18 May 2012

NUCLEARE, INCIDENTE IN FRANCIA. RITORNA LA PAURA EFFETTO FUKUSHIMA, NON SUFFICIENTI LE RASSICURAZIONI DELLA PRESTIGIACOMO

Il secondo incidente nucleare da quando in Italia si è riacceso il tema caldo del volere o no all’interno dei nostri confini le centrali nucleari. Dopo la tragedia di Fukushima, in Giappone, il pericolo si fa più vicino e accade in Francia, a 250 km dal confine italiano.  A Marcoule vicino Avignone,  è avvenuta  un’esplosione in un sito di trattamento delle scorie radioattive: immediata la preoccupazione di una fuga radioattiva che coinvolgesse la popolazione, poi subito rientrata.

In Italia si sono fatte sentire a caldo le reazioni politiche dell’opposizione, nonostante il ministro per l’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, abbia rassicurato confermando l continuo monitoraggio della situazione:  il Pd e l’Italia dei valori hanno chiesto che il Governo riferisca in Parlamento, ricordando la scelta referendaria di giugno con cui si è detto ‘no’ alle centrali in Italia. Per Ignazio Marino, senatore del Pd, “l’Italia potrebbe e dovrebbe diventare il portabandiera culturale in Europa per la dismissione delle centrali nucleari, lo smaltimento definitivo delle scorie”.  Dello stesso avviso Legambiente: “Quanto sta accadendo in queste ore nel sud della Francia, con l’esplosione di un impianto di trattamento di scorie nucleari a Marcoule, dimostra ancora una volta che la filiera nucleare non è né trasparente né sicura – ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente – e ci conferma la lungimiranza dei cittadini italiani”.

L’esplosione, avvenuta verso le 11 e 45 di ieri mattina e dichiarata rientrata già alle 16.00 dello stesso giorno, è scaturita in una fornace per la fusione di scorie radioattive metalliche di attività debole e molto debole:  EDF, che gestisce la centrale,  ha subito precisato che si è trattato di un “incidente industriale” e non di un “incidente nucleare”. Tuttavia un dipendente della centrale è morto e ci sono altri 4 feriti, tra cui uno in modo grave.

 

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LA SBERLA, IL GIORNO DOPO: DATO UFFICIALE 54,8%. BERLUSCONI PRESO DI MIRA DALLA STAMPA ESTERA E DALLE VIGNETTE SATIRICHE.

Il giorno dopo la chiusura delle urne, si tirano le somme  e si riportano dati e giudizi più che pensati. Intanto, partiamo dai dati: per i quattro referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento ha votato il 54,8% degli aventi diritto.
 Il dato definitivo, comprensivo degli elettori italiani all’estero, e’ pubblicato sul sito del Viminale (www.interno.it). In particolare, l’affluenza e’ stata del 54,81% al referendum sulla privatizzazione dell’acqua (95,35% di si’), del 54,82% al referendum sulle tariffe del servizio idrico (95,80% di si’), del 54,79% al referendum sull’energia elettrica nucleare (94,05% di si’) e del 54,78% al referendum sul legittimo impedimento (94,62% di si’). 

Il giorno dopo (ma anche da ieri) a prendere corpo è stata anche l’impietosa satira con il premier Silvio Berlusconi, protagonista di tutte le vignette con le quali i principali giornali illustrano il risultato elettorale, con il quorum raggiunto e la vittoria dei Si’ ai quattro referendum sulla privatizzazione dell’acqua, sulle tariffe idriche, sull’energia nucleare e sul legittimo impedimento ai processi per il capo del governo e i suoi ministri.

“Brutti dispettosi!” protesta un Cavaliere in posa da bambino, seduto e con il pollice in bocca, nella vignetta di Altan in prima pagina su ‘Repubblica’. Sempre sul quotidiano romano, ElleKappa commenta il 57% di votanti e il 95% di si’ come “l’editto bulgaro del popolo sovrano a Berlusconi’, in riferimento al desiderio che espresse il premier dalla Bulgaria contro i programmi tv di giornalisti a lui non graditi. Mentre nelle pagine dei commenti, ‘la finestra di Bucchi’ rifa’ il verso alla recente copertina del settimanale inglese ‘The Economist’ riprendendone il titolo ma volgendolo dalla forma attiva a quella passiva: “L’uomo che e’ stato fregato da un intero Paese”.

Berlusconi protagonista anche della vignetta di Giannelli in prima pagina sul ‘Corriere della sera’: ritratto in un quadro vestito da monarca e con una gamba ingessata sopra la scritta ‘re-ferito’ che richiama con un gioco di parole il ‘re-ferendum’. Sul ‘Messaggero’, la matita di Marassi disegna Berlusconi a letto con una donna: lui scuro in volto ma lei che grida “Si’! Si’! Si’! Si’!” con una sorta di ‘orgasmo’ elettorale per le vittorie ai quattro referendum.

Per ‘Fatto a mano’, la rubrica satirica del ‘Fatto Quotidiano’, secondo il Cavaliere “le conseguenze da trarre sono chiare: adesso il nucleare dovra’ dimettersi”. Su ‘Libero’, invece, Berlusconi viene ritratto da Benny con una vistosa fasciatura in testa, qualche dente rotto e due cerotti in volto sotto la scritta “Botta continua”. La vignetta di Krancic sul ‘Giornale’ vede il premier con l’espressione sconsolata e le mani aperte in un segno inequivocabile, reso ancor piu’ leggibile dal suo lamento: “Ci hanno fatto un quorum cosi’…”.

Alla stessa conclusione arriva Vauro sul ‘Manifesto’: un elettore, con matita fra i denti, una bandana in testa con la scritta Si’ ripetuta quattro volte e le mani con pollice e indice aperti, esclama: “Un quorum cosi’!”. Quanto a ‘L’Unita’, Staino simula una non-vignetta: alla figlia che gli chiede: “Babbo… e la vignetta?”, Bobo alzandosi dal tavolo di lavoro e correndo verso la porta di casa spiega: “Che la facciano quelli che hanno perso, io vado a ballare!”.

Anche la stampa estera non ci va cauta: “La disfatta di Berlusconi” gridano alcuni, ed altri “Sberla a Berlusconi”. Sembra proprio che il perdente del risultato dei quesiti referendario si proprio il Cavaliere, che aveva indicato ai proprio fans di non andare a votare.

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SENZA NUCLEARE SI PUO’: LA RISPOSTA E’ BLUE ECONOMY. NEL 2010 IL NUCLEARE HA PRODOTTO MENO ENERGIA DELLE RINNOVABILI: CON ACQUA, VENTO E SOLE POSSIAMO FARCELA.

Mentre alle urne gli italiani stanno votando sul quesito sul nucleare c’è chi intanto fa ricerca sulle alternative. Fonti rinnovabili al posto del nucleare? Non è uno slogan né un’utopia: le tecnologie per passare dall’energia dell’atomo a quella verde non solo esistono, ma permettono di creare posti di lavoro e risparmiare denaro.

Oggi nel mondo ci sono 442 centrali nucleari operative in 30 paesi che generano 375 gigawatt (Gw) di energia elettrica; a queste stanno per aggiungersi altri 65 impianti nucleari in via di realizzazione in 16 paesi per la produzione di altri 63 GW. Gli Stati Uniti ospitano il maggior numero di impianti di energia nucleare (104), più di Francia (58) e Giappone (48). Circa212 centrali in funzione hanno più di 30 anni, e nessuna scienza è in grado di dirci per quanto tempo saranno ancora sicure. In Germania, il cancelliere Angela Merkel ha ordinato la chiusura definitiva di tutti gli impianti che hanno più di 30 anni. Il relativo declino del nucleare era già una certezza prima del disastro di Fukushima. Nel 2010, l’Unione europea aveva 143 centrali, molto al di sotto del picco del 1989, quando ne funzionavano 177. Si dice che le centrali nucleari siano in grado di fornire elettricità a 5,9 centesimi per chilowattora (kWh). Ma il costo effettivo, includendo le sovvenzioni, i vantaggi della svalutazione, le tutele assicurative, gli aiuti finanziari e le spese per lo smaltimentodelle scorie, raggiunge i 25-30 centesimi per kWh. A dispetto dei massicci sussidi e delle protezioni legali, nel 2010 il nucleare ha prodotto a livello globale meno energia delle rinnovabili. Arriviamo alla domanda cruciale: è possibile produrre nel mondo energia rinnovabile a prezzi accessibili? La risposta è positiva, soprattutto se – adottando i criteri di un progetto chiamato Blue economy – ci poniamo l’obiettivo di usare ciò che abbiamo, di studiare e sfruttare al meglio la competitività delle innovazioni tecnologiche, di evitare il ricorso a sussidi pubblici. Poche fonti di calore e di elettricità potrebbero rivoluzionare l’attuale panorama delle energie rinnovabili. Le tre innovazioni chiave sono: 1) turbine eoliche verticali all’interno dei tralicci ad alta tensione già esistenti; 2) riprogettazione degli impianti di trattamento delle acque reflue (Itar) municipali già esistenti per combinarle con i rifiuti solidi organici producendo biogas; 3) produzione combinata di calore ed elettricità con moduli fotovoltaici a doppia esposizione collocati su container riciclati dotati di sensori ottici per concentrare i raggi solari. Se la Germania decidesse di integrare 500 dei suoi 9.600 impianti Itar con generatori altamente efficienti usando le tecnologie dell’impresa Scandinavian Biogas (che oggi sono operative a Ulsan, nella Corea del Sud) la fornitura elettrica potrebbe raggiungere i 5 Gw. Il biogas è una forma sicura e prevedibile per produrre corrente – ed è indubbia la fornitura permanente ricavabile dai rifiuti organici e dalle acque reflue – che può assicurare quindi una rete stabile. Installando le turbine verticali di Wind-it (Francia) all’interno di un terzo dei suoi 150mila tralicci ad alta tensione, la Germania potrebbe generare più di 5 Gw, ad una frazione del costo dell’energia nucleare. In Germania ci sono 1.900 discariche. Se venissero collocati generatori combinati di calore ed elettricità dell’impresa svedese Solarus su appena 100 ettari in 100 di questi terreni inutilizzati, si otterrebbero 1.830 kilowatt termici e 610 kilowatt elettrici per ettaro, e la potenziale fornitura di energia aumenterebbe di altri 6,1 gigawatt elettrici e 18,3 gigawatt termici. Questo calore potrebbe servire per ridurre sensibilmente la domanda di energia utilizzata per riscaldare l’acqua, la principale voce di spesa nel consumo di elettricità delle famiglie tedesche. La domanda giornaliera di energia elettrica in Germania è di circa 70 GWh, e l’energia nucleare rappresenta circa il 20 per cento, ossia 15 GWh. Questi calcoli dimostrano che utilizzando anche solo una minima parte delle infrastrutture già esistenti, è possibile sostituire tutto il nucleare: 5 GWh dalle turbine eoliche montate sui tralicci dell’alta tensione, 5 GWh dalla produzione di biogas ottenuta dalla riconversione degli impianti per il trattamento delle acque reflue e 6,1 GWh da impianti fotovoltaici montati nei terreni delle discariche. In totale si tratterebbe 16,1 GWh contro i 15 coperti oggi in Germania dal nucleare. Il costo di produzione per ciascuna delle tre alternative è pari o inferiore a 2 centesimi per kWh. Il costo attuale per il trasferimento dell’energia nucleare alla rete elettrica è di 5,6 centesimi per kWh. Un altro vantaggio evidente è la creazione di posti di lavoro: la Germania, che è già leader mondiale nell’esportazione di tecnologie verdi, potrebbe diventare il maggiore esportatore al mondo di energia verde. Ma l’elemento decisivo per la strategia di uscita dal nucleare è che la differenza di prezzo – 3,6 centesimi alkWh- per i 15GWforniti oggi dai reattori nucleari produrrà una manna dal cielo: un beneficio annuale di 4,7 miliardi di euro. Questo flusso di cassa, prodotto dalle efficienze di tecnologie semplici, potrebbe bastare a finanziare l’uscita dal nucleare entro10 anni. In questomodole aziende elettriche avrebbero una alternativa basata sul valore degli attivi, e verrebbero pagate per l’abbandono dell’energia nucleare. La chiusura forzata dei vecchi reattori ha già ridotto il valore delle centrali del 25 per cento, e l’attuale momento di incertezza rischia di portare a un ulteriore crollo delle azioni.Manonsarà difficile trovare una soluzione che permetta di rinunciare al nucleare aumentando i benefici per tutti e riducendo i rischi. La Germania potrebbe diventare un asse finanziario mondiale, investendo su un’uscita dal nucleare fondata sul denaro contante e il consenso. Questo è l’obiettivo ultimo della Blue economy: rispondere ai bisogni fondamentali della collettività sfruttando ciò che già abbiamo, offrendo prodotti e servizi a costi minori senza danno per la salute e l’ambiente, e creando capitale sociale. Tutto sta ad indicare che si tratti di un obiettivo possibile, molto più vicino di quel che pensavamo.

Fonte: http://www.unita.it/italia/nucleare-addio-il-futuro-br-si-chiama-blue-economy-1.303562

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QUORUM VICINO: ALLE 22 DI IERI SERA OLTRE IL 41%. OGGI SEGGI APERTI FINO ALLE 15. L’ITALIA SI STA SVEGLIANDO?

Oltre 61 mila sezioni elettorali in tutta Italia stamattina alle 7.00 sono state riaperte. I quesiti referendari su servizi pubblici locali, tariffe dell’acqua, energia nucleare e legittimo impedimento, sembrano aver fatto breccia nel cuore degli italiani, senza distinzione di appartenenza politica. Fino alle 22.00 di ieri sera il dato di affluenza era del 41.1 %.

La partita si chiuderà alle 15.00 di oggi pomeriggio con il raggiungimento del quorum al 50 +1 % degli aventi diritto al voto. Il punto interrogativo resta il voto degli italiani all’estero ed è per questo che il Pd incita ancora al voto: “Questa festa della democrazia va completata raggiungendo almeno il 54% di votanti per rendere irrilevante il dato di affluenza degli italiani all’estero e vanificare ogni eventuale contestazione sul quorum”.

Ma il quorum è possibile? Sembra di si, come si è intuito fino dalle 12, quando i votanti erano oltre l’11%. La quota della doppia cifra negli scorsi quesiti ha sempre portato bene, quando si è toccato il 10% nelle prime ore di voto, si è poi sempre raggiunto il quorum.

Per Termometro Politico il dato delle 22 dovrebbe consentire il superamento del quorum, secondo i calcoli fatti dall’istituto di sondaggi. Lorenzo Pregliasco, uno dei responsabili di questa casa demoscopica, sugli elementi più interessanti emersi oggi ha dichiarato:

Il quorum resta un obiettivo raggiungibile, anche se dipenderà tutto da quanti elettori andranno al voto domani. Nel 2005  furono il 7%, nel 2006 il 19%: come si vede è difficile fare previsioni con questi precedenti.

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BLITZ DI GREENPEACE SUL COLOSSEO E SU PONTE VECCHIO: SROTOLATI GLI STRISCIONI DI 60 METRI “ITALIA FERMA IL NUCLEARE, VOTA SI”.

Dopo le manifestazioni studentesche, anche gli attivisti di Greenpeace hanno srotolato oggi enormi striscioni sul Colosseo a Roma e su Ponte Vecchio a Firenze, per sostenere il referendum sul nucleare, che si terrà domenica e lunedì.

“Italia, Ferma il nucleare. Vota sì”. Lo striscione è stato calato dalla sommità del secondo ordine degli archi del Colosseo”, dice un comunicato. Uno striscione con lo stesso slogan ma più piccolo, 60 metri quadrati, è stato aperto invece a Ponte Vecchio.

“Questa volta Greenpeace ricorre a gesti eclatanti non per protestare, ma per chiamare al voto tutti gli italiani perché adesso come mai siamo ad un soffio dal successo: fermare il nucleare in Italia ed aprire una nuova era di energie pulite e rinnovabili» ha detto in un comunicato Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia. L’iter della consultazione sul nucleare è stato contrassegnato da polemiche, perché a maggio il Parlamento ha votato una legge che cancella la normativa che il referendum voleva abrogare. Ma la Corte di Cassazione ha stabilito il primo giugno scorso che il referendum va applicato alla nuova legge, che in realtà rimanda l’eventuale costruzione di nuove centrali nucleari a una verifica a livello europeo sulla sicurezza della tecnologia.

L’interpretazione della Cassazione è stata poi confermata il 7 giugno dalla Corte Costituzionale. Il 12 e 13 giugno si vota anche per altri tre referendum abrogativi: due sulla gestione dell’acqua e uno sul cosiddetto legittimo impedimento. Perché le consultazioni siano valide, per ogni quesito deve recarsi alle urne almeno il 50% più uno degli elettori. Ieri il premier Silvio Berlusconi ha detto che non pensa di andare a votare, mentre il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, pochi giorni fa, ha sostenuto l’importanza di votare anche per i referendum.

 

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NUCLEARE: DI NUOVO BEFFA? GLI ITALIANI ALL’ESTERO HANNO GIA’ VOTATO CON UNA SCHEDA AD OGGI NON VALIDA. QUORUM A RISCHIO, DI PIETRO: “FARO’ RICORSO PER LA PRIVAZIONE DI UN DIRITTO AI CITTADINI”.

A pochissimi giorni dal voto, il caos sul referndum si riapre. Il 12 e 13 giugno le urne saranno aperte con la speranza del quorum, la soglia minima di partecipazione che bisogna raggiungere per far si che i referendum passino. Il quesito che più preoccupa è senz’altro l’antipatico nucleare, prima inserito poi contrastato poi definitivamente stampato sulle schede referendarie. Il dubbio sta proprio sull’atomo e se la forte compagna di astenzionismo del governo possa in qualche modo distruggere il lavoro fatto dai promotori.

Quello che preoccupa è il voto degli italiani all’estero, il Ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito ha annunciato: “Stiamo ristampando le schede con la nuova formulazione del quesito sul nucleare, ma non quelle per gli italiani all’estero che potevano votare solo entro il 2 giungo”. Gli italiani emigrati quindi si sarebbero già espressi, ma su un quesito non valido e soprattutto, chi ci ha mai informati di ciò? Nessuno.

E il quorum quindi? Gli italiani all’estero sono più di 3 milioni, il cui voto, non potrà essere ritenuto valido in quanto sottoposti ad un quesito ormai vecchio. Antonio di Pietro, uno dei più forti promotori del referendum ha aggiunto che non conteggiando gli italiani all’estero il “quorum passa dal 50+1 al 58%”, pregiudicando così l’esito del voto.

La problematica è iniziata il 1° giungo quando la Corte di Cassazione da il via al referendum sul nucleare ma con una nuova formulazione del quesito, i 3 milioni e 200 mila italiani all’estero, hanno tempo ancora solo un giorno per votare e quindi è già troppo tardi per ristampare le schede da inviare nei vari paesi.

Da qui la preoccupazione dei referendari e l’intenzione, annunciata dallo stesso Di Pietro di ricorrere in Cassazione sollevando un possibile “conflitto di costituzionalità, perché i nostri connazionali sono stati privati di un diritto fondamentale: quello di dire la loro”.

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REFERENDUM – 6: IL BATTITO DEL QUORUM C’E', MA I PARTITI COME SI SONO SCHIERATI? C’E’ ANCORA CHI HA UN PO’ DI CONFUSIONE!

Mancano appena 6 giorni al tanto voluto e anche non voluto referendum. Ma gli italiani andranno al mare o alle urne? Da sempre, prima dei quesiti sulle schede, questa domanda domina i referendum popolari. Fra la confusione se andare al voto o no c’è anche il disordine dei partiti, c’è chi si schiara, chi no, chi fa un passo indietro o chi non lo fa proprio.

Questa volta pare che il cuore del quorum batta e anche a velocità importante, lo dice anche B. che questa volta sarà fregato, ma dipende da cosa gli italiani voteranno.

Andiamo a scoprire cosa voteranno i politici italiani:

SINISTRA – Per il 12 e 13 giugno, tutta l’opposizione si schiera compattamente per il “Sì” a tutti e quattro i quesiti. Un appoggio deciso alla campagna referendaria arriva anche dal Pd, che ha lanciato una imponente mobilitazione per raggiungere il quorum, con l’indicazione di votare il “Sì” abrogativo a tutti i quesiti. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ha promesso: “Il Pd fa il suo dovere. Siamo impegnatissimi, perchè si possa raggiungere il quorum e gli italiani si possano esprimere con un sonoro sì. Faremo il nostro dovere con tutto l’impegno”.

Ma in prima fila a promuovere i quattro “Sì” ci sono anche Sinistra e libertà, Verdi, Radicali e Federazione della sinistra: “Adesso è necessario un grande sforzo collettivo di tutti per far vincere i sì e sfiduciare dal basso e per sempre Berlusconi”, ha fatto notare il segretario del Prc Paolo Ferrero.
Tra i più impegnati c’è Antonio Di Pietro, che per primo ha lanciato la campagna referendaria come promotore: “Acqua, aria e legalità sono tre temi che poniamo all’attenzione di tutti i cittadini a prescindere che siano elettori di centrodestra o di centrosinistra”, ha detto il leader Idv nel suo richiamo al voto, con uno spot piuttosto divertente  che invita a recarsi “nelle migliori cabine elettorali”. Per le opposizioni, un successo del referendum rappresenterebbe la possibilità di “bissare” politicamente il verdetto anti-governativo delle elezioni amministrative.

DESTRA – Sul fronte opposto le posizioni non sempre convergono. Il Pdl ha ufficializzato la linea della non indicazione di voto, il premier Silvio Berlusconi giudica inoltre “inutile” il quesito sul nucleare, ma si registra un’apertura a sorpresa della Lega. Berlusconi sostiene che “L’esecutivo aveva già eliminato la norma sulla localizzazione delle centrali”, e comunque, per il Cavaliere, “il referendum non ha nulla a che vedere con il governo”. Il premier aggiunge però che “se i cittadini non vorranno il nucleare, noi ne prenderemo atto”.
Per la Lega, invece, Umberto Bossi aveva sospreso tutti ammettendo che alcuni referendum, come quello sull’acqua, “sono allettanti”. Il Carroccio definirà ufficialmente la sua posizione oggi, ma ci sono posizioni già marcate: il neo-rieletto sindaco di Varese, Attilio Fontana, ha annunciato un doppio Sì al quesito sull’acqua. Nell’area della maggioranza, la Destra di Francesco Storace ha scelto una posizione articolata: “Sì” ai due quesiti riguardanti l’acqua e a quello sul nucleare, e il rifiuto della scheda sul legittimo impedimento.

CENTRO – Nella zona tra i due schieramenti principali, le posizioni dei partiti diventano via via più sfumate. Il Terzo polo non osteggia il referendum, ma con accenti differenti. Gianfranco Fini  si è limitato a sottolineare che l’importante è “andare a votare a prescindere da quanti sono i quesiti”. L’indicazione di voto ufficiale di Futuro e Libertà viene dal vice presidente Italo Bocchino: “Partecipazione attiva”, quindi recarsi alle urne, con “piena libertà di coscienza”. Ma nel partito ci sono esponenti che indicano chiaramente le loro intenzioni di voto: Flavia Perina, Antonio Buonfiglio e Fabio Granata hanno comunicato che voteranno “Sì” a tutti i quesiti.

Una confusione che colpisce tutti, forse gli esclusi sono coloro che andranno al voto, che non seguiranno nemmeno il proprio partito, ma la saggezza.

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ENNESIMA SPALLATA AL GOVERNO: LA CASSAZIONE HA DECISO, IL REFERENDUM SUL NUCLEARE SI FARA’. L’AGCOM TIRA DI NUOVO LE ORECCHIE ALLA RAI: “GLI SPOT SUL NUCLEARE INSERITELI IN ORARI PIU’ AFFOLLATI”.

Il primo sì al referendum arriva dalla Corta di Cassazione, che questa mattina sanziona: vale la richiesta di abrogazione. Il decreto omnibus uscito pochi giorni fa dalla Camera in pieno allarme “caduta di consensi” non è servito all’obiettivo che il governo si era prefissato, e cioè evitare il pericolo referendum e quindi togliere interesse anche agli altri quesiti.

Le schede per la consultazione del 12-13 giugno, verranno stampate, per la gioia dei comitati promotori. ”La conferma del quesito sul nucleare e’ una notizia eccellente, i trucchi del governo sono stati ancora una volta smascherati”, dice Pier Luigi Bersani. “Il Pd – aggiunge – che ha sempre contrastato le assurde scelte del governo sul nucleare, e’ impegnato con tutte le sue forze a sostenere la campagna per il ‘si” e invita tutte le sue organizzazioni territoriali a mobilitarsi in occasione del 12 e 13 giugno”.

La spallata al governo sul decreto omnibus arriva in concomitanza con le dichiarazioni dell’Agcom che redarguisce la Rai, ancora, ritenendo “la collocazione nei palinsesti dei messaggi autogestiti relativi ai referendum del 12 e 13 giugno, finora attuata dalla Rai, non conforme ai principi del regolamento della Commissione sulla par condicio referendaria”. L’Autorita’, si legge in una nota, ha, pertanto, rivolto un richiamo alla concessionaria pubblica ”affinche’ realizzi una collocazione dei messaggi idonea a garantire l’obiettivo del maggior ascolto, come previsto dalle disposizioni vigenti”.

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MUSICA PER IL SI! IL 25 E 26 MAGGIO IN TUTTA ITALIA CONCERTI IN PIAZZA PER DIRE SI’ AL REFERENDUM DEL 12-13 GIUGNO: CRISTICCHI, MARINA REI, PAOLA TURCI, ALMAMEGRETTA, MARLENE KUNTZ, STEFANO DI BATTISTA E MOLTI ALTRI!

La Musica per il Sì! Questa è l’iniziativa del Partito Democratico, che affida, ancora una volta, le manifestazioni a pro del Sì al referendum del 12-13 giugno, alla musica. Dal nord al sud in tutta Italia per dare un segno di forza a chi vuole far passare in secondo piano una scelta importante come la privatizzazione dell’acqua, il legittimo impedimento e il nucleare.

Dalle parole di Stella Bianchi, responsabile Ambiente, e Matteo Orfini, responsabile Cultura e Informazione: “Musica per il Sì. Abbiamo chiamato così i due giorni di concerti in tutta Italia che ci saranno mercoledì e giovedì prossimo per dire ancora una volta forte e chiaro che il 12 e 13 giugno vogliamo votare sì per fermare il nucleare, per l’acqua pubblica e contro la privatizzazione voluta dal governo e per una giustizia uguale per tutti”.

Da Cagliari a  Grugliasco (Torino), fino a Rimini il 25 e poi il 26 da Monfalcone, aVercelli, a Mantova, Macerata, Roma, Nicastro (Lamezia Terme), fino a Grottaglie (Taranto). I nomi degli artisti che si esibiranno sul palco sono molti, da Simone Cristicchi, ai Marlene Kuntz, Giuliano Palma & Bluebeaters, This Harmony, Stefano Di Battista, Marina Rei, Elisa Calise, Banda Osiris, Emanuele Dabbono, Paola Turci, Ele Matteucci, Servillo&Solis String Quartet, Valentina Lupi, Almamegretta, Peppe Columbro Band,Riserva Moac e Mimmo Cavallo.

Un’iniziativa per unire chi ha voglia di partecipare al voto, chi vuole essere informato, il diritto dei cittadini ad esprimersi su questioni che riguardano il paese e che nessuno, nemmeno il governo, può togliere.

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SARDEGNA: SEI SU DIECI ALLE URNE, PLEBISCITO CONTRO IL NUCLEARE. IL 98% DICE SI, VIA L’ATOMO DALL’ITALIA!

Il referendum sul nucleare porta già un risultato a casa, in Sardegna, il popolo è stato chiamato alla scelta anzitempo.  Il plebiscito sardo di sì anti atomo ha fatto registrare un coro di applausi che sull’isola è stato bipartisan: prima per l’alta affluenza alle urne (6 elettori su 10 hanno risposto al quesito referendario), poi per i risultati (i sì superano di gran lunga il 90 per cento).

I primi a congratularsi per questo anticipo di referendum sono stati gli ambientalisti e i partiti che hanno sostenuto la prova referendaria. “Il risultato clamoroso conferma la forte consapevolezza dei cittadini, ha dichiarato il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza. “Nonostante il silenzio di molti media, l’enorme affluenza al voto in Sardegna conferma la volontà dei cittadini di partecipare concretamente alle scelte per il proprio futuro non solo energetico”.

“Ora l’incubo nucleare va abbandonato, insieme ai trucchetti per riproporlo tra due anni: gli italiani hanno il diritto di votare al referendum del 12 e 13 giugno per spazzare via ogni velleità di riaprire le centrali”, ha aggiunto Stefano Leoni, presidente del Wwf. I Verdi hanno parlato di “vittoria nonostante il bavaglio”, mentre per la responsabile ambiente del Pd, Stella Bianchi, “il messaggio è arrivato chiaro e forte”. E per il portavoce dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando “il raggiungimento del quorum dimostra che la scelta nuclearista del governo è scellerata ed errata”.

Ma anche il centro destra sardo, su posizioni diametralmente opposte a quelle di Palazzo Chigi, festeggia e chiede al governo una svolta sul piano energetico. “Sono fiero della coesione della Sardegna capace di dare una prova di unità di fronte a una scelta da cui dipende il nostro futuro”, ha commentato il presidente della Regione Ugo Cappellacci. “La percentuale di sì va oltre ogni aspettativa e rappresenta un record rispetto alle più recenti consultazioni referendario. Ora si deve giocare la partita del modello alternativo per far arrivare le rinnovabili al 40%, mentre un 30% dovrà venire dal metano, un 10% dal carbone pulito e solo un 20% da fonti tradizionali”.

 

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