18 May 2012

CHI HA VINTO NELLE GRANDI CITTA’? BATOSTA PDL, PERDE ANCHE LUCCA, LA MOSCA BIANCA TOSCANA.

I risultati delle elezioni amministrative ci sono, c’è già che esulta e chi piange. I vincitori al primo turno sono 6: Flavio Tosi della Lega a Verona (sindaco uscente), Paolo Perrone (sindaco uscente) del centro denstra a Lecce, Ettore Romoli (sindaco uscente) del centrodestra a Gorizia, Cosimo Consales del centrosinistra a Brindisi (in precedenza vi era una giunta di centrodestra), Massimo Federici del centrosinistra (sindaco uscente) a La Spezia e Samuele Bertinelli del centrosinistra a Pistoia.

Al ballottaggio vanno ben 17 città con 8 fovorevoli al centrosinistra. A Lucca risultato storico, il sindaco uscente del centrodestra perde pure l’entrata al ballottaggio con il 15% dei consensi. Se la giocheranno Alessandro Tambellini del centrosinistra con il 46% dei voti e Pietro Fazi (lista civica e Udc) con il 16%. Anche a Monza l’aria che tira è simile a quella toscana. Il sindaco uscente, Marco Mariani, della Lega, è fuori con l’11% dei voti, al ballottaggio andranno Roberto Scanagatti del centrosinistra, il favorito con il 38% dei voti, e Andrea Mandelli del centrodestra con il 20%. A Parma il Movimento 5 Stelle fa cassa, prendendo il 19,5% dei voti con Pizzarotti, che va al ballottagio con l’esponente di centrosinistra Bernazzoli (39,2%).

Il ballottaggio combattuto si avrà ad Asti, Belluno, Cuneo, L’Aquila, Trapani e Agrigento, con il centrosinistra e l’Udc leggermente in vantaggio. A venir fuori con vigore da queste amministrative, è l’astensionismo, un dato grave che dovrebbe far riflettere su come è stata gestita la politica in questi ultimi anni.

C’è però chi esulta, come il PD, che si conferma come partito più forte, ma c’è anche chi piange: Alfano fa mea culpa, “Nessuno può festeggiare. Registriamo una sconfitta e paghiamo la responsabilità per il sostegno a Monti che non vogliamo far mancare. Non voteremo però l’invotabile”, arriva al suo seguito anche La Russa che dà la colpa ai candidati: “Abbiamo sbagliato i candidati non ho difficoltà ad ammetterlo. C’è la mania di cercarli con la faccia carina senza sapere da quale esperienza amministrativa vengano mentre la gente vuol persone affidabili e per i palermitani è più affidabile Orlando”. Arriva anche la risposta secca di Berlusconi, come come solitamente fa, minimizza: “Non conosco ancora bene i risultati, ma per quello che ho appreso al telefono sono superiori a quanto mi aspettassi sinceramente”.

“Si registra un nettissimo rafforzamento del Pd e del centrosinistra, uno tsnumani nel centrodestra e un’avanzata di Grillo. Non è vero che hanno perso tutti – commenta il segretario del Pd Pier Luigi Bersani - Siamo avanti in 17 capoluoghi, in 8 è avanti il Pdl. E’ ribaltato il risultato di partenza. Per quanto riguarda noi se ci danno tutte le settimane un risultato così, facciamo festa”.

Su la Stampa, Federico Geremicca, commenta le elezioni amministrative, sottolineando la solidità del PD nel fragile scenario politico italiano:

Un cumulo di macerie politiche. E in mezzo ai rottami di partiti che non ci sono più (il Pdl), di movimenti messi in ginocchio dai loro stessi errori (la Lega) e di esperimenti rivelatisi nelle urne espedienti mediatici o poco più (il Terzo polo) solo il Pd sembra reggere l’urto dell’esasperazione popolare.
Il Pd si conferma – e adesso di gran lunga – il primo partito del Paese. Non che il voto non abbia riservato amarezze anche ai democratici di Pier Luigi Bersani, com’era prevedibile: ma a fronte della polmonite che ha colpito gli altri, quel che turba il Pd può esser per ora considerato un semplice seppur fastidioso raffreddore. E nulla più.

 

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PRIMARIE PD: A PALERMO SCONFITTA LA BORSELLINO, MA SI TENTA LA RILETTURA DELLE SCHEDE. A L’AQUILA STRAVINCE IL SINDACO USCENTE.

E’ tempo di primarie per il PD.

PALERMO: A Palermo, l’outsider Fabrizio Ferrandelli, bancario di 31 anni, perennemente in giacca e cravatta, vince per una manciata di voti e supera di poco la favorita Rita Borsellino, appoggiata dallo stato maggiore del Pd e dell’Idv. Ma il risultato non e’ ancora ufficiale perche’ si parla di schede nulle e altre schede contestate e irregolari. Tutto questo fa ben sperare lo staff di Rita Borsellino, che fino alle tre di notte, non ha profferito parola, rinviando tutto a piu’ tardi. Ferrandelli ha riportato 9.945 preferenze, 67 in piu’ della Borsellino, che ne ha avute 9.878.

L’AQUILA: A L’Aquila, si riconferma come condidato a sindaco, il primo cittadino uscente, Massimo Cialente.  “Ho superato l’esame con il voto di 30 e lode”. Lo ha detto il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, all’indomani dei risultati delle primarie che lo hanno visto contrapposto al suo “collega” di lavoro, il medico Vittorio Festuccia di Sel. “Ho voluto fortemente le primarie – ha aggiunto – perche’ ritengo importante che un sindaco uscente non si sottragga al giudizio. Tutto cio’ serviva dopo questa sindacatura difficile, viste anche le critiche che si erano sollevate sulla mia presunta incapacita’ sulle questioni legatealla struttura tecnica di missione e commissariameti. In campagna elettorale non ho mai parlato di Sel ma di quello che ho fatto per la citta’ e quello che intendo fare”.

ORISTANO: In Sardegna, stravince Guido Tendas. È stato l’ultimo dei candidati a mettersi in gioco, ma è stato il primo laddove contava di più. L’urna delle primarie del centrosinistra premia l’uomo sul quale si è concentrata la maggior parte dei voti del Partito Democratico.
Alla fine dello spoglio delle 2.172 schede ben 937, poco meno della metà, sono stati i voti che designano colui che sarà lo sfidante della coalizione per la carica di sindaco, in quella che si preannuncia come una corsa a tre.

 

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308.

E’ un numero che Berlusconi si ricorderà per molto tempo.  E’ il numero che sancisce la fine della maggioranza parlamentare da lui creata con tanta fatica, una maggioranza che negli ultimi tempi si è andata piano piano sgretolando. In fin dei conti stava veramente risultando impossibile continuare a fare il gioco delle tre scimmiette in questo momento in cui tutta l’Europa ci chiede di darci una mossa. Così ieri alle 15.30 si è votato il rendiconto. L’opposizione ha deciso di astenersi dal voto per capire appunto se esistevano ancora i numeri per governare. Loro ne erano certi che sarebbe andata a finire così, per questo astenendosi, ha dichiarato il segretario del PD l’On. Pier Luigi Bersani, volevano mandare un messaggio forte e chiaro a Berlusconi, l’ultimo messaggio senza diritto di replica. Dall’altra parte ci si aspettava che i numeri sarebbero mancati, ma alla fine il risultato è stato ancora peggio delle aspettative. Questa volta non ce l’ha fatta. Nessun Scilipoti all’orizzonte a salvargli il culo. Anzi casomai una Carlucci in meno da contare.

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IL BIG BANG DEL PD: ORA SI CANDIDANO LE IDEE

Rimarranno delusi tutti quelli che si aspettavano una candidatura di Renzi.  La tre giorni leopoldina si chiude con un ottimo bilancio, diecimila presenze E molti interventi, tanto che il Sindaco di Firenze leader dei rottamatori, alla domanda se lui possa essere uno dei possibili candidati alla primarie, gigioneggia rispondendo che lui ha deciso di candidare le idee. Le sue e quelle di tutte le persone che si sono stancate dei dinosauri della politica, che sembrano pensare più a mettere daccordo correnti per rimanere seduti sulle proprie poltrone, che ai problemi reali delle persone comuni. Renzi in un’intervista rilasciata ieri a Che tempo che fa, continua dicendo che non è importante chi sale sulla poltrona, l’importante è che abbia l’intelligenza di circondarsi di collaboratori più forti di lui. Non c’è da combattere solo Berlusconi, ma anche quel modo di far politica a suo avviso vecchio e sorpassato, che non chiede conto alla gente di cosa vuole e cosa preferisce. “C’è un problema di rapporto con le vecchie liturgie di partito. E lo dico con il massimo rispetto verso Bersani: il modello per cui ci sono dei dirigenti che danno la linea agli eletti, che poi sono chiamati ad andare dagli elettori a fare volantinaggi per spiegare, andava bene nel ’900″ dice Renzi. Dall’altra parte gli fa eco Bersani mettendolo in guarda da un certo pensiero che andava di moda negli anni 80 e che ha fatto più danni che la grandine. Quello che è certo è che la Leopolda si conferma la più potente macchina mediatica del centrosinistra: 10 mila 267 presenze registrate nei tre giorni (dopo mezzogiorno la Leopolda ha chiuso le porte per massima capienza raggiunta), 330 giornalisti, 12 mila messaggi via web e uno stupefacente dato di contatti streaming (la diretta su Internet): oltre 500 mila. Intanto viene presentato un programma da discutere su internet per tre mesi, da qui a gennaio (il “Wiki-Pd”), 100 idee per cambiare davvero l’Italia, forse. Come si dice in questi casi: ai posteri l’ardua sentenza.

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RENZI SFIDA I BRONTOSAURI DELLA POLITICA

“I dinosauri non si sono estinti da soli”, così recita lo slogan del nuovo incontro indetto dal Sindaco di Firenze Matteo Renzi. Big bang invece è il titolo della kermesse, un titolo che dice tanto sugli intenti da discutere. La nuova riunione dei rottamatori avverrà proprio a Firenze dal 28 ottobre a domenica 30. La prima precisazione di renzi è che non è assolutamente intenzionato di creare un nuovo partito, ma che è fermamente convinto che si possa cambiare, anzi migliorare il PD.  Tra i primi a parlare, ci sarà il bersaniano sindaco di Siena Franco Ceccuzzi. Confermata la presenza dell’ex sindaco di Torino Sergio Chiamparino. Chiari i messaggi lanciati da Renzi su cui riflettere per un giusto rinnovamento del suo partito : “Il Pd che sogno vuole vincere perché si è stufato di partecipare”. E ancora: “Il Pd che sogno dovrebbe cambiare. E potrebbe farlo”. Ed è anzitutto un Pd che non vuole brontosauri, dice il Sindaco, che “non crede offensivo chiedere il ricambio perché chi ha causato il problema non può proporsi come soluzione”. Chissà se Renzi sarà il vento di cambiamento per la nuova primavera del PD.

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MARIO BIONDI A MODENA

La data è confermata per domenica 11 settembre e il luogo è l’Arena del Lago, suggestivo scenario dove si esibirà la voce avvolgente di  Mario Biondi.

Cantante e compositore italiano a  12 e mezzo il papà lo invita ad esibirsi con lui sul palco davanti a quattromila persone e poco dopo partecipa a due edizioni del Festival Della Canzone Siciliana. Approda al locale Tout Và di Taormina, dove si fa le ossa suonando di spalla ad artisti importanti come Califano, Di Capri, Bongusto e addirittura il grande Ray Charles.

Gli orizzonti di Mario Biondi sono decisamente ampi, tanto da pubblicare decine di singoli house, lavorando con vari dj e contemporaneamente non lasciando mai quella che è la vera passione,  cioè  il soul e il rhythm and blues.

Per informazioni www.cittasonore.it

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APPROVATA AL SENATO LA MANOVRA FINANZIARIA:ECCO IL COMUNICATO UFFICIALE DEL SENATO

Nella seduta di mercoledì 7 settembre, con 165 voti favorevoli, 141 contrari e 3 astenuti, l’Assemblea ha approvato il maxiemendamento interamente sostitutivo dell’articolo unico del ddl n. 2887di conversione in legge del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, recante ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo, sul quale il Governo aveva posto la questione di fiducia. Il provvedimento passa ora alla Camera.

L’Assemblea aveva avviato martedì 6 settembrela discussione del provvedimento con le relazioni dei senatori Azzolliniper la maggioranza e Morando per la minoranza. Poco dopo l’inizio della discussione in Aula, la Presidenza del Consiglio, con uncomunicato ufficiale, aveva annunciato la convocazione del Consiglio dei Ministri «alle ore 18 per autorizzare il voto di fiducia sulla manovra economica».

Intervenendo in Aula, il Presidente Schifani aveva quindi ricordato come l’incardinamento del provvedimento, secondo quanto già deciso all’unanimità dalla Conferenza dei Capigruppo, rappresenti «un atto dovuto che rientra tra quelle attività alle quali siamo obbligati, salvo poi stabilire lungo l’iter come procedere – eventualmente sospendere – in relazione alle comunicazioni» del Governo.

«Il ricorso al voto di fiducia – aveva sottolineato il Presidente del Senato – rientra tra le prerogative del Governo. Tutto questo avviene tra l’altro in un momento in cui occorre fare in modo che la manovra venga approvata al più presto. Colgo l’occasione proprio di questa seduta per ringraziare pubblicamente tutti i componenti della Commissione Bilancio del Senato, i quali con grande spirito di abnegazione e senso di responsabilità hanno instancabilmente lavorato, anche per tutta la giornata di domenica, per esitare il provvedimento che è oggi all’esame dell’Aula. Verosimilmente parte di questo provvedimento potrà essere modificato, ma questo fa parte della fisiologia parlamentare: le regole sono queste. Chi come me in passato aveva cercato di esorcizzare il voto di fiducia, lo aveva fatto con la consapevolezza di poter esercitare soltanto una moral suasion: non me ne pento, ma in questa occasione bisogna comunque coniugare l’ampiezza del dibattito parlamentare, che mi auguro ci sia, con l’esigenza di tempi sempre più celeri per l’approvazione di questa manovra in relazione alla situazione economico-finanziaria a livello internazionale».

Fonte della notizia: www.senato.it

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AL VIA LE FIRME PER L’ABROGAZIONE DELL’ATTUALE LEGGE ELETTORALE. SARA’ REFERENDUM?

Non molti ancora lo sanno, ma nel web se ne parla da giorni. E’ possibile firmare  per la presentazione del referendum che dovrebbe abrogare l’attuale legge elettorale negli uffici del proprio comune: in alcune città la raccolta firme si protrarrà fino alla fine di settembre, in altre si concluderà il 19 o il 20 del mese. Fatto sta che vale la pena informarsi per scegliere al meglio se sia giusto o no andare ad apporre anche il proprio autografo tra le liste dei favorevoli al referendum. Che cos’è questa legge elettorale e come funziona? La legge n. 270 del 21 dicembre 2005 è la legge che ha modificato il sistema elettorale italiano, delineando la disciplina precedentemente in vigore. È stata ideata principalmente dal ministro Roberto Calderoli su richiesta di Silvio Berlusconi e approvata a pochi mesi dalle elezioni politiche con i voti della maggioranza parlamentare dell’allora Casa delle Libertà (oggi Pdl) e prevede sostanzialmente per entrambi i rami del Parlamento un sistema maggioritario di coalizione, con una ripartizione proporzionale dei seggi fra le liste che partecipano alla competizione. In particolare, il 55% dei seggi della Camera dei deputati viene assegnato allo schieramento che ottiene il maggior numero di voti. Per quanto riguarda il Senato, invece, il tutto è un po’ diverso: tra le coalizioni o le singole liste si procede alla divisione dei seggi spettanti alla regione. Se con questa operazione nessuna coalizione o lista raggiunge la quota di maggioranza corrispondente al 55% dei seggi della regione, la cifra viene automaticamente assegnata alla coalizione o lista singola con il maggior numero di voti. Il rimanente 45% dei seggi viene suddiviso tra le altre coalizioni e liste singole. Dopo di che, a loro volta, i seggi conquistati dagli schieramenti saranno ripartiti fra le liste collegate. Questo meccanismo, però, non è valido per alcune regioni, come Valle d’Aosta, Molise e Trentino-Alto Adige che mantengono leggi proprie e differenti da quella generale. In sostanza l’attuale legge elettorale è stata voluta (almeno ufficialmente) per garantire maggior stabilità alle legislature, che nel periodo in cui è stata approvata in effetti si avvicendavano senza continuità, ma garantivano in tal modo un ricambio di partiti e di ideologie ai vertici, che l’attuale legge invece, unita al forte assenteismo dalle urne di questi ultimi anni, non permette. Perciò documentatevi ancora, fatevi un’idea che sia vostra sulla questione, ma non fate  che resti una cosa che non vi riguarda.

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GIULIANO PALMA IN CONCERTO,IL 12 AGOSTO NELLA SPLENDIDA CORNICE DELLA FORTEZZA MEDICEA DI SIENA

Sul palco della Fortezza Medicea di Siena salirà Giuliano Palma il 12 Agosto. Detto ‘The King’, è un cantante il cui nome viene pressoché sempre accostato ai gruppi per i quali canta e svolge la funzione di frontman al grande pubblico. Nel 1987 Giuliano Palma è la voce di una band nascente che prende il proprio nome ispirandosi a Ian Fleming: i Casino Royale.
Nel 1993 esce Dainamaita, primo album registrato per una major, con una un’esplosione di suoni molto diversi tra loro: black rock, reggae, hip hop, dub, funk, e nel 1994 comincia la lavorazione di Sempre più vicini in cui si vede la partecipazione di Ben Young. Negli anni successivi collabora con Neffa e viene scelto dagli U2 per l’aperturea dei concerti in Italia del Pop Mart Tour.Nel ’99 Palma sceglie la strada solista e si accosa ad un nuovo gruppo, ‘The Bluebeaters’, che conta elementi provenienti dai Casino Royale e dagli Africa Unite che appassionati di rocksteady giamaicano e soul americano, che propongono riadattamenti di brani d’autore sconosciuti al grande pubblico. Altre collaborazioni collezionate negli anni da gIuliano Palma sono con personaggi del calibro internazionale come Cher, per l’arrangiamento della canzone ‘Believe’, oppure con artisti nostrani come Gino Paoli e altri.

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“LE PROVINCE NON SI TOCCANO”, E I TAGLI ALLA POLITICA? RIMANDATI ANCORA! PD E LEGA UNITI, PD ASTENUTO E DI PIETRO INCAZZATO.

Tutti la vogliano, Di Pietro al propone e nessuno se la piglia. Un pò come la storia della bella di Castiglia, la proposta dell’Idv di tagliare le Province viene rigettata al mittente con soli 83 favorevoli. Pdl e Lega votano no, il Pd si astiene e in tutto sono 225 contrari contro i pochi favorevoli (si presume siano solo i dipietristi).

Ma allora i tagli alla politica che tutti auspicavano? Rimandati per l’ennesima volta.
Massimo Donadi, Idv, era riuscito in un mezzo miracolo, cioè mettere in calendario alla Camera un disegno di legge per abolire l’ente nonostante nessun altro partito avesse spinto per infilare la norma in giorni tesissimi di grande manovre (non solo economiche). Eppure il testo è arrivato in aula e tutti gli onorevoli hanno potuto finalmente esprimersi in modo netto: Province sì o no? Voti contrari: 225, cioè quasi tutto il Pdl e la Lega. Favorevoli: 83 tra Idv, Terzo Polo e qualche cane sciolto. Astenuti: 240, praticamente il Pd intero.

“Si è verificato un tradimento generalizzato degli impegni e dei programmi elettorali fatti da destra a sinistra”, ha tuonato Antonio Di Pietro. Aggiungendo: “Dell’abolizione delle Province si parla dal 1960 ma c’è stato un comportamento patetico anche nella nostra coalizione, qualcuno ha chiesto l’ennesimo rinvio per riflettere. C’è una maggioranza trasversale che possiamo chiamare ‘maggioranza della casta’, tipica da Prima Repubblica. E spiace che la Lega, che parla tanto di sprechi e costi della politica, sia poi in prima fila quando si tratta di sistemare le cadreghine locali”.

Di Pietro insomma è arrabbiato con tutti, ma più di tutti col Pd, che nel suo programma elettorale 2008 così dichiarava: “Eliminazione, entro un anno, di tutti gli Ambiti Territoriali Ottimali, settoriali e non, attribuendo le loro competenze alle Province. Eliminazione delle Province là dove si costituiscono le Città Metropolitane”.

Nulla di fatto, ma un’altra speranza c’è, visto che l’Unione Europea ha imposto una manovra sulla speculazione della politica. Nell’articolo 1 della suddetta manovra si parla di riallineare gli stipendi dei parlamentari e degli amministratori locali alla media europea ma sarà davvero così? Sicuramente sarà messo tutto nelle mani della commissione e solo per i mandati futuri.

Nel frattempo, i partiti politici vedranno decurtarsi i rimborsi di ben 7,67 milioni di euro a partire dal 2013, mentre le stangate vere saranno sui trasferimenti a Regioni e Comuni, sulla sanità (il cui taglio arriva alla cifra di 7,5 miliardi), sulle pensioni e sul prevedibilissimo aumento delle assicurazioni.

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