramente, gli chiederà (a Berlusconi, ndr) qualche programma del genere. Lei vuole diventare famosa. È ambiziosa in questo. No?”. E la Faggioli conveniva: “Sì sì, non gliene frega un cazzo del resto”.
Minetti: Solo che non ha capito… cioé se io decido di fare altro.. allora mi metto in contatto io personalmente con Rossella (Carlo, presidente di Medusa Cinema) o qualcuno del genere stando fuori da lui! Facile, perché una volta che non c’è lui … a Mediaset la Raffa non ci mette più piede eh. Anche per quello io non ho fatto più chiedere nulla a lui a Mediaset. No? Se fai chiedere sempre a lui, Pier (il figlio Piersilvio Berlusconi, vicepresidente Mediaset, ndr) ti fa fuori eh.

Raffaella è un ospite quasi fisso delle feste del Cavaliere, ma è quella che ha dato meno scalpore, nonostante l’incongruenza con le sue affermazioni sulla verginità. La Fico gioca sia a Milano (è segnalata tre volte solo nel settembre del 2010 ad Arcore) che a Roma: “Raffi partecipa anche a tre feste a settimana”, si lamentano la Faggioli e la Minetti al telefono. L’invidia esplode il 10 gennaio scorso quando Nicole Minetti riceve una telefonata da una ragazza del giro romano: Cinzia Molena. “Ha regalato una casa a Raffaella Fico me lo ha detto Marysthelle Polanco”. La Minetti è distrutta: “Minchia questa è tragica”. Poi invia un sms: “Se è vero scateno un inferno”. Al catasto Raffaella Fico però non risulta avere altre intestazioni oltre alla casa di Reggio Emilia acquistata dopo il Gf.
E la Fico va su Rai2 battendo le altre contendenti del ruolo e innescando altra gelosie tra le bunga-girl come quella di Imma Dininni, scartata proprio per le sue vicinanze che le feste del Pistolero. E Raffaella? Quando il nome della Fico esce nelle intercettazioni, il direttore di Rai due Massimo Liofredi prende le distanze: “Il cast è stato approvato da Mauro Masi”. Su L’espresso, Emiliano Fittipaldi nota però che è la sesta ragazza del Cavaliere su otto edizioni dell’Isola a essere convocata da Simona Ventura. Il produttore del reality Giorgio Gori però precisa: “Il nome della Fico non era uscito quando è stata selezionata”. Gli ascolti comunque sono assicurati.

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MINZOLINI HA SPESO 86 MILA EURO PER VIAGGI ESOTICI, CENE, CENTRI DI BELLEZZA E MOLTO ALTRO MA MASI LO COPRE E RISCHIA L’ACCUSA DI EVASIONE FISCALE: “E’ UN BENEFIT”. PECCATO CHE IL BENEFIT AL TG2 E AL TG1 NON CI SIA.

Augusto Minzolini ha speso in soli 14 mesi la cifra di 86 mila euro con la carta di credito aziendale per viaggi, pranzi, cene e chissà cos’altro. La notizia potrebbe disgustare i cittadini italiani che affezionati al Tg1 sono stati costretti a girar canale per non dover assistere allo scempio Minzolini. Ma non è finita qua, Mauro Masi direttore generale della Rai, si è immolato a difenderlo rischiando l’imputazione per atti penali e giudiziari. La pratica di Minzolini giaceva da mesi a viale Mazzini, protetta da un’inutile indagine di un collaboratore di Masi e lontana dai comitati interni d’inchiesta. Il direttore generale ha risposto al consigliere Nino Rizzo Nervo di aver chiuso, da sé medesimo, il caso Minzolini perché “la carta è un benefit concesso in cambio dell’esclusiva ceduta all’ex cronista de La Stampa”. Un benefit, cene con la fidanzata, viaggi per il mondo per puro scopo vacanziero sono un benefit ben concesso al nostro Minzolini, oltre allo stipendio milionario che gli sarà inviato nelle proprie tasche mensilmente. Ma va bè, Masi, senza pensare probabilmente, ha dichiarato l’evasione fiscale del servizio pubblico ed ora dovrà superare l’ostacolo del Consiglio di amministrazione Rai che da un paio di mesi è seguito da un magistrato della Corte dei Conti. Il direttore generale ha (di fatto) insabbiato le anomalie dell’ex notista politico: 129 giorni in trasferta (più di un inviato del telegiornale), 45 viaggi non motivati (spesso in mete esotiche), frequenti interviste ai dirigenti di Royal Caribbean e strani sconti in centri termali in seguito a un servizio del Tg1 sulla struttura alberghiera. Masi ha liquidato le spese con la carta di credito perché è un benefit con disponibilità di 5 mila e 200 euro al mese, un privilegio peraltro sconosciuto ai colleghi del Tg2 (Mario Orfeo) e del Tg3 (Bianca Berlinguer). E se la Berlinguer da anni è dipendente Rai, proprio e ancor di più di Minzolini, Orfeo ha lasciato la direzione de il Mattino per il telegiornale di Rai2. L’autogol di Masi è clamoroso: scopre l’evasione fiscale per coprire Minzolini e si assume le conseguenze, dicono gli esperti del Cda.

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RAI: IL REO CONFESSO MAZZETTI CONDANNATO SOLO PER AVER SFORATO DI 2 MINUTI. ASSASSINO.

Loris Mazzetti, capostruttura di RaiTre è stato sospeso per 10 giorni.

La motivazione è da ricondurre al programma “Vieni via con Me” e soprattutto per gli articoli scritti per Il Fatto Quotidiano, per le dichiarazioni sul programma di Fazio e Saviano. Insomma per dichiarazioni considerate “lesive” per l’immagine della Rai. Il provvedimento non è ancora esecutivo, Mazzetti quindi potrebbe ricorrere all’arbitrato aziendale. Inoltre la “condanna” prevede anche una sospensione della retribuzione ed era nata presentandosi molto più pesante e restrittiva per il capogruppo, giravano voci anche inerenti al possibile licenziamento. Mazzetti dovrà «scontare» i residui 15 giorni di sospensione adottati nei suoi confronti in precedenti occasioni, tra questi quello successivo alla difesa di Enzo Biagi contro il cosiddetto editto bulgaro del 2002. Al programma “Vieni via con me” si rinfaccia anche di aver sforato di qualche minuto l’orario stabilito, producendo un “grave ammacco” e cioè lo slittamento della pubblicità. Il successo della trasmissione, il lustro culturale che ha dato a RaiTre ma anche all’azienda Rai dopo mesi di trash-news non ha avuto valore nei confronti di critiche a dir poco ironiche. Le imputazioni che vengono rivolte a Mazzetti e al programma inducono a pensare ad una censura successiva, “il programma è andato avanti per non creare scompiglio, ma ora pagate…” potrebbero essere le parole di Masi. Come dichiara Di Pietro: “Misure vergognose, invece di congratularsi con i conduttori, i redattori, gli autori, inviano una lettera di rimprovero e sospendono il responsabile del programma redo di aver espresso liberamente la sua opinione, osando dire che avrebbe auspicato di poter fare altre punta
te”.

La motivazione è da ricondurre al programma “Vieni via con Me” e soprattutto per gli articoli scritti per Il Fatto Quotidiano, per le dichiarazioni sul programma di Fazio e Saviano. Insomma per dichiarazioni considerate “lesive” per l’immagine della Rai. Il provvedimento non è ancora esecutivo, Mazzetti quindi potrebbe ricorrere all’arbitrato aziendale. Inoltre la “condanna” prevede anche una sospensione della retribuzione ed era nata presentandosi molto più pesante e restrittiva per il capogruppo, giravano voci anche inerenti al possibile licenziamento. Mazzetti dovrà «scontare» i residui 15 giorni di sospensione adottati nei suoi confronti in precedenti occasioni, tra questi quello successivo alla difesa di Enzo Biagi contro il cosiddetto editto bulgaro del 2002. Al programma “Vieni via con me” si rinfaccia anche di aver sforato di qualche minuto l’orario stabilito, producendo un “grave ammacco” e cioè lo slittamento della pubblicità. Il successo della trasmissione, il lustro culturale che ha dato a RaiTre ma anche all’azienda Rai dopo mesi di trash-news non ha avuto valore nei confronti di critiche a dir poco ironiche. Le imputazioni che vengono rivolte a Mazzetti e al programma inducono a pensare ad una censura successiva, “il programma è andato avanti per non creare scompiglio, ma ora pagate…” potrebbero essere le parole di Masi. Come dichiara Di Pietro: “Misure vergognose, invece di congratularsi con i conduttori, i redattori, gli autori, inviano una lettera di rimprovero e sospendono il responsabile del programma redo di aver espresso liberamente la sua opinione, osando dire che avrebbe auspicato di poter fare altre punta
te”.

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PRIMA MARONI, OGGI CASINI PRO-VITA: “VIENI VIA CON ME” NON CI STA “NON SIAMO UN TALK SHOW”.

La Rai ci riprova, non ha ben capito che “Vieni via con Me” non è un talk show che può manovrare. Dopo Maroni, oggi arriva la proposta delle associazioni pro-vita capitanate dall’Udc di Pierferdinando Casini e il consigliere Rai Rodolfo De Lurentis. Un nuovo diritto di replica, la richiesta di parità di trattamento in Tv dopo la partecipazione nel programma di Mina Welby e Beppino Englaro. Fazio e Saviano bollano la proposta come inaccettabile «se ogni associazione che non si sente rappresentata chiedesse di dire la sua, non basterebbero mille puntate del programma». Ieri la richiesta è passata con 7 voti a favore e con l’abbandono della sala per protesta dei due consiglieri sinistroidi Nino Rizzo Nervo e Giorhio Van Straten. Oggi, dunque, il faccia a faccia a viale Mazzini. Da una parte del tavolo Mauro Masi, dall’altra Paolo Ruffini. L’odg votato ieri ha solo una funzione di indirizzo, ma chiaramente il direttore generale può chiedere il rispetto degli indirizzi votati dal consiglio di amministrazione. Coma andrà a finire? Certo è che la vita per Fazio e Saviano e per il loro programma non è facile, nessuno pensa che abbiano il diritto di proporre quello che più ritengono idoneo. Andranno in onda? Se non lo facessero sarebbe una bella protesta, senza feriti, senza caricamenti delle forze dell’ordine, ma una vera protesta.

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