18 May 2012

GRILLO CON CHIARI SINTOMI DI ONNIPOTENZA RISCHIA FORTE LA PISCIATA FUORI DAL VASO.

Lo ammetto, non mi è mai stato troppo simpatico e proprio per questo ero lì che lo aspettavo al varco. Quando tutti mi dicevano “Ma chi Grillo? E’ l’unico onesto nel nostro paese, l’unico che ha davvero il coraggio di dire le cose come stanno!”. Sì, pensavo dentro di me,  praticamente un santo, peccato che io mi sono sempre guardata dai santi, perché preferisco l’onestà dei peccatori. Tutti rubavano e lui no, tutti uccidevano il pianeta con veleni inquinanti e lui era l’ecologista number one, tutti facevano i loro interessi e lui solo quelli del popolo. Poteva essere meraviglioso tutto questo se fosse stato vero. Cioé intendiamoci, la storia del comico indignato che usa battute al vetriolo per salvare il paese, mi sarebbe anche piaciuta. Tant’è che ci ho pensato davvero a dare il mio voto al movimento a 5 cinque stelle, un movimento che doveva essere di tutti per tutti, cioé un’idea comunistissima nelle parole. Nei fatti però qualcosa è andato storto. Il protagonismo ha iniziato a prendere il sopravvento. Non si muoveva e non si muove foglia se non lo dice Grillo. Hai voglia a dire che è un movimento che nasce dal basso, ma se a questo movimento levi il guru non resta niente, la verità è questa. Tutto gira intorno al suo blog che tutti gli adepti frequentano , dal quale lui spara la condanna del giorno. Salvo poi peccare di incoerenza. Sputa sulla televisione, ma appena può ci fa capolino. Il suo blog non ha contraddittori, parla solo lui, monopolizza, gestisce, decide, questo certo non è un modo giusto per affrontare la compartecipazione che lui tanto declama. Sputa sentenza sui ricconi e truffaldini della politica, ma anche lui deve dire grazie a questa se il suo  conto in banca è raddoppiato e non mi risulta che i guadagni ottenuti dal fare il predicatore dell’ antipolitica li abbia messi a frutto per una qualsiasi salvaguardia ecologista del nostro paese. Si accalora, diventa rosso, sembra quasi sincero, il mio dubbio, quello di sempre, è che lui sia stato il più furbo di tutti. Ha trovato il vuoto dove inserirsi, aveva la notorietà per attirare l’attenzione. Probabilmente all’inizio poteva anche esserci un germe di buona fede, ma poi come al solito l’ego del guascone ha preso il sopravvento. Non più fare ma solo dire, imprecare, sputtanare. Pur di andare contro, che sembra diventato il suo unico scopo, ha addirittura sputato sentenze contrarie all’applicazione dello “ius soli”.  Vi chiedo, ditemi che differenza c’è tra il primo Berlusconi che prometteva di essere diverso, tagliare le tasse, triplicare i posti di lavoro, levare il marciume e creare un movimento nuovo di rinnovamento, con le parole di Grillo? Affabulazioni demagogiche che partano da diverse posizioni, ma che hanno probabilmente lo stesso punto di arrivo. Allora io credo che spesso chi riconosce il male negli altri, non sempre lo fa per il bene di tutti

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AL VARO LE LIBERALIZZAZIONI: 5.7 MILIARDI PER IL PAGAMENTO DELLE IMPRESE FORNITRICI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, I GIOVANI POTRANNO APRIRE AZIENDE CON 1 SOLO EURO.

Tutto pronto per il decreto liberalizzazioni. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha firmato martedì il testo, il quale è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale con qualche novità, tra cui lo stanziamento di 5,7 miliardi per il pagamento delle imprese fornitrici della Pubblica amministrazione.

Nel pacchetto di misure sulle liberalizzazioni varato dal governo «c’è roba vera», ha affermato martedì il premier Mario Monti al termine dell’Ecofin a Bruxelles. Per cambiare l’Italia si deve cambiare mentalità e abbandonare un principio che per decenni ha dominato la politica: e cioè che l’interesse di categoria prevalga su quello generale, ha detto Monti, che prende spunto dalla protesta degli autotrasportatori per rispondere a quanti, nei partiti e fra le forze sociali, si oppongono alle misure del governo, spiegando loro che i sacrifici saranno tanto minori quanto più coinvolgeranno tutti.
Ma andiamo a vedere cosa c’è: I 97 articoli confermano in gran parte le indiscrezioni circolate il giorno del varo da parte del Consiglio dei ministri, dalle norme sui taxi a quelle sulle farmacie (con mini ritocchi), da quelle sui notai alla possibilità di creare Srl da parte di giovani con un solo euro, dal gas alla Rc Auto. La vera novità è rappresentata dalle misure per accelerare il pagamento dei crediti commerciali vantati da parte delle imprese nei confronti della amministrazioni statali. L’articolo utilizza tre diverse forme di finanziamento per complessivi 5,7 miliardi. 2,7 miliardi saranno messi a disposizione riutilizzando i fondi speciali derivanti dai residui passivi; 1 miliardo, recuperato riallocando alcune poste contabili, servirà ad estinguere i crediti relativi ai consumi intermedi; 2 miliardi saranno pagati tramite titoli di Stato e l’assegnazione di tali obbligazioni statali non sarà computata nei limiti delle emissioni nette dei titoli di Stato indicata nella legge di bilancio.

Tra le novità introdotte ci sono due articoli relativi alla filiera agroalimentare, le norme consentono l’attivazione di un volume di investimenti nel settore Food e No-Food quantificabili – spiega la relazione tecnica – in 250-300 milioni di euro, l’intervento – viene spiegato – assume carattere di urgenza in considerazione della fase di crisi economica e dell’esigenza di rilancio degli investimenti che, in particolare, il comparto attende da oltre tre anni. Ma questa norma viene accompagnata anche da una disciplina sulle «relazioni commerciali in materia di cessioni di prodotti agricoli e agroalimentari» che servono a limitare pratiche commerciali sleali che, vista la crisi, rischierebbero di ampliarsi nei prossimi mesi.

Tra le altre novità un articolo prevede l’applicazione della deducibilità degli interessi passivi per le società, a prevalente capitale pubblico, che forniscono acqua, energia, teleriscaldamento e servizi di smaltimento e depurazione. Alcune modifiche di dettaglio vengono introdotte anche per la tassazione delle rendite finanziarie con l’aliquota unica prevedendo la soppressione dell’esclusione della tassa del 20% sui redditi di capitale e sui redditi differenti di natura finanziaria (la norma ha valore interpretativo) ma anche l’applicazione dell’aliquota del 12,5% sui pronti contro termine su titoli pubblici emessi da Stati esteri e dell’11% sui fondi pensione Ue (per rispondere ad una procedura di infrazione comunitaria).

Nel testo vengono fissate con dettaglio anche le norme sull’autotrasporto e rispetto all’ultimo testo vengono introdotte alcune novità che sembrano confermare la volontà di sterilizzare l’effetto degli aumenti dei carburanti per il settore. La modifica – spiega la relazione tecnica – si è resa opportuna per equiparare la normativa italiana a quella degli altri Paesi europei ma anche per limitare l’esposizione finanziaria che gli aumenti delle accise comportano in attesa del rimborso, che è oggi annuale e diventerà trimestrale. Nella relazione tecnica infatti il governo riconosce che «i recenti aumenti delle accise sul gasolio per autotrazione stanno mettendo a dura prova la tenuta del comparto, che ha già dovuto sopportare ulteriori rincari di altre voci di spesa come assicurazioni e manutenzione dei veicoli, in un contesto economico che è tuttora al di sotto dei livelli antecedenti alla crisi».

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MONTI SALVATORE DELL’ITALIA?

Non ha elettori da ingraziarsi con false promesse. Non ha alleati da tenere buoni con contentini. E’ lui il prescelto, Mario Monti, economista, accademico, senatore a vita e ora nuovo premier con l’incarico di salvare dal baratro l’Italia. L’approvazione è stata bipartisan, ad eccezione della Lega, che si mette all’opposizione. Intanto si aspetta con trepidazione la nomina dei nuovi ministri per la formazione di un nuovo Governo formato presubimilmente tutto da tecnici.  Ha dichiarato subito Monti “Mi accingo a questo compito con profondo rispetto nei confronti del Parlamento e nei confronti delle forze politiche. Opererò per valorizzarne l’impegno comune per uscire presto da una situazione che presenta aspetti di emergenza ma che l’Italia può superare con lo sforzo comune”.  E il primo sforza comune sarà quasi sicuramente la reintriduzione dell’Ici sulla prima casa. Gli occhi di tutti adesso però sono puntati sulle borse, per il momento sembrano aver dato tregua, ma questo momento non durerà a lungo, siamo ancora sotto stretta sorveglianza.  Certo è che le parole del Capo dello Stato sul nuovo premier rassicurano gli italiani “ ”personalità indipendente, rimasta sempre estranea alla mischia politica” e “dotata di competenze ed esperienze che ne fanno una figura altamente conosciuta e rispettata in Europa e nei più larghi ambienti internazionali”. Non ci resta che aspettare, speriamo che tolti i gretti problemi interni alla politica, si possa finalmente pensare solo all’Italia e agli italiani.

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FATE PRESTO, COSI’ TITOLAVA IL MATTINA NEL 1980 DOPO IL TERREMOTO DELL’IRPINIA, OGGI TITOLA COSI’ IL SOLE 24 ORE DOPO IL TERREMOTO FINANZIARIO.

Fate Presto! E’ il titolo con cui apriva il Mattino di Napoli il 23 novembre 1980 dopo il terremoto che sconvolse l’Irpinia. Oggi lo prende i prestito il Sole24Ore per titolare la sua pagina. Nel 2011 il terremoto è finanziario e scuote le fondamenta del Paese, ne mina la tenuta economica e civile. Una credibilità perduta che fa a gomitate con un differenziale spread BTp-Bund che supera i 550 punti e i titoli biennali pubblici hanno un tasso del 7.25%.

Un terremoto vero quello che ha colpito l’Italia, la quale da questo evento non sa reagire. Non ha fatto niente prima e non farà nulla adesso, almeno che le promesse del Cavaliere non siano per la prima volta fondate.

Roberto Napoletano sul Sole24Ore spiega così:

Le parole di ieri del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, sono nette: «Abbiamo bisogno di decisioni presto e nei prossimi anni per una rinnovata responsabilità e coesione nazionale». «Nuovo governo in tempi brevi o elezioni, l’Italia saprà serrare le fila». Mi ricordano, per intensità emotiva e fermezza, le parole appassionate di Sandro Pertini di ritorno dall’Irpinia nei giorni del terremoto: «Una bambina mi si è avvicinata disperata, mi si è gettata al collo e mi ha detto piangendo che aveva perduto sua madre, suo padre e i suoi fratelli». E, poi, scandendo bene: «Credetemi, il modo migliore di ricordare i morti è quello di pensare ai vivi».

Pertini, Napolitano, passando da Luigi Einaudi a Carlo Azeglio Ciampi, solo per fare qualche esempio, il buon nome dell’Italia, dagli anni della ricostruzione e del miracolo economico fino a quelli dell’euro e anche dei giorni nostri è stato sempre garantito da uomini che hanno saputo intrecciare intelligenza tecnica, visione e capacità politica. Possiamo (e dobbiamo) attingere anche oggi a quel capitale di risorse umane per fare in modo che l’Italia recuperi in fretta la fiducia del mondo. Per fare questo, come abbiamo scritto appena qualche giorno fa, non esistono scorciatoie fai da te, si impone la scelta di un governo di emergenza nazionale dove le forze politiche più responsabili (a partire dal Pdl di Berlusconi) decidano di investire su persone che, per la loro storia e i loro comportamenti, abbiano dimostrato di conoscere la lingua dei mercati e degli Stati e abbiano, quindi, le carte in regola per negoziare alla pari nel mondo e convincere gli investitori della solidità e affidabilità dei titoli sovrani italiani.

Questa è la via maestra, e a questo punto è anche l’unica via possibile per fare uscire il Paese dalle secche di un’emergenza drammatica e restituirgli il credito e l’onore che merita. Bene il maxi emendamento, bene la mobilità nel pubblico impiego, le pensioni di vecchiaia a 67 anni e i primi segnali su liberalizzazioni e privatizzazioni, sia chiaro però che non è sufficiente: lo si approvi ovviamente nei tempi più rapidi possibili con senso di responsabilità, ma non si rinunci (per nessuna ragione al mondo) a giocare la (vera) partita del futuro. Ricordiamoci che, nel breve periodo, anche quel po’ di crescita prevista per l’Italia non c’è più, così come è evidente che il nuovo, ulteriore differenziale di spread aggrava i conti di altri 3-4 miliardi. Il rischio che Europa e Fondo Monetario ci aggrediscano con la richiesta di nuovi interventi depressivi è reale anche perché risulterà problematico onorare, in queste condizioni, l’impegno del pareggio di bilancio nel 2013.

Per tutto questo l’Italia deve essere guidata da breve da uomini credibili, che si arriccino le maniche e che con intelligenza tirino su il paese dal fango. Il nostro paese è fermo ormai da troppo tempo, paga il conto di un pesantissimo logoramento politico durato troppo.
Fate Presto!

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ME NE VADO……MA TRA UN PO’

Allora si è deciso. Si dimette. Dopo mesi mesi in cui tutti lo pressavano in questa direzioni, ultimamente anche i suoi fedelissimi, ieri non ha potuto fare a meno di mandare una lettera ufficiale a Napolitano. Decisiva è stata la votazione sul rendiconto, la maggioranza in un attimo sgretolata. Solo 308 voti. E mentre le Borse si impennano Berlusconi ha voluto dare un suo ultimo colpo di coda. Si dimetterà sì, ma solo dopo l’approvazione del patto di stabilità. Una mossa degna di un grande stratega. Insomma prima di lasciare andare la poltrona ha da mettere un po’ di bastoni nelle ruote a chi presubimilmente vincerà le prossime elezioni. da questa mossa la sinistra dovrebbe imparare qualcosa, si torna alla fine sempre a quel pensiero, se quando erano loro a governare avessero fatto quella fatidica legge sul conflitto d’interessi…..

Il premier sta comunque pressando al Colle per andare al voto subito: “Bisogna andare alle urne. La parola a Napolitano, vedremo…”. Dall’altra parte Napolitano risponde: “Voto? No, via alle consultazioni”. Ci sarebbe ancora la legge porcellum da levare di torno.  L’unica cosa quasi certa è che al posto di Berlusconi prenderà le redini di questo grande marasma Alfano. Una guida a mio avviso più formale che altro, perché dietro ci sarà sempre lui, il più grande burattinaio che l’Italia abbia mai avuto.

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IL DECRETO SALTA. SCINTILLE TRA BERLUSCONI E TREMONTI

Berlusconi ammette che se fosse stato per lui, Tremonti se ne sarebbe già andato a casa da un bel po’. Tremonti risponde che se avessero fatto come lui diceva non si sarebbe certo stati nella situazione in cui ci troviamo ora. Uno scarica barile di colpe che come al solito non porta all’essenza dei fatti che vanno risolti. E alla fine niente decreto, proprio Tremonti si è detto contrario, forse anche perché Napolitano stesso aveva dichiarato di essere contrario nel caso in cui si fosse trasformato in un “carrozzone”. Insomma  palazzo Chigi non poteva infarcire il decreto di norme che con l’emergenza finanziaria non c’entrano nulla. Come quelle sulla giustizia e sul mercato del lavoro. Ci hanno provato, gli è andata male. Con questo suo incaponirsi unicamente per la sua salvaguardia, Berlusconi si sta scavando la fossa da solo. Nel PDL sono in molti che mostrano segni di insofferenza, il Governo ancora regge, ma possiamo affermare che ha le ore contate. Comunque in questa piccola battaglia interna Berlusconi-Tremonti, per ora la spunta il secondo. Il decreto non si farà, verrà però verrà fatto un maxi-emendamento alla legge di stabilità, come chiedeva proprio Giulio Tremonti. Stizzito Berlusconi è pronto a replicare : ”Tremonti si è messo in testa di sostituirmi e pensa così di costringermi a fare un passo indietro, ma si sbaglia di grosso: se io cado si va alle elezioni”. Intanto Alfano mette in guardia su altri pericoli: : “Casini è scatenato, sta per lanciare una nuova formazione politica per raccogliere una decina di parlamentari nostri e far saltare il governo. Si chiamerà “costituente dei moderati”, guardate che sono pronti”. Berlusconi pare terrorizzato. Se riesce ad uscirene anche questa volta, si merita veramente l’appellativo di higlander della politica. Finché la coscienza gli permetterà di continuare ad affossare questo paese c’è poco da fare purtroppo.

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BERLUSCONI ALLA CAMERA, L’OPPOSIZIONE SE NE STA FUORI. DOMANI IL VOTO DI FIDUCIA, NAPOLITANO TUONA: “BASTA VOTI, CI VOGLIONO FATTI CONCRETI”.

Berlusconi corre ai ripari dopo la batosta sul bilancio. Tutti hanno tuonato: l’opposizione (come era ovvio), Napolitano ma anche il partito di riferimento del Premier che forse non aspettava altro per dare una scossa al Cavaliere, visto abbattuto dopo la sconfitta. Oggi tutti in aula per il discorso di Berlusconi, prima del voto (l’ennesimo) di fiducia, che si terrà domani.

Tutti in aula, esclusa l’opposizione, che per la prima volta dopo anni, fa da opposizione. Tutti, anche il Pd, ha deciso di uscire dal Parlamento all’ingresso del Cavaliere. “Che il premier parli pure da solo” sentenzia l’opposizione. Napolitano fa il Capo dello Stato e, per la prima volta da quanto si è insediato, prende in mano i propri poteri: sprona il capo dell’esecutivo a portare alla Camera fatti concreti non solo la prova del voto di fiducia. Anche perchè da questo non ci aspettiamo grandi risvolti. Meno di un mese fa vi è stato l’ultimo voto di fiducia, a pro dell’esecutivo, perchè in teoria i numeri ce li avrebbe, fra gli esponenti del Pdl, quelli della Lega, gli ex responsabili, i comprati all’asta e compagnia varia, ma questo non basta a fare leggi concrete che risollevino la situazione dell’Italia. Ed è questo che, finalmente, ha chiesto Napolitano.

“Berlusconi indichi una soluzione al rendiconto”. Un ultimatum da Napolitano per ribadire che l’Italia ha bisogno di un aiuto e non di voti.

Ma chi è la pecora nera che ha fatto sì che il governo cadesse nel buio anche sul bilancio? Claudio Scajola. Ed è quest’uomo, la maggior preoccupazione del Cavaliere. Scajola ed i suoi frondisti, potrebbero riservare sorprese spiacevoli, anche perchè agiscono in sua insaputa. Oggi per il premier servirebbero dieci Scilipoti, non un solo voto favorevole. Perchè la sconfitta di martedì sull’articolo uno dell’assestamento di bilancio rappresenta il funerale dell’esecutivo.

Come ricordava Rosy Bindi ad Alemanno durante la scorsa puntata di Ballarò: con voto negativo sul bilancio la giunta di Roma cadrebbe e perchè non l’esecutivo? Un qualche problema lo dovrà pur creare o no?

Oggi il Consiglio dei ministri dovrà individuare una soluzione concreta. Tra le ipotesi la riduzione dei tagli al comparto istruzione e sicurezza. Poi, Berlusconi si presenterà in aula a Montecitorio per ottenere nuovamente la fiducia che sarà votata venerdì. Un discorso breve, un programma di fine legislatura per rilanciare l’azione dell’esecutivo. Pochi punti: decreto sviluppo (in merito al quale potrebbe fare un passaggio sulla necessita’ di risorse), riforma fiscale, riforme costituzionali (il cui iter è già stato avviato) e, ancora in forse, la riforma della giustizia. Perché secondo molti sarebbe controproducente anche solo parlarne. Meglio un accenno alla legge elettorale. Il premier è intenzionato a dimostrare con le parole e con i numeri che le preoccupazioni del Colle sulla tenuta non sono fondate. Ma, soprattutto, nel suo intervento di domani Berlusconi sosterrà la necessità di evitare una crisi di governo, elezioni anticipate e una conseguente instabilità che provocherebbe un danno al Paese.

Come andrà? Domani lo scopriremo.

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LA LEGA DA DEL “REIUCCIO E POVERO PRESIDENTE” A NAPOLITANO. SCOPPIA LA POLEMICA SULLE AUTO BLU MA SU INTERNET POSSIAMO TROVARE UN CENSIMENTO DEI COSTI DELLE 72 MILA AUTO DESTINATE ALLE ISTITUZIONI.

Dopo la polemica accesa da uno del componenti del Carroccio che, quasi insultando il capo dello stato, lo ha accusato di avere troppe macchine blu, il Fatto Quotidiano pubblica un censimento (sembra ad opera di Renato Brunetta).

Sono 72 mila e nel 2010 hanno percorso 800 milioni di chilometri. Sono le vetture del parco auto della Pubblica amministrazione (Pa) che il ministero di Renato Brunetta ha censito nel periodo tra il 29 marzo e il 6 giugno 2011. La raccolta dati realizzata da Formez PA, che include fra gli altri i costi di gestione per il mantenimento dei mezzi e del personale dedicato, è consultabile in un database online.

Le auto si suddividono in tre categorie: quelle “blu blu” che sono 2mila e di rappresentanza politico- istituzionale, a disposizione di autorità e alte cariche dello Stato e delle amministrazioni locali. Seguono 10 mila auto “blu” provviste di autista e a disposizione dei dirigenti apicali e infine 60.000 auto “grigie”, che sono senza autista e servono gli uffici per attività strettamente operative.

All’indagine hanno risposto 5.095 enti, ovvero il 61,6% delle 8.277 amministrazioni che sono state contattate e che a loro volta rappresentano l’85,6% degli addetti complessivi della Pa. Dalla rilevazione sono però escluse le circa 50.000 autovetture usate per scopi di sicurezza e difesa personale e nazionale e le 16.000 auto usate per la polizia municipale e provinciale.

Degli 800 milioni di chilometri che hanno percorso nel 2010, solo il 10% sono stati effettuati dalle auto “blu blu” e “blu” e il rimanente 90% dalle auto “grigie”. Le auto di proprietà, che sono il 77.6% del parco complessivo, hanno coperto il 70% della percorrenza mentre il 30% era a carico delle auto a noleggio o in affitto, che rappresentano il 22,4% delle vetture in dotazione.

Nel 2010, è stato stimato l’acquisto di 4.600 auto con un costo medio di 13mila euro tra acquisti e riscatti. Di queste, solo il 6% sono auto “blu blu” e “blu” in quanto la prima categoria, generalmente, è composta da mezzi noleggiati o in comodato d’uso.

Gli enti che hanno ridotto in maniera più consistente il parco auto nel 2010 rispetto al 2009 sono il Comune di Roma, la Asl di Napoli 2 e il Comune di Messina.

Chi invece ha registrato il maggior numero di vetture in proprietà nel 2010 sono i Comuni non capoluogo (1.644) e le Asl (1.268) seguiti dalle Pubbliche amministrazioni locali (769). Nel 2010 sono stati spesi per l’acquisto delle auto “blu blu” 11 milioni di euro, 32 milioni per le auto grige e 17 per la polizia locale. La spesa per il personale dedicato alla gestione del parco auto è di 615 milioni di euro per la prima categoria, 620 per la seconda e oltre un miliardo e 200 mila euro per la terza.

Quindi dopo l’attacco e i dati pubblicati arriva anche la risposta del Quirinale, che certo non ha intenzione di sottoporsi alle accusa di Marco Raguzzoni capogruppo della Lega.

All’accusa di 40 auto blu per una sola persona Napolitano ha risposto che sono solo tre le autovetture a disposizione del presidente della Repubblica. Con una replica secca contenuta in una nota, si consuma un nuovo scontro tra il Quirinale e il partito di Umberto Bossi. Di qui, una lettera inviata dal Quirinale al Carroccio, si racconta in ambienti parlamentari, seguita da una nota che censisce il parco macchine della presidenza: «35 auto» in tutto e di queste a disposizione di Napolitano «solo 3 Lancia Thesis», più «altre 2 auto storiche utilizzate per solenni cerimonie». Quando si dovrà sostituirle, precisa il Colle, saranno utilizzate auto «di cilindrata inferiore». Ma non chiude la polemica la reazione di Reguzzoni: «La nota del Colle si commenta da sola». Mentre dai banchi della maggioranza Giancarlo Lehner (Pt) chiede al Quirinale di precisare i costi delle auto. E i militanti leghisti, che su Facebook chiedono al «reuccio» Napolitano di tagliarsi budget e pensione, ironizzano: «Cavolo, che poco. Solo 35 macchine a disposizione, quel ’poverò presidente…».

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BERLUSCONI: IL GOVERNO TIENE! MARONI: RIMANDO A PONTIDA. E BERLUSCONI ASCOLTERA’ ATTENTAMENTE

E’ di nuovo bufera tra le parti costituenti la maggioranza. Berlusconi, l’inguaribile ottimista, afferma che non ci sono problemi, che la sua leadership tiene. Ma la realtà è che la Lega ricopre sempre più un ruolo fondamentale per la stabilità di Governo e di volta in volta mette il veto sulle decisioni da prendere. Intanto si parla di una verifica per il 22 giugno. I punti sui quali la Lega fa pesare la propria opinione sono nella fattispecie due. L’immigrazione e la questione spazzatura a Napoli: ancora una volta il Carroccio ribatte sui barconi carichi di migranti che arrivano dalle coste africane a Lampedusa e ribadisce che “loro non li vogliono”. Secondo la Lega l’Unione Europea e la Nato si dovrebbero impegnarsi direttamente: la prima per ricevere una parte degli stranieri giunti sulle nostre coste, la seconda a respingerli in mare aperto. La questione spazzatura è anch’essa sulla stessa lunghezza d’onda, il “no” viene detto al trasferimento dei rifiuti e al suo smistamento nelle altre regioni italiane. In entrambi i casi il problema è la non apertura del Nord ai problemi che il resto dell’Italia volente o nolente si ritrova alle soglie di casa.  E intanto Napolitano lancia l’ennesimo monito da Verona: “Non bisogna temere di ritrovarsi uniti insieme attorno ai grandi principi ed ai grandi obiettivi e a dire che sono comuni per tutti. Non bisogna temere. Io qualche volta ho l’impressione che in Italia ci sia chi teme che politicamente non ci divida abbastanza”.

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BERLUSCONI: “I COMUNISTI OLTRE A MANGIARE I BAMBINI, NON SI LAVANO”, ARRIVA L’ENNESIMO VIDEO MESSAGGIO DEL PREMIER “I RIFIUTI DI NAPOLI? IO LI PORTEREI IN PROCURA, NAPOLITANO? DOVREBBE AVERE MENO POTERI”.

Silvio Berlusconi pare che non voglia proprio tenere la bocca chiusa e soprattutto sembra dar valore zero agli appunti del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.  Mentre il Colle sottolinea la necessità di “onorare” la magistratura, il cavaliere spende di nuovo fuoco e fiamme per le toghe “una malattia della democrazia” e una “discarica”. Ma Berlusconi non si ferma a complimentarsi con la magistratura ma si rivolge anche all’opposizione del parlamento, accusata senza tanti giri di parole di “lavarsi poco”. Non è mancato neppure un affondo diretto contro il Quirinale. “Dobbiamo cambiare la composizione della Corte Costituzionale, dobbiamo cambiare i poteri del Presidente della Repubblica e, come avviene in tutti i governi occidentali, attribuire più poteri al governo del presidente del Consiglio” e questo certamente finchè al potere c’è il signor Silvio Berlusconi, poi la legge andrebbe ricambiata di nuovo.
La campagna elettorale è iniziata e Berlusconi affida a You Tube il proprio videomessaggio, forse per stare al passo con la tecnologia ma sempre con vecchi e già sentiti slogan:  ”Le elezioni del 15 e 16 maggio – afferma il premier – sono elezioni amministrative, ma  dobbiamo vincerle non solo per portare il buon governo nei comuni e nelle province, ma anche, e soprattutto, per confermare e rafforzare il nostro governo sul piano nazionale”. L’affondo ai giudici è arrivato trattando della situazione napoletana, a pro del proprio candidato, perchè secondo B. le toghe vorrebbero mettere i bastoni tra le ruote al Pdl: “Guarda caso – ha sostenuto – ci sono le elezioni e i pm di Napoli chiudono le discariche e non si sa dove portare i rifiuti. Io glieli porterei in Procura da loro, i rifiuti…”. “La sovranità in questo momento, con questa malattia della democrazia – ha continuato – è dei pm della sinistra: questo noi non possiamo tollerarlo”.

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