18 May 2012

ROSITANI SPENDE IN ALLEGRIA CON I SOLDI DELLA RAI: RISTORANTI, GIOIELLERIE, PROFUMERIE, TUTTO CON LA CARTA DI CREDITO DI MAMMA RAI. MA CHI GLIELO PERMETTE?

I cambiamenti dentro la Rai ci sono stati, i più odiati sono stati cacciati, ma sembra che i nuovi non siano di meglio. La nomina di Lorenza Lei aveva destato qualche sospetto, ma infondo, in cuor nostro, sponsorizzavamo il fatto che fosse una donna a gestire il servizio pubblico.
In una busta anonima, nei giorni scorsi, Repubblica ha ricevuto le fotocopie di 11 ricevute di carta di credito per una spesa totale di 3870 euro, tutte le ricevute  sono da ricondurre ad un’unica carta di credito, intestata alla Rai. Ristoranti con conti anche da 750 euro, gioiellerie, profumerie, negozi di articoli sportivi. Tutte le fatture sono state emesse da esercizi di Rieti e si sono intestati alla Rai, ma la ricevuta ha il nome di onorevole Rositani (ovviamente scritto a mano).

Ha davvero speso così i soldi della Rai Guglielmo Rositani, consigliere a Viale Mazzini ed ex parlamentare di Alleanza nazionale? A domanda, Rositani non risponde. Repubblica lo ha cercato al telefono e per e-mail il 16 febbraio, il 20 febbraio e di nuovo ieri, anche attraverso la sua assistente Raffaella Pichini. Ma senza risposta. Il consigliere della Rai non vuole confrontarsi sulle spese di rappresentanza che la televisione di Stato permette a tutti i componenti del Cda, lui compreso, attraverso la carta di credito aziendale.

Le spese in dettaglio: Hotel Ristorante da Checco al Calice d’Oro 420 euro e Ristorante la Foresta 500 euro (per 10 pasti a prezzo fisso). Altre tre ricevute portano a questo Ristorante la Foresta, molto apprezzato, pare: 300 euro per 7 coperti, 750 euro (quantità 15) e 250 euro (per 5 coperti). A seguire ci sono: il Gioielliere Passi 300 euro; la Goielleria Cesare Amici 400 euro; ancora la Gioielleria Cesare Amici 380 euro; quindi la Profumeria Michele Cellurale 150 euro e Grassi Sport 310 euro. Infine, Letizia Sas (intimo e biancheria per la casa, si deduce da Internet) per altri 110 euro. Le spese sono state fatte tra il 9 aprile 2011 e il 21 agosto 2011.

Repubblica ha spedito a Rositani e alla sua assistente due distinte e-mail che avevano, in una cartella allegata, copia di tutte le ricevute. Ma il consigliere di amministrazione della Rai non ha risposto alle e-mail, agli sms e non è venuto al telefono del suo ufficio al settimo piano di Viale Mazzini. Martedì, però, Rositani ha informato l’ufficio Affari Legali della Rai delle e-mail che aveva ricevuto da Repubblica.

Ma a voi non sorge la domanda del perchè, un consigliere Rai che prende annualmente uno stipendio lordo di 98 mila euro più un extra di 28 mila euro, e in più ha una carta di credito aziendale (per le spese di rappresentanza), faccia i regali alla moglie o all’amante con i soldi pubblici?

 

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IL CANONE RAI AUMENTA (ADEGUAMENTO ISTAT) E BOBO VIERI PER FARE IL BALLERINO GUADAGNA 630 MILA EURO.

Il canone Rai aumenterà, ne è sicuro Libero, che ieri l’aveva anticipato e oggi lo conferma con Enrico Paoli:

Stanislao Argenti, direttore della direzione amministrazione abbonamenti della Rai, è stato più realista del re. Con il chiaro intento di aiutare il povero contribuente aveva modificato la cifra da pagare per il 2012, inserendo nella pagina del sito della Rai dedicata agli abbonamenti ordinari (http://www.abbonamenti. rai.it/Ordinari/Importi- DiCanone.aspx) la cifra incriminata: 112 euro. Tale importo è rimasto lì sino alle otto di ieri mattina quando, in tutta fretta, è stato rimesso il vecchio costo dell’abbonamento: 110,50 euro. Ad imporre il drastico ritorno all’antico è stato il direttore generale della Rai, Lorenza Lei, dopo una lunga, quanto intensa, serata di telefonate e lavate di capo. E così ieri mattina, come nel gioco dell’oca, tutto è tornato al punto di partenza, in attesa della comunicazione ufficiale del ritocco di un euro e cinquanta del canone Rai.

Ma chi decide il canone Rai? No Viale Mazzini come tutti pensavamo, ma il Ministero per lo Sviluppo Economico. Secondo indiscrezioni sembra che Corrado Passera abbia dato l’ok all’aumento del canone basato sull’adeguamento Istat.

Intanto ci sono i programmi attesi della Rai, come Ballando con le Stelle, che sembra voglia regalare denaro ai suoi concorrenti:

È vero che la tv costa, è vero che i cachet possono essere ripagati in termini di pubblicità e ascolti, è vero che c’è un mercato. Ma leggere certe cifre astronomiche, da Sanremo all’Isola fino a Ballando con le stelle, gioiello Rai, fa girare parecchio le scatole all’uomo medio. Soprattutto in tempi di “sa crifici”, soprattutto con il canone Rai in aumento. Sapere che Bobo Vieri intascherebbe 630mila euro e Gianni Rivera 480mila (si parla però di una riduzione 30%), per fare i ballerini su Raiuno nello show di Milly Carlucci, fa infuriare molti.

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MINZOLIN LASCIA IL POSTO A MACCARI. DA UN LECCACULO AD UN ALTRO.

Non poteva restare lì ancora,  il direttore Augusto Minzolin ne aveva fatte troppe e oltrtutto stava facendo rimettere la Rai in termini di ascolti, il TG1 infatti era diventato il Tg meno visto dagli italiani. Troppo palesemente schierato e difensore fino alla fine del suo mecenate Berlusconi, era diventata una macchietta più che un Tg, tanto che qualcuno dei giornalisti è stato allontanato perché non concorde a questa linea esplicitamente, troppo, filogovernativa dell’epoca, ricordiamo il caso Ferrario. Insomma tra Fede e Minzolin non c’era poi così tanta differenza, solo che Minzolin era alla guida di un Tg della televisione pubblica, una differenza non da poco.  Il direttorissimo è riuscito a resistere finché ha potuto. Ora lascia la guida del suo Tg, ma non lascia la Rai, per la serie lo buttiamo fuori dalla porta per vedercelo rientrare dalla finestra. In più il suo successore non promette meglio, leggo infatti dal blog di Gad Lerner queste parole: “. Mi ero appena insediato a Saxa Rubra, piuttosto inatteso, quand’ecco che Maccari ricevette l’offerta di lasciare il Tg1 caduto in pessime mani per passare a un altro incarico aziendale. Mi prodigai molto per trattenerlo, trattandosi di un uomo-macchina di notevole operatività. E ne ottenni la seguente deliziosa risposta: “Grazie Gad, mi prendo qualche giorno di ferie per rifletterci in famiglia. Condividerò questa difficile scelta con i miei parenti e con un amico talmente intimo che devo considerarlo alla stregua di un parente. Posso dirti anche il suo nome. Gianni Letta”. Insomma da un leccaculo ad un altro.

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TORNA LA DANDINI SU LA7: DA GENNAIO NUOVO PROGRAMMA IL SABATO SERA CON IL COMPAGNO VERGASSOLA.

E’ ufficiale, la Dandini scartata da Rai3, entra nella squadra di La7 a pieno titolo. A partire da gennaio 2012 – si legge in una nota delle rete – condurrà un nuovo programma di prime time il sabato dalle 21.30 alle 24.00, e due brevi appuntamenti, dalle 19.30 circa che anticiperanno il TG di sabato e domenica.
Il clamoroso divorzio dalla Rai, dopo l’addio anche di Santoro, aveva fatto pensare al peggio, anche se inconsciamente tutti pensavamo che l’approdo nell’isola felice La7 fosse breve. Oggi l’ufficialità.

Ad affiancare Serena Dandini nella nuova avventura, ci sarà ovviamente il compagno di sempre, Dario Vergassola. Anche Elio e le storie tese, Max Paiella, Paola Minaccioni e Federica Cifola, Ascanio Celestini, Andrea Rivera, Lillo e Greg e molti altri.

 

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FIORELLO POLITICALLY CORRECT PIACE A TUTTI, O QUASI.

Diciamolo subito, Fiorello sa tenere il palco come solo i grandi mattatori sanno fare. Canta, balla, intrattiene, intervista, interagisce con pubblico e ospiti senza fermarsi un attimo. Sarà quella sua voglia da ragazzino che gli è sempre rimasta di divertirsi e far divertire, sarà che lo spirito da villaggio turistico in fondo non l’ha mai abbandonato,  fatto sta che Fiorello continua a fare il botto e la gente lo ama. Quello di Fiorello è un vero e proprio varietà moderno, fatto di stacchetti, balletti con grandi coreografie, l’orchestra che suona dal vivo e tanti ospiti. Battute su Berlusconi,  Monti,  Napolitano mai eccessive, di quelle che fanno sorridere e non offendono nessuno, insomma Fiorello non affonda la stoccata, rimane lì, quasi a tastare il terreno e questo è un altro motivo per cui Fiorello piace, a tutti. In attesa dei dati share che si auspicano fenomenali, il fenomeno nella sua popolarità è già misurabile grazie ai social network., nel bene e nel male.  Su Twitter #ilpiugrandespettacolodopoilweekend diventa trending topic in pochi istanti. A fine serata, su dieci trending topic, tre (#ilpiugrande, #weS, #fiorello) riguardano lo show. Twittano subito i suoi amici. Jovanotti, “Vai Fiore, bella la versione del mio pezzo con una nota diversa per non pagarmi i diritti!”; Frankie HiNrg, “impossibile fare livetweet (ospiti a cena) ma registro e guardo dopo”; Francesco Facchinetti, che per motivi familiari (è il compagno di Alessia Marcuzzi) segue il Grande Fratello su Canale 5, “fatemi sapere che cose nuove sta facendo”. Non mancano i fan perplessi.  “Finora siamo dalle parti del Bagaglino” scrive Filo. “Questa l’hai già fatta mille volte, di’ qualcosa di nuovo”, posta Fabio. Spunta Sabina Guzzanti, “ogni tanto passo su #fiorello, noiosissimo”; “Che palle”, sintetizza danycapp60. “Non basta un # per rendere un format innovativo”, scrive Leo. “Devo dire che le battute non mi sembrano particolarmente divertenti”, aggiunge Francesco. Ma pure “esilarante, sto piangendo dalle risate”, e ancora, “Proprio un gran varietà, garbato, educato, piacevole”. Di sicuro quello di Fiorello è una show politically correct, non ha niente a che vedere con la satira, però ha il pregio di far rivivere agli italiani un vero varietà, come da tempo non se ne vedevano più.

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BALLANDO IN TRIBUNALE, LA BBC FA CAUSA A MEDIASET

Si chiama Baila il nuovo programma del sabato sera di Mediaset condotto dalla D’Urso e somiglia in maniera spaventosa al format trasmesso sulla Rai, sempre di sabato, Ballando con le Stelle.

Il programma Rai condotto da Milly Carlucci è stato prodotto dall’emittente inglese BBC, con il nome di  “Strictly come dancing”, dalla quale Rai lo ha acquistato legalmente.  La BBC, vendendosi riprodotto un format del tutto uguale (salvo che per alcuni dettagli) avrebbe presentato denuncia al Tribunale di Roma, sostenuta anche da Rai. Mediaset ha risposto alle accuse precisando che il programma Baila si ispirerebbe ad una trasmissione argentina della quale avrebbe regolarmente acquistato i diritti da Televisa . Peccato che la BBC abbia già in precedenza mosso azione legale anche contro Televisa per il solito motivo.  Dal suo canto anche la conduttrice della Rai, Milly Carlucci ha detto la sua ed è passata alle vie di fatto come racconta Il Corriere della Sera: “ Va bene esser signore, ma c’è un limite. Milly Carlucci, dopo settimane di preoccupazioni e allarmi ha dato mandato al suo legale, avvocato Giorgio Assumma, di iniziare un’azione legale nei confronti di Canale 5, per prevenire la messa in onda del programma «Baila!» che andrà in onda a settembre, condotto da Barbara D’Urso”.

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ADDIO A LA7: MICHELE SANTORO IN UN’INTERVISTA AL FATTO QUOTIDIANO RACCONTA TUTTA LA VERITA’.

Santoro sembra non trovare la scarpa per il suo piede rimasto scalzo. Oggi rilascia un’intervista al Fatto Quotidiano, dove spiega il perchè ancora non abbia firmato con La7  e perchè  nella rete di Mentana, il giornalista, non andrà.

Mi ha contattato l’amministratore Giovanni Stella. Ho subito messo le carte in tavola: “Siete davvero convinti di potervi permettere un programma come Annozero ?”. Risposta: “Sì”. “Be ne, lo sa come si fa Annozero ? Rispettando l’autonomia dei giornalisti”. So bene che Mentana, Lerner, Gruber, Telese, Costamagna, D’Amico sono liberi. Ma, quando uno va a contrattualizzare la sua posizione con un nuovo editore, mette nero su bianco le garanzie d’indipendenza.
Problemi di soldi?
Per sgomberare subito il campo da questioni del genere, ho accettato la ‘formula La7’: contratto- base basso, meno della metà dello stipendio Rai (630 mila euro lordi dal 1999, ndr), con incentivi legati agli ascolti. Per andare in pari, avrei dovuto ottenere risultati straordinari. Ma non era questo il problema: ho subito accettato le loro condizioni.
Siete arrivati a un contratto?
Sì, Stella mi ha inviato, con la sua firma, una proposta subordinata all’accettazione di un contratto standard come quelli che ormai si fanno firmare a chiunque fa tv in Italia. Autonomia zero: l’editore si riserva di leggere preventivamente scalette, argomenti, ospiti e di porre il veto. Per questo Celentano da anni non mette più piede in tv. Gli editori pretendono totale soggezione, per poter fare di te ciò che vogliono, in barba all’autonomia dei giornalisti. È un recinto, figlio della mancanza di concorrenza.
E tu che hai risposto?
Ho tirato fuori il contratto che mi fece Mediaset nel ‘96: “Firmate questo”. In ogni caso, penso che alla fine ci saremmo intesi con una stretta di mano: nei successivi incontri c’è stato un lavoro di reciproca conoscenza. Anche perchè Stella dava ancora l’impressione di volerlo fare davvero, il programma. L’ho rassicurato: non siamo avventurieri, in trent ’anni non abbiamo mai perso una causa, mica siamo gente che spara ai bambini. Ferma restando la mia autonomia di giornalista, non ho problemi a informare l’editore di ciò che va in onda.

Tutte rose e fiori. Poi?
La fase costruttiva s’è chiusa con l’annuncio di Mentana, in diretta, che l’accordo con noi era cosa fatta. E in effetti, a parte qualche dettaglio… Poi hanno cominciato a cercare pretesti. Si sono attaccati a una mia dichiarazione. Cioè che, per il suo potenziale umano e professionale e per le attese che suscita, La7 potrebbe svolgere meglio il ruolo di terzo polo competitivo se riducesse la dipendenza da Telecom. Un’ovvietà: una concessionaria dello Stato, in un paese in cui il premier possiede tv, è inevitabilmente esposta a ritorsioni governative. Non mi sembra un’offesa sanguinosa al presidente Telecom, Franco Bernabè. E l’aveva detto proprio Stella, al Fatto , che entro fine anno Telecom avrebbe ceduto il 40% di La7.
A quel punto che è accaduto?
All’improvviso sono ricomparsi i vincoli e le diffidenze iniziali, che avevamo già dissipato. Stella domanda: “Chi si accolla le spese legali?”. Io mi dico: ecco, gli stessi problemi che la Rai sta creando alla Gabanelli. È un altro pretesto per nascondere qualcosa che mi sfugge. E rimuovo anche quello: ok, ci accolliamo anche i rischi legali. Ma allora – rilancio – se siamo responsabili di tutto, il programma lo autoproduciamo. Più responsabilità, più libertà e nessun veto. Inventano un altro pretesto: la responsabilità penale. Obietto che le denunce penali non le fanno quasi più, in ogni caso non all’editore . Ma qui Mentana si offre come ‘direttore responsabile’ del nostro programma, accogliendoci sotto la testata del tg. A quel punto però una cosa l’aggiungo.
Quale?
Domando a Stella: “Ma voi lo volete fare questo programma o no? Perchè su tutto il resto, la quadra si trova”. È come nei matrimoni: se sposi Santoro, o Celentano, ti sarai almeno informato su chi sono e come sono fatti. Mica puoi sposarti con la riserva mentale. Stella continuava a dire che voleva Annozero su La7, ma non mi convinceva più. Forse Stella voleva sposarti, ma Bernabè non poteva dare l’assenso. Si è molto discettato sulla loro divaricazione. Qualcuno ha ipotizzato questo dualismo, ma io ho esplicitamente chiesto a Stella di avere l’ok di Bernabè prima di iniziare qualunque trattativa. E l’ok c’era. Ora non c’è più? Non posso immaginare che improvvisamente abbiano scoperto che io lavoro in autonomia. Lo sanno pure i sassi che mi sono scontrato con Masi perchè pretendeva schede-programma e scalette sette giorni prima.
[...] Questo “intervento esterno” su La7 ha un nome?

Un nome e un cognome: conflitto d’interessi. Politico e industriale insieme. Un’azienda, Mediaset, occupa il governo, il Parlamento, le Autorità, la Rai e piega tutto al proprio tornaconto. Con i numeri che facciamo, dovremmo avere una fila di editori: invece c’è la fuga. La miglior prova della debolezza organica delle classi dirigenti e del capitalismo, incapace di tradurre in progetti e prodotti le idee migliori e di portarle al pubblico. Non è un regime, ma un paese semilibero sì.
Davvero basta Santoro su La7 per stendere i due colossi?
Non sono così presuntuoso. Ma un tempo i programmi ‘diver si’ erano importanti ma non determinanti nella programmazione. Ancora nel 2002 eliminare Biagi, Santoro e Luttazzi fu un colpo per l’immagine, ma non significò svuotare la Rai. Ora i programmi scomodi sono diventati il core business, il top del palinsesto: senza Vieni via con me, Report e Annozero , la Rai si dimezza. È la grande novità degli ultimi anni, imposta dal pubblico che, stufo della ripetitività dei reality, va a cercarsi la realtà là dove sopravvive. Disposto persino a ciucciarsi Avetrana, dove qualcosa di reale comunque c’è, pur di non cadere nei Grandi Fratelli e nelle Talpe. Specie dopo che lo scandalo del bunga bunga ne ha svelato il retroscena, il reality del reality: le selezioni nell’alcova di Arcore. [...]
Parliamo del futuro. Tu ora sei un ex dipendente Rai…
No, sono ancora dipendente fino al 31 luglio. Se il Cda rivuole Annozero lo dica, io straccio la transazione e resto qui. Oppure torno da esterno, purchè smettano di vedermi come un’impo – sizione da malsopportare e mi vogliano con la necessaria autonomia. Il servizio pubblico resta sempre la mia prima scelta.
Pia illusione.
E vabbè, se non mi vogliono alla Rai né a La7, devo provare a farne a meno. Siamo usciti dalla serata “Tutti in piedi” a Bologna, come l’anno scorso da “Raiper unanotte”, con una grande carica: c’è un enorme pubblico, soprattutto giovane, che ci chiede di rompere gli schemi, anche quelli in cui abbiamo lavorato finora, per parlare liberamente e uscire da un campo da gioco sempre più ristretto e asfittico. Una rottura come quella del Fatto nell’editoria. C’è un grande pubblico disposto a finanziarci con contributi individuali, a cercarci in rete, sul digitale, sul satellite. La ragazza precaria, sul palco di Bologna davanti a 30 mila persone, spaccava lo schermo. L’ho rivista in tv, seduta in un talk: non era la stessa cosa. Ecco, io ora cerco questo: una tv che rimetta al centro la realtà. “Scassando tutto”, come dice De Magistris: spazzando via l’equilibrio perverso che tiene insieme cattiva politica, cattiva economia e cattiva tv.
Molti si domandano: in autunno rivedremo Santoro e la sua squadra?
Certo che sì. È il momento della chiarezza, siamo alla scelta finale: se Rai e La7 non ci vogliono, dobbiamo essere noi a dire “r ivogliamo la Rai” e a riprenderci il servizio pubblico privatizzato dai partiti, di destra e di sinistra, che lo considerano terreno di conquista. Per questo mi sono candidato a direttore generale: della Rai: una provocazione per affermare la necessità di competenze. E poi ci vogliono regole veramente liberali e un garante unico della comunicazione.
E Annozero?
Sto lavorando perché un programma come A n n o ze ro vada in onda dall’autunno ogni settimana, come sempre: alla Rai, a La7 o su una multipiattaforma fra satellite, streaming in rete e network di tv locali sul digitale. Può funzionare anche in versione “fe r i a l e ” o solo in quella “fe s t i v a ” dei grandi eventi? È una sfida entusiasmante. Ma possiamo vincerla solo se si mettono in gioco centinaia di migliaia di persone. Le interpelleremo presto perchè ci diano la forza necessaria. Riuscire in questa impresa sarebbe il coronamento della mia carriera.

 

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LORENZA LEI E I PALINSESTI FANTASMA: LA RAI ANNUNCIA “REPORT” E “PARLA CON ME” MA I CONTRATTI NON SONO ANCORA STATI FIRMATI. SU RAI2 AL POSTO DI SANTORO CI SARA’ “CRIMINAL MINDS”.

Lorenza Lei i palinsesti della prossima stagione Rai e la Gabanelli va dall’avvocato. Così titolano molti giornali, ma andiamo a scoprire il perchè. Un articolo di Paolo Conti sul Corriere della Sera apre così: Signore e signori, vi presentiamo il programma «che ancora non c’è». La partenza è eloquente, si intuisce che la Lei abbia presentato un qualcosa che ancora non è definitivo e perchè? Per accaparrarsi pubblicità e sponsor? Pare di si.

Nel materiale stampa distribuito ieri alla presentazione dei palinsesti Rai agli inserzionisti pubblicitari Sipra, nell’opuscolo Raitre a pagina 2 si parla chiaro. Tra i programmi definiti «di punta» dalla rete diretta da Paolo Ruffini ci sono «Report» (si specifica lo share medio del 13,04%, con un aumento rispetto alla scorsa stagione di 0,75 e 3.301.000 spettatori) e «Parla con me» (share medio 8,22%, +0,61%, 1.277.000 spettatori). Peccato che i contratti, rispettivamente con Milena Gabanelli e Serena Dandini, non siano stati ancora firmati. Anzi, sembrano in altissimo mare.

Dai curatori di Serena Dandini si viene a sapere che le operazioni di rinnovo sono ancora ferme, che le richieste sono quelle dello scorso anno ma che da Viale Mazzini non sono ancora arrivate risposte di nessun genere. Più complessa la vicenda della Gabanelli: la conduttrice di Report ha respinto una bozza di contratto che lei stessa ha definito “irricevibile”, priva della clausula della considdetta “manleva” con cui la Rai assicura di farsi carico di ogni possibile contenzioso legale. Ieri Gabanelli ha aggiunto solo un particolare molto eloquente: «Per la prima volta nella mia vicenda Rai, mi sono affidata a un legale. Fino a oggi mi sono sempre mossa da sola. Ma adesso mi sembra che il gioco sia più complicato. Meglio appoggiarsi a un avvocato». Il consigliere Rai di area Pd, Nino Rizzo Nervo, attacca: «Alla Gabanelli si chiede di rinunciare alla tutela legale da parte della Rai. Eppure è la stessa assicurata molto giustamente ai giornalisti interni Rai, ai direttori di testata. Se passasse la richiesta alla Gabanelli, si creerebbe un assurdo precedente e i giornalisti interni Rai potrebbero rinunciare alle inchieste più delicate, perché «pericolose» in un’azienda pronta a cambiare opinione in materia contrattuale». E poi, aggiunge Rizzo Nervo, c’è un altro punto: «Mi chiedo perché dalla Gabanelli si esiga la rinuncia alle stesse garanzie che sono state assicurate nel contratto di Giuliano Ferrara. E aggiungo, a scanso di equivoci, molto giustamente. Il diritto alla tutela deve rimanere un diritto, ma uguale per tutti. Noto che l’ex direttore generale Mauro Masi con la mano sinistra ha sempre cercato di negare a Gabanelli questa sicurezza mentre, con la mano destra, la sottoscriveva per Giuliano Ferrara. La questione «Report» assume contorni preoccupanti alla luce delle recenti vicende giudiziarie, penso al ruolo del signor Bisignani e alla percezione di un’azienda di servizio pubblico eterodiretta soprattutto sui contratti più politicamente «sensibili».

Ma le vicende Rai non si fermano alla piccola Rai3. Liofreddi, il direttore di Rai2, ha dovuto firmare un palinsesto senza Michele Santoro e quindi privo di approfondimento giornalistico in prima serata. Una rinuncia che costa cara visto che annozero assicurava 15.5 milioni di euro di pubblicità e una media stagionale del 21% di share. E dove andranno questi 839 mila di spettatori? Sicuramente in un’altra rete visto che al posto di Santoro è prevista la serie “Criminal Minds”.

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SANTORO: “MI CANDIDO COME DIRETTORE RAI, SE LO HA FATTO MASI CHE NON DISTINGUEVA TRA UNA TV ED UN ASPIRAPOLVERE, POSSO FARLO ANCHE IO”.

Santoro spiazza tutti. Il giornalista presentando la sua serata per i 110 anni della Fiom replica a distanza a Mauro Masi: ”Mi chiedo è come sia potuto diventare dg uno che non sapeva distinguere tra un televisore e un aspirapolvere…. Allora mi candido io visto che sento che Bersani e altri cominciano a pensare che vanno trovati amministratori competenti.” Con questa dichiarazione, il conduttore e giornalista, sembra proprio far venire dei grattacapi a Viale Mazzini, che pochi giorni fa lo aveva liquidato con una sostanziosa buona uscita.

“I tempi dell’editto bulgaro, in cui bastava chiuderci in una stanza e buttare via la chiave, sono finiti. Per sempre. Ora l’emergenza è un’altra: è il futuro della Rai, della sua qualità strategica, della sopravvivenza di una delle ultime grandi aziende di questo Paese” continua Santoro. Conclusa le presentazione della kermesse, Santoro ha voluto però intervenire sul dibattito in corso sul futuro della Rai. Cogliendo al volo le parole di Pierluigi Bersani, che ha auspicato l’apertura di una nuova fase nella selezione dei dirigenti e degli amministratori del servizio pubblico, il conduttore ha detto che quelle parole non bastano: “Non basta dire che i partiti devono uscire dalla gestione della Rai, bisogna anche cambiare il modo di fare televisione. Per esempio, devono tornare davvero a contare gli autori, con la loro esperienza e la loro capacità di produrre programmi”. Quanto ai vertici, ci vuole una maggiore trasparenza nei criteri nomina: “Chi aspira a una carica deve presentare il proprio curriculum ed essere esposto a una valutazione pubblica. In quest’ottica, se dovesse passare questo principio, sarei pronto a candidarmi io stesso, non foss’altro che per costringere tutti gli altri candidati a fare altrettanto, presentando a loro volta le loro credenziali”.

E come sarebbe una Rai targata Santoro?, gli è stato chiesto. “Innanzitutto, partirei da chi c’è, e sa fare tv: andrei da Adriano (Celentano), da Sabina e Corrado (Guzzanti), dalla Gabanelli, e direi ‘allora, cosa vogliamo fare? Cosa serve per fare Report tutto l’anno?’. Andrei anche da Grillo: ‘Hai smesso col Movimento 5 stelle? Ti va di rifare una serata?’. E poi mi occuperei dei direttori di rete, che in una Rai del genere sarebbero gente come Guglialmi, Freccero, Gori”.

Solo un’idea vana o una probabile intenzione?

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RAI: LA CACCIA ALLE STREGHE. ANCHE FAZIO PRONTO ALL’ADDIO “VIALE MAZZINI VUOLE CACCIARE SAVIANO E LA LETTIZZETTO”.

La Rai fa tabula rasa. Dopo Michele Santoro, sembra sia pronto all’addio anche un altro grande della rete pubblica italiana e cioè Fabio Fazio. Viale Mazzini sembra voler fare una caccia alle streghe vera  e propria, escludendo dal palinsesto tutti coloro possano in qualche modo mettere qualche ostacolo tra le gambe di Casa Rai, ma anche del Governo.

Fazio scrive una lettera aperta a Repubblica, nella quale spiega il perchè dei problemi con la direzione generale:

CARO Direttore, da oltre sei mesi ho dato la mia entusiastica adesione al direttore di Rai Tre Paolo Ruffini che mi aveva proposto di proseguire “Che tempo che fa” per i prossimi tre anni così come di ritrovarmi sin da gennaio con Roberto Saviano per una nuova edizione di “Vieni via con me”. Da oltre sei mesi aspetto una decisione della Rai. Che cosa ha impedito o impedisce al precedente e all’attuale Direttore generale di rinnovare i contratti in scadenza di alcuni fra i protagonisti della tv pubblica?

Ho chiesto di poter continuare ad andare in onda con “Che tempo che fa” sulla stessa rete, nello stesso orario e per la stessa durata, di poter continuare a gestire gli ospiti con l’autonomia che si deve riconoscere a un qualunque gruppo di professionisti della televisione, di poter continuare ad avvalermi della presenza di Gramellini, dell’appuntamento irrinunciabile con Luciana Littizzetto e naturalmente di Roberto Saviano. Queste garanzie non sono mai arrivate nonostante le mille rassicurazioni ricevute che promettevano il contrario. “… Domani; fra due ore; fra due giorni; a fine settimana; all’inizio della prossima…” e via dicendo. In queste ultime settimane invece mi sono arrivati solo inquietanti frammenti di intenzione che di certo non hanno contribuito a rasserenare il clima. Per non parlare delle notizie su di me, sul programma e su quelli che ne fanno parte, uscite sui giornali e mai smentite. “… Pare che il programma debba cambiare rete o essere ridotto nell’orario; pare che Luciana sia considerata eccessiva; sembra più opportuno rimandare l’ipotesi di una nuova edizione di Vieni via con me e cose del genere…”. E per finire tutti hanno potuto leggere definizioni di Rai Tre e di chi ci lavora che giudico offensive e inaccettabili soprattutto se pronunciate da chi ha importanti responsabilità all’interno della Rai. “Il fortino, l’enclave di comunisti, la riserva indiana”. Viene da chiedersi come tutto ciò sia possibile, perché accade e soprattutto a chi giova. Un pregiudizio massimalista che potrebbe in ugual modo valere per Rai Uno o Rai Due. Sento tutto ciò come una profonda ingiustizia che fa torto al lavoro di tanti anni e alla professionalità mia e dei miei colleghi della Rai.

Fazio dice di essere tranquillamente pronto a cambiare editore:

Nella lettera che ho indirizzato al Direttore Generale, riconoscevo senza alcuna difficoltà all’Editore il diritto e il dovere di fare liberamente le proprie scelte ma chiedevo e torno a chiedere un atteggiamento leale. In tutti questi anni ho imparato che non si può fare tv contro la volontà del proprio Editore e se mai ce ne fosse stato bisogno l’esperienza di “Vieni via con me” ha provveduto a ricordarmelo. L’indifferenza e l’ostilità da parte dell’Azienda è stata evidente sin dal primo momento e solo la professionalità di un collaudato gruppo di lavoro e la tenacia di Rai Tre ci ha consentito di andare in onda e con quel risultato. Per questo ho deciso di non correre più un simile rischio professionale e per questo ho deciso che non sono più disponibile a ripetere l’esperienza di “Vieni via con me” in questa Rai. Se altrove troverò le condizioni necessarie, l’entusiasmo e la condivisione del progetto, il Pubblico potrà ritrovare presto me e Saviano di nuovo insieme.

Un addio?

Non so come andrà a finire. Desidero concludere esattamente con le parole con cui ho salutato la Dott. ssa Lei nella mia lettera per ribadire che conservo nei confronti della Rai, della mia Rai e delle persone con cui ho lavorato in tutti questi anni un senso di gratitudine profonda e sincera e in molti casi di autentica amicizia.

 

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