Il secondo incidente nucleare da quando in Italia si è riacceso il tema caldo del volere o no all’interno dei nostri confini le centrali nucleari. Dopo la tragedia di Fukushima, in Giappone, il pericolo si fa più vicino e accade in Francia, a 250 km dal confine italiano. A Marcoule vicino Avignone, è avvenuta un’esplosione in un sito di trattamento delle scorie radioattive: immediata la preoccupazione di una fuga radioattiva che coinvolgesse la popolazione, poi subito rientrata.
In Italia si sono fatte sentire a caldo le reazioni politiche dell’opposizione, nonostante il ministro per l’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, abbia rassicurato confermando l continuo monitoraggio della situazione: il Pd e l’Italia dei valori hanno chiesto che il Governo riferisca in Parlamento, ricordando la scelta referendaria di giugno con cui si è detto ‘no’ alle centrali in Italia. Per Ignazio Marino, senatore del Pd, “l’Italia potrebbe e dovrebbe diventare il portabandiera culturale in Europa per la dismissione delle centrali nucleari, lo smaltimento definitivo delle scorie”. Dello stesso avviso Legambiente: “Quanto sta accadendo in queste ore nel sud della Francia, con l’esplosione di un impianto di trattamento di scorie nucleari a Marcoule, dimostra ancora una volta che la filiera nucleare non è né trasparente né sicura – ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente – e ci conferma la lungimiranza dei cittadini italiani”.
L’esplosione, avvenuta verso le 11 e 45 di ieri mattina e dichiarata rientrata già alle 16.00 dello stesso giorno, è scaturita in una fornace per la fusione di scorie radioattive metalliche di attività debole e molto debole: EDF, che gestisce la centrale, ha subito precisato che si è trattato di un “incidente industriale” e non di un “incidente nucleare”. Tuttavia un dipendente della centrale è morto e ci sono altri 4 feriti, tra cui uno in modo grave.

























