18 May 2012

IL REFERENDUM IN SARDEGNA SUI COSTI DELLA POLITICA, RAGGIUNGE IL QUORUM!

Lo sapevate che ci sono dieci referendum regionali contro i costi della politica? Se non lo sapevate, ora la sprete. Ieri sera alle 22 il 35,5% degli elettori sardi è andato a votare per i dieci referendum sui costi della politica, rendendo così valida la consultazione. I quesiti sono 5 abrogativi e 5 consultivi e sono stati proposti dal Movimento Referendario Sardo.

Quattro quesiti abrogativi riguardano l’abolizione di altrettante province sarde istituite con una serie di leggi regionali a partire dal 1997 (ma diventate operative con molti ritardi): Medio Campidano, Carbonia-Iglesias, Ogliastra e Olbia-Tempio. L’ultimo quesito abrogativo riguarda l’abolizione di un articolo della legge regionale che stabilisce la competenza nella determinazione dei compensi dei consiglieri regionali e il tetto massimo.

I quesiti consultivi riguardano la cancellazione anche delle quattro province storiche della Sardegna (Cagliari, Sassari, Oristano e Nuoro), la stesura di un nuovo Statuto della Regione da parte di un’Assemblea Costituente “eletta a suffragio universale da tutti i cittadini sardi”, l’abolizione dei consigli di amministrazione degli “Enti strumentali e Agenzie della Regione Autonoma”, l’istituzione per legge delle elezioni primarie per scegliere i candidati alla carica di presidente della regione (da eleggere con elezione diretta) e la riduzione da 80 a 50 dei consiglieri regionali.

L’obiettivo era considerato complicato ed il quorum era stato fissato a 33,3%. Ma qualcosa è andato nel verso giusto e oltre a raggiungere il quorum lo si è anche superato. Lo spoglio delle schede è cominciato alle 7 del mattino, adesso non ci resta che attendere il risultato, per molti scontato.

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LAUREA: IL MINISTRO PROFUMO APRE OGGI IL REFERENDUM ONLINE SUL VALORE DEL TITOLO ACCADEMICO. MA TUTTO SEMBRA GIA’ DECISO.

Oggi si è aperto il referendum online sul valore della Laurea: il Ministero dell’Istruzione, chiede agli italiani, di esprimersi sul peso che dovrà avere, in futuro, il titolo accademico per l’ammissione a concorsi pubblici e albi professioanali.

Ma a cosa servirà? Il voto del popolo web, legittimirà una precisa strategia del governo. Sul sito del ministero possono votare tutti gli italiani. I più tecologici potranno anche spargere la voce su i vari social network. Nel primo referendum 2.0 sul futuro della formazione italiana, l’Università viene giudicata – nel suo valore più intrinseco, il voto – da chiunque, a prescindere dal livello di cultura posseduto. I diplomati potranno esprimersi sul peso che la laurea dovrà avere nei concorsi pubblici, quanti punti dovrà dare, se dovrà essere elemento essenziale o meno nell’iscrizione agli albi professionali. Sorge il dubbio di un piccolo conflitto d’interesse tra laureati e diplomati, aggravato dai numeri: a finire il corso di studi è il 20% dei giovani, solo il 10% degli over 50 è dottore.

Ma ritorniamo al perchè di questo referendum: Il Governo ha deciso di “sentire i cittadini sui grandi temi” ha spiegato il ministro Profumo. L’obiettivo è arrivare a tenere in maggior conto “le competenze. Le persone verranno valutate per quanto sapranno e non solo per il titolo.” Continua Profumo “Le maggior anomalie rispetto al valore della laurea, si sono verificate nella Pubblica Amministrazione, in cui trova impiego il 20% dei laureati”. In poche parole l’anomalia è riguardante la scarsa competenza dei lavoratori della Pubblica Amministrazione e quindi anche di quel 20% di laureati”.

Una depotenziasizione della laurea? Docenti e Studenti non ci stanno. “Il Ministero sta cercando il plebiscito per legittimare una linea decisa a priori dall’alto” dichiara Link-Coordinamento Universitario.

 

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AVETE VOTATO CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA? MA CHI SE NE FREGA. IL GOVERNO MANDA IN SOFFITTA L’ESITO DEL REFERENDUM: “QUEL 7% NON PUO’ ESSERE ABROGATO”.

Siete andati a votare lo scorso giugno per non privatizzare l’acqua? Bene, potevate andare a fare un bel giro in campagna. La notizia è alquanto allarmante: il governo infatti ha deciso che non avrà nessuna conseguenza il voto dei referendum. I due quesiti che hanno ricevuto prima il numero più alto di firme di accompagnamento e poi il consenso quasi unanime degli elettori, sono stati mandati in soffitta con discrezione dalla Commissione per le risorse idriche. L’eliminazione del profitto sulla gestione del sistema idrico integrato – pari al 7% del capitale investito – secondo il presidente del Conviri Roberto Passino è in sostanza qualcosa di virtuale.

In una lettera inviata al Cncu – la consulta delle associazioni dei consumatori – la commissione delle risorse idriche spiega che quella percentuale abrogata dal secondo quesito referendario in realtà contiene “voci di costo, quale gli oneri finanziari e gli interessi passivi”. In sostanza quello che per la legge corrisponde alla “remunerazione del capitale”, ovvero al profitto, per il Conviri è una voce di bilancio che non può essere completamente eliminata. Attuare il referendum, prosegue Passino, avrebbe conseguenze “sulla copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio”. In altre parole il voto espresso lo scorso giugno potrebbe mettere a rischio gli equilibri di bilancio dei gestori dell’acqua. Una bilancia che ora pende dalla parte delle grandi società dei servizi pubblici locali, in grado fino ad oggi di macinare dividendi milionari.

Ma possono cancellare l’esito di un referendum? Il 20 luglio scorso l’esito del referendum è divenuto legge immediatamente applicabile con la firma di Napolitano. Le società che gestiscono gli acquedotti hanno però continuato ad emettere bollette con quella parte della tariffa abrogata dal secondo referendum. In poche parole un atto fuori legge che potrebbe essere contestato.  Le autorità dell’ambito hanno rinviato la questione alla Commissione nazionale che ha appunto espresso l’impossibilità di togliere quel 7%.

La quota del 7% nelle bollette pesa in realtà molto di più rispetto alla cifra prevista dalla legge. Mediamente, secondo i primi calcoli effettuati dai comitati per l’acqua, la riduzione delle bollette potrebbe raggiungere anche il venti per cento della tariffa finale. Il riconoscimento della remunerazione del capitale ha portato fino ad oggi ad introiti considerevoli, spesso basati su complessi sistemi contabili. Il principale gestore degli acquedotti italiani per numero di abitanti serviti, la romana Acea, ha accumulato solo nella provincia di Roma una quota che sfiora i 500 milioni di euro, dal primo gennaio 2003 fino ad oggi, solo considerando l’applicazione della percentuale abrogata dal referendum. Una cifra che potrebbe coprire agevolmente gli investimenti richiesti nei prossimi anni per l’intera provincia di Roma.

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LA SBERLA, IL GIORNO DOPO: DATO UFFICIALE 54,8%. BERLUSCONI PRESO DI MIRA DALLA STAMPA ESTERA E DALLE VIGNETTE SATIRICHE.

Il giorno dopo la chiusura delle urne, si tirano le somme  e si riportano dati e giudizi più che pensati. Intanto, partiamo dai dati: per i quattro referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento ha votato il 54,8% degli aventi diritto.
 Il dato definitivo, comprensivo degli elettori italiani all’estero, e’ pubblicato sul sito del Viminale (www.interno.it). In particolare, l’affluenza e’ stata del 54,81% al referendum sulla privatizzazione dell’acqua (95,35% di si’), del 54,82% al referendum sulle tariffe del servizio idrico (95,80% di si’), del 54,79% al referendum sull’energia elettrica nucleare (94,05% di si’) e del 54,78% al referendum sul legittimo impedimento (94,62% di si’). 

Il giorno dopo (ma anche da ieri) a prendere corpo è stata anche l’impietosa satira con il premier Silvio Berlusconi, protagonista di tutte le vignette con le quali i principali giornali illustrano il risultato elettorale, con il quorum raggiunto e la vittoria dei Si’ ai quattro referendum sulla privatizzazione dell’acqua, sulle tariffe idriche, sull’energia nucleare e sul legittimo impedimento ai processi per il capo del governo e i suoi ministri.

“Brutti dispettosi!” protesta un Cavaliere in posa da bambino, seduto e con il pollice in bocca, nella vignetta di Altan in prima pagina su ‘Repubblica’. Sempre sul quotidiano romano, ElleKappa commenta il 57% di votanti e il 95% di si’ come “l’editto bulgaro del popolo sovrano a Berlusconi’, in riferimento al desiderio che espresse il premier dalla Bulgaria contro i programmi tv di giornalisti a lui non graditi. Mentre nelle pagine dei commenti, ‘la finestra di Bucchi’ rifa’ il verso alla recente copertina del settimanale inglese ‘The Economist’ riprendendone il titolo ma volgendolo dalla forma attiva a quella passiva: “L’uomo che e’ stato fregato da un intero Paese”.

Berlusconi protagonista anche della vignetta di Giannelli in prima pagina sul ‘Corriere della sera’: ritratto in un quadro vestito da monarca e con una gamba ingessata sopra la scritta ‘re-ferito’ che richiama con un gioco di parole il ‘re-ferendum’. Sul ‘Messaggero’, la matita di Marassi disegna Berlusconi a letto con una donna: lui scuro in volto ma lei che grida “Si’! Si’! Si’! Si’!” con una sorta di ‘orgasmo’ elettorale per le vittorie ai quattro referendum.

Per ‘Fatto a mano’, la rubrica satirica del ‘Fatto Quotidiano’, secondo il Cavaliere “le conseguenze da trarre sono chiare: adesso il nucleare dovra’ dimettersi”. Su ‘Libero’, invece, Berlusconi viene ritratto da Benny con una vistosa fasciatura in testa, qualche dente rotto e due cerotti in volto sotto la scritta “Botta continua”. La vignetta di Krancic sul ‘Giornale’ vede il premier con l’espressione sconsolata e le mani aperte in un segno inequivocabile, reso ancor piu’ leggibile dal suo lamento: “Ci hanno fatto un quorum cosi’…”.

Alla stessa conclusione arriva Vauro sul ‘Manifesto’: un elettore, con matita fra i denti, una bandana in testa con la scritta Si’ ripetuta quattro volte e le mani con pollice e indice aperti, esclama: “Un quorum cosi’!”. Quanto a ‘L’Unita’, Staino simula una non-vignetta: alla figlia che gli chiede: “Babbo… e la vignetta?”, Bobo alzandosi dal tavolo di lavoro e correndo verso la porta di casa spiega: “Che la facciano quelli che hanno perso, io vado a ballare!”.

Anche la stampa estera non ci va cauta: “La disfatta di Berlusconi” gridano alcuni, ed altri “Sberla a Berlusconi”. Sembra proprio che il perdente del risultato dei quesiti referendario si proprio il Cavaliere, che aveva indicato ai proprio fans di non andare a votare.

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QUORUM: INSTANT POLL LA7 56 – 57%. PRONTA UNA DENUNCIA PER MARONI CHE PRIMA DELLE 12 AVEVA ANNUNCIATO: “ORMAI IL QUORUM C’E'”, VIOLATI GLI ARTICOLI SULLA DIFFUSIONE DEI DATI AD URNE APERTE.

Ad urne chiuse i calcoli iniziano. Chi sarà il vincitore e chi lo sconfitto?
Le indiscrezioni parlano di un perdente e cioè del Cavaliere, che nonostante avesse “indicato” ai suoi elettori di non andare al seggio, sta vedendo sfumare anche gli ultimi suoi voleri.

Secondo un instant poll Emg diffuso dalla tv La7, i referendum abrogativi su nucleare, acqua e legittimo impedimento hanno superato il quorum, cosa che per le consultazioni referendarie non avveniva dal 1995, con una forchetta che va dal 56,65% al 56,83% di affluenza. Il livello minimo per considerare il voto valido è il 50% più uno degli elettori.

Secondo la Farnesina, nel caso in cui l’Ufficio centrale per il referendum della Cassazione dovesse ritenere validi i voti degli elettori italiani all’estero per la definizione del quorum, la soglia da raggiungere si sposterebbe al 53,5%.

Intanto sembra che sia arrivata in Procura una bella denuncia per il Ministro degli Interni Roberto Maroni che a 2 ore dalla chiusura dei seggi aveva annunciato: “Quorum raggiunto”, un vano tentativo di non invogliare gli italiani a continuare a recarsi alla urne. Secondo Antonio Crea, il mandatario dell’esposto, il Ministro avrebbe violato più di un articolo:

-a) In periodo elettorale, è vietato diffondere qualsiasi dato, o anche solo indicazioni, su sondaggi e proiezioni. E’ vietato a TUTTI, e in primo luogo a coloro che sono istituzionalmente delegati a far rispettare le leggi;

-b) ad urne aperte questa dichiarazione spingerà molti a non recarsi al voto, creando l’impressione di un raggiungimento del quorum ormai acquisito, e della conseguente inutilità degli ultimi voti.

Italia dei Valori chiama lo scandalo: “Parole che potrebbero influenzare la partecipazione elettorale degli italiani. Anche di questo si dovrà iniziare a discutere da domani». Polemici anche i Verdi e il presidente Angelo Bonelli invita i cittadini al voto: «L’annuncio del ministro Maroni è fuori luogo: a questo punto il Viminale renda noti i dati ufficiali delle 12. I cittadini in queste ultime ore devono essere ancora più motivati e continuare ad andare a votare. Non vogliamo che in queste ore ci sia alcun tentativo di demotivazione. Invitiamo quindi tutti i cittadini ad andare a votare ed essere protagonisti di questo grande cambiamento per il Paese». Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria del Pd attacca Maroni: «Le affermazioni del ministro Maroni sul quorum sono inopportune e incredibili». Anche su Facebook si è mobilitata la protesta e sono in molti a voler denunciare il ministro dell’Interno.

 

 

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QUORUM: IL “GIORNALE” BLUFFA E RIPORTA IL DATO DEL 30% DELLE 19. SECONDO IL “CORRIERE DELLA SERA” E’ FACEBOOK CHE SMUOVE, GLI ELETTORI CHE DIVENTANO ATTIVISTI.

C’è sempre chi bluffa! A leggere tutti i quotidiani di oggi, la percentuale degli aventi diritto al voto è al 41.1% alle 22 di ieri sera. Uno, ed un solo quotidiano, nell’edizione più diffusa, invece riporta  un dato diverso: quello delle 19, con il 30% di affluenza. Un nuovo miracolo feltriano? Non si capisce come mai l’articolo a pagina 7 del Giornale riporti i dati non aggiornati.

Chi siano arrivati in ritardo? Che abbiano chiuso la redazione del quotidiano prima degli altri? O che sia l’ennesimo tentativo di screditare gli italiani? Insomma, un dato così importante è stato bucato, con un bell’articolone.

 

Secondo il Corriere della Sera, la spinta per il raggiungimento del quorum viene direttamente dai sacial network, in testa facebook.

E-mail, Twitter, Facebook, dicono gli esperti che i manifesti elettorali nelle strade sono superati e gli spot televisivi nemmeno più considerati, ciò che conta sono i social network.

E’ internet che fa muovere l’Italia, ma non solo, anche Europa e Mondo. Da Obama, alla rivoluzioni nordafricane fino alla vittoria di Pisapia a Milano ed oggi con il referendum, è internet che racconta, spinge, insiste, smuove.

 

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QUORUM VICINO: ALLE 22 DI IERI SERA OLTRE IL 41%. OGGI SEGGI APERTI FINO ALLE 15. L’ITALIA SI STA SVEGLIANDO?

Oltre 61 mila sezioni elettorali in tutta Italia stamattina alle 7.00 sono state riaperte. I quesiti referendari su servizi pubblici locali, tariffe dell’acqua, energia nucleare e legittimo impedimento, sembrano aver fatto breccia nel cuore degli italiani, senza distinzione di appartenenza politica. Fino alle 22.00 di ieri sera il dato di affluenza era del 41.1 %.

La partita si chiuderà alle 15.00 di oggi pomeriggio con il raggiungimento del quorum al 50 +1 % degli aventi diritto al voto. Il punto interrogativo resta il voto degli italiani all’estero ed è per questo che il Pd incita ancora al voto: “Questa festa della democrazia va completata raggiungendo almeno il 54% di votanti per rendere irrilevante il dato di affluenza degli italiani all’estero e vanificare ogni eventuale contestazione sul quorum”.

Ma il quorum è possibile? Sembra di si, come si è intuito fino dalle 12, quando i votanti erano oltre l’11%. La quota della doppia cifra negli scorsi quesiti ha sempre portato bene, quando si è toccato il 10% nelle prime ore di voto, si è poi sempre raggiunto il quorum.

Per Termometro Politico il dato delle 22 dovrebbe consentire il superamento del quorum, secondo i calcoli fatti dall’istituto di sondaggi. Lorenzo Pregliasco, uno dei responsabili di questa casa demoscopica, sugli elementi più interessanti emersi oggi ha dichiarato:

Il quorum resta un obiettivo raggiungibile, anche se dipenderà tutto da quanti elettori andranno al voto domani. Nel 2005  furono il 7%, nel 2006 il 19%: come si vede è difficile fare previsioni con questi precedenti.

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NUCLEARE: DI NUOVO BEFFA? GLI ITALIANI ALL’ESTERO HANNO GIA’ VOTATO CON UNA SCHEDA AD OGGI NON VALIDA. QUORUM A RISCHIO, DI PIETRO: “FARO’ RICORSO PER LA PRIVAZIONE DI UN DIRITTO AI CITTADINI”.

A pochissimi giorni dal voto, il caos sul referndum si riapre. Il 12 e 13 giugno le urne saranno aperte con la speranza del quorum, la soglia minima di partecipazione che bisogna raggiungere per far si che i referendum passino. Il quesito che più preoccupa è senz’altro l’antipatico nucleare, prima inserito poi contrastato poi definitivamente stampato sulle schede referendarie. Il dubbio sta proprio sull’atomo e se la forte compagna di astenzionismo del governo possa in qualche modo distruggere il lavoro fatto dai promotori.

Quello che preoccupa è il voto degli italiani all’estero, il Ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito ha annunciato: “Stiamo ristampando le schede con la nuova formulazione del quesito sul nucleare, ma non quelle per gli italiani all’estero che potevano votare solo entro il 2 giungo”. Gli italiani emigrati quindi si sarebbero già espressi, ma su un quesito non valido e soprattutto, chi ci ha mai informati di ciò? Nessuno.

E il quorum quindi? Gli italiani all’estero sono più di 3 milioni, il cui voto, non potrà essere ritenuto valido in quanto sottoposti ad un quesito ormai vecchio. Antonio di Pietro, uno dei più forti promotori del referendum ha aggiunto che non conteggiando gli italiani all’estero il “quorum passa dal 50+1 al 58%”, pregiudicando così l’esito del voto.

La problematica è iniziata il 1° giungo quando la Corte di Cassazione da il via al referendum sul nucleare ma con una nuova formulazione del quesito, i 3 milioni e 200 mila italiani all’estero, hanno tempo ancora solo un giorno per votare e quindi è già troppo tardi per ristampare le schede da inviare nei vari paesi.

Da qui la preoccupazione dei referendari e l’intenzione, annunciata dallo stesso Di Pietro di ricorrere in Cassazione sollevando un possibile “conflitto di costituzionalità, perché i nostri connazionali sono stati privati di un diritto fondamentale: quello di dire la loro”.

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REFERENDUM – 6: IL BATTITO DEL QUORUM C’E', MA I PARTITI COME SI SONO SCHIERATI? C’E’ ANCORA CHI HA UN PO’ DI CONFUSIONE!

Mancano appena 6 giorni al tanto voluto e anche non voluto referendum. Ma gli italiani andranno al mare o alle urne? Da sempre, prima dei quesiti sulle schede, questa domanda domina i referendum popolari. Fra la confusione se andare al voto o no c’è anche il disordine dei partiti, c’è chi si schiara, chi no, chi fa un passo indietro o chi non lo fa proprio.

Questa volta pare che il cuore del quorum batta e anche a velocità importante, lo dice anche B. che questa volta sarà fregato, ma dipende da cosa gli italiani voteranno.

Andiamo a scoprire cosa voteranno i politici italiani:

SINISTRA – Per il 12 e 13 giugno, tutta l’opposizione si schiera compattamente per il “Sì” a tutti e quattro i quesiti. Un appoggio deciso alla campagna referendaria arriva anche dal Pd, che ha lanciato una imponente mobilitazione per raggiungere il quorum, con l’indicazione di votare il “Sì” abrogativo a tutti i quesiti. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ha promesso: “Il Pd fa il suo dovere. Siamo impegnatissimi, perchè si possa raggiungere il quorum e gli italiani si possano esprimere con un sonoro sì. Faremo il nostro dovere con tutto l’impegno”.

Ma in prima fila a promuovere i quattro “Sì” ci sono anche Sinistra e libertà, Verdi, Radicali e Federazione della sinistra: “Adesso è necessario un grande sforzo collettivo di tutti per far vincere i sì e sfiduciare dal basso e per sempre Berlusconi”, ha fatto notare il segretario del Prc Paolo Ferrero.
Tra i più impegnati c’è Antonio Di Pietro, che per primo ha lanciato la campagna referendaria come promotore: “Acqua, aria e legalità sono tre temi che poniamo all’attenzione di tutti i cittadini a prescindere che siano elettori di centrodestra o di centrosinistra”, ha detto il leader Idv nel suo richiamo al voto, con uno spot piuttosto divertente  che invita a recarsi “nelle migliori cabine elettorali”. Per le opposizioni, un successo del referendum rappresenterebbe la possibilità di “bissare” politicamente il verdetto anti-governativo delle elezioni amministrative.

DESTRA – Sul fronte opposto le posizioni non sempre convergono. Il Pdl ha ufficializzato la linea della non indicazione di voto, il premier Silvio Berlusconi giudica inoltre “inutile” il quesito sul nucleare, ma si registra un’apertura a sorpresa della Lega. Berlusconi sostiene che “L’esecutivo aveva già eliminato la norma sulla localizzazione delle centrali”, e comunque, per il Cavaliere, “il referendum non ha nulla a che vedere con il governo”. Il premier aggiunge però che “se i cittadini non vorranno il nucleare, noi ne prenderemo atto”.
Per la Lega, invece, Umberto Bossi aveva sospreso tutti ammettendo che alcuni referendum, come quello sull’acqua, “sono allettanti”. Il Carroccio definirà ufficialmente la sua posizione oggi, ma ci sono posizioni già marcate: il neo-rieletto sindaco di Varese, Attilio Fontana, ha annunciato un doppio Sì al quesito sull’acqua. Nell’area della maggioranza, la Destra di Francesco Storace ha scelto una posizione articolata: “Sì” ai due quesiti riguardanti l’acqua e a quello sul nucleare, e il rifiuto della scheda sul legittimo impedimento.

CENTRO – Nella zona tra i due schieramenti principali, le posizioni dei partiti diventano via via più sfumate. Il Terzo polo non osteggia il referendum, ma con accenti differenti. Gianfranco Fini  si è limitato a sottolineare che l’importante è “andare a votare a prescindere da quanti sono i quesiti”. L’indicazione di voto ufficiale di Futuro e Libertà viene dal vice presidente Italo Bocchino: “Partecipazione attiva”, quindi recarsi alle urne, con “piena libertà di coscienza”. Ma nel partito ci sono esponenti che indicano chiaramente le loro intenzioni di voto: Flavia Perina, Antonio Buonfiglio e Fabio Granata hanno comunicato che voteranno “Sì” a tutti i quesiti.

Una confusione che colpisce tutti, forse gli esclusi sono coloro che andranno al voto, che non seguiranno nemmeno il proprio partito, ma la saggezza.

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ENNESIMA SPALLATA AL GOVERNO: LA CASSAZIONE HA DECISO, IL REFERENDUM SUL NUCLEARE SI FARA’. L’AGCOM TIRA DI NUOVO LE ORECCHIE ALLA RAI: “GLI SPOT SUL NUCLEARE INSERITELI IN ORARI PIU’ AFFOLLATI”.

Il primo sì al referendum arriva dalla Corta di Cassazione, che questa mattina sanziona: vale la richiesta di abrogazione. Il decreto omnibus uscito pochi giorni fa dalla Camera in pieno allarme “caduta di consensi” non è servito all’obiettivo che il governo si era prefissato, e cioè evitare il pericolo referendum e quindi togliere interesse anche agli altri quesiti.

Le schede per la consultazione del 12-13 giugno, verranno stampate, per la gioia dei comitati promotori. ”La conferma del quesito sul nucleare e’ una notizia eccellente, i trucchi del governo sono stati ancora una volta smascherati”, dice Pier Luigi Bersani. “Il Pd – aggiunge – che ha sempre contrastato le assurde scelte del governo sul nucleare, e’ impegnato con tutte le sue forze a sostenere la campagna per il ‘si” e invita tutte le sue organizzazioni territoriali a mobilitarsi in occasione del 12 e 13 giugno”.

La spallata al governo sul decreto omnibus arriva in concomitanza con le dichiarazioni dell’Agcom che redarguisce la Rai, ancora, ritenendo “la collocazione nei palinsesti dei messaggi autogestiti relativi ai referendum del 12 e 13 giugno, finora attuata dalla Rai, non conforme ai principi del regolamento della Commissione sulla par condicio referendaria”. L’Autorita’, si legge in una nota, ha, pertanto, rivolto un richiamo alla concessionaria pubblica ”affinche’ realizzi una collocazione dei messaggi idonea a garantire l’obiettivo del maggior ascolto, come previsto dalle disposizioni vigenti”.

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