18 May 2012

LA MAFIA FA CAUSA A SAVIANO

Si trovava nella sua cella del penitenziario di massima sicurezza di Opera, quando udì chiaramente le parole pronunciate da Roberto Saviano sul potere della ‘ndrangheta durante la puntata di “Vieni via con me” dello scorso 15 novembre. Parole non gradite a  Pino Neri, referente pavese delle cosche camorriste reggine, nonché traspositore degli equilibri della ‘ndrangheta in Lombardia dopo l’omicidio dello scissionista Carmelo Novella. In carcere con l’accusa di associazione mafiosa e arrestato nel blitz contro la ‘ndrangheta al Nord lo scorso 13 luglio,  decide di querelare per diffamazione lo scrittore Saviano.

Oggi agli arresti domiciliari, Neri spiega che ciò che gli ha dato maggiormente fastidio sono state le parole riferite al suo  sogno di indebolire la Calabria e fare della Lombardia l’unico vero centro che governa l’internazionale del narcotraffico.
Ma non solo, perché Saviano ha fatto riferimento anche ad un incontro con un «esponente pavese della Lega nord» per chiedere «un favore politico, perché loro hanno bisogno di arrivare ovunque”.

“Saviano ha parlato per sentito dire, ha fatto sue valutazioni prive di elementi di fatto – rincara Roberto Rallo di Como, legale di Neri - . Se ha prove a sostegno del suo ragionamento lo potrà dimostrare nel processo. Saviano stava raccontando una storia, come fanno i cantastorie. Non ha citato fatti o atti degli inquirenti”.

Saviano però sembra che abbia a sostegno delle proprie tesi diverse tonnellate di atti giudiziari e intercettazioni racchiuse in un centinaio di fascicoli in Procura, nei quali si prova come il Neri, oggi indebolito e in dialisi al San Matteo, sia stato al centro dei summit ‘ndranghetisti più importanti della costa jonica a Milano e di quello che decise la sorte di Falcone e Borsellino.

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RAI: LA CACCIA ALLE STREGHE. ANCHE FAZIO PRONTO ALL’ADDIO “VIALE MAZZINI VUOLE CACCIARE SAVIANO E LA LETTIZZETTO”.

La Rai fa tabula rasa. Dopo Michele Santoro, sembra sia pronto all’addio anche un altro grande della rete pubblica italiana e cioè Fabio Fazio. Viale Mazzini sembra voler fare una caccia alle streghe vera  e propria, escludendo dal palinsesto tutti coloro possano in qualche modo mettere qualche ostacolo tra le gambe di Casa Rai, ma anche del Governo.

Fazio scrive una lettera aperta a Repubblica, nella quale spiega il perchè dei problemi con la direzione generale:

CARO Direttore, da oltre sei mesi ho dato la mia entusiastica adesione al direttore di Rai Tre Paolo Ruffini che mi aveva proposto di proseguire “Che tempo che fa” per i prossimi tre anni così come di ritrovarmi sin da gennaio con Roberto Saviano per una nuova edizione di “Vieni via con me”. Da oltre sei mesi aspetto una decisione della Rai. Che cosa ha impedito o impedisce al precedente e all’attuale Direttore generale di rinnovare i contratti in scadenza di alcuni fra i protagonisti della tv pubblica?

Ho chiesto di poter continuare ad andare in onda con “Che tempo che fa” sulla stessa rete, nello stesso orario e per la stessa durata, di poter continuare a gestire gli ospiti con l’autonomia che si deve riconoscere a un qualunque gruppo di professionisti della televisione, di poter continuare ad avvalermi della presenza di Gramellini, dell’appuntamento irrinunciabile con Luciana Littizzetto e naturalmente di Roberto Saviano. Queste garanzie non sono mai arrivate nonostante le mille rassicurazioni ricevute che promettevano il contrario. “… Domani; fra due ore; fra due giorni; a fine settimana; all’inizio della prossima…” e via dicendo. In queste ultime settimane invece mi sono arrivati solo inquietanti frammenti di intenzione che di certo non hanno contribuito a rasserenare il clima. Per non parlare delle notizie su di me, sul programma e su quelli che ne fanno parte, uscite sui giornali e mai smentite. “… Pare che il programma debba cambiare rete o essere ridotto nell’orario; pare che Luciana sia considerata eccessiva; sembra più opportuno rimandare l’ipotesi di una nuova edizione di Vieni via con me e cose del genere…”. E per finire tutti hanno potuto leggere definizioni di Rai Tre e di chi ci lavora che giudico offensive e inaccettabili soprattutto se pronunciate da chi ha importanti responsabilità all’interno della Rai. “Il fortino, l’enclave di comunisti, la riserva indiana”. Viene da chiedersi come tutto ciò sia possibile, perché accade e soprattutto a chi giova. Un pregiudizio massimalista che potrebbe in ugual modo valere per Rai Uno o Rai Due. Sento tutto ciò come una profonda ingiustizia che fa torto al lavoro di tanti anni e alla professionalità mia e dei miei colleghi della Rai.

Fazio dice di essere tranquillamente pronto a cambiare editore:

Nella lettera che ho indirizzato al Direttore Generale, riconoscevo senza alcuna difficoltà all’Editore il diritto e il dovere di fare liberamente le proprie scelte ma chiedevo e torno a chiedere un atteggiamento leale. In tutti questi anni ho imparato che non si può fare tv contro la volontà del proprio Editore e se mai ce ne fosse stato bisogno l’esperienza di “Vieni via con me” ha provveduto a ricordarmelo. L’indifferenza e l’ostilità da parte dell’Azienda è stata evidente sin dal primo momento e solo la professionalità di un collaudato gruppo di lavoro e la tenacia di Rai Tre ci ha consentito di andare in onda e con quel risultato. Per questo ho deciso di non correre più un simile rischio professionale e per questo ho deciso che non sono più disponibile a ripetere l’esperienza di “Vieni via con me” in questa Rai. Se altrove troverò le condizioni necessarie, l’entusiasmo e la condivisione del progetto, il Pubblico potrà ritrovare presto me e Saviano di nuovo insieme.

Un addio?

Non so come andrà a finire. Desidero concludere esattamente con le parole con cui ho salutato la Dott. ssa Lei nella mia lettera per ribadire che conservo nei confronti della Rai, della mia Rai e delle persone con cui ho lavorato in tutti questi anni un senso di gratitudine profonda e sincera e in molti casi di autentica amicizia.

 

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LETTERA AI RAGAZZI DEL MOVIMENTO di ROBERTO SAVIANO.

Da Repubblica.it

CHI LA LANCIATO un sasso alla manifestazione di Roma lo ha lanciato contro i movimenti di donne e uomini che erano in piazza, chi ha assaltato un bancomat lo ha fatto contro coloro che stavano manifestando per dimostrare che vogliono un nuovo paese, una nuova classe politica, nuove idee.
Ogni gesto violento è stato un voto di fiducia in più dato al governo Berlusconi. I caschi, le mazze, i veicoli bruciati, le sciarpe a coprire i visi: tutto questo non appartiene a chi sta cercando in ogni modo di mostrare un’altra Italia.
I passamontagna, i sampietrini, le vetrine che vanno in frantumi, sono le solite, vecchie reazioni insopportabili che nulla hanno a che fare con la molteplicità dei movimenti che sfilavano a Roma e in tutta Italia martedì. Poliziotti che si accaniscono in manipolo, sfogando su chi è inciampato rabbia, frustrazione e paura: è una scena che non deve più accadere. Poliziotti isolati sbattuti a terra e pestati da manipoli di violenti: è una scena che non deve più accadere. Se tutto si riduce alla solita guerra in strada, questo governo ha vinto ancora una volta. Ridurre tutto a scontro vuol dire permettere che la complessità di quelle manifestazioni e così le idee, le scelte, i progetti che ci sono dietro vengano raccontate ancora una volta con manganelli, fiamme, pietre e lacrimogeni. Bisognerà organizzarsi, e non permettere mai più che poche centinaia di idioti egemonizzino un corteo di migliaia e migliaia di persone. Pregiudicandolo, rovinandolo.
Scrivo questa lettera ai ragazzi, molti sono miei coetanei, che stanno occupando le università, che stanno manifestando nelle strade d’Italia. Alle persone che hanno in questi giorni fatto cortei pieni di vita, pacifici, democratici, pieni di vita. Mi si dirà: e la rabbia dove la metti? La rabbia di tutti i giorni dei precari, la rabbia di chi non arriva a fine mese e aspetta da vent’anni che qualcosa nella propria vita cambi, la rabbia di chi non vede un futuro. Beh quella rabbia, quella vera, è una caldaia piena che ti fa andare avanti, che ti tiene desto, che non ti fa fare stupidaggini ma ti spinge a fare cose serie, scelte importanti. Quei cinquanta o cento imbecilli che si sono tirati indietro altrettanti ingenui sfogando su un camioncino o con una sassaiola la loro rabbia, disperdono questa carica. La riducono a un calcio, al gioco per alcuni divertente di poter distruggere la città coperti da una sciarpa che li rende irriconoscibili e piagnucolando quando vengono fermati, implorando di chiamare a casa la madre e chiedendo subito scusa.
Così inizia la nuova strategia della tensione, che è sempre la stessa: com’è possibile non riconoscerla? Com’è possibile non riconoscerne le premesse, sempre uguali? Quegli incappucciati sono i primi nemici da isolare. Il “blocco nero” o come diavolo vengono chiamati questi ultrà del caos è il pompiere del movimento. Calzano il passamontagna, si sentono tanto il Subcomandante Marcos, terrorizzano gli altri studenti, che in piazza Venezia urlavano di smetterla, di fermarsi, e trasformano in uno scontro tra manganelli quello che invece è uno scontro tra idee, forze sociali, progetti le cui scintille non devono incendiare macchine ma coscienze, molto più pericolose di una torre di fumo che un estintore spegne in qualche secondo.
Questo governo in difficoltà cercherà con ogni mezzo di delegittimare chi scende in strada, cercherà di terrorizzare gli adolescenti e le loro famiglie col messaggio chiaro: mandateli in piazza e vi torneranno pesti di sangue e violenti. Ma agli imbecilli col casco e le mazze tutto questo non importa. Finito il videogame a casa, continuano a giocarci per strada. Ma non è affatto difficile bruciare una camionetta che poliziotti, carabinieri e finanzieri lasciano come esca su cui far sfogare chi si mostra duro e violento in strada, e delatore debole in caserma dove dopo dieci minuti svela i nomi di tutti i suoi compari. Gli infiltrati ci sono sempre, da quando il primo operaio ha deciso di sfilare. E da sempre possono avere gioco solo se hanno seguito. E’ su questo che vorrei dare l’allarme. Non deve mai più accadere.

Adesso parte la caccia alle streghe; ci sarà la volontà di mostrare che chi sfila è violento. Ci sarà la precisa strategia di evitare che ci si possa riunire ed esprimere liberamente delle opinioni. E tutto sarà peggiore per un po’, per poi tornare a com’era, a come è sempre stato. L’idea di un’Italia diversa, invece, ci appartiene e ci unisce. C’era allegria nei ragazzi che avevano avuto l’idea dei Book Block, i libri come difesa, che vogliono dire crescita, presa di coscienza. Vogliono dire che le parole sono lì a difenderci, che tutto parte dai libri, dalla scuola, dall’istruzione. I ragazzi delle università, le nuove generazioni di precari, nulla hanno a che vedere con i codardi incappucciati che credono che sfasciare un bancomat sia affrontare il capitalismo. Anche dalle istituzioni di polizia in piazza bisogna pretendere che non accadano mai più tragedie come a Genova. Ogni spezzone di corteo caricato senza motivazione genera simpatia verso chi con casco e mazze è lì per sfondare vetrine. Bisogna fare in modo che in piazza ci siamo uomini fidati che abbiano autorità sui gruppetti di poliziotti, che spesso in queste situazioni fanno le loro battaglie personali, sfogano frustrazioni e rabbia repressa. Cercare in tutti i modi di non innescare il gioco terribile e per troppi divertente della guerriglia urbana, delle due fazioni contrapposte, del ne resterà in piedi uno solo.

Noi, e mi ci metto anche io fosse solo per età e per  -  Dio solo sa la voglia di poter tornare a manifestare un giorno contro tutto quello che sta accadendo  -  abbiamo i nostri corpi, le nostre parole, i colori, le bandiere. Nuove: non i vecchi slogan, non i soliti camion con i vecchi militanti che urlano vecchi slogan, vecchie canzoni, vecchie direttive che ancora chiamano “parole d’ordine”. Questa era la storia sconfitta degli autonomi, una storia passata per fortuna. Non bisogna più cadere in trappola. Bisognerà organizzarsi, allontanare i violenti. Bisognerebbe smettere di indossare caschi. La testa serve per pensare, non per fare l’ariete. I book block mi sembrano una risposta meravigliosa a chi in tuta nera si dice anarchico senza sapere cos’è l’anarchismo neanche lontanamente. Non copritevi, lasciatelo fare agli altri: sfilate con la luce in faccia e la schiena dritta. Si nasconde chi ha vergogna di quello che sta facendo, chi non è in grado di vedere il proprio futuro e non difende il proprio diritto allo studio, alla ricerca, al lavoro. Ma chi manifesta non si vergogna e non si nasconde, anzi fa l’esatto contrario. E se le camionette bloccano la strada prima del Parlamento? Ci si ferma lì, perché le parole stanno arrivando in tutto il mondo, perché si manifesta per mostrare al Paese, a chi magari è a casa, ai balconi, dietro le persiane che ci sono diritti da difendere, che c’è chi li difende anche per loro, che c’è chi garantisce che tutto si svolgerà in maniera civile, pacifica e democratica perché è questa l’Italia che si vuole costruire, perché è per questo che si sta manifestando. Non certo lanciare un uovo sulla porta del Parlamento muta le cose.
Tutto questo è molto più che bruciare una camionetta. Accende luci, luci su tutte le ombre di questo paese. Questa è l’unica battaglia che non possiamo perdere.
©2010 /Agenzia Santachiara

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RAI: IL REO CONFESSO MAZZETTI CONDANNATO SOLO PER AVER SFORATO DI 2 MINUTI. ASSASSINO.

Loris Mazzetti, capostruttura di RaiTre è stato sospeso per 10 giorni.

La motivazione è da ricondurre al programma “Vieni via con Me” e soprattutto per gli articoli scritti per Il Fatto Quotidiano, per le dichiarazioni sul programma di Fazio e Saviano. Insomma per dichiarazioni considerate “lesive” per l’immagine della Rai. Il provvedimento non è ancora esecutivo, Mazzetti quindi potrebbe ricorrere all’arbitrato aziendale. Inoltre la “condanna” prevede anche una sospensione della retribuzione ed era nata presentandosi molto più pesante e restrittiva per il capogruppo, giravano voci anche inerenti al possibile licenziamento. Mazzetti dovrà «scontare» i residui 15 giorni di sospensione adottati nei suoi confronti in precedenti occasioni, tra questi quello successivo alla difesa di Enzo Biagi contro il cosiddetto editto bulgaro del 2002. Al programma “Vieni via con me” si rinfaccia anche di aver sforato di qualche minuto l’orario stabilito, producendo un “grave ammacco” e cioè lo slittamento della pubblicità. Il successo della trasmissione, il lustro culturale che ha dato a RaiTre ma anche all’azienda Rai dopo mesi di trash-news non ha avuto valore nei confronti di critiche a dir poco ironiche. Le imputazioni che vengono rivolte a Mazzetti e al programma inducono a pensare ad una censura successiva, “il programma è andato avanti per non creare scompiglio, ma ora pagate…” potrebbero essere le parole di Masi. Come dichiara Di Pietro: “Misure vergognose, invece di congratularsi con i conduttori, i redattori, gli autori, inviano una lettera di rimprovero e sospendono il responsabile del programma redo di aver espresso liberamente la sua opinione, osando dire che avrebbe auspicato di poter fare altre punta
te”.

La motivazione è da ricondurre al programma “Vieni via con Me” e soprattutto per gli articoli scritti per Il Fatto Quotidiano, per le dichiarazioni sul programma di Fazio e Saviano. Insomma per dichiarazioni considerate “lesive” per l’immagine della Rai. Il provvedimento non è ancora esecutivo, Mazzetti quindi potrebbe ricorrere all’arbitrato aziendale. Inoltre la “condanna” prevede anche una sospensione della retribuzione ed era nata presentandosi molto più pesante e restrittiva per il capogruppo, giravano voci anche inerenti al possibile licenziamento. Mazzetti dovrà «scontare» i residui 15 giorni di sospensione adottati nei suoi confronti in precedenti occasioni, tra questi quello successivo alla difesa di Enzo Biagi contro il cosiddetto editto bulgaro del 2002. Al programma “Vieni via con me” si rinfaccia anche di aver sforato di qualche minuto l’orario stabilito, producendo un “grave ammacco” e cioè lo slittamento della pubblicità. Il successo della trasmissione, il lustro culturale che ha dato a RaiTre ma anche all’azienda Rai dopo mesi di trash-news non ha avuto valore nei confronti di critiche a dir poco ironiche. Le imputazioni che vengono rivolte a Mazzetti e al programma inducono a pensare ad una censura successiva, “il programma è andato avanti per non creare scompiglio, ma ora pagate…” potrebbero essere le parole di Masi. Come dichiara Di Pietro: “Misure vergognose, invece di congratularsi con i conduttori, i redattori, gli autori, inviano una lettera di rimprovero e sospendono il responsabile del programma redo di aver espresso liberamente la sua opinione, osando dire che avrebbe auspicato di poter fare altre punta
te”.

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TELESPIPPATORI: SAVIANO-FAZIO GRAZIE DI TUTTO. CI LASCIANO CON IL 29.71%, GLI ALTRI GUARDAVANO LA PARTITA.

“Vieni via con me” chiude i battenti. Dopo solo 4 puntate anche il programma “dei record” termina lasciando la tv in balia di litigate alla Maria de Filippi, reality show che non sanno più cosa inventare e qualche fiction, spesso nemmeno così tanto di qualità. Il programma di Fazio-Saviano chiude con 8.668 mila spettatori ed uno share del 29.71% con grandi nomi come ospiti: Dario Fo, il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, Milena Gabanelli di Report e molti altri. Chiude con un lieve calo di ascolti (la scorsa puntata aveva raggiunto quasi 10 mila spettatori) ma sempre con una grande sostanza. C’è Dario Fo che fa l’elenco ironico e attualissimo dei consigli del Principe di Machiavelli. Dopo la protesta degli studenti, anch’essa sotto forma di elenco (mutuata proprio dal format di Vieniviaconme) Saviano cita l’opposizione alla riforma Gelmini, che ha portato i ragazzi in cima ai monumenti e ai tetti dei rettorati. “Sui tetti si sogna. Si sogna un’università pubblica, libera e aperta”, dice una ricercatrice. E Domenico Starnone sottolinea che “la scuola peggiore è quella che si limita a individuare capacità e meriti evidenti”, mentre “la scuola migliore è quella che scopre capacità e meriti lì dove sembrava che non ce ne fossero”. C’è anche Milena Gabanelli, con l’elenco delle cause che incombono sulla testa di Report. “Il totale, per ora – conclude la giornalista – è di 251 milioni di euro”. Finisce il programma che ha creato caos, disgidi, polemiche ma anche soddisfazione da parte di tutti quegli italiani che non avevano più voglia di sentire bugie. Ma la nostra voglia di qualcosa di sostanza non è finita: ” forse visto il successo, non doveva finire dopo quattro puntate”, dice Loris Mazzetti “l’intenzione di RaiTre è di farne altre quattro, magari in primavera, speriamo che anche i vertici aziendali la pensino così”.

Per ribadire le parole di Califano “Tutto il resto è noia” riportiamo gli altri dati dell’auditel: al Grande Fratello non si sa più cosa inventare, entrano ed escano come funghi, si annunciano sorprese e non ne vengono fatte insomma ancora 4.908.000 spettatori lo hanno preferito. Con 3.908.000 prende il terzo posto la fiction di Rai 1 “Sissi”. Ci piacerebbe sapere in quanti hanno visto, ascoltato, il grande match Barcellona – Real Madrid. E da attribuire a coloro il piccolo calo di Fazio-Saviano.

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PRIMA MARONI, OGGI CASINI PRO-VITA: “VIENI VIA CON ME” NON CI STA “NON SIAMO UN TALK SHOW”.

La Rai ci riprova, non ha ben capito che “Vieni via con Me” non è un talk show che può manovrare. Dopo Maroni, oggi arriva la proposta delle associazioni pro-vita capitanate dall’Udc di Pierferdinando Casini e il consigliere Rai Rodolfo De Lurentis. Un nuovo diritto di replica, la richiesta di parità di trattamento in Tv dopo la partecipazione nel programma di Mina Welby e Beppino Englaro. Fazio e Saviano bollano la proposta come inaccettabile «se ogni associazione che non si sente rappresentata chiedesse di dire la sua, non basterebbero mille puntate del programma». Ieri la richiesta è passata con 7 voti a favore e con l’abbandono della sala per protesta dei due consiglieri sinistroidi Nino Rizzo Nervo e Giorhio Van Straten. Oggi, dunque, il faccia a faccia a viale Mazzini. Da una parte del tavolo Mauro Masi, dall’altra Paolo Ruffini. L’odg votato ieri ha solo una funzione di indirizzo, ma chiaramente il direttore generale può chiedere il rispetto degli indirizzi votati dal consiglio di amministrazione. Coma andrà a finire? Certo è che la vita per Fazio e Saviano e per il loro programma non è facile, nessuno pensa che abbiano il diritto di proporre quello che più ritengono idoneo. Andranno in onda? Se non lo facessero sarebbe una bella protesta, senza feriti, senza caricamenti delle forze dell’ordine, ma una vera protesta.

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I LIMONI MUTANTI

Dopo la trasmissione di ierisera quando Saviano parlava,pensavo al limone tentacolare di qualche giorno fa.

Di quando è arrivata la notizia e ho visto la foto.Ci ho dato peso ma forse non quanto avrei dovuto e dopo le parole di ierisera mi è tornato alla mente.Un limone tentacolare, totalmente deforme, che dell’agrume mantiene le sfumature cromatiche ma nient’altro. Neppure l’odore. Il frutto mutante è stato raccolto a Terzigno.

A giorni si dovrebbero avere i risultati degli esami sul ‘limone’, affidati ai ricercatori dell’Università Federico II di Napoli.La foto è choc. Il collegamento con l’emergenza rifiuti e lo smaltimento rifiuti è immediato e l’eventuale causa alternativa che potrebbe essere da ricercare in un parassita non convince.

Ma se questo è il risultato di questi ultimi 20 anni di scempi quale futuro mutante ci attende?

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CHE “MARONI”… ELENCO LEGHISTA A VIENI VIA CON ME: VOTO 2! LA RISPOSTA DI FAZIO: “FACCIAMO A CAMBIO? VENIAMO NOI AL PARLAMENTO AL POSTO SUO PER IL DIRITTO DI REPLICA”

Maroni non convince. Il ministro dalla camicia verde, scalpita per salire sul più ambito palcoscenico tv (ad oggi), manco fosse Sanremo, e poi grande figura non fa. A dirlo non sono solo i sinistroidi (con l’aggiunta del Fli) ma tutti, una critica bipartisan da parte dei sindacati di polizia. Per le associazioni sindacali, Roberto Maroni alla trasmissione di Fabio Fazio e Roberto Saviano non ha detto nulla di nuovo rispetto alla linea seguita in questi due anni di governo. In compenso, non è piaciuta la difesa d’ufficio della Lega Nord da parte del titolare del Viminale il quale, secondo i sindacati, avrebbe dovuto difendere con la stessa veemenza, in qualità di ministro, le forze dell’ordine dai tagli del governo.
“Gli arresti sono merito dei poliziotti e dei carabinieri grazie al loro spirito di responsabilità e sacrificio, nonostante le sempre più esigue risorse messe a disposizione dal governo. Ieri sera il ministro ha avuto il buon senso di riconoscere (contrariamente a quanto ha sempre fatto), che quegli arresti non sono merito del governo ma delle polizie. A proposito della lotta alla mafia, dal ministro gradirei però in futuro sentir parlare di misure che garantiscano la certezza della pena. Gradirei sentir parlare di misure legislative che consentano a polizia e carabinieri di continuare a fare indagini senza avere limitazioni alle intercettazioni. Gradirei che il ministro proponesse l’adozione di sgravi fiscali per finanziare la produttività delle forze dell’ordine. Visto che gli stipendi non ce li possono aumentare, che almeno ci concedano sgravi fiscali a riconoscimento dei grandi meriti da loro stessi riconosciuti nella lotta alla mafia”; è la riposta di Filippo Girella, segretario nazionale Ugl (area centrodestra).
Insomma, colui che voleva parlare a tutti i costi, ma che poi si era ritirato provocando l’invito di Fazio e Saviano al programma non convince e non lo fa soprattutto quando (nonostante gli fosse stato chiesto di evitare) tira fuori la polemica con lo scrittore di Gomorra: “La ‘ndrangheta inteloquisce con la Lega?. Affermazione falsa e offensiva per i tanti che come me contrastano da sempre ogni forma di illegalità, ed è soprattutto smentita dalle recenti operazioni fatte in lombardia contro la ‘ndrangheta, che hanno portato al coinvolgimento e persino all’arresto di esponenti politici di altri partiti ma non della Lega. Mi chiedo allora perché indicare proprio e solo la Lega?”.
Piace invece la risposta ironica di Fazio che invoca a possibilità per tutti di replicare: “magari tre giorni al ministero degli Interni al posto suo”. Come per dire: “stronzate lei ne dice tante, potessero tutti replicare…”!

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TELESPIPPOLATORI: TERZO RECORD PER VIENI VIA CON ME (31.60%), L’IMPENNATA CON GUZZANTI.

‘Vieni via con me’ macina record di ascolti. Ieri  circa 9 milioni e settecentomila telespettatori sono stati inchiodati davanti a Fazio, Saviano e i loro ospiti su Raitre. Uno share da capogiro (31,60) degna di una partita della nazionale di calcio. E’ il terzo record di fila che il programma stabilisce, facendo si’ che ogni volta sia il record di RaiTre negli ultimi 10 anni. Momenti topici della trasmissione l’intervento ‘riparatore’ del ministro Maroni e quello di Corrado Guzzanti. Su Canale 5 ha retto il Gf. La sesta puntata è stata vista da 5.219.000 (19,99%) e su Rai1 la replica della fiction La baronessa di Carini non è andata oltre 4.120.000 (13,24%).

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GUERRA SAVIANO-LEGA(NORD) “SAVIANO MASCALZONE GUADAGNA CON LA MAFIA” MESSAGGI SHOCK SU IL GIORNALE.

La campagna di fango è partita. Saviano è diventato il bersaglio preferito, prima della camorra, ora pure di Il Giornale che in copertina pubblica l’iniziativa di raccolta di firme contro l’autore di Gomorra. A fiancheggiare questa iniziativa a dir poco vergognosa è Vittorio Feltri che prima si ritrae imbavagliato sul proprio “Libero” e poi non solo si toglie la benda ma sputa veleno: “Signor Gomorra si calmi, il Nord non è mafioso. Sondrio non è Casoria. Como non è Torre Annunziata. Brescia non è Corleone. Il Nord ha le sue grane e se le gratta. Lei si gratti le sue e non si illuda di potersi sentire meglio dicendo male di chi paga il conto per tutti, anche per i mafiosi e per quelli che li tollerano, rendendosi di fatto loro complici”. La seconda puntata di “Vieni via con me” ma soprattutto il monologo di Saviano scatenano l’inferno, si aprono le gabbie alla belve feroci tinte di verde. I commenti all’articolo sono ancora pur vergognosi dell’articolo stesso: “Saviano è un mascalzone che con la mafia fa soldi”, “Saviano gode della scorta che paghiamo tutti noi” e molti altri. E Maroni che prima “inguaia” lo scrittore chiedendo il diritto di replica oggi fa marcia indietro: “L’infiltrazione della criminalità organizzata nelle regioni del Nord è una realtà purtroppo evidente. Lo penso e l’ho sempre sostenuto”. Segnale di pace? Non serve, ormai la guerra a Saviano è iniziata. “La penso come Saviano, Maroni quereli anche me” è l’iniziativa lanciata dalla pagina Facebook di Antonio , ha già raccolto in poche ore quasi undicimila adesioni. “Io non accetto che un giornalista con il coraggio di affermare verità scomode – si legge sul profilo del presidente IdV – sia censurato e minacciato dal titolare del Viminale, che dovrebbe solo ringraziarlo, e andare a perseguire quei criminali che Saviano denuncia”.

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